Kiev, delegazione africana: stop al mandato di arresto per Putin

Leader africani in Ucraina per presentare il piano di pace.
Kiev: erano interessati solo alla revoca del mandato.

La delegazione dei leader africani, che è stata a Kiev il 16 giugno per presentare un piano di pace, aveva un solo punto ma ben chiaro: revocare il mandato di arresto nei confronti di Vladimir Putin emesso dalla Corte penale internazionale.

A dirlo, come riporta Ansa, è il consigliere dell’ufficio presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak media ucraini all’indomani della visita:

C’è un punto che li preoccupa ed è il motivo per il quale, credo, siano venuti a Kiev ieri: (la delegazione dei leader africani) era interessata solo a sospendere il mandato di arresto di Vladimir Putin, da parte della Corte penale internazionale”.

Ungheria: stop ai fondi per le armi destinate all’Ucraina

Bloccata quella che sarebbe stata l’ottava tranche da 500 milioni.
Alla base la richiesta di garanzie.

L’Ungheria ha bloccato l’erogazione dell’ottava tranche di fondi provenienti dallo European Peace Facility (Epf) per le armi destinate all’Ucraina.

A dare la notizia è Ansa, aggiungendo che la tranche ha un valore di 500 milioni.

Budapest avrebbe preteso “garanzie” che l’Epf mantenga in futuro il suo orizzonte “globale” e non sia unicamente utilizzato per armare Kiev.

L’Epf rimborsa gli Stati membri che hanno donato materiale bellico all’Ucraina di norma al 50% ma non c’è uno standard fisso.

Medvedev: “Ucraina neonazista”

Deliri di Zelensky dovuti alla droga.
Unica soluzione la distruzione del regime.

L’ex presidente russo Dmitry Medvedev interviene sul conflitto in corso attaccando “il regime neonazista” di Kiev e chiedendo “la piena disfatta del nemico” e rappresaglie contro i suoi leader, a cominciare dal presidente Volodymyr Zelensky, i cui “deliri” sarebbero dovuti alla “droga“.

Il nuovo attacco dell’attuale vice presidente del Consiglio di Sicurezza russo è una riposta alle dichiarazioni ucraine di voler riprendere il controllo anche della Crimea.

I cani di Kiev continuano ad abbaiare“, scrive Medvedev su Telegram, in dichiarazioni riprese dalla Tass e riportate poi da Adnkronos:

Che cos’è? La contraddittoria malinconia di coscienze permeate dalla droga? Un delirio d’incertezza? Le pressioni dei padroni? Una generale paranoia persistente? Nessun dubbio, è tutto questo insieme“.

L’unica risposta a questo “manifesto isterico del regime di Kiev“, afferma, deve essere “la distruzione di massa del personale e dell’equipaggiamento militare coinvolti nella controffensiva dal regime neonazista, con una massima disfatta militare inflitta alle truppe ucraine. Una piena sconfitta del nemico e la deposizione finale del regime neonazista con la piena demilitarizzazione di tutto il territorio ucraino. Atti di rappresaglia contro le figure chiave del regime neonazista“.

Infine, conclude Medvedev:

Altrimenti non si calmeranno, le loro dichiarazioni deliranti dovute alla droga potrebbero trasformarsi in realtà e la guerra durerà a lungo. Il nostro paese non ha bisogno di questo“.

Le armi fornite dall’Italia all’Ucraina sarebbero inutilizzabili

In discussione i semoventi M109L prodotti ad inizio anni ’90.
Gli Usa avrebbero dovuto ripararli.

Molti media l’hanno definita “doppia”: è la beffa dei cannoni italiani inviati in Ucraina che pare siano tutti da revisionare.

Secondo il Financial Times, ripreso anche da Notizie.it, i semoventi M109L consegnati da Roma a Kiev sarebbero infatti inutilizzabili.

Si tratta di venti obici sulle cui condizioni avrebbe rilasciato dichiarazioni un consigliere del ministro della Difesa di Kiev.

I venti cannoni, simili a quelli visti transitare dalla stazione di Udine qualche settimana fa, sono stati prodotti dalla Oto Melara nei primi anni Novanta.

Nello specifico sono cingolati dotati di un cannone da 155 millimetri, calibro standard dell’artiglieria Nato.

La Repubblica afferma che nel 2022 il governo italiano ha deciso di trasferire tutti i cannoni semoventi nel deposito di Lenta, in provincia di Vercelli e che nell’estate del 2022 l’esecutivo di Mario Draghi ha deciso di recuperare gli M109L. Solo che quei pezzi erano stati abbandonati da oltre vent’anni all’aria aperta.

Vigeva un accordo: l’Italia avrebbe fornito 60 obici all’Ucraina e gli Stati Uniti avrebbero finanziato i costi di riparazione.

Poi a settembre, il governo italiano aveva spedito ai tecnici ucraini i primi venti cannoni ma senza che le componenti americane di riparazione fossero mai giunte a destinazione.

Il Financial Times sostiene che i venti M109L sarebbero diretti in Italia o in Belgio, dove potranno essere riparati.

Nel frattempo, il governo italiano con il ministero della Difesa in titolarità a Guido Crosetto ha preparato una seconda tranche di semoventi partiti a Pasqua che è stata riparata prima di partire.

Polonia e Ungheria bloccano il grano ucraino

Ue: “Azioni unilaterali inaccettabili”.
Per i due Stati l’acquisto dall’Ucraina mette a rischio le produzioni interne.

L’amicizia all’Ucraina è assicurata, ma non a tutti i costi.

Ungheria e Polonia hanno annunciato lo stop all’acquisto del grano ed altri prodotti agricoli dall’Ucraina, il quale risulta essere largamente sovrabbondante e troppo conveniente, tanto da mettere alle strette gli agricoltori dei due Paesi.

Come riferiscono Ansa e Notizie.it, riprendendo le parole di un portavoce della Commissione Ue, è arrivato immediatamente il monito dell’Ue ad entrambi:

Azioni unilaterali inaccettabili. Siamo a conoscenza degli annunci di Polonia e Ungheria sul divieto di importazione di grano e altri prodotti agricoli dall’Ucraina. Stiamo chiedendo ulteriori informazioni alle autorità competenti per poter valutare le misure. In questo contesto, è importante sottolineare che la politica commerciale è di competenza esclusiva dell’Ue e, pertanto, non sono accettabili azioni unilaterali. In tempi così difficili, è fondamentale coordinare e allineare tutte le decisioni all’interno dell’Ue”.

Per concludere in estrema sintesi, dunque, la posizione di Ungheria e Polonia è un sì al supporto all’Ucraina ma non a discapito dell’interesse nazionale.