Polonia, Tusk blocca gli investimenti Intel

L’Ue ritarda ed il nuovo governo vuole più fondi dai privati.
Rischiano di saltare 20 miliardi di zloty di investimento e 2.000 posti di lavoro.

L’inizio della costruzione dell’Impianto dell’integrazione e collaudo dei semiconduttori della statunitense Intel era previsto per il primo trimestre di quest’anno, prevedeva quasi 20 miliardi di złoty di investimento e 2.000 posti di lavoro (approfondimento al link).

Avrebbe dovuto dipendere al 30% dalle risorse statali, tuttavia, come riporta Polonia Oggi, la richiesta di approvazione dell’UE non è stata inviata.

Il governo ha dichiarato, perciò, di voler rinegoziare l’accordo, fermando la costruzione dell’impianto.

Intel ha dichiarato che il nuovo impianto, insieme a quello esistente per la produzione di wafer di silicio in Irlanda e a un secondo impianto previsto a Magdeburgo, avrebbe contribuito a creare una catena di fornitura completa e tecnologicamente avanzata, la prima del suo genere in Europa, per la produzione di semiconduttori per circuiti integrati.

Il governo esigerebbe che la società statunitense metta più fondi a disposizione ed ora rischia di saltare tutto.

Ue: via libera al finanziamento di 50 miliardi all’Ucraina

Approvato il pacchetto fino al 2027.
Tusk: convincere Orban è stato più facile del previsto.

Durante il vertice dell’Unione Europea a Bruxelles, dopo negoziati ristretti, è stato raggiunto un accordo per un pacchetto di sostegno all’Ucraina pari a 50 miliardi di euro nel quadro del bilancio dell’UE fino al 2027.

L’Ungheria ha ritirato definitivamente le proprie obiezioni, rendendo possibile l’accordo.

Donald Tusk, fresco primo ministro della Polonia, ha sottolineato l’importanza del mantenimento dell’unità dell’Unione su questa questione, affermando che convincere Viktor Orbán ha richiesto meno tempo del previsto.

Non solo. Come riporta Polonia Oggi, Tusk ha anche assicurato che non ci saranno premi per Orbán per aver accettato il pacchetto e che l’accordo è stato il risultato della chiara posizione della maggior parte degli Stati membri dell’UE nei colloqui con il primo ministro ungherese.

Agricoltori in protesta: si aggiungono anche gli spagnoli

Sempre più Paesi aderiscono alle manifestazioni iniziate in Germania.
L’obiettivo è cambiare le dannose politiche europee.

Al movimento di protesta europeo degli agricoltori, iniziato in Germania con una settimana di scioperi e proteste(approfondimento al link), poi seguito da Francia ed Italia, aderiscono anche gli spagnoli, convocando la mobilitazione della categoria in tutto il Paese.

Le organizzazioni agricole Asaja, Coag e Upa hanno annunciato un calendario di proteste per chiedere un “cambio nelle politiche europee e un piano shock di interventi del governo a favore dei territori contro la crisi del settore“.

Lo riporta Tgcom24 citando l’agenzia Efe che sottolinea come “le contestazioni sono in linea con quelle degli altri agricoltori europei“.

Paesi diversi, obiettivo comune, dunque: cambiare le dannose politiche europee.

Limiti Ue al contante

Soglia 10.000 euro e controlli sopra i 3.000. Occhio anche alle criptovalute.
Gli Stati potranno imporre soglie minori, non superiori.

Tetto all’uso del contante da parte dell’Ue.

Come al solito, la motivazione (per molti la scusa) è quella di farlo passare come un pacchetto antiriciclaggio.

A breve, infatti, la soglia dei pagamenti in contanti prevista dall’Ue sarà di 10.000 euro ma i controlli saranno obbligatori già a partire da soglie superiori ai 3.000 euro.

Gli Stati, inoltre, potranno decidere di imporre limiti più bassi; non è riportata, invece, l’opzione di poter alzare la soglia.

Non solo. Come riporta Il Sole 24 Ore, anche i beni di lusso saranno tracciati con gioiellieri, orafi ed orologiai che dovranno tracciare le loro vendite in maniera ancor più dettagliata.

Ancora, a finire sotto la lente di ingrandimento sarà anche chi investirà somme superiori ai 1.000 euro in criptovalute.

Mosca: l’Occidente non vuole negoziati in Ucraina

Quando la negoziazione era ormai chiusa, Johnson disse di “No”.
Lavrov: Ucraina respinga ideologia nazista e anti-russa.

Ogni voce su possibili negoziati diretti tra Russia e Ucrainaè, appunto, solo una voce”.

Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, in una conferenza stampa a Mosca, ripresa da Ansa.

Secondo Lavrov, spetta all’Ucraina decidere quando avviare seri negoziati, e lo può fare respingendo l’ideologia nazista e anti-russa e rinunciando alle “aspirazioni di entrare nella Nato“.

Il ministro degli Esteri russo ha nuovamente accusato l’Occidente di avere convinto l’Ucraina a cestinare una bozza d’accordo tra Mosca e Kiev siglata nell’aprile del 2022 ed ha aggiunto che anche ora “l’Occidente non è interessato” a negoziati.

Vladimir Putin, infatti, ha dichiarato che quando erano vicini a chiudere i negoziati, l’Ucraina li ha rifiutati per volontà di Boris Johnson.