Polonia e Ungheria bloccano il grano ucraino

Ue: “Azioni unilaterali inaccettabili”.
Per i due Stati l’acquisto dall’Ucraina mette a rischio le produzioni interne.

L’amicizia all’Ucraina è assicurata, ma non a tutti i costi.

Ungheria e Polonia hanno annunciato lo stop all’acquisto del grano ed altri prodotti agricoli dall’Ucraina, il quale risulta essere largamente sovrabbondante e troppo conveniente, tanto da mettere alle strette gli agricoltori dei due Paesi.

Come riferiscono Ansa e Notizie.it, riprendendo le parole di un portavoce della Commissione Ue, è arrivato immediatamente il monito dell’Ue ad entrambi:

Azioni unilaterali inaccettabili. Siamo a conoscenza degli annunci di Polonia e Ungheria sul divieto di importazione di grano e altri prodotti agricoli dall’Ucraina. Stiamo chiedendo ulteriori informazioni alle autorità competenti per poter valutare le misure. In questo contesto, è importante sottolineare che la politica commerciale è di competenza esclusiva dell’Ue e, pertanto, non sono accettabili azioni unilaterali. In tempi così difficili, è fondamentale coordinare e allineare tutte le decisioni all’interno dell’Ue”.

Per concludere in estrema sintesi, dunque, la posizione di Ungheria e Polonia è un sì al supporto all’Ucraina ma non a discapito dell’interesse nazionale.

“A Bruxelles poche donne lavorano per mentalità italiana”

È bufera sulla frase del ministro.
Nel mirino le donne di origini italiane, marocchine e turche.

Se a Bruxelles il tasso d’occupazione femminile è troppo basso è colpa del fatto che “molte donne si trovano ancora in un modello famigliare mediterraneo, nel quale l’uomo lavora e la donna resta a casa”.

Una situazione che, secondo il ministro del Lavoro della Regione di Bruxelles, riguarda nello specifico le donne “di origine italiana o marocchina”.

Le dichiarazioni di Bernard Clerfayt hanno subito scatenato una raffica di polemiche nel Paese in cui vivono circa 300 mila italiani, anche da parte degli esponenti della maggioranza che guida l’amministrazione della capitale belga, tanto che a deputata socialista Fadila Laanan ha affermato:

Sono sconvolta e indignata. Penso a tutte quelle donne che conosco e che cercano lavoro, ma che sono discriminate a causa delle loro origini, a tutte quelle donne madri singolo che hanno difficoltà a conciliare lavoro e vita familiare”.

Il gruppo dei socialisti nel parlamento bruxellese, che fa parte della maggioranza, ha diffuso una nota in cui definisce “inaccettabili e discriminatorie” le dichiarazioni di Clerfayt, esponente del partito politic Défi, di orientamento social-liberale.

Non solo: anche dagli altri partner della coalizione, i verdi, sono subito arrivate le prese di distanza. Barbara Trachte, segretario di Stato alla Transizione economica della Regione di Bruxelles, ha aggiunto:

Anziché trasmettere stereotipi dovremmo affrontare gli ostacoli strutturali all’inserimento lavorativo delle donne, in particolare di origine straniera”.

Dopo il polverone per le dichiarazioni rilasciate durante l’intervista all’emittente belga LN24, come riporta La Stampa, il ministro ha cercato di precisare il senso delle sue parole, ma senza fare passi indietro:

Ho sempre combattuto le disuguaglianze chiamando le cose con il loro nome. Descrivere un fatto non è stigmatizzare e io lavoro ogni giorno per promuovere l’occupazione di tutte le donne di Bruxelles”.

Infine, su Twitter ha insistito con la sua tesi:

A parità di profilo, il divario (nel tasso di occupazione tra uomo e donna, ndr) è diverso. Nelle Fiandre la differenza è di 6 punti (percentuali, ndr), in Vallonia è di 8 punti e a Bruxelles è di 10 punti”.

Orban: stop ai finanziamenti e la guerra finirà

“Ucraina economicamente inesistente”.
Stato mantenuto da Ue a scapito dei Paesi membri.

Per porre fine alla guerra in Ucraina è sufficiente fermare i finanziamenti.

Così il premier ungherese Orban che, intervenendo alla stazione radio Kossuth, ha dichiarato quanto di seguito:

L’Ucraina è un paese economicamente inesistente. Paghiamo le pensioni e gli stipendi ucraini, manteniamo la loro amministrazione statale, la loro assistenza sanitaria. E’ chiaro che questo stato di cose non può essere mantenuto a lungo termine“.

Con quanto sopra, Viktor Orban ha spiegato che il funzionamento del Paese è finanziato dall’Unione europea, e questo sta distruggendo l’Europa; inoltre, la guerra finirà non appena si smetterà di finanziare Kiev.

Come riporta Adnkronos, il capo del governo ungherese ha poi sottolineato che gli Stati Unitinon hanno abbandonato il loro piano di coinvolgere tutti in un’alleanza militare“, fornendo armi all’Ucraina e sostenendo le continue ostilità.

Dicendo che l’Ungheria rimarrà dalla parte della pace, ribadendo che la minaccia che il conflitto ucraino si trasformi in una nuova guerra mondiale cresce ogni giorno che passa, Orban ha aggiunto: “E se scoppia una guerra mondiale, sarà una guerra nucleare“.

A suo avviso, l’attuale escalation del conflitto in Ucraina attesta il fatto che i Paesi in guerra sono letteralmente “a pochi centimetri dall’uso delle armi nucleari“: questo è esattamente il motivo per cui l’Ungheria sostiene il cessate il fuoco più rapido possibile e l’inizio dei colloqui di pace sulla risoluzione del conflitto ucraino.

Le dichiarazioni di Orban seguono quelle del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, il quale l’8 aprile scorso aveva sostenuto che l’Ucraina scomparirà perché nessuno ne ha bisogno.

Lo stesso Medvedev che tramite Twitter ha risposto alle dichiaraizoni della Polonia su un possibile conflitto mondiale dicendo che “non sa chi tra Russia e Nato potrebbe vincere la gueraa, ma sicuramente la Polonia sarà la prima a scomparire” (approfondimento al link) e che oggi ha elogiato l’alleato di lunga data di Vladimir Putin sul suo canale Telegram:

Secondo il primo ministro ungherese, l’Ucraina è un paese finanziariamente inesistente. Non appena finiranno i finanziamenti da Stati Uniti ed Europa, finirà anche la guerra. Lo ha detto bene, con coraggio e precisione rispetto a un politico europeo. Tutto quello che si può aggiungere è che non appena finiranno i finanziamenti occidentali, la stessa Ucraina cesserà di esistere“.

Ue approva divieto di vendita per auto a combustione

Regolamento valido dal 2035.
Astenute Italia, Romania e Bulgaria, contraria la Polonia: la Spagna le rimprovera.

Tutte le auto vendute dal 2035 nell’Unione Europea saranno a emissioni zero.

Questa la decisione presa dai ministri dell’Energia e dei Trasporti dell’Ue che hanno approvato il regolamento che vieterà la vendita di tutti i veicoli con motore a combustione, ad eccezione di quelli alimentati con e-fuel, carburanti sintetici prodotti estraendo idrogeno dall’acqua e CO2 dall’atmosfera (approfondimento al link).

L’adozione del regolamento arriva dopo l’accordo tra la Commissione europea e la Germania, che ha messo fine a una lunga disputa e dissolto la “minoranza di blocco” che teneva in stallo il regolamento.

La Commissione dovrà ora farsi trovare pronta a presentare misure concrete per delineare questa eccezione, molto contestata da altri Paesi.

Italia, Romania e Bulgaria si sono astenute, mentre la Polonia ha votato contro l’adozione del regolamento.

Come riporta Euronews, il ministro italiano dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto nei confronti dei suoi omologhi, ha dichiarato quanto di seguito:

Consideriamo che la previsione dei soli carburanti sintetici rappresenti una interpretazione troppo restrittiva, che non consente ancora una piena attuazione del principio di neutralità tecnologica per il quale l’Italia si è sempre battuta sulla base di dati tecnici e scientifici. Siamo infatti convinti che anche i biocarburanti possano rientrare nella categoria dei combustibili neutri in termini di bilanciamento complessivo di CO2 e contribuiscano alla progressiva decarbonizzazione del settore“.

Anche la ministra spagnola della Transizione ecologica, Teresa Ribera Rodríguez è stata molto critica, soprattutto per il modo in cui questo regolamento è stato bloccato.

La Germania con l’Italia e la Polonia, è intervenuta all’ultimo momento su un file che era già stato concordato dalle diverse istituzioni. In linea di principio non ci piace questo approccio. Pensiamo che non sia giusto”.

Ue: sì a motori a combustione dal 2035 se e-fuel

Cambio di rotta: si vira sui combustibili sintetici.
Decisivo il pressing della Germania.

Dopo aver fortemente puntato sull’elettrico, l’Ue cambia rotta.

La Commissione europea ha proposto di consentire la vendita di nuove auto con motori a combustione interna dopo il 2035, purché funzionino solo con e-fuel (combustibili sintetici) a impatto climatico zero, secondo un documento mostrato martedì.

Cedendo alle pressioni tedesche, la commissione ha suggerito che tali veicoli potrebbero essere tra quelli consentiti dal 2035, ma la loro tecnologia deve essere in grado di impedire al veicolo di circolare se vengono utilizzati altri carburanti.

Così il documento che delinea le proposte della Commissione al ministero dei Trasporti tedesco, ministero che lunedì ha affermato che i colloqui con la Commissione sulla prevista fine dei nuovi motori a combustione a partire dal 2035 stanno andando avanti, ma ha aggiunto di non poter dire quando sarà raggiunto un accordo.

Dopo mesi di trattative, l’anno scorso il Parlamento europeo, la Commissione europea e gli Stati membri dell’Unione europea hanno concordato la legge che renderebbe di fatto impossibile vendere auto con motore a combustione a partire da quella data.

Sul tema è intervenuta anche Giorgia Meloni che, come riporta RaiNews, durante le comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo, ha dichiarato quanto di seguito:

Ci opponiamo a proposte come il regolamento delle emissioni di CO2 per le auto e a quella di efficientamento degli edifici. Rischiano di esporci a nuove dipendenze strategiche. Il percorso verso una economia verde deve essere sostenibile dal punto di vista sociale ed economico, per questo ci opponiamo a proposte come il regolamento sulle emissioni dell’anidride carbonica delle auto ed alle norme sull’efficientamento energetico degli immobili perché così si traducono in una penalizzazione dei nostri cittadini e delle nostre imprese e rischiano di sottoporci ad altre dipendenze energetiche. Il Consiglio europeo affronterà nuovamente il tema della sicurezza energetica, con l’obiettivo principale di valutare l’efficacia delle misure intraprese finora e di verificare lo stato di preparazione in vista del prossimo inverno“.