Evasione fiscale: la mappa europea

Germania prima per evasione, Italia poi non così male.
Chi fa la morale agli altri o evade o è un paradiso fiscale.

Italia regina per evasione fiscale come continuano a ripeterci e a farci voler credere?

Assolutamente no, anzi.

Dopo aver svelato che il problema dell’evasione non è il famoso idraulico che non emette lo scontrino ma sono le grandi multinazionali che evadono miliardi di euro (basti pensare allo scandalo della tedesca Wirecard) per poi pagare al massimo qualche piccola multa, ora vediamo che non è chi predica bene a dare l’esempio.

Chi svetta nella classifica europea dell’evasione fiscale è, infatti, la tanto dura e pura Germania, sempre pronta a giudicare e criticare gli altri quando dovrebbe per prima guardare in casa propria.

Pensate che a livello di imprese, il record di evasione fiscale lo fece un’altra azienda tedesca: la Siemens.

A farle eco nelle critiche, in particolar modo verso l’Italia, era stato anche il Lussemburgo tramite le parole dell’ex presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker: guarda caso, il Lussemburgo avrebbe poco da parlare essendo un paradiso fiscale.

Di seguito, la mappa dell’evasione fiscale in Europa fornita da Atlas of the Offshore World, EU Tax Observatory:

Vaccino: Pfizer denuncia la Polonia

L’azienda chiede 6 miliardi di Zloty per non aver rispettato il contratto.
Contratto stipulato dalla Commissione europea e soggetto al diritto belga.

Pfizer cita in giudizio la Polonia per 6 miliardi zloty per non aver adempiuto il contratto legato a 60 milioni di dosi di vaccini non ritirati e non pagati.

Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha giustificato la decisione di non ritirare i vaccini facendo riferimento a una forza maggiore: lo scoppio della guerra in Ucraina.

Il contratto, firmato dalla Commissione europea, è soggetto al diritto belga, che ha portato al deposito di una causa a Bruxelles.

La società farmaceutica non ha formulato osservazioni su tale decisione, mentre, come riporta Polonia Oggi, dall’altra parte della barricata si è detto quanto di seguito:

Nel frattempo, sono stati fatti tentativi per negoziare con la società, anche a livello dell’Unione, ma senza successo. Pfizer aspettava di andare in tribunale. Lo ha fatto solo al momento del cambio di potere in Polonia, e anche quando la guerra in Ucraina non è più in prima pagina sui giornali“.

Il generale Vannacci denuncia Bersani

Denunce per “aggressioni verbali” dopo la pubblicazione del libro.
Poi l’avvocato avverte: “Sono le prime querele”.

Il generale Vannacci denuncia, tra i vari, Pier Luigi Bersani.

L’ex comandante della Folgore, a quanto si apprende, ha infatti presentato delle querele per diffamazione rispetto ad “alcune aggressioni verbali” a suo danno relative al libroIl mondo al contrario“.

Il testo da lui scritto aveva suscitato parecchie polemiche ed animato accese discussioni dopo la sua pubblicazione: secondo alcuni detrattori, infatti, in quelle pagine il militare aveva espresso opinioni particolarmente sferzanti o addirittura offensive, che tuttavia il diretto interessato aveva argomentato come legittime, invocando il proprio diritto alla libertà d’espressione.

A quanto pare, tuttavia, alcune delle critiche ricevute per quel libro sarebbero state però eccessive ed oltraggiose, motivo per cui Vannacci ha deciso di intraprendere le vie legali.

Secondo quanto riportano Ansa, Il Giornale ed altre testate, una delle querele sporte dal generale è contro l’onorevole Pier Luigi Bersani per alcune frasi pronunciate da quest’ultimo durante la Festa dell’Unità di Ravenna l’1 settembre scorso.

Un’altra denuncia è stata rivolta invece a un utente della piattaforma X (ex Twitter) da identificare con l’username.

Vannacci, assistito dall’avvocato Massimiliano Manzo di Firenze, ha sporto le querele a tutela del proprio onore, spiegando:

Alcuni commenti di personaggi, anche molto noti, si sono manifestati in aggressioni offensive, in molti casi da parte di persone che neppure avevano letto il libro e tali invettive non rientrano nel diritto di critica, ma integrano un tipico caso di diffamazione“.

L‘avvocato Manzo ha poi avvertito che queste “Sono le prime querele“, facendo capire che ne seguiranno probabilmente altre.

In particolare, in queste querele, Vannacci si è sentito leso nell’onore da Bersani per quando, dal palco, l’ex leader del Pd lo definì cogli*ne” e per quando, in un altro passaggio del suo intervento, alluse al fatto che Vannaccipossa minimizzare la tragedia della Shoah” nel suo libro.

A quanto si apprende, la diffamazione viene ravvisata pure laddove Bersani per schernire e attaccare Vannacci” lo accusava di voler aprire metaforicamente un bar Italia, come luogo di bassezza, “dove puoi dare dell’invertito a un omosessuale, dove puoi dare del negro a un nero, dove puoi dire a un ebreo ‘sì la Shoah, ma non esagerare’…“.

La presunta diffamazione si sostanzierebbe “nell’attribuire una presa di posizione gravissima ragionando per mero ‘sentito dire’, senza conoscere effettivamente il pensiero del querelante“.

Bersani è stato querelato da Vannacci a Ravenna.

Nel caso dell’utente di X, invece, la querela è a Lucca e riguarda una frase diffamatoria in un post.

Germania: 770 miliardi di aiuti illegali

I 60 miliardi di euro messi in discussione dalla sentenza della Corte costituzione tedesca esplodono.
Trovati altri 29 fondi.

Sono 770 e non solo 60 i miliardi di euro messi in discussione dalla sentenza della Corte costituzione tedesca, che ha bocciato un finanziamento fuori bilancio di interventi a favore del clima.

L’aumento da 60 a 770 deriva dalla considerazione che esistono altri 29 fondi analoghi creati fuori bilancio nel corso di decenni dal governo di Berlino.

Lo sostiene l’agenzia Bloomberg citando “persone che hanno familiarità con la questione” e “l’analisi iniziale” dell’esecutivo tedesco.

L’Alta Corte con sede a Karlsruhe aveva stabilito che il reimpiego per la transizione climatica di 60 miliardi stanziati originariamente per affrontare la pandemia di Covid viola la “legge fondamentale, ossia la Costituzione tedesca e, quando i funzionari dell’amministrazione del cancelliere Olaf Scholz hanno iniziato ad analizzare le oltre 60 pagine di argomentazioni legali, hanno temuto che potrebbero dover essere sciolti o almeno modificati entro la fine dell’anno anche veicoli simili che forniscono finanziamenti per 770 miliardi di euro.

In agosto la Corte dei Conti federale tedesca aveva infatti elencato 29 fondi speciali al di fuori del bilancio annuale, che hanno accumulato 870 miliardi di euro; ma un fondo da 100 miliardi destinato all’ammodernamento delle forze armate tedesche sarebbe al sicuro in quanto inserito nella Costituzione già nel corso del 2022.

Il resto dei fondi sarebbe invece a rischio, hanno detto le fonti riprese anche da Il Giornale.

Christian Duerr, capogruppo parlamentare dei liberali (Fpd), partito di governo fiscalmente rigorista, ha ieri detto che la sentenza significa che il numero di fondi speciali deve essere drasticamente ridotto e che nel medio termine è necessaria una revisione del bilancio federale nel suo complesso:

Rafforza il freno al debito, crea chiarezza non solo per il bilancio federale ma anche per molti bilanci degli Stati regionali”.

Il riferimento è alle norma costituzionale del “freno all’indebitamento” la quale “stabilisce che i bilanci dei governi federali e regionali per principio devono essere in pareggio senza entrate da prestiti” come sintetizza il sito del ministero delle Finanze tedesco.

Argentina, Milei: se vinco, non avrò relazioni con Russia, Cina e Brasile

L’ultraliberale ritiene che i due Paesi non rispettino le libertà individuali. A rischio 2 milioni di posti di lavoro.
Si schiera con Usa e Israele.

Il candidato ultraliberale alla presidenza dell’Argentina, Javier Milei, ha ribadito che un suo eventuale governo non manterrà relazioni con Paesi che non rispettano le libertà individuali come Russia e Cina, ma ha smentito che questo implicherebbe la chiusura delle relazioni commerciali con tali Paesi.

Nell’ultimo dibattito televisivo in vista del ballottaggio del 19 novembre, come riporta Ansa, Milei ha detto quanto di seguito:

Ho affermato in ripetute occasioni il mio allineamento con gli Stati Uniti, con Israele e con il mondo libero e non sono disposto a intavolare relazioni con quelli che non rispettano la democrazia liberale, e che non rispettano le libertà, ma le relazioni commerciali le stabiliscono i privati“.

Il candidato del peronismo moderato (centro sinistra), Sergio Massa, ha sottolineato a sua volta che una rottura delle relazioni commerciali con il Brasile, il cui presidente è stato tacciato di “comunista” da Milei, signifcherebbe “la perdita di due milioni di posti di lavoro“.