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Polonia, Tusk propone la settimana lavorativa di 4 giorni

Esperimento già in corso in Spagna, Islanda e Regno Unito.
“Necessario adattarsi alla dinamicità del mercato del lavoro”.

Parlando a Szczecin, pochi giorni fa, il leader del partito Piattaforma Civica (PO) Donald Tusk ha annunciato la preparazione di un preciso progetto pilota per una settimana lavorativa di quattro giorni.

Secondo il leader di Piattaforma Civica, questa soluzione è dettata dai cambiamenti dinamici che si sono verificati di recente nel mercato del lavoro. L’ex leader del Consiglio europeo ha aggiunto che il progresso tecnologico non deve necessariamente comportare un aumento automatico della disoccupazione.

Tuttavia, stando a quanto riporta “Polonia Oggi”, secondo Tusk è necessario cambiare l’atteggiamento nei confronti del lavoro e modificare il modello sociale.

Più nel dettaglio, Tusk ha fatto riferimento a due modelli: uno è l’accorciamento della giornata lavorativa e l’altra è l’accorciamento dell’intera settimana; a suo parere, quest’ultima, cioè quattro giorni lavorativi a settimana, sarebbe più probabile.

Tra i Paesi che stanno sperimentando la settimana di quattro giorni ci sono il Regno Unito e la Spagna. L’Islanda è pronta a quest’esperimento.

Nel caso delle isole britanniche, più di 3.000 dipendenti di 70 aziende dovrebbero partecipare all’esperimento, annunciato nel giugno di quest’anno.

Le prime conclusioni degli esperimenti sono piuttosto ottimistiche. Tra l’altro, è stato notato un aumento della produttività dei dipendenti, o almeno è stato mantenuto il livello precedente allo studio.

Inoltre, i dipendenti erano meno stressati e avevano un minor rischio di burnout.

Tuttavia, gli esperti sottolineano che, per il momento, lo studio ha coperto un periodo di tempo troppo breve per poter trarre conclusioni più serie.

Inflazione costa 92 miliardi agli italiani

I dati della Cgia di Mestre: “colpisce soprattutto chi ha meno”.
Più danneggiate le regioni più ricche.

L’inflazione, nell’ultimo anno, è costata agli italiani 92 miliardi di euro.

A dirlo è la Cgia di Mestre, sostenendo inoltre che le più colpite sono state le regioni più ricche: a livello territoriale il costo più salato l’hanno pagato i risparmiatori delle regioni economicamente più avanzate come la Lombardia dove la perdita di potere di acquisto è stata di 19,4 miliardi di euro, il Lazio che ha visto una perdita di potere d’acquisto pari a 9,3 miliardi, il Veneto con una perdita di 8,3 miliardi e l’Emilia Romagna che ha registrato una perdita di 8,12 miliardi di euro.

Infine, l’associazione mestrina ha detto che l’inflazione è “una tassa della peggior specie, perché colpisce soprattutto chi ha meno”.

Gazprom riduce di un terzo le forniture all’Italia

Il piano: lampioni spenti e meno riscaldamento.
Primo dei tre livelli di allarme.

Mosca taglia un terzo delle forniture di gas all’Italia.

A riportarlo è una nota di Eni, dove più precisamente si legge quanto di seguito:

Gazprom ha comunicato che nella giornata di lunedì fornirà a Eni volumi di gas pari a circa 21 milioni di metri cubi al giorno, rispetto a una media degli ultimi giorni pari a circa 32 milioni. Eni fornirà ulteriori informazioni in caso di nuove e significative variazioni dei flussi.

Stando poi a quanto riporta Snam gli stoccaggi sono al 64% e l’amministratore delegato Stefano Venier interviene così:

Stiamo lavorando per contribuire alla creazione di una riserva che diventa indispensabile nei mesi invernali tramite il riempimento degli stoccaggi. Fino a domenica siamo arrivati a 6,1 miliardi di metri cubi in stoccaggio (al netto dello strategico ndr) che corrispondono al 64% dell’obiettivo. Noi di Snam abbiamo dato un contributo di circa 1,5 miliardi di metri cubi e continueremo a dare il nostro sostegno, ovviamente nei limiti di un operatore di sistema.

I livelli di emergenza per la crisi del gas sono 3 e, ad oggi, l’Italia è al primo Step. Se Mosca dovesse però sospendere in via definitiva le forniture alla Ue (a cui l’anno scorso aveva assicurato il 44% del suo fabbisogno), il governo sarebbe costretto a far scattare la fase di emergenza.

Tra le misure del primo livello di allarme troviamo lampioni spenti e meno riscaldamento, nelle abitazioni anche due gradi in meno e previsto un razionamento.

Il piano per affrontare l’emergenza gas prevede quindi una serie di interventi che vanno dal razionamento del gas alle industrie energivore al maggior utilizzo delle centrali a carbone per la produzione di elettricità.

Ma, come riporta “La Repubblica”, anche l’introduzione di politiche di austerity dei consumi: riscaldamento più contenuto, con tagli fino a due gradi della temperatura nelle abitazioni e negli uffici, risparmi sull’illuminazione pubblica, con orario ridotto di accensione dei lampioni sulle strade.

Questi provvedimenti dovrebbero durare fino a quando il gas russo non verrà sostituito da forniture provenienti da altri Paesi.