Polonia: “Germania e Francia sfruttano la guerra in Ucraina per eliminare le votazioni all’unanimità nell’UE”

L’eurodeputato Jacek Saryusz-Wolski mette in guardia dalle sornione strategie Franco-Tedesco

Berlino e Parigi stanno cercando di usare la guerra in Ucraina al fine di cambiare il sistema dell’Unione Europea e rafforzare la loro posizione e il loro potere“.

A dichiararlo è Jacek Saryusz-Wolski, eurodeputato polacco del partito di PiS.

Le sue parole sono state una reazione al fatto che Germania e Francia hanno vincolato il loro consenso all’allargamento della Comunità all’abolizione del veto nelle votazioni del Consiglio e all’ulteriore centralizzazione del potere nell’Unione.

Continua poi il politico:

La guerra russa contro l’Ucraina mette all’ordine del giorno la sua ammissione nell’UE con maggiore urgenza di quanto sarebbe stato senza la guerra. A questo punto, Berlino e Parigi vogliono ottenere il meglio per sé, cioè cambiare il sistema dell’Unione. L’idea è quella di creare un superstato dell’UE. Alcuni avranno la possibilità di esprimersi e altri ne saranno privati“.

Saryusz-Wolski sottolinea poi che il piano di Berlino e Parigi prevede nelle proposte massimaliste l’eliminazione del veto ovunque sia ancora in vigore, in 63 casi, e non solo in politica estera, sicurezza e fiscalità.

Inoltre, prevede il trasferimento delle competenze dell‘Unione dal livello degli stati membri a quello dell’Unione in undici settori, tra cui la politica estera, la cultura, la protezione del clima, ecc. Saryusz-Wolski sottolinea che attualmente tutti coloro che non dimostrano entusiasmo per l’idea di un superstato sono soggetti a varie pressioni all’interno dell’Unione.

Kiev, delegazione africana: stop al mandato di arresto per Putin

Leader africani in Ucraina per presentare il piano di pace.
Kiev: erano interessati solo alla revoca del mandato.

La delegazione dei leader africani, che è stata a Kiev il 16 giugno per presentare un piano di pace, aveva un solo punto ma ben chiaro: revocare il mandato di arresto nei confronti di Vladimir Putin emesso dalla Corte penale internazionale.

A dirlo, come riporta Ansa, è il consigliere dell’ufficio presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak media ucraini all’indomani della visita:

C’è un punto che li preoccupa ed è il motivo per il quale, credo, siano venuti a Kiev ieri: (la delegazione dei leader africani) era interessata solo a sospendere il mandato di arresto di Vladimir Putin, da parte della Corte penale internazionale”.

La Russia venderà la casa di villeggiatura di Zelensky

Nazionalizzata la casa del presidente ucraino sul Mar Nero.
Ricavi destinati alle famiglie dei soldati caduti in guerra.

Esattamente come ricevuto, la Russia ora restituisce.

Non appena è iniziato il conflitto in terra Ucraina, Ue, Nato & Company sono corsi a sequestrare i beni, mobili ed immobili, di proprietà dei cittadini russi presenti sui rispettivi suoli nazionali.

Ora la Russia ha deciso, di conseguenza, di nazionalizzare e vendere la casa di villeggiatura di Zelensky.

Le autorità russe, infatti, hanno recentemente annunciato la nazionalizzazione della casa di villeggiatura sul Mar Nero del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Sergey Aksyonov, attuale Capo della Repubblica di Crimea, ha annunciato il 21 maggio scorso che l’assemblea legislativa locale aveva votato a favore della nazionalizzazione di diversi immobili di proprietà ucraina.

Lo stesso, stando a quanto riportato dal The Telegraph, disse che “La Crimea riacquisterà i diritti su una serie di proprietà“.

Come riporta il The Daily Digest, Askyonov ha aggiunto che tra gli immobili confiscati ci sono un edificio a Simferopol appartenente al Parlamento dei Tartari di Crimea (messo fuori legge da Mosca) e un appartamento di proprietà di Volodymyr e Olena Zelensky.

Come sottolinea il Telegraph, l’assemblea legislativa della Crimea ha approvato la nazionalizzazione di un totale di cinquantasette proprietà appartenenti a “figure politiche e magnati” dell’Ucraina.

I nemici della Russia non faranno soldi nella Crimea russa“, ha spiegato Aksyonov nella sua registrazione video.

Non ci sono molte informazioni sulla proprietà di Zelensky, ma si sa che è stata acquistata nel 2013 nella città costiera di Livadia sul Mar Nero, secondo quanto riportato dal Telegraph.

Nel 2019, la Reuters riferiva che Olena Zelensky aveva acquistato la proprietà dal magnate Oleksandr Buryak per meno della metà del prezzo di mercato al momento dell’acquisto.

Secondo i dati di Reuters, provenienti da una dichiarazione dei redditi, Olena Zelensky acquistò l’attico composto da tre camere da letto per 163.893 dollari nell’aprile 2013.

Secondo il Telegraph, però, attualmente la proprietà ha un valore stimato di 800.000 di dollari: un bel gruzzolo con cui la Russia intende finanziare la guerra in corso in Ucraina.

Certo, non è una grande perdita per lui“, ha detto il portavoce dell’assemblea legislativa della Crimea Vladimir Konstantinov, secondo la traduzione dell’agenzia di stampa russa (TASS).

In un’altra intervista rilasciata a Rossiya-24, come riportato dalla TASS, Konstantinov ha detto che tutte le proprietà nazionalizzate sarebbero state vendute per “finanziare l’operazione militare speciale“.

I ricavati andranno anche alle famiglie dei soldati caduti in guerra e a quelle che hanno avuto un familiare chiamato a combattere durante la mobilitazione militare parziale, come riporta il Telegraph.

La politica avrà un aspetto sociale“, ha dichiarato Konstantinov, il quale ha sottolineato che dall’autunno scorso sono state nazionalizzate in totale 700 proprietà ucraine in Crimea, secondo quanto riportato dalla TASS.

Confagricoltura contro Ue: disparità di trattamento

Dall’Ue più soldi agli agricoltori polacchi che aiuti economici per le alluvioni in Italia.

Confagricoltura contesta la decisione della Commissione europea di prorogare fino al 15 settembre il blocco delle importazioni di grano, mais, colza e semi di girasole dall’Ucraina sul mercato di cinque Stati membri limitrofi: Bulgaria, Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria, dove è consentito esclusivamente il transito dei prodotti verso destinazioni finali nell’Unione o fuori dalla Ue.

Stando a quanto riferisce Il Mattino, Confagricoltura sostiene quanto di seguito:

Avrebbero dovute essere misure eccezionali e temporanee, ma hanno messo in crisi il regolare funzionamento del mercato unico: per i redditi degli agricoltori nei cinque Stati per l’aumento delle importazioni dall’Ucraina è stato previsto uno stanziamento di oltre 150 milioni di euro. In aggiunta, nel giro di poche settimane, la Commissione ha autorizzato aiuti di Stato per gli agricoltori polacchi per un ammontare di circa 2,7 miliardi di euro. Più di quanto il governo italiano abbia destinato ai primi interventi di soccorso alle popolazioni e al sistema economico per le alluvioni in Emilia-Romagna. Non è assolutamente in discussione il massimo e fermo impegno a sostegno delle esportazioni agroalimentari dell’Ucraina. La critica è all’Esecutivo Ue per la mancata salvaguardia del mercato unico e per la disparità di trattamento tra gli Stati membri. In Italia stiamo registrando un consistente aumento degli arrivi di cereali dal Nord Est europeo, in un contesto di mercato segnato da una contrazione dei prezzi che nel giro di un anno è stata del 40%”.

Quando Mattarella chiedeva l’intervento di Putin in Ucraina

Nel 2017 il PdR invitava la Russia ad intervenire per il cessate il fuoco.
Si appellava agli accordi di Minsk che oggi dimentica.

Da bianco a nero nel giro di poco tempo.

Questo è il passaggio della posizione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che oggi condanna fermamente Putin di aver invaso l’Ucraina, ma nel 2017 lo invitava ad intervenire (insieme agli altri attori politici) per un cessate il fuoco in Ucraina, dove il governo ucraino bombardava ripetutamente i territori del Donbas.

Nel farlo, Mattarella parla espressamente degli accordi di Minsk (approfondimento al link), gli stessi che sono stati violati per diversi anni da parte dell’Ucraina e che hanno portato la Russia ad accogliere la richiesta ufficiale di aiuto partita dal Donbas, decidendo di intervenire.

Il video è facilmente reperibile in rete e condiviso da diverse fonti (qui una sintesi focalizzata – un minuto di video che potete trovare anche in fondo all’articolo).

Oggi, invece, sembrano tutti essersi scordati dei due protocolli firmati (appunto gli accordi di Minsk I e Minsk II) anche in presenza dell’OSCE, indicando Putin come unico colpevole.