Medvedev: “Ucraina neonazista”

Deliri di Zelensky dovuti alla droga.
Unica soluzione la distruzione del regime.

L’ex presidente russo Dmitry Medvedev interviene sul conflitto in corso attaccando “il regime neonazista” di Kiev e chiedendo “la piena disfatta del nemico” e rappresaglie contro i suoi leader, a cominciare dal presidente Volodymyr Zelensky, i cui “deliri” sarebbero dovuti alla “droga“.

Il nuovo attacco dell’attuale vice presidente del Consiglio di Sicurezza russo è una riposta alle dichiarazioni ucraine di voler riprendere il controllo anche della Crimea.

I cani di Kiev continuano ad abbaiare“, scrive Medvedev su Telegram, in dichiarazioni riprese dalla Tass e riportate poi da Adnkronos:

Che cos’è? La contraddittoria malinconia di coscienze permeate dalla droga? Un delirio d’incertezza? Le pressioni dei padroni? Una generale paranoia persistente? Nessun dubbio, è tutto questo insieme“.

L’unica risposta a questo “manifesto isterico del regime di Kiev“, afferma, deve essere “la distruzione di massa del personale e dell’equipaggiamento militare coinvolti nella controffensiva dal regime neonazista, con una massima disfatta militare inflitta alle truppe ucraine. Una piena sconfitta del nemico e la deposizione finale del regime neonazista con la piena demilitarizzazione di tutto il territorio ucraino. Atti di rappresaglia contro le figure chiave del regime neonazista“.

Infine, conclude Medvedev:

Altrimenti non si calmeranno, le loro dichiarazioni deliranti dovute alla droga potrebbero trasformarsi in realtà e la guerra durerà a lungo. Il nostro paese non ha bisogno di questo“.

Le armi fornite dall’Italia all’Ucraina sarebbero inutilizzabili

In discussione i semoventi M109L prodotti ad inizio anni ’90.
Gli Usa avrebbero dovuto ripararli.

Molti media l’hanno definita “doppia”: è la beffa dei cannoni italiani inviati in Ucraina che pare siano tutti da revisionare.

Secondo il Financial Times, ripreso anche da Notizie.it, i semoventi M109L consegnati da Roma a Kiev sarebbero infatti inutilizzabili.

Si tratta di venti obici sulle cui condizioni avrebbe rilasciato dichiarazioni un consigliere del ministro della Difesa di Kiev.

I venti cannoni, simili a quelli visti transitare dalla stazione di Udine qualche settimana fa, sono stati prodotti dalla Oto Melara nei primi anni Novanta.

Nello specifico sono cingolati dotati di un cannone da 155 millimetri, calibro standard dell’artiglieria Nato.

La Repubblica afferma che nel 2022 il governo italiano ha deciso di trasferire tutti i cannoni semoventi nel deposito di Lenta, in provincia di Vercelli e che nell’estate del 2022 l’esecutivo di Mario Draghi ha deciso di recuperare gli M109L. Solo che quei pezzi erano stati abbandonati da oltre vent’anni all’aria aperta.

Vigeva un accordo: l’Italia avrebbe fornito 60 obici all’Ucraina e gli Stati Uniti avrebbero finanziato i costi di riparazione.

Poi a settembre, il governo italiano aveva spedito ai tecnici ucraini i primi venti cannoni ma senza che le componenti americane di riparazione fossero mai giunte a destinazione.

Il Financial Times sostiene che i venti M109L sarebbero diretti in Italia o in Belgio, dove potranno essere riparati.

Nel frattempo, il governo italiano con il ministero della Difesa in titolarità a Guido Crosetto ha preparato una seconda tranche di semoventi partiti a Pasqua che è stata riparata prima di partire.

Polonia e Ungheria bloccano il grano ucraino

Ue: “Azioni unilaterali inaccettabili”.
Per i due Stati l’acquisto dall’Ucraina mette a rischio le produzioni interne.

L’amicizia all’Ucraina è assicurata, ma non a tutti i costi.

Ungheria e Polonia hanno annunciato lo stop all’acquisto del grano ed altri prodotti agricoli dall’Ucraina, il quale risulta essere largamente sovrabbondante e troppo conveniente, tanto da mettere alle strette gli agricoltori dei due Paesi.

Come riferiscono Ansa e Notizie.it, riprendendo le parole di un portavoce della Commissione Ue, è arrivato immediatamente il monito dell’Ue ad entrambi:

Azioni unilaterali inaccettabili. Siamo a conoscenza degli annunci di Polonia e Ungheria sul divieto di importazione di grano e altri prodotti agricoli dall’Ucraina. Stiamo chiedendo ulteriori informazioni alle autorità competenti per poter valutare le misure. In questo contesto, è importante sottolineare che la politica commerciale è di competenza esclusiva dell’Ue e, pertanto, non sono accettabili azioni unilaterali. In tempi così difficili, è fondamentale coordinare e allineare tutte le decisioni all’interno dell’Ue”.

Per concludere in estrema sintesi, dunque, la posizione di Ungheria e Polonia è un sì al supporto all’Ucraina ma non a discapito dell’interesse nazionale.

Orban: stop ai finanziamenti e la guerra finirà

“Ucraina economicamente inesistente”.
Stato mantenuto da Ue a scapito dei Paesi membri.

Per porre fine alla guerra in Ucraina è sufficiente fermare i finanziamenti.

Così il premier ungherese Orban che, intervenendo alla stazione radio Kossuth, ha dichiarato quanto di seguito:

L’Ucraina è un paese economicamente inesistente. Paghiamo le pensioni e gli stipendi ucraini, manteniamo la loro amministrazione statale, la loro assistenza sanitaria. E’ chiaro che questo stato di cose non può essere mantenuto a lungo termine“.

Con quanto sopra, Viktor Orban ha spiegato che il funzionamento del Paese è finanziato dall’Unione europea, e questo sta distruggendo l’Europa; inoltre, la guerra finirà non appena si smetterà di finanziare Kiev.

Come riporta Adnkronos, il capo del governo ungherese ha poi sottolineato che gli Stati Unitinon hanno abbandonato il loro piano di coinvolgere tutti in un’alleanza militare“, fornendo armi all’Ucraina e sostenendo le continue ostilità.

Dicendo che l’Ungheria rimarrà dalla parte della pace, ribadendo che la minaccia che il conflitto ucraino si trasformi in una nuova guerra mondiale cresce ogni giorno che passa, Orban ha aggiunto: “E se scoppia una guerra mondiale, sarà una guerra nucleare“.

A suo avviso, l’attuale escalation del conflitto in Ucraina attesta il fatto che i Paesi in guerra sono letteralmente “a pochi centimetri dall’uso delle armi nucleari“: questo è esattamente il motivo per cui l’Ungheria sostiene il cessate il fuoco più rapido possibile e l’inizio dei colloqui di pace sulla risoluzione del conflitto ucraino.

Le dichiarazioni di Orban seguono quelle del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, il quale l’8 aprile scorso aveva sostenuto che l’Ucraina scomparirà perché nessuno ne ha bisogno.

Lo stesso Medvedev che tramite Twitter ha risposto alle dichiaraizoni della Polonia su un possibile conflitto mondiale dicendo che “non sa chi tra Russia e Nato potrebbe vincere la gueraa, ma sicuramente la Polonia sarà la prima a scomparire” (approfondimento al link) e che oggi ha elogiato l’alleato di lunga data di Vladimir Putin sul suo canale Telegram:

Secondo il primo ministro ungherese, l’Ucraina è un paese finanziariamente inesistente. Non appena finiranno i finanziamenti da Stati Uniti ed Europa, finirà anche la guerra. Lo ha detto bene, con coraggio e precisione rispetto a un politico europeo. Tutto quello che si può aggiungere è che non appena finiranno i finanziamenti occidentali, la stessa Ucraina cesserà di esistere“.

Rischio conflitto Russia-Usa: si va verso la guerra nucleare?

Secondo Mosca, Washnington non rispetta il “New Start” ed ha dato il via ad una guerra ibrida.

La Russia fa ancora tremare il mondo.

Il ministero degli Esteri di Mosca, in un comunicato, respinge le accuse degli Stati Uniti di non rispettare il New Start, ovvero l’unico trattato bilaterale sulla riduzione delle armi nucleari ancora in vigore, e parla apertamente della possibilità di una guerra tra i due Paesi.

Guerra che potrebbe diventare un conflitto mondiale nucleare, che sarebbe una catastrofe per il mondo intero, come riporta Leggo.

Gli Usa, dicono da Mosca, hanno dato il via a “una guerra ibrida totale contro la Russia che porta con sé il rischio reale di uno scontro militare diretto tra le due potenze nucleari”.

Il ministero degli Esteri russo denuncia “la linea aggressiva di Washington con l’obiettivo dichiarato apertamente di infliggere una ‘sconfitta strategica’ alla Russia in Ucraina, dove vengono pompate armi in volumi crescenti e istruttori/mercenari/militari degli Usa e di altri Paesi della Nato vengono inviati”.

Tutto ciò, si aggiunge nella nota, “rende impossibile continuare con il ‘business as usual’” perché in questo scenario le richieste di Washington di procedere a ispezioni nelle strutture militari strategiche russe sono “ciniche”.

Tanto più, afferma ancora il ministero degli Esteri, che “il regime di Kiev ha cercato di attaccare” tali strutture “con l’evidente assistenza tecnico-militare e di intelligence degli Stati Uniti”.

Il comunicato conclude riaffermando tuttavia “l’incrollabile impegno” della Russia ad osservare il New Start come “un importante strumento per il mantenimento della sicurezza e stabilità internazionale”.