Cina: legge sui diritti delle donne

Il fine è quello di promuovere l’uguaglianza tra i sessi.
Incaricati i governi locali di applicare i precetti.

Il Comitato permanente del Partito comunista cinese ha approvato domenica una legge storica sui diritti delle donne, ridefinendo il loro status nella società e rendendole destinatarie di una serie di diritti aggiuntivi contro abusi e discriminazioni.

La cosiddetta “Legge sulla protezione dei diritti e degli interessi delle donne” ribadisce quanto di seguito:

Le donne devono godere di pari diritti rispetto agli uomini in tutti gli aspetti della vita politica, economica, culturale, sociale e familiare“.

Come riporta “News 360”, i governi locali sono stati incaricati di applicare pienamente tutti i suoi precetti tramite dichiarazione del Comitato permanente, il massimo organo esecutivo del PCC, sul suo sito web.

Il Comitato permanente lascia allo Stato cinese il compito di prendere “tutte le misure necessarie” per “promuovere l’uguaglianza, eliminare tutte le forme di discriminazione e proibire l’esclusione del legittimo esercizio dei vari diritti e interessi delle donne“, nella prima revisione della legge originale in più di 30 anni.

L’articolo 21 del Capitolo III, che proibisce severamentel’abuso, la negligenza, la mutilazione, la vendita e altri atti che violano i diritti e gli interessi della vita e della salute delle donne“, affronta in modo specifico la controversia scoppiata quest’estate dopo che un gruppo di uomini ha picchiato diverse donne in un ristorante della città settentrionale cinese di Tangshan, nella provincia di Hebei.

Nove uomini sono stati arrestati per l’aggressione di Tangshan, che ha lasciato due delle ragazze con gravi ferite, in un crimine che segue l’omicidio dell’influente donna tibetana Lhamo dell’ottobre 2021, uccisa in diretta dal suo ex marito, e il caso di una madre di otto figli trovata incatenata in una capanna di mattoni nella provincia di Jiangsu a gennaio.

Le immagini del pestaggio, catturate in video, hanno scatenato una forte protesta sui social media in un Paese dove, secondo un sondaggio del 2021, il 30% delle donne sposate ha subito violenza domestica.

Infatti, la Corte Suprema del Popolo cinese, la più alta istanza giudiziaria del Paese, a luglio ha chiesto pene più severe contro i condannati per violenza domestica, così come contro i bambini o gli anziani.

Cina a Gran Bretagna: rivedere le relazioni

Invito cinese a “riportare le relazioni sulla strada giusta”.
Dimissioni Truss sono “affari interni” ma relazioni sono “interessi di entrambi”.

Le dimissioni di Liz Truss dalla premiership britannica “sono affari interni del Regno Unito” su cui Pechino non “intende fare commenti”.

Il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, stando a quanto riporta “Ansa”, tuttavia ha osservato quanto di seguito:

La posizione della Cina sullo sviluppo delle relazioni Cina-Regno Unito è sempre stata chiara: mantenere e sviluppare le relazioni bilaterali è una comune responsabilità dei due Paesi e serve gli interessi di entrambi i popoli“.

Per questo motivo, ha aggiunto Wang nel briefing quotidiano:

Ci auguriamo di portare le relazioni Cina-Regno Unito lungo la strada giusta, sulla base del rispetto e del vantaggio reciproco, e di risultati vantaggiosi per tutti“.

Ue: attacco a Taiwan scenario da prendere in considerazione

Discussione strategica per relazioni con Pechino se Cina attacca.
98% dei chip arriva da Taiwan.

Un attacco cinese a Taiwan è uno scenario che l’Ue deve prendere in considerazione per comprendere quali sarebbero le conseguenze per il proprio sistema economico.

Questo l’input che verrà sottoposto ai 27 leader al Consiglio Europeo di giovedì e venerdì, dove si terrà una “discussione strategica” sulle relazioni con Pechino.

Come spiega “Tgcom24” citando un non meglio definito alto funzionario:

L’Ue in quel caso non potrebbe stare a a guardare e le conseguenze sarebbero pesanti: basta pensare che il 98% dei nostri chip viene da Taiwan“.

Putin: niente forniture a chi applica il price cap

La strategia si rivela l’ennesimo clamoroso autogoal europeo.
Con la Cina che blocca il gas liquefatto l’Ue è sempre più in crisi.

Price cap, no gas.

Questa è la posizione di Putin che, confermando l’ennesimo clamoroso autogoal dell’Ue a livello strategico, come riportato da “Reuters” ha dichiarato quanto di seguito:

La Russia non fornirà energia ai Paesi che impongono tetti ai prezzi, a chi gioca sporco e ricatta senza vergogna, la Russia non pagherà di tasca sua per il benessere di altri e non agirà contro i suoi interessi“.

L’intervento è stato al forum della “Settimana dell’energia” a Mosca e le sue dichiarazioni, sommate alla recente decisione della Cina di non vendere il gas naturale liquefatto al fine di tutelare i propri cittadini per l’inverno che sta per arrivare (approfondimento al link).

Restano ancora incomprensibili i motivi che hanno spinto l’Ue ad applicare la strategia del price cap (ovvero porre un tetto al prezzo di acquisto) per il gas russo; il perché lo spiega in estrema sintesi il nostro vignettista Alfio Krancic con la sua vignetta.

Stellantis contro l’elettrico: impatto ingestibile

Tavares: accesso mercato europeo alla Cina solo in cambio della reciprocità.
Italia tagliata fuori da Timmermans.

Da una parte, il Salone dell’auto di Parigi, visitato anche da Emmanuel Macron, che espone una serie di novità elettriche ed elettrificate; dall’altra, notizia di queste ore, la “furbata” della Commissione Ue che ha anticipato al 27 ottobre la chiusura delle negoziazioni interistituzionali sulla nuova stretta alle emissioni di CO2 per i veicoli.

Inizialmente il termine era stato infatti fissato al 6 dicembre.

A Bruxelles, in proposito, c’è già chi interpreta lo spostamento della data approfittando anche del varo del nuovo governo italiano, per tagliarlo così fuori dalle consultazioni.

Regista dell’operazione è il vicepresidente della Commissione Ue, l’olandese Frans Timmermans, forte sostenitore del piano che prevede la produzione di soli autoveicoli elettrici dal 2035.

In questo modo, Timmermans intende presentarsi alla Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima di metà novembre, in Egitto, con un risultato concreto da sbandierare.

L’altro allarme lanciato da Tavares, come riporta “Il Giornale”, è sulla Cina:

Non c’è motivo che si renda l’accesso al mercato europeo facile per i costruttori cinesi (tra i protagonisti, tra l’altro, sugli stand di Parigi, e pronti a entrare pesantemente con i loro prodotti concorrenziali nel Vecchio continente ndr) senza avere in cambio il contrario. Serve reciprocità. Se il mercato continua a ridursi per le politiche contro l’uso dell’auto, quale sarà il futuro del settore europeo? Sulla mobilità elettrica i leader politici non dovrebbero prendere decisioni scientifiche, ma bisogna garantire alla classe media di poter comprare un’auto. Vanno ridotti i costi dell’elettrico, chiedendo per questo sostegno che va dato anche per resistere alla concorrenza cinese. E ci vogliono incentivi per le vetture ibride”.

Tavares si è infine detto fiducioso che la crisi dei chip possa risolversi nel 2023.

Sulla Cina, il presidente Macron, nel suo intervento al Salone, ha sottolineato l’importanza di incoraggiare l’acquisto di vetture elettriche di fabbricazione europea di fronte alla concorrenza di Pechino e degli Usa.