Batterie per auto elettriche: dalla Cina la guerra dei prezzi

L’azienda Catl propone prezzi più che dimezzati per il carbonato di litio.
Analisti scettici.

La cinese Contemporary Amperex Technology Company, meglio nota come Catl, ha avviato una politica commerciale che pone le basi per scatenare “una guerra dei prezzi” nel campo delle batterie analoga a quella avviata da Tesla nella commercializzazione delle elettriche vere e proprie.

Secondo alcune indiscrezioni di stampa riportate da Quattroruote, il maggior produttore al mondo di accumulatori per vetture ha proposto ad alcuni costruttori cinesi particolari scontistiche sui prezzi di listino, con specifiche clausole in parte sorprendenti.  

Stando a quanto trapelato, uno dei termini dei contratti riguarda l’ipotesi di prezzi del carbonato di litio più che dimezzati rispetto alle attuali quotazioni, una possibilità che molti analisti, nonostante la recente flessione legata al calo delle vendite di elettriche su alcuni mercati, tra cui la stessa Cina, escludono per un lungo periodo di tempo alla luce degli attuali colli di bottiglia nelle forniture minerarie.

Evidentemente, la Catl ha tutta l’intenzione di far leva sulla sua scala dimensionale e sulla sua presenza diretta nell’estrazione e nella raffinazione di litio per mettere fuori gioco la concorrenza.

Un’altra clausola è parimenti sorprendente: l’azienda ha offerto forti sconti a diverse Case, tra cui la Nio e la Zeekr della Geely, in cambio di un rapporto di fornitura quasi in esclusiva (si parla di un impegno a rifornirsi dalla Catl per almeno l’80% dei volumi).

In tal caso, si tratta di una novità rispetto a un mercato in cui i costruttori stanno cercando di diversificare il più possibile il loro bacino di fornitori per ridurre i rischi di colli di bottiglia e altri problemi di approvvigionamento.

I contratti sarebbero ancora nel pieno di una fase di negoziazione, ma le richieste della Catl dimostrano non solo il “potere” assunto dall’azienda di Ningde, già oggi titolare di una quota del 37% nel mercato globale delle batterie, ma anche una forza tale da ampliare il vantaggio di costo finora accumulato dalla Cina nella produzione di auto a batteria.

La strada intrapresa non è comunque priva di ostacoli e già diversi costruttori cinesi hanno manifestato preoccupazione per la posizione dominante assunta dalla Catl. Inoltre, un’agenzia di Pechino ha condotto delle ispezioni presso gli uffici dell’azienda.

Non si sa perchè, ma è probabile che le autorità, come di consueto, vogliano frenare gli appetiti “capitalistici” di una delle realtà imprenditoriali a più rapida crescita negli ultimi anni.

Cina interessata agli asset Enel

Le dismissioni in Perù valgono circa 3 miliardi di dollari.
Dopo Argentina e Romania altre vendite per ridurre il debito.

Gli asset in Perù di Enel finiscono nel mirino dei cinesi.

La China Southern Power Grid Co., società di proprietà statale, starebbe valutando un’offerta vincolante per l’acquisizione delle attività di distribuzione di energia elettrica di Enel in Perù, secondo quanto riportato da Bloomberg e poi ripreso anche da First Online, in quella che potrebbe essere una delle più grandi operazioni transfrontaliere di quest’anno da parte di un acquirente cinese.

Secondo l’agenzia di stampa, le attività di distribuzione peruviane dell’azienda energetica italiana potrebbero essere valutate circa 3 miliardi di dollari.

L’azienda elettrica statale con sede a Guangzhou starebbe lavorando con un consulente finanziario dopo aver partecipato a un secondo round di offerte, ha riferito Bloomberg, aggiungendo che non c’è una conferma dell’offerta, tantomeno la certezza che l’azienda potrebbe prenderla in considerazione.

Intanto il titolo dell’Enel si sgonfia a Piazza Affari (-0,19%) ed il 16 marzo è atteso il Cda sul bilancio del quarto trimestre e del 2022 dopo che la multinazionale dell’energia ha già pubblicato il preconsuntivo.

Il gruppo guidato dall’ad Francesco Starace continua con il progetto di cessione degli asset considerati non core, come ha annunciato a novembre, per 21 miliardi di euro che andranno a ridurre il debito e ad uscire dai mercati del Sud America: dopo Romania e Argentina ora tocca al Perù.

Le attività di generazione e distribuzione di Enel in Perù hanno oltre 1,5 milioni di clienti.

EnelDistribucion Perù fornisce energia elettrica all’area settentrionale della metropolitana di Lima, alla provincia di Callao e le province di Huaura, Huaral, Barranca e Oyon. Ha distribuito 8.441 gigawattora nel 2021.

Negli ultimi anni l’America Latina è diventata un’area strategica per le società cinesi che cercano di espandersi all’estero.

Come scrive Milano Finanza, l’acquisizione degli asset di distribuzione di Enel in Perù aiuterebbe rafforzare la presenza di China Southern Power in America Latina dopo che il gruppo cinese ha acquistato una partecipazione del 28% nell’utility cilena Transelec da Brookfield Infrastructure Partnersper 1,3 miliardi di dollari nel 2018.

Altri gruppi che sono cresciuti tramite acquisizioni nella regione sono State Grid Corp. of China e China Three Gorges Corp.

Incontro Yellen-Liu He a Zurigo

La segretaria del Tesoro: “Lavorare per evitare conflitti”.
Conflitti, macroeconomia e finanza climatica i temi toccati.

Un colloquio “schietto, sostanziale e costruttivo“.

Così il governo Usa in una nota ha definito l’incontro avvenuto oggi a Zurigo, in Svizzera, tra la Segretaria al Tesoro statunitense, Janet Yellen, con il vice primo ministro cinese Liu He.

Un faccia a faccia nel corso del quale, stando alle anticipazioni del discorso diffuse da Reuters, l’ex numero uno della FEd avrebbe ribadito che gli Stati Uniti e la Cina condividono la responsabilità di gestire le loro differenze e impedire che la competizione si trasformi in un conflitto.

Yellen, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa, avrebbe sottolineato che c’è una “necessità impellente” per Stati Uniti e Cina di comunicare sulle condizioni macroeconomiche e finanziarie.

Le due parti, come riferisce invece la nota del Tesoro Usa, si sono trovate d’accordo nell’affermare l’importanza, per il funzionamento dell’economia globale, di un miglioramento della comunicazione sulle questioni macroeconomiche e finanziarie.

I due paesi aumenteranno la cooperazione “sulla finanza climatica su basi bilaterali e multilaterali, per esempio all’interno delle nazioni unite, del G20 e dell’Apec, oltre che attraverso il sostegno ai mercati emergenti e ai paesi in via di sviluppo nella loro transizione verso l’energia pulita“.

Yellen, si legge nella nota, “ha anche sollevato le questioni che preoccupano” gli Stati Uniti.

La segretaria al Tesoro andrà in Cina nel “prossimo futuro” e segnerà un altro passo dell’amministrazione biden verso il miglioramento delle relazioni con la cina.

Il segretario di stato, Antony Blinken, sarà in visita in Cina il 5 e 6 febbraio; il viaggio di Yellen sarà successivo a quello di Blinken.

Tesla: multa da 2,2 milioni in Corea del Sud

L’accusa è inerente a pratiche ingannevoli; Musk nomina un nuovo vice.
Salgono le vendite ma crolla il titolo.

Continuano i guai per Tesla, anche nel 2023.

L’autorità antitrust della Corea del Sud, la Korea Fair Trade Commission (Kftc), l’ha multata con una sanzione di 2,85 miliardi di won (circa 2,2 milioni di dollari) per aver fuorviato i consumatori coreani. Nello specifico, la Kftc accusa la casa automobilistica di Elon Musk di aver esagerato, dall’agosto 2019, “l’autonomia dei suoi veicoli con una singola carica, il loro rapporto costo-efficacia rispetto ai mezzi a benzina e le prestazioni dei suoi Supercharger” sul sito web locale ufficiale.

L’autorità, come riporta Milano Finanza, ha poi aggiunto che l’autonomia delle auto Tesla scende fino al 50,5% in condizioni di freddo rispetto a quanto pubblicizzato online. Tesla, inoltre, avrebbe addebitato, senza motivo, un deposito ai consumatori per scoraggiare le cancellazioni degli acquisti online.

La notizia rappresenta l’ennesimo colpo per la produttrice americana. Nel 2022 il titolo è infatti crollato del 65%. La società a fine dicembre ha bloccato la produzione nella fabbrica a Shanghai per via dell’ondata di Covid che ha colpito lavoratori e fornitori. Il 2 gennaio, invece, Tesla ha presentato i dati sulle consegne del 2022, mancando le stime di Wall Street per colpa dei problemi logistici, del rallentamento della domanda, dell’aumento dei tassi di interesse e dei timori di recessione. 

I numeri del 2022 restano comunque da record, perché la creatura di Musk ha venduto circa 1,31 milioni di vetture, quasi il 40% in più rispetto al 2021. Ne avrebbe però dovute consegnare più di 1,4 milioni per raggiungere il suo obiettivo iniziale: aumentare gli acquisti almeno del 50%

Tesla, in realtà, a ottobre aveva dichiarato che non avrebbe raggiunto quella cifra. E Wall Street, secondo FactSet, aveva ridotto le aspettative di consegna a circa 1,34 milioni veicoli per il 2022. Obiettivo non centrato. 

Per risollevare le sorti della sua casa automobilistica il ceo di Twitter ha assegnato al capo cinese di Tesla, Tom Zhu, la supervisione diretta degli impianti di assemblaggio negli Usa. Di fatto si tratta di una promozione che lo rende il dirigente di più alto profilo dopo l’ad Elon Musk.

A rivelarlo è Reuters che spiega come Zhu sia stato messo in cima anche alle operazioni di vendita in Nord America ed Europa.

Senza perdere le mansioni precedenti, ossia il titolo di vicepresidente per la Grande Cina e le responsabilità come manager più anziano per le vendite nel resto dell’Asia.

Dalla nomina viene fuori un vice Musk pronto a rassicurare analisti e investitori, che nel 2022 hanno osservato il patron di Tesla concentrarsi solo sull’acquisizione e il rilancio di Twitter

Georgieva (Fmi): “un terzo economia mondiale in recessione”

La direttrice generale prevede un anno duro ed aggiunge: “Problemi oper Usa, Ue e Cina. Usa i più resilienti”.

Difficoltà davanti a noi.

È quanto prevede Kristalina Georigeva, direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), in un’intervista alla Cbs:

Sarà un anno duro, più duro di quello che ci lasciamo alle spalle, con un terzo dell’economia mondiale entrerà in recessione“.

Secondo Gerogieva, le ragioni alla base di questa previsione sono chiare:

Le tre grandi economie, Usa, Ue, Cina, stanno tutte rallentando contemporaneamente; gli Stati Uniti, però, sono i più resilienti e potrebbero evitare la recessione. Vediamo che lì il mercato del lavoro rimane abbastanza forte. Questa è, tuttavia, una benedizione a metà perché se il mercato del lavoro è molto forte, la Fed potrebbe dover mantenere le strette sui più a lungo per far scendere l’inflazione“.

Meno promettenti le indicazioni che arrivano dall’Europa, invece:

È colpita molta duramente dalla guerra in Ucraina. L’anno prossimo metà Unione europea sarà in recessione“.

Ma, sempre secondo Georgieva, anche la Cina rallenterà:

Rallenterà ulteriormente quest’anno. Il prossimo anno sarà difficile. E questo si traduce in tendenze negative a livello globale; perché oltre a tutto il resto, vengono colpiti dagli alti tassi di interesse e dall’apprezzamento del dollaro“.