Tensione alle stelle tra Berlino e Varsavia

Spot polacco sulla fine della “sudditanza” verso la Germania.
La Polonia chiede 1,3 miliardi in riparazioni di guerra.

Il quotidiano Financial Times ha pubblicato un articolo nel quale si sottolinea la relazioni sempre più difficile tra Varsavia e Berlino, facendo riferimento allo spot elettorale del PiS in cui Jarosław Kaczyński (il capo del partito del governo) recita una scena di un chiamata con un funzionario tedesco.

Nello spot, come riporta Polonia Oggi, un funzionario a quanto pare sta convincendo Kaczyński ad aumentare l’età pensionabile. Il presidente dice: “Non c’è più Tusk e queste cose sono finite.

Il Financial Times scrive che “l’intenzione politica di questo spot era seria: presentare il leader dell’opposizione come una marionetta tedesca che agisce contro gli interessi dei polacchi“.

Il quotidiano ricorda che la Germania è il più grande partner economico della Polonia, ma i rapporti politici sono in pessime condizioni da anni, eppure il governo di Varsavia ha chiesto 1,3 miliardi di euro di riparazioni di guerra.

Sempre il Financial Times, aggiungendo che ciò minaccia di aggravare ulteriormente i legami tra Varsavia e Berlino, riporta inoltre quantodi seguito:

Le affermazioni di ingerenza della Germania e dell’UE nella campagna hanno aggiunto un nuovo elemento di scontro alla già velenosa rivalità tra il nazionalista, euroscettico PiS e la centrale Platforma Obywatelska di Tusk“.

Migranti, Germania: non prenderemo profughi

Dopo il no di Francia, Austria e Polonia arriva il muro tedesco.
Berlino: Italia rispetto “Dublino III” firmato da governo Letta e Ministro degli Esteri Bonino.

Dopo quelli di Francia, Austria e Polonia (approfondimento al link), arriva anche il “no” della Germania in merito alla ripartizione dei migranti.

Come riporta RaiNews, Nancy Faeser, ministra dell’Interno del governo di Berlino, nella trasmissione Maybrit illner dell’emittente tedesca Zdf ha dichiarato, infatti, quanto di seguito:

L’Italia non rispetta le regole di riammissione di Dublino. E finché l’Italia non lo farà, non accoglieremo più profughi. Nell’Unione europea è stato concordato un meccanismo di solidarietà. Roma ora deve tornare ai patti e adempiere ai suoi obblighi”.

Il Regolamento di Dublino risale al 2013, è stato recentemente definito “preistoria” da Mattarella e stabilisce che le richieste di asilo devono essere trattate dal paese dell’UE di primo ingresso, salvo diversa decisione, e che questo paese deve riammettere i richiedenti asilo trovati a presentare domanda altrove.

Successivamente, nel 2022, è stato concordato a livello europeo un meccanismo volontario di solidarietà per la ridistribuzione dei richiedenti asilo a sostegno dei Paesi in prima linea come l’Italia che accolgono la stragrande maggioranza degli arrivi, soprattutto via mare. In quanto volontario, però, non impone obblighi per nessuno.

Il Regolamento, anche noto come “Dublino III”, fu firmato dal governo di Enrico Letta con Ministro degli Esteri Emma Bonino e Ministro dell’Intenro Angelino Alfano; Berlino, ora, dice all’Italia di rispettare quanto richiesto e sottoscritto proprio dall’allora govenro italiano.

Migranti: ecco chi dice “No”

Francia, Austria e Polonia si oppongono in prima linea.
“Pronti ad aiutare l’Italia, ma non sul nostro territorio nazionale”.

Porta aperta alla collaborazione, priorità a tutte quelle soluzioni che consentano di arginare le partenze, protezione dei confini esteri dell’Unione europea ma un netto no all’accoglienza dei migranti di Lampedusa. Nessuna redistribuzione di chi arriva.

Insomma, la solidarietà europea non batte un colpo e gli Stati blindano le frontiere:

Siamo pronti ad aiutare l’Italia, ma non sul nostro territorio nazionale”.

Le stesse frontiere che l’Ue tanto disprezza ma che poi rivendica contro la Russia penalizzando anche i normali cittadni e le attività economiche (approfondimento al link).

Nel giorno in cui il governo italiano ha varato ulteriori misure in materia di gestione dei flussi migratori, con la realizzazione di nuovi Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e la modifica del termine di trattenimento di chi entra illegalmente in Italia, innalzato a 18 mesi, limite massimo consentito dalle attuali normative europee, il ministro dell’Interno francese Gerald Darmanin ha raggiunto Roma per incontrare al Viminale l’omologo italiano, Matteo Piantedosi.

Al termine del faccia a faccia, il ministro francese ha delineato quella che è la posizione di Parigi, e lo ha fatto pubblicando un post su X:

La Francia è al fianco dell’Italia nella lotta ferma contro l’immigrazione irregolare. La soluzione non può che essere europea. Ci stiamo lavorando su richiesta di Emmanuel Macron”.

Un bel giro di parole che in realtà si riassume nel secco “No” in cui Darmanin precisava un paia di giorni fa, sostenendo più precisamente che “la Francia non può accogliere” e “bisogna rimandare indietro” (approfondimento al link).

Ma la Francia non è l’unica a non dirsi disponibile ad accogliere le persone provenienti dall’isola italiana.

A dire no all’ipotesi di accogliere migranti provenienti dall’Italia, come riporta Il Sole 24 Ore, è stata anche l’Austria con Vienna che ha anche rafforzato i controlli ai confini.

Il nodo, insomma, è sempre lo stesso: i Paesi del Nord accusano Roma di non rispettare le regole sui movimenti secondari, mentre l’Italia pretende di non essere l’unico approdo per i migranti in arrivo.

Il blocco delle partenze, in questo senso, si presenta come l’unica mediazione politicamente percorribile.

Berlino e Parigi si dicono pronte a collaborare su un maggiore controllo aereo e navale delle frontiere esterne; l’Ue sottolinea di essere “disponibile ad esplorare l’ipotesi”, anche se la “decisione spetta agli Stati”.

Intanto la Lega attacca:

La decisione di Vienna di rafforzare i controlli ai mezzi provenienti dall’Italia è uno schiaffo alla solidarietà europea invocata ieri a Lampedusa ed un’offesa grave alle forze dell’ordine ed ai volontari italiani impegnati a difendere i confini europei da anni. Controlli che rischiano di rendere ancora più grave la situazione del traffico al Brennero, ostacolato da divieti illegittimi e discriminatori. Se Vienna vuole ergersi a paladina della legalità europea in materia di migrazione dovrebbe mandare mezzi e uomini a dare manforte sul Mediterraneo. Troppo facile costruire fortini sulle Alpi, punendo lavoratori come gli autotrasportatori e i turisti, mentre l’Italia combatte gli scafisti”.

A Francia ed Austria si aggiunge anche la Polonia: Varsavia si oppone a qualsiasi proposta di redistribuzione dell’accoglienza.

Il primo ministro, Mateusz Morawiecki, ha scritto su Twitter quanto di seguito:

La Polonia non sarà spezzata! Non faremo entrare nessuno! Le donne e i bambini polacchi saranno al sicuro. Donald Tusk e il suo partito Piattaforma civica volevano farli entrare. Lo hanno fatto una volta e lo rifaranno”.

Polonia: “Germania e Francia sfruttano la guerra in Ucraina per eliminare le votazioni all’unanimità nell’UE”

L’eurodeputato Jacek Saryusz-Wolski mette in guardia dalle sornione strategie Franco-Tedesco

Berlino e Parigi stanno cercando di usare la guerra in Ucraina al fine di cambiare il sistema dell’Unione Europea e rafforzare la loro posizione e il loro potere“.

A dichiararlo è Jacek Saryusz-Wolski, eurodeputato polacco del partito di PiS.

Le sue parole sono state una reazione al fatto che Germania e Francia hanno vincolato il loro consenso all’allargamento della Comunità all’abolizione del veto nelle votazioni del Consiglio e all’ulteriore centralizzazione del potere nell’Unione.

Continua poi il politico:

La guerra russa contro l’Ucraina mette all’ordine del giorno la sua ammissione nell’UE con maggiore urgenza di quanto sarebbe stato senza la guerra. A questo punto, Berlino e Parigi vogliono ottenere il meglio per sé, cioè cambiare il sistema dell’Unione. L’idea è quella di creare un superstato dell’UE. Alcuni avranno la possibilità di esprimersi e altri ne saranno privati“.

Saryusz-Wolski sottolinea poi che il piano di Berlino e Parigi prevede nelle proposte massimaliste l’eliminazione del veto ovunque sia ancora in vigore, in 63 casi, e non solo in politica estera, sicurezza e fiscalità.

Inoltre, prevede il trasferimento delle competenze dell‘Unione dal livello degli stati membri a quello dell’Unione in undici settori, tra cui la politica estera, la cultura, la protezione del clima, ecc. Saryusz-Wolski sottolinea che attualmente tutti coloro che non dimostrano entusiasmo per l’idea di un superstato sono soggetti a varie pressioni all’interno dell’Unione.

Brandeburgo e Sassonia chiedono controlli ai confini con Polonia e Repubblica Ceca

I due stati federali tedeschi vogliono limitare l’immigrazione illegale.
Domanda inviata al ministro federale.

Due stati federati tedeschi, Brandeburgo e Sassonia, chiedono l’introduzione di punti di controllo ai confini con la Polonia e la Repubblica Ceca.

Come riporta Polonia Oggi, lo scopo è limitare l’immigrazione illegale.

I ministri degli Affari Interni di Brandeburgo e Sassonia hanno indirizzato la domanda alla ministra federale degli Affari Interni tedesca, Nancy Faeser, facendo riferimento ai controlli già esistenti al confine tedesco con l’Austria.

La domanda sarà esaminata questo mercoledì a Berlino, durante l’incontro dei rappresentanti di tutti gli stati federati tedeschi con il cancelliere Olaf Scholz, riguardante le questioni legate agli immigrati in Germania.