Amministrazione Trump annulla contratto da 766 milioni con Moderna per vaccino influenza aviaria

Nixon: investimento non giustificabile né dal punto di vista scientifico né etico. Tecnologia mRNA ancora poco testata, non spenderemo soldi dei contribuenti ripetendo errori del passato.

L’amministrazione Trump ha deciso di annullare un contratto da 766 milioni di dollari con Moderna per lo sviluppo di un vaccino contro l’influenza aviaria.

Più precisamente, come riporta Giubbe Rosse, in una nota il direttore delle comunicazioni dell’HHS Andrew Nixon ha dichiarato quanto di seguito:

“Dopo una rigorosa analisi, abbiamo concluso che continuare a investire nel vaccino mRNA contro l’H5N1 di Moderna non era giustificabile né dal punto di vista scientifico né etico. La realtà è che la tecnologia mRNA è ancora poco testata e non spenderemo i soldi dei contribuenti ripetendo gli errori della scorsa amministrazione, che ha nascosto al pubblico legittime preoccupazioni in materia di sicurezza”.

La Svizzera respinge richiesta ucraina di aiuti militari

L’Ucraina avevo chiesto il trasferimento di 96 carri armati Leopard 1A5.
Il governo svizzero ha respinto la richiesta.

Il governo svizzero ha respinto la richiesta di esportazione per il trasferimento all’Ucraina di 96 carri armati Leopard 1A5 di proprietà dell’azienda di armamenti statale RUAG.

Referendum, FederTerziario: “Sul lavoro non si torni alle vecchie rigidità, le MPMI italiane chiedono professionalità e fidelizzazione del personale”

In vista dei referendum la posizione dell’organismo datoriale che rappresenta oltre 90mila micro, piccole e medie imprese su tutto il territorio nazionale.

Licenziamenti, contratti a termine, appalti e responsabilità in materia di sicurezza: l’8 e il 9 giugno gli italiani saranno chiamati a esprimersi su quattro quesiti referendari per abrogare alcuni passaggi normativi legati a tematiche del diritto del lavoro e su un altro che riguarda la cittadinanza. FederTerziario prende spunto dal referendum per chiedere alla politica lo sforzo di uno sguardo sul futuro che superi posizioni anacronistiche di fronte a un mercato lavoro che ormai è sempre più dinamico, esigente e globalizzato.

Il diritto del lavoro purtroppo da anni subisce modifiche continue più legate alle ideologie che alle reali esigenze del mondo produttivo che negli ultimi 10 anni, cioè dall’entrata in vigore del cosiddetto Jobs Act spiega Alessandro Franco Segretario Generale FederTerziario, è totalmente cambiato e avrebbe bisogno di una revisione organica capace di cogliere le nuove frontiere del mondo del lavoro e non certo dell’abrogazione di singole norme che, ormai da anni, garantiscono un discreto equilibrio tra la flessibilità che richiede il mercato e le tutele che vanno garantite ai lavoratori”.

La posizione di FederTerziario si concentra in particolare modo sulle micro, piccole e medie imprese che costituiscono il 99% del sistema produttivo nazionale.

Si può anche discutere su eventuali cambiamenti normativi – prosegue Francoma un’abrogazione tout court che ci riporta indietro nel tempo non è davvero utile a nessuno. Oggi le MPMI non hanno nessun interesse a licenziamenti facili, anzi hanno fame di manodopera e professionalità che sono difficili da reperire, così come non hanno interesse ad implementare la precarietà dei rapporti di lavoro, ma a fidelizzare il personale anche perché ogni nuova assunzione richiede un investimento in tempo, risorse e formazione che incide pesantemente sulla vita di un’impresa, soprattutto se di piccole dimensioni“.

Al centro dell’impegno dell’organismo datoriale permane la volontà di cambiare il paradigma di riferimento dei rapporti tra lavoratori e imprese, superando vecchie rigidità formali che proprio i promotori dell’iniziativa referendaria vorrebbero reintrodurre per i contratti a termine.

Si tratta di rigidità che non solo non impatterebbero positivamente sull’equità sociale – aggiunge l’esponente di FederTerziario, ma appesantirebbero una burocrazia che già si sostanzia in una pletora di adempimenti che più che implementati andrebbero razionalizzati. Sul fronte dei licenziamenti, sebbene le norme possano essere migliorate anche alla luce di alcune sentenze della Corte Costituzionale, riteniamo che sia più utile ragionare su eventuali modifiche al testo vigente, coinvolgendo tutti gli stakeholders del mondo del lavoro, piuttosto che abrogare una disciplina che ha dimostrato di essere funzionale al contesto produttivo e che non ha mai generato l’emorragia di licenziamenti che, quando è entrata in vigore, si paventava“.

Sul fronte della sicurezza sul lavoro, oggetto di uno dei quesiti referendari che chiede di ampliare la responsabilità dell’azienda committente in relazione all’eventuale infortunio subito dal lavoratore dipendente di un’impresa appaltatrice o subappaltatrice, FederTerziario, di recente impegnata sui tavoli ministeriali proprio sul fronte della sicurezza, conduce ormai da anni un impegno che promuove un’azione organica su molteplici fronti: formazione, prevenzione, agevolazioni e semplificazioni. Ad esempio estendendo il raggio d’azione della formazione finanziata anche ai datori di lavoro per le imprese con meno di 15 dipendenti.

Per ciò che riguarda il quesito sugli appalti – precisa Alessandro Franco -, riteniamo che anche in questo caso la formale estensione della responsabilità del committente, sempre da dimostrarsi nelle opportune sedi, non porterebbe alcun vantaggio in tema di sicurezza. Si continuano ad introdurre norme, ad appesantire le pene, ma purtroppo in Italia si muore ancora troppo a causa del lavoro. Allora crediamo che anche in questo caso vada rivisto l’approccio al problema, puntando su controlli mirati ed efficaci, su investimenti in prevenzione, su sistemi premianti per le imprese virtuose che investono in sicurezza, su strumenti finanziari che aiutino, soprattutto le micro e piccole imprese, a rinnovarsi e a digitalizzarsi“.

Sull’ultimo quesito, che propone di far passare da 10 a 5 il periodo di residenza legale in Italia necessario per presentare la richiesta di cittadinanza, la posizione dell’organismo confederale è positiva, anche nell’ottica, seppur indiretta, delle esigenze del mercato del lavoro.

In ordine al quesito sulla cittadinanza – conclude Franco, pur essendo parzialmente al di fuori dell’attività confederale e conseguentemente un tema più legato al sentire di ciascuno di noi, riteniamo che in un periodo in cui il calo demografico rischia di mettere in crisi la sostenibilità dell’intero sistema previdenziale, rivedere le politiche migratorie e garantire i diritti legati alla cittadinanza in tempi più ragionevoli, possa migliorare l’integrazione di tutti coloro che già contribuiscono al benessere economico e al bisogno di manodopera del nostro Paese“.

Schwab: Lagarde potrebbe dimettersi da Bce per guidare WEF

Secondo il fondatore del World Economic Forum, la presidente della Banca centrale europea sarebbe disposata a lasciare anticipatamente l’attuale incarico.

Secondo Klaus Schwab, come riporta Giubbe Rosse, Christine Lagarde avrebbe preso in considerazione l’idea di dimettersi anticipatamente dal suo ruolo di presidente della Banca centrale europea (Bce) per assumere la guida del World Economic Forum (Wef).

Francia, allarme Corte dei conti: spesa sociale fuori controllo e probabili crisi di liquidità

Il FMI raccomanda alla Francia di tagliare la spesa sociale e riformare il sistema pensionistico.
Deficit al doppio rispetto quello previsto dall’Ue.

Come riporta Politico, la Corte dei conti francese lancia l’allarme sulla situazione finanziaria del sistema previdenziale francese. Nella relazione del revisore dei conti si afferma che la spesa sociale è “fuori controllo” e si avverte che una “crisi di liquidità” potrebbe colpire i pagamenti delle prestazioni sociali già nel 2027.

Nel 2024 il deficit del sistema di sicurezza sociale francese era di 15,3 miliardi di euro e si prevede che nel 2025 sarà di 22,1 miliardi di euro. Tuttavia, la Corte dei conti ritiene che nel 2025 il deficit sarà molto probabilmente ancora maggiore. Nel frattempo, il deficit pubblico francese si è ampliato notevolmente negli ultimi anni, raggiungendo il 5,8% del PIL nel 2024, ben al di sopra del limite del 3% stabilito dalle norme UE. Il governo francese ha promesso di ridurlo al 5,4% del PIL nel 2025 e al 3% del PIL entro il 2029

La scorsa settimana, il FMI ha raccomandato alla Francia di tagliare la spesa sociale e di riformare ulteriormente il sistema pensionistico per ridurre l’enorme deficit di bilancio. Tuttavia, è ben noto quanto i francesi siano sensibili alla sicurezza sociale. Così, nel 2023, la famigerata riforma delle pensioni provocò disordini di massa in tutto il Paese.