Povertà: 6 famiglie su 10 in difficoltà

Dopo la pandemia da Covid19 le famiglie in difficoltà passano dal 46% al 58%.
Problematiche le spese impreviste di media entità.

Un aumento del 12% delle famiglie in difficoltà ad arrivare a fine mese.

Questo è lo scenario che ci troviamo di fronte oggi, con l’impatto della pandemia da Covid19 che ha messo il carico da 90 su una situazione già difficile, anche a causa dell’inadeguatezza delle misure di aiuto e sostegno messe in campo dal governo.

Il quadro che emerge dall’indagine commissionata dal Comitato Edufin alla Doxa e svolta tra maggio e giugno scorso, ossia subito dopo la fine del lockdown, ed è stata riportata dalla presidente dell’Ania, Maria Bianca Farina, vede infatti le famiglie in difficoltà passare dal 46% al 58%.

Il report mette inoltre in evidenza una difficoltà generalizzata a far fronte a spese improvvise di media entità e che, la stessa, è particolarmente accentuata tra i giovani, le donne ed i residenti al Sud. Una delle armi in grado di contrastare questa problematica ed il trend che ne deriva, secondo gli autori del report pubblicato su “Avvenire”, è quella di implementare l’educazione finanziaria tra i cittadini.

La Polonia propone un Piano Marshall per la Bielorussia

Se la Bielorussia effettuerà elezioni corrette, riceverà 1 miliardo di euro di fondi europei.
I Paesi del Visegrad puntano a creare un’alternativa al prestito offerto da Putin.

È stato presentato a Bruxelles dal governo polacco una sorta di “Piano Marshall”, volto ad aiutare la Bielorussia tramite 1 miliardo di euro proveniente da fondi europei.

La conditio sine qua non per ottenere i sopracitati fondi sarebbe quella di annullare le elezioni contestate del mese scorso (che hanno confermato la leadership di Lukashenko, in carica dal 1994) e l’accettazione da parte dei rappresentanti politici a tenerne di nuove con un voto libero ed equo.

La proposta, dopo aver trovato d’accordo sia il governo che l’opposizione polacchi, è stata portata in collaborazione con i Paesi del Visegrad, ovvero Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e, appunto, Polonia.

Il viceministro degli Affari esteri, Paweł Jabłoński, ha così commentato:

“Sosterremo le azioni più coerenti da parte dell’UE. Dobbiamo presentare una valida alternativa per la Bielorussia, per il popolo bielorusso, per l’economia bielorussa per il futuro.”

La proposta vuole essere anche un’alternativa al prestito recentemente offerto alla Bielorussia dalla Russia di Putin.

Sul tema si è espresso anche Pavel Latushko, del Presidio del Consiglio di coordinamento bielorusso, come di seguito:

“Il piano è un segnale molto forte. È molto importante l’interrelazione tra gli aiuti che possono essere offerti sia dall’Europa che dalla Federazione russa e le aspettative della società bielorussa. Fondamentali anche i nostri tentativi di cambiamento dentro la società bielorussa.”

Stangata sulle bollette: luce +15,6% gas +11,4%

Mancano gli aiuti e l’economia non riparte, ma il governo alza le imposte.
Nuove tariffe attive dal 1 ottobre.

Si fa presto a dire “piano di rilancio per l’Italia”, un po’ ad attuarlo.

Della famosa pioggia di miliardi che deve arrivare da Recovery fund e Mes tanto sbandierati dal governo giallorosso ancora non si è visto un centesimo; senza inoltre addentrarci nelle considerazioni inerenti alla convenienza o meno dei due pacchetti ed alle loro rispettive condizionalità ed implicazioni.

Non era bastato non prorogare il pagamento delle tasse visti i mesi di lockdown e restrizioni, dal governo arriva un’altra stangata per i cittadini: aumenti a doppia cifra sulle bollette di luce e gas.

In entrambi i casi, infatti, le voci subiranno un aumento superiore al 10% a partire dal 1 ottobre 2020.

Più precisamente, la luce subirà un incremento pari al 15,6% mentre il gas del 11,4%.

Insomma, in tempi già difficili, un’altra azione che di certo non aiuta né le famiglie né la ripresa dell’economia, con l’Italia che rimane uno dei Paesi che meno ha saputo reagire all’epidemia causata dal Covid-19.

Germania spinge per bilancio Ue. Frenano Polonia e Ungheria

I tedeschi premono per chiudere entro poche settimane l’accordo che comprende anche il Recovery fund.
Possibili veti dall’Est Europa.

Il Paese della Merkel sta cercando di fare pressioni al fine di chiudere entro breve tempo, ovvero nelle prossime settimane, un accordo sul bilancio dell’Unione europea.

Lo stesso bilancio conterrebbe anche il famoso Recovery fund da 750 miliardi di euro, di cui l’Italia dovrebbe essere tra le principali (se non la principale) beneficiaria.

Tralasciando tutti i discorsi inerenti alla convenienza o meno dei fondi con relative condizioni, pare che, almeno per il momento, l’ostacolo maggiore arrivi dall’Est Europa: Polonia ed Ungheria sembrerebbero infatti orientate a porre il loro veto.

I due Paesi del Visegrad, appunto, sarebbero timorosi di vedere inserite nel bilancio Ue delle sanzioni inerenti al mancato rispetto degli standard di integrità e Stato di diritto (la Polonia era già stata in passato al centro di forte polemiche per la riforma giudiziaria e per i ripetuti “no” alle quote di ripartizione dei migranti).

La loro posizione impedirebbe l’approvazione di qualsiasi accordo di bilancio, con la conseguenza di veder rimanere bloccato anche il Recovery fund.

Stando a quanto riporta “Reuters”, un alto funzionario del governo tedesco, proprio in vista del vertice dei leader Ue e date le posizioni di Polonia ed Ungheria, avrebbe sostenuto che lo Stato di diritto non è oggetto di discussione ufficiale al vertice ma che il tema verrà sicuramente affrontato a margine. Se questa linea venisse confermata, è possibile che l’approvazione del bilancio europeo avvenga senza intoppi ed in breve tempo, esattamente come desiderato dalla Germania.

Governo: proposta estensione stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021

Il premier Conte proporrà l’estensione al Parlamento, ritenendo di poter agire con più rapidità.
L’opposizione lo legge come un modo per restare al governo.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha detto che proporrà al Parlamento di estendere ulteriormente lo stato di emergenza per il coronavirus fino al 31 gennaio 2021.

Il termine scadrebbe il 15 ottobre ma il premier ritiene che ci sia la necessità di protrarlo nel caso la situazione dei contagi degenerasse, in modo da poter intervenire in maniera più rapida.

Dall’altra parte, invece, c’è chi lo vede un modo per restare al governo a colpi di dittatura sanitaria; la strategia sarebbe quella di concentrare tutti i poteri senza contradditori nelle mani del governo ed evitare il più a lungo possibile le elezioni.