OpenAI si aggiudica contratto da 200 milioni di dollari con il Pentagono

Lo scopo è sviluppare un’intelligenza artificiale di livello militare a 360°: difesa informatica, logistica, processo decisionale sul campo di battaglia, assistenza sanitaria per truppe e analisi dei dati militari.

OpenAI si aggiudica un contratto da 200 milioni di dollari con il Pentagono per sviluppare un’intelligenza artificiale di livello militare.

Il contratto annuale con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per sviluppare strumenti di intelligenza artificiale avanzati per la sicurezza nazionale: si tratta del primo accordo militare ufficiale dell’azienda e di uno dei più grandi contratti del Dipartimento della Difesa mai assegnati a un’azienda di software.

Lo scopo è realizzare prototipi di intelligenza artificiale per supportare la difesa informatica, la logistica, il processo decisionale sul campo di battaglia, l’assistenza sanitaria per le truppe e l’analisi dei dati militari.

Israele attacca l’Iran. Usa: non siamo coinvolti

Il Qatar condanna l’attacco ma dalle sue basi partono gli aerei spia americani e britannici.
Israele: è autodifesa. Iran: regime israeliano pagherà per i suoi crimini.

L’attacco israeliano ai danni dell’Iran avvenuto nella notte ha scatenato diverse reazioni.

La prima, quella dell’Iran con il Ministero della Difesa che dichiara quanto di seguito:

Le forze armate sono pronte a infliggere punizioni dure e misurate al regime israeliano, e questo regime pagherà per i suoi crimini“.

Israele lo ritiene un atto di autodifesa, come comunicato agli Usa e poi riportato nelle dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio:

Stanotte Israele ha intrapreso un’azione unilaterale contro l’Iran. Non siamo coinvolti in attacchi contro l’Iran e la nostra massima priorità è proteggere le forze americane nella regione. Israele ci ha comunicato di ritenere che questa azione fosse necessaria per la sua autodifesa. Il Presidente Trump e l’Amministrazione hanno adottato tutte le misure necessarie per proteggere le nostre forze e rimanere in stretto contatto con i nostri partner regionali. Voglio essere chiaro: l’Iran non dovrebbe prendere di mira interessi o personale statunitense.

Infine, sull’attacco, è intervenuto anche il Qatar, che ha condannato l’operazione militare israeliana definendola “una palese violazione della sovranità e della sicurezza iraniane“. Qui, però, si segnala che gli aerei spia statunitensi e britannici schierati per raccogliere informazioni sull’Iran per conto di Israele partono dalla base militare di Al-Udeid in Qatar.

Bill Gates donerà il 99% del suo patrimonio

Ora la moda è il Giving Pledge: oltre 240 miliardari di 28 Paesi doneranno più del 50% dei propri patrimoni in beneficenza.
Negli ultimi 2 anni la quota ereditata tra miliardari supera quella autoprodotta.

Il mese scorso Bill Gates ha annunciato che avrebbe donato il 99% del suo immenso patrimonio in beneficenza.

Il 99% del suo patrimonio ammonta circa a 200 miliardi di dollari.

L’annuncio è stato fatto ad Addis Abeda dove ha indicato che la donazione sarà per lo sviluppo dell’Africa. Più precisamente, come riporta Il Sole 24 Ore citando la Bbc, il fondatore di Microsoft ha affermato che “liberare il potenziale umano attraverso la salute e l’istruzione, ogni Paese africano dovrebbe intraprendere la strada della prosperità“.

Inoltre, Bill Gates ha anche annunciato la chiusura della Fondazione Gates nel 2045.

Ma Gates non è l’unico. Infatti, secondo Economy, l’ultimo status symbol dell’élite americana è il modo in cui pianificano la successione: l’ultima moda è il Giving Pledge, una rete di oltre 240 miliardari da 28 Paesi che si sono impegnati a devolvere in beneficenza più del 50% del loro patrimonio.

Un dato curioso riportato dal Billionaire Ambitions Report di UBS, dice che da un biennio la quota ereditata tra miliardari supera quella autoprodotta.

Palestina: gli Usa mettono il veto sul cessate il fuoco

L’Onu chiedeva un cessate il fuoco immediato, la restituzione degli ostaggi e l’accesso umanitario illimitato a Gaza.
Favorevoli 14 membri su 15.

Gli Stati Uniti hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva un cessate il fuoco immediato a Gaza.

14 membri su 15 hanno votato a favore, come riporta Giubbe Rosse.

Tra le altre cose, la risoluzione chiedeva il rilascio degli ostaggi e l’accesso umanitario illimitato a Gaza.

Siria: gli Usa si ritireranno da 7 basi su 8

Barrack: cambiamento segna rifiuto approcci fallimentari di Washington in Siria nell’ultimo secolo.
Le operazioni rimanenti dovrebbero concentrarsi a Hasakah.

Gli Stati Uniti chiuderanno la maggior parte delle loro basi militari in Siria, concentrando le operazioni in un’unica sede, nell’ambito di una revisione politica annunciata dal loro nuovo inviato speciale.

Thomas Barrack, nominato ambasciatore statunitense in Turchia e inviato speciale per la Siria dal presidente Donald Trump il mese scorso, ha affermato che questo cambiamento segna un rifiuto degli approcci fallimentari di Washington in Siria nell’ultimo secolo.

In un’intervista rilasciata lunedì all’emittente turca NTV, Barrack ha affermato che il ritiro delle truppe e la chiusura delle basi riflettono una ricalibrazione strategica. Secondo Al Jazeera, ha dichiarato quanto di seguito:

Quello che posso assicurare è che la nostra attuale politica sulla Siria non sarà minimamente paragonabile a quella degli ultimi 100 anni, perché nessuna di queste ha funzionato“.

Si prevede che le forze statunitensi si ritireranno da sette delle otto basi, comprese quelle nella provincia di Deir Az Zor, nella Siria orientale, mentre le operazioni rimanenti saranno concentrate ad Hasakah, nel nord-est.

Due fonti di sicurezza hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters che il personale e i mezzi militari statunitensi hanno già iniziato a essere trasferiti: “Tutte le truppe verranno ritirate da Deir Az Zor“, ha dichiarato una fonte a Reuters ad aprile.

Un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha successivamente affermato che il numero di truppe sarebbe stato adeguato “se e quando opportuno“, a seconda delle esigenze operative.