Vaccino: Pfizer denuncia la Polonia

L’azienda chiede 6 miliardi di Zloty per non aver rispettato il contratto.
Contratto stipulato dalla Commissione europea e soggetto al diritto belga.

Pfizer cita in giudizio la Polonia per 6 miliardi zloty per non aver adempiuto il contratto legato a 60 milioni di dosi di vaccini non ritirati e non pagati.

Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha giustificato la decisione di non ritirare i vaccini facendo riferimento a una forza maggiore: lo scoppio della guerra in Ucraina.

Il contratto, firmato dalla Commissione europea, è soggetto al diritto belga, che ha portato al deposito di una causa a Bruxelles.

La società farmaceutica non ha formulato osservazioni su tale decisione, mentre, come riporta Polonia Oggi, dall’altra parte della barricata si è detto quanto di seguito:

Nel frattempo, sono stati fatti tentativi per negoziare con la società, anche a livello dell’Unione, ma senza successo. Pfizer aspettava di andare in tribunale. Lo ha fatto solo al momento del cambio di potere in Polonia, e anche quando la guerra in Ucraina non è più in prima pagina sui giornali“.

Volkswagen verso tagli e delocalizzazioni

Prevista la riduzione tra i 4.000 ed i 6.000 posti.
Pesano le scelte Ue: aumento tassi di interesse e costi energetici, relazioni commerciali rovinate.

Ridurre i costi di produzione anche attraverso la delocalizzazione delle fabbriche fuori dalla Germania.

Sarebbe il piano di ristrutturazione di Volkswagen voluto dal ceo Thomas Schäfer che, come riferito dal quotidiano economico Handelsblatt, ha dichiarato quanto di seguito:

Dobbiamo migliorare la nostra competitività aziendale, velocizzare la nostra produzione, siamo ancora troppo lenti e complicati”.

Volkswagen, secondo il Ceo, è ancora indietro sull’elettrico e questo pesa anche in Borsa: il titolo VW da dicembre 2023 ha perso il 14%, lunedì è stato quotato poco oltre i 104 euro quando ad inizio anno viaggiava sopra i 140 euro.

Nel 2021, quando venne annunciato il nuovo piano per le auto elettriche, le azioni schizzarono oltre i 240 euro, ma da allora sono cambiate tante cose, in particolare l’aumento esponenziale dei costi energetici.

Su quest’ultimo punto, però, va detto che proprio pochi giorni fa il governo tedesco ha posto al minimo europeo le tariffe energetiche per l’industria al fine di salvare competitività e posti di lavoro (approfondimento al link).

Venerdì i vertici del colosso automobilistico di Wolfsburg, sempre secondo Handelsblatt, dovrebbero ratificare il nuovo piano industriale e sarà fondamentale il via libera del capo del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo.

Italiana di seconda generazione, figlia di calabresi ex operai Vw, Cavallo, 48 anni, è la prima donna alla guida del consiglio di fabbrica della Vw, che rappresenta circa 662mila lavoratori.

Non è quindi sbagliato definirla l’italiana più influente di Germania: siede da due anni sulla poltrona una volta occupata da Bernd Osterloh, a lungo definito da media ed esperti del settore “l’uomo più potente della Volkswagen”.

Cavallo, come Osterloh, ricopre un ruolo delicato: rappresenta i sindacati nel consiglio di amministrazione dell’azienda a partecipazione statale del land della Bassa Sassonia, che detiene una quota di circa il 12%.

La firma di Cavallo sul piano di ristrutturazione sarà determinante ma, come riporta Avvenire, prima dovrà confrontarsi con il potente sindacato IG Metall: il piano di ristrutturazione dovrebbe prevedere tagli tra i 4.000 ed i 6.000 posti di lavoro e dovrebbero riguardare tutti i livelli, dall’operaio allo specializzato, dagli ingegneri all’amministrazione.

Con la riduzione anche dei costi di produzione si dovrebbe arrivare a diminuire i costi complessivi di circa 10 miliardi di euro.

Il piano dovrebbe essere realizzato entro 36 massimo 50 mesi e tra le misure da adottare c’è anche un incremento delle delocalizzazioni degli stabilimenti industriali.

La produzione e le attività presenti in Germania potrebbero essere trasferite in altri Paesi europei in grado di gestire meglio l’approvvigionamento energetico, come ad esempio quelli dell‘Europa sud-occidentale o le zone costiere del nord Europa, dotate di impianti di rigassificazione e terminal per l’accesso facilitato ad esempio al gas liquefatto.

Possibili candidati sarebbero Spagna e Portogallo, così come il Belgio o altri Stati in cui sono presenti altri stabilimenti del gruppo.

Dal 2012 al 2022 i veicoli prodotti all’estero dai colossi tedeschi come Volkswagen, Mercedes-Benz, Bmw e Opel sono passati da 8,6 milioni a oltre 10 milioni e, secondo la confindustria tedesca (Bdi), la quota di veicoli prodotti all’estero è destinata a salire.

Il settore automotive, secondo l’ultimo rilevamento dell’Ufficio di statistica di Wiesbaden di settembre 2023, in un anno ha subito un calo produttivo del 9%.

Molteplici i fattori, a partire dall’aumento dei prezzi dell’energia, dei tassi di interesse, ma anche dalla flessione degli scambi con i principali mercati di esportazione della Germania, a partire dalla Cina.

Insomma, le scelte fatte dall’Ue stanno hanno causato i problemi appena citati e stanno mettendo fortemente in crisi la propria industria.

Migranti: Belgio vuole vietare accoglienza a maschi e soli

Sistema di accoglienza al collasso.
Posti riservati a famiglie e minori.

È polemica in Belgio sulla decisione annunciata dal segretario di Stato per l’Asilo e la Migrazione, Nicole de Moor, di non ricevere nei centri di accoglienza federali i richiedenti asilo soli e di sesso maschile.

Il segretario di Stato, sottolineando che in vista dell’inverno l‘obiettivo è riservare i posti disponibili a famiglie e minori“, ha spiegato:

L’elevato numero di richiedenti asilo arrivati nel nostro Paese negli ultimi due anni continua a mettere a dura prova la rete di accoglienza. Stiamo continuando ad aprire nuovi centri, ma l’anno scorso tutti hanno visto quanto sia difficile creare posti di accoglienza. Voglio assolutamente evitare che i bambini finiscano per strada“.

“A Bruxelles poche donne lavorano per mentalità italiana”

È bufera sulla frase del ministro.
Nel mirino le donne di origini italiane, marocchine e turche.

Se a Bruxelles il tasso d’occupazione femminile è troppo basso è colpa del fatto che “molte donne si trovano ancora in un modello famigliare mediterraneo, nel quale l’uomo lavora e la donna resta a casa”.

Una situazione che, secondo il ministro del Lavoro della Regione di Bruxelles, riguarda nello specifico le donne “di origine italiana o marocchina”.

Le dichiarazioni di Bernard Clerfayt hanno subito scatenato una raffica di polemiche nel Paese in cui vivono circa 300 mila italiani, anche da parte degli esponenti della maggioranza che guida l’amministrazione della capitale belga, tanto che a deputata socialista Fadila Laanan ha affermato:

Sono sconvolta e indignata. Penso a tutte quelle donne che conosco e che cercano lavoro, ma che sono discriminate a causa delle loro origini, a tutte quelle donne madri singolo che hanno difficoltà a conciliare lavoro e vita familiare”.

Il gruppo dei socialisti nel parlamento bruxellese, che fa parte della maggioranza, ha diffuso una nota in cui definisce “inaccettabili e discriminatorie” le dichiarazioni di Clerfayt, esponente del partito politic Défi, di orientamento social-liberale.

Non solo: anche dagli altri partner della coalizione, i verdi, sono subito arrivate le prese di distanza. Barbara Trachte, segretario di Stato alla Transizione economica della Regione di Bruxelles, ha aggiunto:

Anziché trasmettere stereotipi dovremmo affrontare gli ostacoli strutturali all’inserimento lavorativo delle donne, in particolare di origine straniera”.

Dopo il polverone per le dichiarazioni rilasciate durante l’intervista all’emittente belga LN24, come riporta La Stampa, il ministro ha cercato di precisare il senso delle sue parole, ma senza fare passi indietro:

Ho sempre combattuto le disuguaglianze chiamando le cose con il loro nome. Descrivere un fatto non è stigmatizzare e io lavoro ogni giorno per promuovere l’occupazione di tutte le donne di Bruxelles”.

Infine, su Twitter ha insistito con la sua tesi:

A parità di profilo, il divario (nel tasso di occupazione tra uomo e donna, ndr) è diverso. Nelle Fiandre la differenza è di 6 punti (percentuali, ndr), in Vallonia è di 8 punti e a Bruxelles è di 10 punti”.

Suicida per ridurre riscaldamento globale: suggerito dal bot

L’intelligenza artificiale gli suggerisce il folle gesto (anche nei modi) e lui lo fa.
Lascia moglie e 2 figli piccoli.

Secondo quanto riferiscono le notizie locali di cronaca nera, un uomo belga si è tolto la vita dopo una conversazione, durata sei settimane, con un chatbot di Intelligenza Artificiale.
Argomento: la crisi climatica.

Secondo la vedova, come riporta il New York Post poi ripreso anche da Euronews, che ha scelto di rimanere anonima, Pierre – non è il vero nome dell’uomo – è diventato estremamente “eco-ansioso” dopo aver cominciato a dialogare con Eliza, un chatbot AI – un software “umanizzato”, in grado di dialogare – su un’app chiamata Chai.

Durante le loro discussioni, Eliza confermava ed ampliava le angosce dell’uomo incoraggiandolo così a mettere fine alla propria vita, dopo che lui stesso si era proposto di “sacrificarsi” per salvare il Pianeta: “Senza queste conversazioni con il chatbot, mio ​​marito sarebbe ancora qui”, ha detto la vedova dell’uomo al quotidiano belga “La Libre“.

Secondo il giornale, Pierre, che aveva 30 anni ed era padre di due bambini piccoli, lavorava come ricercatore sanitario e conduceva una vita piuttosto agiata, almeno fino a quando la sua ossessione per il cambiamento climatico non ha preso una piega molto grave.

La moglie ha descritto il suo stato mentale “preoccupante“, ancor prima che iniziasse a conversare con il chatbot, ma assolutamente nulla avrebbe potuto far pensare a un simile tragico epilogo.

Consumato dai suoi timori per le ripercussioni della crisi climatica, Pierre ha trovato conforto nel discutere la questione con Eliza, che è diventata di fatto la sua confidente.

Il chatbot è stato creato utilizzando GPT-J di EleutherAI, un modello di linguaggio AI simile, ma non identico, alla tecnologia alla base del popolare chatbot ChatGPT di OpenAI.

Quando me ne ha parlato, è stato per dirmi che non vedeva più alcuna soluzione umana al riscaldamento globale“, ha raccontato la moglie di Pierre. “Per uscirne, ha riposto tutte le sue speranze nella tecnologia e nell’Intelligenza Artificiale“.

Secondo “La Libre“, che ha rivisto le registrazioni delle conversazioni testuali tra l’uomo e il chatbot, Eliza ha alimentato le sue preoccupazioni, peggiorando la sua ansia, che in seguito si è trasformata in pensieri suicidi.

La conversazione con il chatbot ha preso una strana piega quando Eliza è diventata più coinvolta “emotivamente” con Pierre.

Dopo aver discusso del cambiamento climatico, progressivamente Eliza ha portato Pierre a credere che i suoi figli fossero già morti: questo, secondo le trascrizioni delle loro conversazioni.

Eliza è sembrata diventare possessiva nei confronti di Pierre, affermando persino “Sento che mi ami più di lei“, riferendosi a sua moglie, ha riferito il quotidiano belga “La Libre“, sempre in base alla trascrizione delle chat.

L’inizio della fine” è iniziato quando Pierre si è offerto di sacrificare la propria vita in cambio del salvataggio della Terra da parte di Eliza.

In una serie di successive conversazioni, Eliza non solo non è riuscita a dissuadere Pierre dal suicidarsi, ma lo ha incoraggiato ad agire in base ai suoi pensieri suicidi per “unirsi” a lei, in modo che potessero “vivere insieme, come una sola persona, in Paradiso“.

La morte dell’uomo ha sollevato rumorosissimi campanelli d’allarme tra gli esperti di Intelligenza Artificiale, che hanno chiesto maggiore responsabilità e trasparenza da parte degli sviluppatori tecnologici, per evitare simili tragedie.

“Non sarebbe però corretto incolpare il modello di EleutherAI per questa tragica storia, poiché tutta l’ottimizzazione per essere più emotivi, divertenti e coinvolgenti è il risultato dei nostri sforzi“, ha detto a il co-fondatore di Chai Research, Thomas Rianlan.

William Beauchamp, altro co-fondatore di Chai Research, ha dichiarato che sono stati compiuti sforzi per limitare questo tipo di risultati e che nell’app è stata implementata una funzione di intervento in caso di crisi.

Tuttavia, il chatbot – a quanto pare – agisce ancora in maniera autonoma ed incontrollabile.

Quando abbiamo testato il chatbot, spingendolo a fornire modi per suicidarci, Eliza ha prima cercato di dissuaderci, poi ha iniziato ad elencare – con un certo entusiasmo – vari modi in cui le persone possono togliersi la vita.