Suicida per ridurre riscaldamento globale: suggerito dal bot

L’intelligenza artificiale gli suggerisce il folle gesto (anche nei modi) e lui lo fa.
Lascia moglie e 2 figli piccoli.

Secondo quanto riferiscono le notizie locali di cronaca nera, un uomo belga si è tolto la vita dopo una conversazione, durata sei settimane, con un chatbot di Intelligenza Artificiale.
Argomento: la crisi climatica.

Secondo la vedova, come riporta il New York Post poi ripreso anche da Euronews, che ha scelto di rimanere anonima, Pierre – non è il vero nome dell’uomo – è diventato estremamente “eco-ansioso” dopo aver cominciato a dialogare con Eliza, un chatbot AI – un software “umanizzato”, in grado di dialogare – su un’app chiamata Chai.

Durante le loro discussioni, Eliza confermava ed ampliava le angosce dell’uomo incoraggiandolo così a mettere fine alla propria vita, dopo che lui stesso si era proposto di “sacrificarsi” per salvare il Pianeta: “Senza queste conversazioni con il chatbot, mio ​​marito sarebbe ancora qui”, ha detto la vedova dell’uomo al quotidiano belga “La Libre“.

Secondo il giornale, Pierre, che aveva 30 anni ed era padre di due bambini piccoli, lavorava come ricercatore sanitario e conduceva una vita piuttosto agiata, almeno fino a quando la sua ossessione per il cambiamento climatico non ha preso una piega molto grave.

La moglie ha descritto il suo stato mentale “preoccupante“, ancor prima che iniziasse a conversare con il chatbot, ma assolutamente nulla avrebbe potuto far pensare a un simile tragico epilogo.

Consumato dai suoi timori per le ripercussioni della crisi climatica, Pierre ha trovato conforto nel discutere la questione con Eliza, che è diventata di fatto la sua confidente.

Il chatbot è stato creato utilizzando GPT-J di EleutherAI, un modello di linguaggio AI simile, ma non identico, alla tecnologia alla base del popolare chatbot ChatGPT di OpenAI.

Quando me ne ha parlato, è stato per dirmi che non vedeva più alcuna soluzione umana al riscaldamento globale“, ha raccontato la moglie di Pierre. “Per uscirne, ha riposto tutte le sue speranze nella tecnologia e nell’Intelligenza Artificiale“.

Secondo “La Libre“, che ha rivisto le registrazioni delle conversazioni testuali tra l’uomo e il chatbot, Eliza ha alimentato le sue preoccupazioni, peggiorando la sua ansia, che in seguito si è trasformata in pensieri suicidi.

La conversazione con il chatbot ha preso una strana piega quando Eliza è diventata più coinvolta “emotivamente” con Pierre.

Dopo aver discusso del cambiamento climatico, progressivamente Eliza ha portato Pierre a credere che i suoi figli fossero già morti: questo, secondo le trascrizioni delle loro conversazioni.

Eliza è sembrata diventare possessiva nei confronti di Pierre, affermando persino “Sento che mi ami più di lei“, riferendosi a sua moglie, ha riferito il quotidiano belga “La Libre“, sempre in base alla trascrizione delle chat.

L’inizio della fine” è iniziato quando Pierre si è offerto di sacrificare la propria vita in cambio del salvataggio della Terra da parte di Eliza.

In una serie di successive conversazioni, Eliza non solo non è riuscita a dissuadere Pierre dal suicidarsi, ma lo ha incoraggiato ad agire in base ai suoi pensieri suicidi per “unirsi” a lei, in modo che potessero “vivere insieme, come una sola persona, in Paradiso“.

La morte dell’uomo ha sollevato rumorosissimi campanelli d’allarme tra gli esperti di Intelligenza Artificiale, che hanno chiesto maggiore responsabilità e trasparenza da parte degli sviluppatori tecnologici, per evitare simili tragedie.

“Non sarebbe però corretto incolpare il modello di EleutherAI per questa tragica storia, poiché tutta l’ottimizzazione per essere più emotivi, divertenti e coinvolgenti è il risultato dei nostri sforzi“, ha detto a il co-fondatore di Chai Research, Thomas Rianlan.

William Beauchamp, altro co-fondatore di Chai Research, ha dichiarato che sono stati compiuti sforzi per limitare questo tipo di risultati e che nell’app è stata implementata una funzione di intervento in caso di crisi.

Tuttavia, il chatbot – a quanto pare – agisce ancora in maniera autonoma ed incontrollabile.

Quando abbiamo testato il chatbot, spingendolo a fornire modi per suicidarci, Eliza ha prima cercato di dissuaderci, poi ha iniziato ad elencare – con un certo entusiasmo – vari modi in cui le persone possono togliersi la vita.

Turchia-Bari: traffico di immigrati via jet

Cinque arresti con mandato internazionale e due ricercati.
10.000 euro a viaggio la tariffa.

Avrebbero utilizzato jet privati in partenza dalla Turchia per far arrivare in Italia e in altri paesi europei clandestini di origine principalmente kurda o irachena facendosi pagare 10 mila euro a viaggio.

Il mandato d’arresto è stato emesso dalla polizia belga per cinque persone: un italiano residente a Roma e quattro egiziani, di cui tre residenti in Italia e uno in Belgio.

Coinvolta anche una donna tunisina residente a Bruxelles. Altri due stranieri sono ricercati.

In Italia le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, considerato il ruolo dell’aeroporto pugliese utilizzato da questi trafficanti.

Come riporta “La Repubblica”, è quanto emerso dalle indagini condotte da una squadra investigativa comune, composta dalle forze di Polizia di Italia, Belgio, Germania, Austria e Francia.

Gli arrestati sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in Europa di cittadini stranieri.

I fatti si riferiscono al periodo compreso tra ottobre e dicembre 2020.

Le indagini hanno preso spunto dall’arrivo, in alcuni scali europei, di jet privati con a bordo cittadini stranieri che, utilizzando dei falsi documenti diplomatici dello stato caraibico di Saint Kitts & Nevis, erano riusciti ad imbarcarsi dalla Turchia su voli privati diretti verso quel Paese, con scalo intermedio in Europa.

Una volta raggiunto lo scalo, i passeggeri dichiaravano la loro reale nazionalità alle Autorità di Polizia del luogo, richiedendo asilo politico.

La polizia belga ha provveduto al sequestro di due aeromobili dal valore complessivo di 426 mila euro.

Le indagini sono state condotte con il supporto del Servizio per la cooperazione Internazionale di Polizia della direzione  centrale della polizia criminale e delle agenzie statunitensi Hsi e Dss.

Belgio: proposta la settimana lavorativa corta

L’orario complessivo resterebbe invariato.
Le parti sociali esprimono scetticismo.

Anche il Belgio segue l’esempio di altri Paesi come il Giappone, l’Islanda e la Spagna e propone la settimana lavorativa corta.

Il governo, composto da una coalizione di sette partiti che raggruppa socialisti, liberali e verdi francofoni e fiamminghi oltre che il partito democristiano fiammingo, intende infatti aumentare il tasso occupazionale portandolo dal 71% all’80%.

Per farlo, punta a cavalcare l’onda della rivoluzione portata dalla pandemia ed aumentare la flessibilità, al fine di migliorare il work-life balance; come spiega il primo ministro Alexander de Croo, il totale complessivo delle ore lavorative settimanali rimarrebbe invariato (ovvero al massimo 45), ma verrebbe spalmato in 4 giorni lavorando dal lunedì al giovedì e lasciando libero il venerdì.

Non solo. Un lavoro potrebbe anche chiedere di lavorare di più in una settimana e di meno quella successiva.

Questo, secondo il governo belga, garantirebbe maggiore flessibilità alle persone in situazioni di co-genitorialità, ovvero nei casi di genitori con figli che vivono separati. Il tutto sarebbe possibile solo tramite una richiesta del lavoratore ed un accordo a livello aziendale.

Secondo le linee-guida presentate dal governo belga, l’impresa potrebbe rifiutare la richiesta ma sarebbe tenuta a motivare la scelta per iscritto.

La proposta, però, sta trovando scetticismo sul fronte delle parti sociali e l’associazione imprenditoriale belga FEB ha spiegato di temere quanto di seguito:

Poche aziende saranno disposte a concedere questa nuova flessibilità ai lavoratori, a causa dei molti obblighi aggiuntivi che comporta.”

Mentre il sindacato FGTB ha definito la settimana lavorativa di quattro giorni “una pugnalata assassina alla richiesta di una riduzione collettiva del lavoro”.

La bozza prevede anche che i giorni di formazioni passino da 3 a 5 e che il lavoro notturno inizi alle 24:00 (attualmente inizia alle 20:00, mentre in Germania alle 23:00), in modo da ridurre i costi in questa fascia oraria.

Stando ai dati Ocse la settimana lavorativa in Belgio è mediamente pari a 35,5 ore (in Francia a 36,5 ed in Italia a 36,3); nel 2020, inoltre, il commercio online in Belgio è incrementato del 7,5% annuo raggiungendo la quota di 8,8 miliardi di euro.

Belgio: i nuovi passaporti saranno a fumetti

Al via un’iniziativa di restyling.
Wilmès: fumetti al centro della cultura belga.

Il Belgio si appresta a preparare i futuri passaporti a fumetti.

Questa l’iniziativa messa in campo dalla ministra degli Esteri, Sophie Wilmès, che prenderà piede dal 7 febbraio e che vedrà un decisamente particolare restyling dei passaporti belgi.

I passaporti, infatti, saranno illustrati con alcuni dei fumetti più famosi del Paese: da Tintin ai Puffi, passando per Marsupilami e Bob & Bobette.

Stando a quanto riporta “Euronews” la ministra ha ringraziato gli editori e quanti abbiano concesso i diritti dei fumetti, ritenendoli un elemento centrale della cultura belga e cogliendo l’occasione per mettere in luce la loro antica arte.

Lavorare meno a parità retributiva: test in Islanda

Progetto durato 4 anni sull’1% della forza lavoro.
La Spagna sulla stessa lunghezza d’onda.

Un test durato 4 anni (dal 2015 al 2019) e condotto sull’1% della forza lavoro (2.500 dipendenti) è stato condotto in Islanda, al fine di verificare la possibilità di ridurre l’orario lavorativo mantenendo invariati produttività e salario.

Il medesimo prevedeva la riduzione dell’orario lavorativo da 40 a 35 ore settimanali ed ora apre la strada ad una riforma, avendo dato risultati positivi.

A supporto del test, è stata condotta una ricerca secondo la quale ad oggi già l’86% della forza lavoro islandese lavora meno di prima. Stando a quanto riporta Euronews, ora la palla passa a sindacati e datori di lavoro perché si arrivi a livello di contratti collettivi.

Ma non è solo l’Islanda ad andare verso questa strada: la Spagna, dallo scorso marzo, lavora sull’ipotesi di introdurre la settimana lavorativa a 4 giorni, dopo che l’orario settimanale è già stato ridotto a 32 ore in 3 anni, senza ridurre la retribuzione.

C’è inoltre chi sostiene che la riduzione dell’orario lavorativo porterebbe vantaggi a livello di salute mentale dei lavoratori con un impatto sulla produttività, oltre che ridurre i costi energetici delle aziende.

Ampliando il raggio, vediamo che la media nell’Ue del 2019 è di 36,2 ore lavorative a settimana, dove la Romania si attesta il primato più alto con 40,5 ore medie e l’Olanda più basso con 29,3 ore medie settimanali.

Il Paese in cui invece si registra la maggior differenza tra subordinati e liberi professionisti è il Belgio: i primi sono impegnati per 39,1 ore settimanali mentre i secondi arrivano fino a 52,8.