General Magazine tocca quota 193 Stati: Grazie!

Crescono ancora le visualizzazioni e raggiungono quota 193 Stati: grazie!

Continuano a crescere le nostre visualizzazioni, che ora hanno raggiunto anche l’invidiabile quota di 193 Stati: grazie!

Qui la lista dei Paesi che ci seguono:

1Italia
2Polonia
3Svezia
4Regno Unito
5Brasile
6Germania
7Stati Uniti
8Svizzera
9Paesi Bassi
10Spagna
11Francia
12Irlanda
13Canada
14Belgio
15Australia
16Norvegia
17Austria
18Romania
19Bulgaria
20Albania
21Danimarca
22Grecia
23San Marino
24Slovenia
25Argentina
26Repubblica Ceca
27Ucraina
28Thailandia
29Finlandia
30Russia
31Lussemburgo
32Portogallo
33Malta
34Emirati Arabi Uniti
35Messico
36Slovacchia
37Croazia
38Ungheria
39Repubblica Dominicana
40Islanda
41Sud Africa
42Serbia
43Israele
44Turchia
45Cina
46Indonesia
47Tunisia
48Giappone
49Colombia
50Marocco
51Jesrsey
52Costa Rica
53Ecuador
54Egitto
55Monaco
56Nuova Zelanda
57India
58Lituania
59Filippine
60Malaysia
61Georgia
62Lettonia
63Venezuela
64Singapore
65Estonia
66Kenya
67Moldavia
68Libano
69Arabia Saudita
70Ras di Hong Kong
71Senegal
72Tanzania
73Bielorussia
74Qatar
75Perù
76Cipro
77Cile
78Repubblica Centrafricana
79Panamà
80Bosnia ed Erzegovina
81Libia
82Algeria
83Vietnam
84Nigeria
85Macedonia del Nord
86Iraq
87Giordania
88Nicaragua
89Montenegro
90Capo Verde
91Kazakistan
92Cuba
93Guinea Equatoriale
94Uruguay
95Armenia
96Saint Lucia
97Riunione
98Taiwan
99Somalia
100Samoa americane
101Ghana
102Pakistan
103Azerbaigian
104Etiopia
105Oman
106Kuwait
107Guatemale
108Bahamas
109Sri Lanka
110Mauritius
111Costa d’Avorio
112Mali
113Cambogia
114Palestina
115Liechtenstein
116Siria
117Martinica
118Corea del Sud
119Uganda
120Uzbekistan
121Nepal
122Belize
123Bolivia
124Camerun
125Isola di Man
126Madagascar
127Maldive
128Mozambico
129Guadalupa
130Portorico
131El Salvador
132Namibia
133Barbados
134Guernsey
135Vaticano
136Caraibi olandesi
137Saint-Barthelemy
138Seychelles
139Congo-Brazzaville
140Togo
141Benin
142Polinesia francese
143Laos
144Kosovo
145Afghanistan
146Trinidad e Tobago
147Sint Maarten
148Gibilterra
149Bahrein
150Gambia
151Brunei
152Saint Martin
153Paraguay
154Giamaica
155Ruanda
156Mongolia
157Isole Vergini Americane
158Bangladesh
159RAS di Macao
160Isole Salomone
161Guyana francese
162Aruba
163Myanmar
164Suriname
165Burundi
166Angola
167Isole Vergini Britanniche
168Haiti
169Grenada
170Nuova Caledonia
171Isole Aland
172Andorra
173Tagikistan
174Isole Turks e Caicos
175Bostwana
176Antigua e Barbuda
177Zimbabwe
178Honduras
179Nigeria
180Sierra Leone
181Isole Far Oer
182Territorio britannico dell’Oceano Indiano
183Ciad
184Gibuti
185Curacao
186Zambia
187Burkina Faso
188Bermuda
189Sao Tomè e Principe
190Comore
191Yemen
192Iran
193Isole Cayman

Polonia: scoperti enormi giacimenti di rame

Si parla di 165 milioni di tonnellate: sarebbe l’equivalente dei giacimenti petroliferi che hanno reso ricca la Norvegia.
Americani e canadesi interessati ad investire.

Secondo un rapporto di EY citato da Energetyka24, in Polonia potrebbero trovarsi fino a 165 milioni di tonnellate di rame, di cui circa 98 milioni estraibili in modo economicamente sostenibile.

Gli esperti paragonano questa scoperta al ritrovamento dei giacimenti petroliferi norvegesi che hanno reso la Norvegia uno dei Paesi più ricchi del mondo.

Le potenziali riserve hanno già attirato l’interesse di investitori statunitensi e canadesi, che hanno investito oltre 500 milioni di złoty nelle esplorazioni.

Se le stime saranno confermate, come riporta Polonia Oggi, la Polonia potrebbe produrre più di un milione di tonnellate di rame l’anno, contro le attuali 400 mila, diventando uno dei principali produttori europei.

Il rame è una risorsa strategica per la transizione energetica e per la difesa: il suo consumo globale potrebbe aumentare del 40% entro il 2040, anche per la produzione di turbine eoliche, pannelli solari e veicoli elettrici.

Tuttavia, la crescita del settore minerario è frenata da un sistema fiscale pesante: la tassazione effettiva totale (TETR) raggiunge il 79%, molto più alta rispetto ad altri Paesi produttori, dove varia tra il 35% e il 45%.

Il Ministero delle Finanze ha annunciato possibili riforme per ridurre le imposte e favorire nuovi investimenti estrattivi.

Riello in vendita

Il gruppo è stato fondato nel 1922 ed acquistato dagli americani nel 2015, che ora lo mettono in vendita.
Interessati soprattutto colossi cinesi per l’opportunità di acquisto di brand europei.

Le grandi multinazionali italiane, come Ariston Group, ma anche gruppi cinesi ed europei, si stanno muovendo per studiare il dossier del gruppo italiano Riello, big tricolore delle caldaie che il colosso statunitense Carrier Global Corporation ha deciso di mettere in vendita.

Riello è un marchio storico, nato nel 1922, con una forte presenza produttiva in Veneto, che dal 2015 ha una proprietà americana.

I suoi brand principali (Riello e Beretta) sono ricchi di tradizione e hanno catalizzato le attenzioni dei big del settore.

In lizza ci sarà molto probabilmente Ariston Group, il colosso italiano attivo nelle soluzioni sostenibili per il riscaldamento dell’acqua e degli ambienti, con 2,6 miliardi di fatturato e una forte esperienza di acquisizioni e creazione di sinergie.

In tema di M&A, come riporta Il Sole 24 Ore, Ariston ha realizzato una delle sue maggiori operazioni di acquisizione in Germania nel 2022 rilevando Centrotec Climate Systems con brand come Wolf. Ma la crescita è anche organica: Ariston ha già pianificato investimenti da 500 milioni di euro in Italia, dei quali circa la metà in ricerca e sviluppo. Ora il radar, secondo i rumors, sarebbe puntato proprio su Riello per costruire un grande polo tutto italiano.

Ma Ariston non sarebbe l’unico soggetto italiano in campo: il dossier sarebbe anche finito sul tavolo di Ferroli, gruppo veronese dei sistemi per il riscaldamento di proprietà del private equity britannico Attestor. Ci sono poi, in aggiunta, i compratori esteri, soprattutto i colossi cinesi. Fra questi svettano Haier, multinazionale leader a livello mondiale nel settore degli elettrodomestici, e Midea, tra i principali produttori cinesi di elettrodomestici.

Si tratta di colossi da decine di miliardi di fatturato, che cercano opportunità di acquisto nei brand europei: Midea ha di recente comprato il gruppo svizzero Arbonia climate, diventando proprietario anche di un marchio italiano come Sabiana.

Il dossier Riello è poi stato anche accostato a francesi di Groupe Atlantic, mentre è da capire cosa faranno aziende straniere come la tedesca Vaillant, l’olandese Bdr Thermea (con il marchio Baxi prodotto a Bassano del Grappa), l’altra tedesca Bosch, ma anche la multinazionale giapponese Daikin.

Usa e Qatar: direttive sostenibilità Ue minacciano approvvigionamento gas

I due Paesi: le regole mettono a rischio le forniture.
Sanzioni del 5% dei ricavi globali per le aziende che non rispettano la normativa.

Il Qatar e gli Stati Uniti hanno esortato l’Unione europea a ridimensionare le regole sulla sostenibilità aziendale, avvertendo che la direttiva rischia di interrompere il commercio di gas naturale liquefatto con l’Europa.

L’Ue sta negoziando modifiche per esentare un maggior numero di aziende dalla normativa sulla “due diligence“, che impone alle imprese che operano nel blocco di risolvere problemi ambientali e di diritti umani lungo le loro catene di approvvigionamento, pena sanzioni pari al 5% dei ricavi globali.

Come riporta Reuters, il Parlamento europeo voterà oggi se procedere con le modifiche previste o se negoziarne altre. L’Ue intende approvare le modifiche entro la fine dell’anno.

Le regole “rappresentano un rischio significativo per l’accessibilità e l’affidabilità delle forniture energetiche critiche per le famiglie e le imprese in tutta Europa e una minaccia esistenziale per la crescita futura, la competitività e la resilienza dell’economia industriale dell’Ue“, hanno scritto il ministro dell’Energia del Qatar Saad al-Kaabi ed il segretario Usa all’Energia Chris Wright in una lettera aperta congiunta ai leader dei Paesi membri.

La Commissione europea non ha ancora risposto a una richiesta di commento.

Amazon pronta a sostituire mezzo milione di lavoratori con i robot

Porterebbe un risparmio di 30 centesimi su ogni articolo prelevato, imballato e consegnato.
Il monito di Sapelli: viva i robot ma con prudente intelligenza.

Amazon prevede di sostituire oltre mezzo milione di posti di lavoro con robot, in quello che potrebbe rappresentare un nuovo grande cambiamento nel modo in cui l’azienda gestisce la propria forza lavoro.

L’informazione è stata resa nota dal New York Times, che ha avuto accesso a interviste e documenti interni dell’azienda.

La forza lavoro statunitense di Amazon, che ha quasi 1,2 milioni di dipendenti, potrebbe non crescere come previsto grazie all’automazione: il team di robotica stima che entro il 2027 si potranno evitare oltre 160.000 assunzioni.

Ciò consentirebbe di risparmiare circa 30 centesimi su ogni articolo che Amazon preleva, imballa e consegna ai clienti.

I dirigenti spiegano che l’automazione permetterà “di continuare a evitare l’incremento della forza lavoro statunitense nei prossimi anni, anche se prevediamo di vendere il doppio dei prodotti entro il 2033“.

Amazon, come riporta AGI, sta progettando magazzini con pochi lavoratori umani e punta a automatizzare il 75% delle operazioni. Questa l’alta percentuale. Nei documenti visionati dal New York Times, si suggerisce di evitare termini come “automazione” e “robot“, preferendo espressioni come “tecnologia avanzata” o “cobot“, per sottolineare la collaborazione tra macchine e personeAmazon ha precisato che questi documenti riflettono il punto di vista di un singolo gruppo interno e ha confermato che per la stagione delle vacanze intende assumere 250.000 persone.

L’impatto di questi piani potrebbe essere significativo per i lavori manuali in tutto il Paese e servire da modello per altre grandi aziende. Lo scorso anno i dirigenti hanno comunicato al consiglio di amministrazione di Amazon che speravano che l’automazione robotica avrebbe consentito all’azienda di continuare a evitare di aumentare la propria forza lavoro negli Stati Uniti nei prossimi anni, anche se prevedono di vendere il doppio dei prodotti entro il 2033. Ciò si tradurrebbe in oltre 600.000 persone che Amazon non avrebbe bisogno di assumere.

In tema di robot ed automatizzazione, un interessantissimo spunto lo offrì il prof. Sapelli in questa intervista rilasciataci: “Viva i robot ma con produnte inteeligenza“.