Vaccino: Pfizer denuncia la Polonia

L’azienda chiede 6 miliardi di Zloty per non aver rispettato il contratto.
Contratto stipulato dalla Commissione europea e soggetto al diritto belga.

Pfizer cita in giudizio la Polonia per 6 miliardi zloty per non aver adempiuto il contratto legato a 60 milioni di dosi di vaccini non ritirati e non pagati.

Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha giustificato la decisione di non ritirare i vaccini facendo riferimento a una forza maggiore: lo scoppio della guerra in Ucraina.

Il contratto, firmato dalla Commissione europea, è soggetto al diritto belga, che ha portato al deposito di una causa a Bruxelles.

La società farmaceutica non ha formulato osservazioni su tale decisione, mentre, come riporta Polonia Oggi, dall’altra parte della barricata si è detto quanto di seguito:

Nel frattempo, sono stati fatti tentativi per negoziare con la società, anche a livello dell’Unione, ma senza successo. Pfizer aspettava di andare in tribunale. Lo ha fatto solo al momento del cambio di potere in Polonia, e anche quando la guerra in Ucraina non è più in prima pagina sui giornali“.

Berlino promette nuove armi a Kiev per 1,3 miliardi

Durante la visita a Kiev il ministro tedesco Pistorius promette anche 20.000 munizioni, droni ad alta tecnologia e decine di sistemi radar.

Durante la sua visita a Kiev, il ministro tedesco della Difesa Boris Pistorius ha promesso all’Ucraina nuovi armamenti dalla Germania, per un valore totale di oltre 1,3 miliardi di euro.

Lo riporta Bild, poi citato da Ansa, precisando che la Germania consegnerà una terza tranche di sistemi di difesa Iris-T Slm, portando il numero totale da otto a dodici tra la fine del 2024 e il 2025.

Nel pacchetto non sarebbero invece presenti i missili da crociera Taurus, chiesti più volte da Kiev.

Pistorius ha anche promesso all’Ucraina 20.000 nuovi proiettili di artiglieria da 155 millilitri, 60 droni di sorveglianza ad alta tecnologia e decine di sistemi radar.

Zelensky: Ue apra negoziati per adesione Ucraina

“Non farlo significherebbe darla vinta a Putin”.
Poi continua: “abbiamo rispettato le 7 raccomandazioni al 100%”.

Zelensky spinge per l’adesione dell’Ucraina all’Ue.

Più nel dettaglio, come riporta Ansa, le parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky al termine dell’incontro con Charles Michel e Maia Sandu sono state le seguenti:

Vorrei che l’apertura dei negoziati di adesione all’Ucraina si basasse su fatti concreti, non ci aspettiamo regali e capiamo che si tratta di un processo di merito. Ma abbiamo rispettato le 7 raccomandazioni al 100% e questa decisione sarebbe importante per mobilitare il popolo ucraino e mostrerebbe che difendiamo i nostri valori coi fatti e non solo con le parole: se non saremo uniti daremo una extra vittoria a Vladimir Putin“.

Germania: 770 miliardi di aiuti illegali

I 60 miliardi di euro messi in discussione dalla sentenza della Corte costituzione tedesca esplodono.
Trovati altri 29 fondi.

Sono 770 e non solo 60 i miliardi di euro messi in discussione dalla sentenza della Corte costituzione tedesca, che ha bocciato un finanziamento fuori bilancio di interventi a favore del clima.

L’aumento da 60 a 770 deriva dalla considerazione che esistono altri 29 fondi analoghi creati fuori bilancio nel corso di decenni dal governo di Berlino.

Lo sostiene l’agenzia Bloomberg citando “persone che hanno familiarità con la questione” e “l’analisi iniziale” dell’esecutivo tedesco.

L’Alta Corte con sede a Karlsruhe aveva stabilito che il reimpiego per la transizione climatica di 60 miliardi stanziati originariamente per affrontare la pandemia di Covid viola la “legge fondamentale, ossia la Costituzione tedesca e, quando i funzionari dell’amministrazione del cancelliere Olaf Scholz hanno iniziato ad analizzare le oltre 60 pagine di argomentazioni legali, hanno temuto che potrebbero dover essere sciolti o almeno modificati entro la fine dell’anno anche veicoli simili che forniscono finanziamenti per 770 miliardi di euro.

In agosto la Corte dei Conti federale tedesca aveva infatti elencato 29 fondi speciali al di fuori del bilancio annuale, che hanno accumulato 870 miliardi di euro; ma un fondo da 100 miliardi destinato all’ammodernamento delle forze armate tedesche sarebbe al sicuro in quanto inserito nella Costituzione già nel corso del 2022.

Il resto dei fondi sarebbe invece a rischio, hanno detto le fonti riprese anche da Il Giornale.

Christian Duerr, capogruppo parlamentare dei liberali (Fpd), partito di governo fiscalmente rigorista, ha ieri detto che la sentenza significa che il numero di fondi speciali deve essere drasticamente ridotto e che nel medio termine è necessaria una revisione del bilancio federale nel suo complesso:

Rafforza il freno al debito, crea chiarezza non solo per il bilancio federale ma anche per molti bilanci degli Stati regionali”.

Il riferimento è alle norma costituzionale del “freno all’indebitamento” la quale “stabilisce che i bilanci dei governi federali e regionali per principio devono essere in pareggio senza entrate da prestiti” come sintetizza il sito del ministero delle Finanze tedesco.

Volkswagen verso tagli e delocalizzazioni

Prevista la riduzione tra i 4.000 ed i 6.000 posti.
Pesano le scelte Ue: aumento tassi di interesse e costi energetici, relazioni commerciali rovinate.

Ridurre i costi di produzione anche attraverso la delocalizzazione delle fabbriche fuori dalla Germania.

Sarebbe il piano di ristrutturazione di Volkswagen voluto dal ceo Thomas Schäfer che, come riferito dal quotidiano economico Handelsblatt, ha dichiarato quanto di seguito:

Dobbiamo migliorare la nostra competitività aziendale, velocizzare la nostra produzione, siamo ancora troppo lenti e complicati”.

Volkswagen, secondo il Ceo, è ancora indietro sull’elettrico e questo pesa anche in Borsa: il titolo VW da dicembre 2023 ha perso il 14%, lunedì è stato quotato poco oltre i 104 euro quando ad inizio anno viaggiava sopra i 140 euro.

Nel 2021, quando venne annunciato il nuovo piano per le auto elettriche, le azioni schizzarono oltre i 240 euro, ma da allora sono cambiate tante cose, in particolare l’aumento esponenziale dei costi energetici.

Su quest’ultimo punto, però, va detto che proprio pochi giorni fa il governo tedesco ha posto al minimo europeo le tariffe energetiche per l’industria al fine di salvare competitività e posti di lavoro (approfondimento al link).

Venerdì i vertici del colosso automobilistico di Wolfsburg, sempre secondo Handelsblatt, dovrebbero ratificare il nuovo piano industriale e sarà fondamentale il via libera del capo del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo.

Italiana di seconda generazione, figlia di calabresi ex operai Vw, Cavallo, 48 anni, è la prima donna alla guida del consiglio di fabbrica della Vw, che rappresenta circa 662mila lavoratori.

Non è quindi sbagliato definirla l’italiana più influente di Germania: siede da due anni sulla poltrona una volta occupata da Bernd Osterloh, a lungo definito da media ed esperti del settore “l’uomo più potente della Volkswagen”.

Cavallo, come Osterloh, ricopre un ruolo delicato: rappresenta i sindacati nel consiglio di amministrazione dell’azienda a partecipazione statale del land della Bassa Sassonia, che detiene una quota di circa il 12%.

La firma di Cavallo sul piano di ristrutturazione sarà determinante ma, come riporta Avvenire, prima dovrà confrontarsi con il potente sindacato IG Metall: il piano di ristrutturazione dovrebbe prevedere tagli tra i 4.000 ed i 6.000 posti di lavoro e dovrebbero riguardare tutti i livelli, dall’operaio allo specializzato, dagli ingegneri all’amministrazione.

Con la riduzione anche dei costi di produzione si dovrebbe arrivare a diminuire i costi complessivi di circa 10 miliardi di euro.

Il piano dovrebbe essere realizzato entro 36 massimo 50 mesi e tra le misure da adottare c’è anche un incremento delle delocalizzazioni degli stabilimenti industriali.

La produzione e le attività presenti in Germania potrebbero essere trasferite in altri Paesi europei in grado di gestire meglio l’approvvigionamento energetico, come ad esempio quelli dell‘Europa sud-occidentale o le zone costiere del nord Europa, dotate di impianti di rigassificazione e terminal per l’accesso facilitato ad esempio al gas liquefatto.

Possibili candidati sarebbero Spagna e Portogallo, così come il Belgio o altri Stati in cui sono presenti altri stabilimenti del gruppo.

Dal 2012 al 2022 i veicoli prodotti all’estero dai colossi tedeschi come Volkswagen, Mercedes-Benz, Bmw e Opel sono passati da 8,6 milioni a oltre 10 milioni e, secondo la confindustria tedesca (Bdi), la quota di veicoli prodotti all’estero è destinata a salire.

Il settore automotive, secondo l’ultimo rilevamento dell’Ufficio di statistica di Wiesbaden di settembre 2023, in un anno ha subito un calo produttivo del 9%.

Molteplici i fattori, a partire dall’aumento dei prezzi dell’energia, dei tassi di interesse, ma anche dalla flessione degli scambi con i principali mercati di esportazione della Germania, a partire dalla Cina.

Insomma, le scelte fatte dall’Ue stanno hanno causato i problemi appena citati e stanno mettendo fortemente in crisi la propria industria.