In Polonia la piscina più profonda del mondo

Inaugurata Deepspot, che batte il record italiano ma verrà superata da quella inglese.
45 metri di profondità e volume di 8.000 m3, pari a 27 piscine olimpioniche.

La Polonia festeggia un record: la costruzione della piscina più profonda al mondo.

L’inaugurazione della struttura è avvenuta a Mszczonów, non distante dalla capitale polacca Varsavia, ed ha battuto per 3 metri il record fino a poco tempo prima in mano alla piscina italiana Y-40 Deep Joy, situata a Montegrotto Terme.

Prende il nome di Deepspot, ha una profondità di 45 metri ed un volume stimato di 8.000 m3, ovvero l’equivalente di 27 piscine olimpioniche (circa 80 volte una comune piscina).

La costruzione è stata una vera e propria sfida tecnologica, tanto da paragonarne la difficoltà alla costruzione di una metropolitana.

Servirà come struttura di addestramento per subacquei, ma il contesto presenta anche sale conferenze, ristoranti e camere d’albergo. In aggiunta, è stata costruita un’apposita passerella coperta da dove poter osservare le persone che si tuffano.

A costruirla è stata la Flyspot, già artefice delle gallerie del vento situate a Varsavia e Katowice, oltre che dell’unico simulatore di volo Boeing 737 presente in Polonia.

Questo record per la Polonia, però, non durerà molto: è infatti in via di costruzione il complesso Blue Abyss, nella penisola di Wirral nel nord-ovest dell’Inghilterra, che avrà una profondità di 50 metri.

Di seguito, potete vedere un’immagine della Deepspot:

Recovery Fund bloccato, serve un piano B

Dopo il veto di Polonia ed Ungheria, bisogna trovare altre vie.
Gentiloni: concentrarsi sugli obiettivi realizzabili.

Dopo il veto arrivato da Polonia ed Ungheria, il Recovery Fund è bloccato, così come l’approvazione del bilancio europeo (per approvarlo è necessaria l’unanimità).

Il piano di aiuti inserito nel Next Generation Eu e che dovrebbe vedere l’Italia tra i principali destinatari dei fondi Ue (nessun regalo, sia chiaro, semplicemente una riduzione del delta tra contributi versati dal Bel Paese e finanziamenti ricevuti), oltre che essere fortemente in ritardo (l’epidemia è iniziata a marzo) potrebbe non arrivare per niente.

La causa è quella scritta all’inizio: Polonia ed Ungheria hanno posto il veto; e l’approvazione è legata all’unanimità dei Paesi membri.

Sul tema intervenuto anche Paolo Gentiloni, commissario Ue agli Affari economici, inserendo l’ipotesi di superare il veto in una cornice intergovernativa anziché comunitaria:

E’ sempre meglio non parlare di piani B e concentrarsi sugli obiettivi quando sono realizzabili. Penso che sarebbe un errore rinunciare ad una delle caratteristiche più interessanti del Next Generation Ue.”

Pfizer-Biontech: Commissione europea autorizza il contratto

Il produttore annuncia un vaccino efficace al 90% in due richiami.
Prime dosi a personale medico e sanitario. Si attende l’ok dell’Ema.

Come visto ieri (approfondimento al link), la Commissione europea autorizza oggi la firma del contratto per l’acquisto di 200 milioni di dosi da Pfizer-Biontech; l’accordo prevede anche l’opzione per altre 100 milioni di provette.

Dopo la firma del contratto l’Ue riceverà una prima tranche da 3,4 milioni di dosi. Di queste, all’Italia, secondo i criteri di redistribuzione europea basati sulla popolazione dei Paesi membri, spetterà il 13,6% della quota totale.

Il produttore dichiara un’efficacia del vaccino pari al 90% e si prevede un richiamo dopo la prima iniezione; quindi, con le prime 3,4 milioni di dosi, si potranno immunizzare 1,7 milioni di persone (prima iniezione e richiamo per ogni beneficiario).

Le prime dosi dovrebbero essere dedicate a personale medico e persone a rischio (così come stabilito dal piano Ue per i vaccini approvato ad ottobre ).

Per confermare il tutto, però, si attende la firma dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco con sede ad Amsterdam e guidata dall’italiano Guido Rasi.

L’Ema, al momento, non ha ancora ricevuto i dati della terza fase di sperimentazione da parte del produttore Pfizer-Biontech.

Nel caso in cui i test si rivelassero positivi dal punto di vista dell’efficacia e della sicurezza, il via libera potrebbe arrivare entro la fine del 2020; gli esperti di Amsterdam, tuttavia, ritengono più plausibile che l’autorizzazione arrivi tra metà gennaio ed inizio febbraio del 2021. Per quanto riguarda, invece, una distribuzione del vaccino da considerarsi incisiva a livello pandemico, si parla dell’estate del prossimo anno.

Per il momento Bruxelles ha stretto accordi con sei case produttrici; per quanto riguarda la Pfizer-Biontech, più nello specifico, si parla di una storia simile a quella di CureVac.

L’idea di inserirla tra i fornitori del vaccino, infatti, è da attribuire a Maryia Gabriel, commissaria Ue alla Ricerca, che ha finanziato insieme alla Bei (Banca europea per gli investimenti) l’attività della tedesca Biontech, impedendone il totale passaggio in mani americane.

Vaccino Pfizer: all’Italia il 13,6% delle dosi

200 milioni le dosi destinate all’Unione Europea.
3,4 milioni potrebbero arrivare a gennaio.

Il vaccino della Pfizer per il Covid-19 potrebbe arrivare a gennaio 2021.

La prima tranche di dosi si aggira sui 3,4 milioni di unità.

In totale, all’Unione europea saranno destinate 200 milioni di dosi. Di queste, in base al meccanismo di acquisto congiunto in sede Ue, l’Italia avrà diritto al 13,6%.

Il tutto, ovviamente, solo se l’autorità europea del farmaco approverà il vaccino a dicembre di quest’anno.

La notizia arriva da una fonte governativa riportata da “Reuters”.

Attentato a Vienna: la matrice è islamica

Il terrorista è un giovane austriaco di origini albanesi che voleva arruolarsi nell’Isis.
4 vittime e 22 feriti. Il premier austriaco: “Attacco islamista”.

È un giovane austriaco di origini albanesi, il terrorista ucciso a Vienna dopo gli attacchi in centro.

Il suo nome è Fejzulai Kurtin, è nato nel 2000 a Vienna ed aveva già scontato 22 mesi di carcere per aver tentato di andare in Siria, dove voleva arruolarsi e combattere con l’Isis, uscendo di galera il 5 dicembre del 2019, con anticipo (in quanto giovane adulto, rientrava in un regime privilegiato previsto dalla legge a tutela dei giovani).

Il terrorista era pesantemente armato e dotato di cintura esplosiva: il bilancio è di 4 vittime e 22 feriti, di cui almeno 6 sarebbero gravi. Non si esclude che ci possano essere altri complici e si presume che ci sia almeno un sospetto in fuga.

La polizia è al lavoro per far chiarezza sull’accaduto; come riferisce il ministro dell’Interno, Karl Nehammer, nella notte ci sono stati quattordici fermi ed altri tre arresti, di cui due a St. Poelten (circa un’ora di distanza dalla capitale) ed uno a Linz.

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Vienna, Michael Ludwig, precisando che l’attentatore era equipaggiato di pistola a canna lunga, un’ulteriore arma da fuoco ed un machete e dichiarando che “Si era preparato molto bene per questo attacco”.

Sull’accaduto, il premier austriaco Sebastian Kurz ha dichiarato quanto di seguito:

Un attentato islamista, dettato dell’odio, dall’odio per il nostro modello di vita, dall’odio per la nostra democrazia, ma è chiaro che non ci lasceremo spaventare.

Dopo quello accaduto a Nizza (approfondimento al link), seguito all’allarme bomba nei pressi della Tour Eiffel (approfondimento al link), è il secondo attentato di matrice islamica nel giro di pochissimi giorni.

In seguito a quest’ultimo attentato, mentre in altri Paesi musulmani insorgono le manifestazioni contro al Francia (approfondimento al link), il ministro dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese, ha convocato il Comitato nazionale per l’ordine pubblico e la sicurezza; nel frattempo, però, gli sbarchi continuano ininterrottamente (1.600 migranti in 48 ore) alimentando due grandi rischi: i contagi da Covid-19 e le infiltrazioni terroristiche.