Argentina: nuova legge sull’espulsione dei migranti

Modificata la Legge sulle migrazioni per autorizzare l’espulsione dei cittadini stranieri che diffondano messaggi d’odio contro il Paese o i suoi simboli nazionali, sia oralmente che per iscritto.

Il governo dell‘Argentina ha modificato per decreto la Legge sulle migrazioni per autorizzare l’espulsione dei cittadini stranieri che diffondano messaggi d’odio contro il Paese o i suoi simboli nazionali, sia oralmente sia per iscritto.

La riforma, come riporta Euronews, prevede anche la possibilità di negare l’ingresso a persone straniere che tengano questo tipo di condotte.

Secondo il comunicato diffuso giovedì dall’Ufficio del presidente argentino Javier Milei, la nuova normativa non si applicherà alle critiche di natura politica, ideologica o accademica, considerate tutelate dal diritto alla libertà di espressione.

L’esecutivo giustifica la modifica con l’esistenza di “recenti manifestazioni di ostilità contro la Repubblica Argentina e gli argentini“, anche se il testo non menziona casi specifici. Il riferimento arriva dopo le critiche rivolte al Paese in diversi ambiti internazionali in seguito all’ultimo Mondiale di calcio.

La riforma coincide anche con una fase di crescente tensione diplomatica tra Argentina e Brasile, in un contesto segnato dai ripetuti attacchi verbali di Milei contro il suo omologo brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva (Lula).

Dalla fine del Mondiale, Milei sostiene che esista una campagna internazionale contro l’Argentina, un’accusa per la quale non ha fornito prove e che attribuisce al Brasile, al Messico e al Partito democratico degli Stati Uniti.

Argentina, Milei riforma la Banca Centrale: stop a finanziamento del Tesoro

Il presidente argentino: la Banca Centrale deve avere un solo scopo, non cinque come oggi: evitare emissione monetaria su richiesta di un governo perchè genera inflazione.

Il governo argentino di Javier Milei ha presentato oggi un progetto di riforma dello statuto della Banca Centrale che mira a vietare il finanziamento diretto del Tesoro attraverso emissione monetaria.

Il testo, che verrà inviato già questa settimana all’esame del Parlamento, rappresenta uno dei pilastri del programma economico presentato dal leader ultraliberista fin dalla campagna elettorale basato sull’equilibrio fiscale e la lotta all’inflazione.

La Banca Centrale deve avere un solo obiettivo, quello di preservare il valore della moneta, non cinque obiettivi come adesso. La proibizione assoluta di finanziare il Tesoro serve a questo, a garantire che non ci sarà più emissione monetaria su richiesta di un governo, che è il principale fattore dell’inflazione“, ha affermato Milei presentando il progetto in un’intervista, come riporta Ansa.

L’attuale statuto, riformato nel 2012 sotto la presidenza di Cristina Fernández de Kirchner, stabilisce che la Banca Centrale deve promuovere la stabilità monetaria e finanziaria, l’occupazione e lo sviluppo economico nel rispetto dell’equità sociale.

Il progetto di riforma del governo Milei, oltre a limitare a un solo obiettivo le funzioni dell’istituzione monetaria e a vietare il giro di divise al Tesoro, mira a rafforzare l’autonomia della Banca Centrale dall’esecutivo e l’introduzione di sanzioni penali per autorità del direttorio che accedano a finanziare deficit del Tesoro anche in modo indiretto.

Argentina: approvata la controversa legge sui ghiacciai

Maggiore autonomia alle province sulla gestione delle aree protette per promuovere l’attività mineraria.
113 favorevoli, 11 contrari e 3 astenuti dopo 12 ore di dibattito.

In Argentina, la controversa riforma della legge di protezione sui ghiacciai, presentata dal governo ultraliberista di Javier Milei per promuovere l’attività mineraria, è stata definitivamente approvata nella notte dal Congresso.

La Camera dei deputati ha dato il via libera al testo con 137 voti favorevoli, 111 contrari e 3 astensioni, dopo quasi dodici ore di dibattito in aula.

La riforma, che concede alle province maggiore autonomia nella definizione delle aree protette e nell’autorizzazione o nel divieto di attività economiche e minerarie al loro interno, era già stata approvata dal Senato a febbraio.

Come riporta Ansa, da ieri davanti al parlamento di Buenos Aires si erano radunati centinaia di manifestanti convocati da organizzazioni sociali, partiti di sinistra e ong ambientaliste per una veglia di protesta.

L’Argentina esce dall’OMS

Sulle orme degli Stati Unit, il processo per abbandonare l’Organizzazione Mondiale della Sanità era iniziato un anno fa.

L’Argentina ha annunciato ufficialmente il proprio ritiro dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Come riporta MetropolitanMagazine, il processo per abbandonare l’ente era stato avviato un anno fa, seguendo le orme degli Stati Uniti, che hanno formalizzato la decisione a gennaio.

Pablo Quirno, Ministro degli Affari Esteri argentino, ha comunicato la notizia su X:

“Oggi, a un anno dalla notifica formale presentata dal nostro Paese, ha effetto il ritiro dell’Argentina dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).L’Argentina ha comunicato questa decisione con una nota indirizzata al Segretario Generale delle Nazioni Unite, in qualità di depositario della Costituzione dell’OMS, il 17 marzo 2025. In conformità con la Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, il ritiro ha effetto un anno dopo la data di tale notifica. Il nostro Paese continuerà a promuovere la cooperazione internazionale in materia di salute attraverso accordi bilaterali e forum regionali, salvaguardando pienamente la propria sovranità e la propria capacità decisionale in merito alle politiche sanitarie”.

Argentina: già finito il tempo di Milei?

Un sondaggio vede il premier da poco eletto andare a picco.
Aveva dichiarato: “Se vinco non avrò relazioni con Russia, Cina e Brasile”.

Un sondaggio pubblicato oggi in Argentina mostra un forte calo dei consensi per il governo di Javier Milei, con il 32,2% che approva pienamente ciò che ha fatto il governo ultra-liberale argentino, contro il 52,9% che lo disapprova con la stessa intensità.

La rilevazione è stata pubblicata sul quotidiano online Clarín e ripresa dall’Ansa.

Alla domanda su quale direzione prenderà il Paese: il 42,3% ritiene che si stia andando nella “direzione giusta” e il 54,4% pensa il contrario.

Anche rispetto alle aspettative economiche del Paese c’è divisione: il 33,2% è ottimista ed il 44,3% pessimista.

Tuttavia, la crisi economica attuale viene attribuita più al precedente governo di Alberto Fernandez (peronismo, centrosinistra) che a quello insediatosi un mese e mezzo fa: 45,9% contro 39,1%. Il 14,8%, invece, li indica entrambi allo stesso modo.

L’istituto che ha condotto il sondaggio, sottolineando come anche i precedenti presidenti Mauricio Macri e Fernandez abbiano consumato rapidamente il loro appoggio iniziale tra gli elettori, aggiunge quanto di seguito:

“L’esistenza di un consenso precario, lo comprendiamo, è ormai la regola e non l’eccezione nel sistema di governo in Argentina. I governi assumono e consumano rapidamente il capitale politico iniziale. Dando luogo a fasi di autentica agonia politica, dove tutto è reso più difficile e in salita“.

Milei, durante la sua campagna elettorale, aveva dichiarato “Se vinco non avrò relazioni con Russia, Cina e Brasile” (approfondimento al link): forse la strategia non sta rendendo come sperato.