Cina: Microsoft offre ai dipendenti di trasferirsi all’estero

Interessati 700-800 dipendenti.
Stretta Usa sull’importazione di prodotti cinesi.

Microsoft ha chiesto a circa 700-800 suoi dipendenti, in gran parte ingegneri di nazionalità cinese attivi nel Dragone nelle divisioni cloud computing e intelligenza artificiale, di considerare il trasferimento fuori dal Paese.

Lo riporta il Wall Street Journal, poi ripreso da Ansa, secondo cui la proposta è stata avanzata all’inizio della settimana ed è comprensiva di un’opzione di trasferimento in Paesi quali Stati Uniti, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda, in base a quanto riferito da persone vicine al dossier.

La mossa è maturata nel contesto della spirale delle tensioni tra le relazioni di Usa e Cina, mentre l’amministrazione del presidente Joe Biden ha avviato una stretta sulle importazioni di vari settori cinesi, tra cui le batterie per veicoli elettrici, chip per computer e prodotti medicali.

Il Dipartimento del Commercio americano, tra l’altro, sta prendendo in considerazione una nuova normativa per limitare l’export di modelli di intelligenza artificiale proprietari o closed source.

Un portavoce di Microsoft ha detto al Wsj che fornire opportunità interne fa parte del suo business globale e ha confermato che la società ha condiviso un’opportunità di trasferimento facoltativa con un insieme di dipendenti, confermando allo stesso tempo gli impegni sulla Cina.

Polonia, Tusk blocca gli investimenti Intel

L’Ue ritarda ed il nuovo governo vuole più fondi dai privati.
Rischiano di saltare 20 miliardi di zloty di investimento e 2.000 posti di lavoro.

L’inizio della costruzione dell’Impianto dell’integrazione e collaudo dei semiconduttori della statunitense Intel era previsto per il primo trimestre di quest’anno, prevedeva quasi 20 miliardi di złoty di investimento e 2.000 posti di lavoro (approfondimento al link).

Avrebbe dovuto dipendere al 30% dalle risorse statali, tuttavia, come riporta Polonia Oggi, la richiesta di approvazione dell’UE non è stata inviata.

Il governo ha dichiarato, perciò, di voler rinegoziare l’accordo, fermando la costruzione dell’impianto.

Intel ha dichiarato che il nuovo impianto, insieme a quello esistente per la produzione di wafer di silicio in Irlanda e a un secondo impianto previsto a Magdeburgo, avrebbe contribuito a creare una catena di fornitura completa e tecnologicamente avanzata, la prima del suo genere in Europa, per la produzione di semiconduttori per circuiti integrati.

Il governo esigerebbe che la società statunitense metta più fondi a disposizione ed ora rischia di saltare tutto.

Ecco i Paesi più tecnologicamente avanzati al mondo

Analizzati 115 Stati: ecco i migliori 30.
La prima nazione vince con enorme distacco. Italia appena sopra la Malesia.

La Euler Hermes ha stilato una classifica dei Paesi del mondo maggiormente inclini alle trasformazioni digitali, prendendo in considerazione indicatori come: regolamentazione, conoscenza, connettività, infrastrutture e dimensione del mercato.

In totale sono stati analizzati 115 nazioni, di seguito vi riportiamo la top 30.

Partendo dal fondo della classifica, troviamo la Malesia con un punteggio totale di 53,9 punti.

Appena sopra, con 54,4 punti ottenuti soprattutto grazie alle infrastrutture, ecco il Bel Paese: l’Italia, infatti si piazza al 29esimo posto.

28esima in classifica la Repubblica Ceca con 55,8 punti; seguono Spagna (27esimo posto) con 56,8 punti, Estonia (26esima in classifica) a 57,5 punti ed Israele (25esimo posto) con 59,8 punti.

Sopra i 60 punti troviamo gli Emirati Arabi Uniti che si collocano al 24esimo posto con 61,8 punti, l’Irlanda con un punteggio di 62,4 si piazza 23esima, la Nuova Zelanda 22esima con 63,4 punti, poi il Belgio al 21esimo posto con 64 punti e poco sopra, con 64,8 punti, al 20esimo piazzamento l’Australia; 19esime e 18esime apri merito la Francia e l’Islanda con i loro 65,5 punti, Li supero di un pelo la Cina che con i suoi 65,6 punti si colloca al 17esimo posto.

Salendo ancora troviamo il Canada: 16esimo in classifica e con 65,8 punti. Ecco dunque la Norvegia a 66,7 punti (15esimo posto) ed il Lussemburgo a 67,5 punti (14esimo).

13esima l’Austria con 68,4 punti e 12esima la Danimarca che raggiunge quota 68,6 punti.

Appena fuori dalla top 10 la Finlandia che con i suoi 68,7 punti si colloca 11esima; decima in classifica la Corea del Sud (69,5 punti) alle spalle di Hong Kong (nono in classifica con 69,9 punti).

Supera i 70 punti, precisamente 70,4, Singapore che si colloca all’ottavo posto in classifica, superato dal Giappone che si classifica invece settimo grazie ai suoi 70,8 punti.

Sesta la Svezia col suo punteggio di 71,6 punti e quinto il Regno Unito con 72 punti.

Appena fuori dal podio la Svizzera che, con un punteggio pari a 74 punti, si colloca quarta in classifica.

Nel gradino più basso del podio troviamo l’Olanda con 74,3 punti mentre al secondo posto, con un punteggio di 75,3 punti, ecco la Germania.

Primi nella classifica dei Paesi più tecnologicamente avanzati al mondo, con la bellezza di 87 punti e quindi con un ampio distacco su tutti gli altri, gli Usa.

Le classifiche dei passaporti

Ecco i dati aggiornati.
Italia tra prime nazioni, la Polonia batte gli Usa in ogni classifica.

È uscita l’ultima classifica di Passport Index.

In cima alla classifica troviamo gli Emirati Arabi Uniti, mentre al secondo posto, a pari merito, si piazzano: Germania, Spagna, Francia, Italia e Paesi Bassi.

Come riporta Polonia Oggi, il passaporto polacco acquisisce valore e si piazza al quarto posto, insieme ai passaporti di Danimarca, Belgio, Irlanda e Portogallo, battendo, ad esempio, quelli giapponesi e statunitensi, che si piazzano al sesto posto della classifica.

Passport Index, creato da Arton Capital, è “l’unica classifica globale, realizzata in tempo reale”, stando a quanto sostiene il sito ufficiale.

In un altro rapporto, preparato a novembre da Henley&Partners, la Polonia si piazza invece al settimo posto, insieme a Canada, Repubblica Ceca, Grecia e Stati Uniti.

Ancora, nella classifica di VisaGuide Passport Index, dove su un posto si può trovare solo un paese, la Polonia occupa il numero 20.

In tutte e tre le classifiche, comunque, il passaporto polacco supera quello statunitense.

Zona euro: crolla la produzione industriale

Produzione industriale -4,1% su base mensile e beni strumentali -15,4%.
Irlanda in particolare sofferenza: -26,3%.

La produzione industriale della zona euro è diminuita molto più del previsto a marzo a causa del crollo della produzione di beni strumentali, anche se la forte riduzione sembra derivare dai dati dell’Irlanda, spesso volatili.

Eurostat ha comunicato che la produzione industriale nei 20 Paesi della zona euro è scesa del 4,1% a marzo su base mensile, con un calo dell’1,4% su base annua.

Gli economisti intervistati da Reuters, fonte della notizia, avevano stimato una contrazione mensile del 2,5% e un aumento dello 0,9% anno su anno.

La produzione industriale in Irlanda è scesa del 26,3% nel mese e del 26,1% rispetto all’anno scorso.

Eurostat ha rilevato che l’Ufficio centrale di statistica irlandese sta rivedendo la metodologia per calcolare la destagionalizzazione della produzione industriale.

La produzione di beni strumentali, come impianti e attrezzature utilizzati per fabbricare prodotti e fornire servizi, è scesa del 15,4% nel mese, secondo i dati Eurostat, mentre su base annua il calo è stato del 2,1%.

Tutte le altre componenti della produzione industriale sono diminuite, ad eccezione di quella dei beni di consumo durevoli, che è salita del 2,8% nel mese, anche se è scesa dello 0,8% rispetto a un anno prima.