Tavares: Ue ristabilisca parità con Cina

Il Ceo di Stellantis invita l’Ue a proteggere l’industria europea.
I regolamenti europei favoriscono i cinesi.

Carlos Tavares pensa che sia ragionevole che l’UE protegga l’industria europea dalla concorrenza ed in particolare da quella delle aziende cinesi.

Secondo il numero uno di Stellantis sarebbe auspicabile oltre che ragionevole per garantire una sorta di parità.

Attualmente, secondo il CEO del gruppo automobilistico, i cinesi si trovano in una situazione di privilegio a causa dei regolamenti europei.

Come riporta Motorionline, Tavares ha dichiarato quanto di seguito:

Servirebbero delle protezioni da parte dell’Ue per l’industria europea dell’auto, almeno in questa fase di transizione“.

Il numero uno di Stellantis ha anche ricordato la recente apertura della prima Gigafactory della sua azienda grazie alla partnership con Total e Mercedes a Douvrin in Francia.

A questa ne seguiranno altre due a Kaiserslautern in Germania e a Termoli in Italia.

Secondo Tavares in questa maniera ha inizio una nuova fase in cui l’obiettivo sarà quello di produrre in Europa il 23% delle celle delle batterie.

Infine il CEO di Stellantis ha parlato di una vera e propria sfida industriale per il suo gruppo che da qui al 2030 lancerà 65 auto elettriche sul mercato.

È una trasformazione darwiniana”, ha concluso l’amministratore delegato del produttore nato dalla fusione di Fiat Chrysler e PSA Groupe.

La Polonia sarà la prossima superpotenza europea?

Fonti diverse, analisi analoghe.
Uscito dalla gabbia del comunismo, il Paese è cresciuto in maniera esponenziale.

La Polonia potrebbe essere la prossima superpotenza europea?

Forse è una previsione azzardata, o quantomeno è presto per dirlo, ma i numeri non sarebbero così lontani dall’ipotesi.

Come riporta il The Daily Digest, infatti, il giornalista Johnson dichiara quanto di seguito:

“Quando ho visitato la Polonia come corrispondente del Telegraph per l’Europa dell’Est nel 1989, le sue città erano squallide, decadenti e circondate da orrendi edifici di epoca comunista. I negozi erano vuoti, le aspettative erano minime e la vita era dura”.

Il giornalista aggiunge, però, che oggi la situazione è molto diversa. Si potrebbe dire drasticamente diversa.

Da quando la Polonia è uscita dal blocco dei Paesi appartenenti all’ex Unione Sovietica, ha vissuto una crescita sbalorditiva sotto tutti i punti di vista.

In pochi anni è passata da Paese del secondo mondo alla fascia dei Paesi considerati sviluppati ed industrializzati, ovvero nella stessa fascia di Italia, Germania, Francia e tutti gli altri Stati che consideriamo primo mondo: l’attuale governo di Diritto e Giustizia (PiS), che è al secondo mandato, lo rivendica come uno dei propri successi più grandi.

La disoccupazione, negli ultimi anni, ha raggiunto i minimi storici facendo invidia a tutto il mondo toccando addirittura punti inferiori al 3%.

Già nel 2014 Il Sole 24 ore dava la Polonia come il miglior Paese al mondo dove investire per rapporto qualità-prezzo nei futuri 5 anni e l’analisi ha trovato conferme con la realtà.

Anche i più sportivi possono ricordare quanto la Polonia si sia evoluta in fretta: già nel 2012, infatti, vinse la “gara” per ospitare i campionati europei di calcio grazie ad un punteggio superiore agli altri Paesi che si erano candidati per ospitarli, tra cui anche l’Italia.

Riprendendo la disamina di Johnson, possiamo leggere ancora:

“Eppure, in nessun altro luogo dell’impero sovietico il potere del popolo ha prevalso in modo così trionfale come in Polonia. La terra delle cause perse è diventata l’avanguardia della libertà e della prosperità”.

Secondo i dati della London School of Economics, l’economia polacca è emersa con forza dalla pandemia di Covid-19, ma non è certo una sorpresa, considerato che il Paese è in costante crescita da molti anni.

Infatti, fino all’insorgere della pandemia, l’economia polacca aveva registrato una crescita costante per 28 anni, come osservava un articolo del Financial Times pubblicato nell’ottobre 2019 in cui si analizzava la situazione finanziaria del Paese subito dopo la rielezione del partito Diritto e Giustizia.

Beata Javorcik, all’epoca capo economista della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, dichiarava “La Polonia è il simbolo di una transizione riuscita” ed aggiunge che nel giro di 30 anni la Polonia è passata dall’essere un Paese con carenze in quasi tutti i settori a uno che stava “entrando nel club dei Paesi ricchi“.

Avvalendosi dei dati elaborati dalla Banca Mondiale, il leader del partito laburista Keir Starmer prevede che la Polonia, con una crescita media annua del 3,6%, supererà la Gran Bretagna entro la fine del decennio, come riportato da Sky News nel febbraio 2023.

Inoltre, i recenti fatti geopolitici hanno spinto la Polonia ad incrementare le proprie forze armate, con l’obiettivo di raggiungere le 300.000 unità entro il 2035, contro le 170.000 della Germania, secondo quanto riportato da Politico.

Legato a quanto sopra, la posizione geografica fa attualmente della Polonia il più importante partner europeo degli Stati Uniti.

Brandeburgo e Sassonia chiedono controlli ai confini con Polonia e Repubblica Ceca

I due stati federali tedeschi vogliono limitare l’immigrazione illegale.
Domanda inviata al ministro federale.

Due stati federati tedeschi, Brandeburgo e Sassonia, chiedono l’introduzione di punti di controllo ai confini con la Polonia e la Repubblica Ceca.

Come riporta Polonia Oggi, lo scopo è limitare l’immigrazione illegale.

I ministri degli Affari Interni di Brandeburgo e Sassonia hanno indirizzato la domanda alla ministra federale degli Affari Interni tedesca, Nancy Faeser, facendo riferimento ai controlli già esistenti al confine tedesco con l’Austria.

La domanda sarà esaminata questo mercoledì a Berlino, durante l’incontro dei rappresentanti di tutti gli stati federati tedeschi con il cancelliere Olaf Scholz, riguardante le questioni legate agli immigrati in Germania.

Porsche: utili e ricavi +25%, Su i prezzi per far fronte ai costi

Aumento di prezzi nel corso del 2023 per sopperire ai costi.
Meschke: “altamente soddisfatti”.

Il lusso vende sempre meglio nell’Auto.

Il gruppo tedesco Porsche ha chiuso il primo trimestre con un utile operativo pari a 1,84 miliardi di euro, in aumento del 25,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso mentre i ricavi sono aumentati del 25%, appena sopra i 10 miliardi di euro (8,04 miliardi nel 2022).

Il ritorno sulle vendite, come riporta Il Sole 24 Ore, è stato pari al 18,2%, identico a quello di un anno fa.

Le consegne ai clienti nel primo trimestre sono aumentate del 18% rispetto all’anno precedente, raggiungendo le 80.767 unità, un quarto delle quali vendute in Cina (oltre 21mila).

Porsche ha anche confermato la sua guidance per il 2023 dopo aver riportato un profitto più elevato delle stime nel primo trimestre a causa dell’aumento delle vendite e dei prezzi forti e del mix di prodotti.

Il direttore finanziario Lutz Meschke, intervenendo sul tema, ha dichiarato quanto di seguito:

I mercati di tutto il mondo rimangono volatili, quindi siamo ancora più soddisfatti dei nostri dati”.

La società ha confermato i suoi target per il 2023 e ha dichiarato di aspettarsi un ritorno operativo sulle vendite del 17%-19% sulle vendite che dovrebbero salire a circa 40-42 miliardi di euro.

Per centrare questi obiettivi Porsche aumenterà i prezzi tra il 4% e l’8% in Europa e negli Stati Uniti nella seconda metà dell’anno.

Anche perché costi più elevati hanno pesato sui rendimenti nel primo trimestre, ha dichiarato la società di Stoccarda.

Porsche, ha precisato Meschke, sta ancora riscontrando problemi con la fornitura di semiconduttori e parti per il sistema di riscaldamento ad alta tensione della Taycan elettrica, ma si aspetta che si riducano nei prossimi mesi.

Titolo in rosso di un punto alle ore 15.19 dopo avere toccato il -3%: la capitalizzazione di Porsche Ag è scesa sotto i 100 miliardi di euro (99,98) con il titolo a 109,75 euro dopo massimi dell’anno a 118,95.

Un mese di esercitazioni militari: la Sardegna si oppone

L’isola ospita il 65% del demanio militare italiano ed i 2 poligoni più grandi d’Europa.

Si concluderà con un “Demonstration Day” a metà maggio la maxi esercitazione militare in Sardegna denominata Noble Jump: una giornata di dimostrazione delle potenze alleate congiunte.

Insieme ai soldati italiani ci saranno infatti anche gli alleati di Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Lussemburgo, per saggiare la prontezza delle capacità di combattimento della Nato in uno scenario di guerra.

Ma, come riporta Ansa, per l’Isola non sarà finita: la primavera di allenamenti alle battaglie continuerà dall’8 maggio, quando inizierà invece la Joint Stars: saranno coinvolti oltre 4.000 militari e circa 900 tra mezzi terresti, aerei e navali.

Gli indipendentisti sardi e antimilitaristi restano in guardia, pronti a urlare un nuovo no alle esercitazioni e chiedere chiusura e riconversione dei poligoni militari.

Per il momento non ci sono nuovi sit-in o cortei in programma, ma il movimento “no war” in Sardegna sta assistendo a un ricambio generazionale con nuovi attivisti che arrivano da scuole e università.

Ieri intorno alla base aerea militare di Decimomannu ci sono stati anche momenti di tensione con le forze dell’ordine per un corteo organizzato da “Sardinnia aresti” che, in concomitanza con Sa die de sa Sardigna, si stava avvicinando troppo alla zona protetta da muri e filo spinato.

Per allontanare i circa 250 manifestanti sono stati usati anche idranti e lacrimogeni.

Una presenza non gradita dai pacifisti; Danilo Lampis di Sardegna chiama Sardegna dichiara quanto di seguito:

Basta con le esercitazioni. La Sardegna ospita circa il 65% del demanio militare italiano e ha sul suo suolo i due poligoni più grandi d’Europa, nelle aree di Teulada e Quirra, che ormai da decenni non fanno altro che devastare i nostri territori, talvolta in maniera irreparabile“.