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Per 116.000 aziende il lockdown non finisce il 26 aprile

Riaprono solo le attività con tavoli all’esterno, ma il 46,6% di bar e ristoranti non ne sono dotati.

Interviene nel merito delle misure volute dal governo Draghi, la Fipe-Confcommercio.

Commentando le nuove disposizioni, infatti, la Fipe (federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha fatto notare che il lockdown in realtà non finirà per tutti il 26 aprile.

Questo perché potranno riaprire solo le attività che hanno tavolini all’esterno.

Più precisamente, nella nota si legge:

Significa prolungare il lockdown per oltre 116mila pubblici esercizi, ma il 46,6% di bar e ristoranti non è dotato di spazi all’aperto, soprattutto nei centri storici delle città.

A queste dichiarazioni ha fatto seguito la richiesta ai sindacati di “mettere a disposizione spazi extra per le attività”.

Cnh-Faw: salta l’accordo per Iveco

Si attende un comunicato per ufficializzare la notizia.
Giorgetti “vicenda seguita con attenzione dal governo”.

Pare ormai ufficiale l’interruzione della trattativa tra Cnh Industrial e la cinese Faw per la cessione di Iveco; si attende un comunicato ufficiale in tal senso.

Non solo. In ballo, inoltre, c’era anche la cessione di una quota di Fpt Industrial.

Come riporta “Tgcom24”, sul tema è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti:

Accogliamo con favore e valutiamo positivamente la notizia del mancato perfezionamento della trattativa; il governo ha seguito con attenzione la vicenda.

Cuba: Diaz-Canel eletto segretario del PC

L’esito conferma le attese.
Dopo i fratelli Fidel e Raul Castro, sarà il primo civile a ricoprire il ruolo.

Tutto come da copione.

Esattamente come previsto, Miguel Diaz-Canel è stato eletto come nuovo segretario del PC.

Così, a Cuba, il regime del partito comunista, che è al potere da oltre 60 anni, continuerà anche dopo Fidel Castro ed il fratello Raul, ritiratosi all’età di 89 anni.

Quello che, invece, può rappresentare una novità, è che Miguel Diaz-Canel sarà il primo civile a guidare il partito, dato che prima di lui il ruolo è stato ricoperto solo da militari.

Rivoluzione o terremoto ? La Superlega e il futuro del calcio

I top club vogliono la Superlega, la UEFA li minaccia. Il calcio a un bivio.

Rivoluzione nel mondo del calcio. Se ne parlava orami da tempo ma, forse, ora ci siamo. A trapela da varie fonti, alcuni dei più importanti lui a livello europeo, avrebbero raggiunto un accordo per la creazione della Superlega europea. Tra queste squadre ci sarebbero anche Juventus, Milan e Inter. Si tratterebbe di una competizione a inviti che dovrebbe nascere parallelamente allo svolgimento dei campionati nazionali e delle competizioni continentali attualmente esistenti. Tale progetto, qualora vedesse la luce, porterebbe grandi vantaggi economici per i club partecipanti che voglio risollevarsi dalle ristrettezze dell’ultimo anno. Le altre squadre partecipanti dovrebbero essere Manchester United, Chelsea, Liverpool, Tottenham, Manchester City, Arsenal, Atletico Madrid, Real Madrid e Barcellona. PSG, Bayern Monaco e Borussia, sempre secondo le prime indiscrezioni, avrebbero rifiutato di aderire.

Abbiamo parlato di rivoluzione ma sarebbe più corretto definirlo terremoto. Quanto riportato da fonti di stampa quali l’Equipe e New York Times ha provocato una durissima reazione da parte del UEFA. Insieme alle Leghe professionistiche di Inghilterra, Spagna e Italia, ha emesso un comunicato roboante. L’ipotesi sarebbe, infatti, quella di escludere le squadre coinvolte nella Superlega da ogni competizione nazionale e continentale. La UEFA potrebbe avere poi il supporto della FIFA la quale non permetterebbe ai tesserati delle succitate squadre di partecipare ai tornei internazionali di sua competenza.

Siamo di fronte ad una situazione potenzialmente esplosiva. Immaginare le competizioni UEFA senza i top club della Superlega avrebbe dell’incredibile. Pensare di non vedere Messi e Ronaldo giocare ai mondiali sarebbe ancora più surreale. Ma qual è la soluzione di questo potenziale stallo? Al momento è impossibile dirlo. Certo la creazione della Superlega avrebbe un impatto importante sui bilanci dei club partecipanti. Allo stesso tempo sarebbe incredibilmente penalizzante per chi non ne facesse parte. In un mondo del calcio sempre più legato ai diritti di trasmissione degli incontri, l’appeal dei campionati nazionali e delle competizioni europee sarebbe di molto ridimensionato. Ci sono poi le ragioni “etiche” legate ad una competizione il cui accesso non sarebbe legato a meriti sportivi ma a diritti di presunta nobiltà sportiva.

Il calcio non è più lo sport che era anche solo 15 anni fa, quando l’Italia di Lippi vinceva il suo ultimo mondiale. Nel frattempo sono arrivati gli sceicchi, la Cina ha aperto le sue frontiere e il business ha assunto un ruolo ancor più preminente. Le istituzioni sportive internazionali, bisogna dirlo, non hanno dato prova di essere organi dal funzionamento impeccabili. Gli scandali che hanno coinvolto Blatter e Platini, il Financial Fair Play, il caso Neymar… di errori ne sono stati fatti tanti. Suona dunque un po’ fuori tempo massimo la presa di posizione contro la Superlega. C’è da dire, tuttavia, che l’ipotesi di rendere ancor più elitario il mondo del calcio vorrebbe dire privare milioni di tifosi della possibilità di vedere la propria squadra competere con le migliori. Con la Superlega sarebbe ancora possibile un miracolo Leicester? Presto per dirlo. Certo sarebbe potenzialmente molto più difficile.

Alla fine, forse, si arriverà ad una mediazione tra le parti. Tuttavia questa vicenda ci dice che abbiamo un problema immenso. Un problema di credibilità. È giusto che il mondo del calcio si interroghi sulla sua sostenibilità, ormai precaria. È però fondamentale che si diano, tutti insieme, le risposte giuste per non allontanare definitivamente il calcio dalla gente. Il romanticismo nel calcio è morto e sepolto da anni. Adesso, tuttavia, il giocattolo rischia di esplodere definitivamente.

Rilascio dell’acqua di Fukushima: Corea del Sud contro Giappone

La Corea del Sud impugna la decisione Giapponese di rilasciare le acque contaminate.
In Italia arrivano oltre 40 milioni di kg di pesce da quelle acque.

Il Giappone vuole rilasciare 1,25 milioni di tonnellate di acqua radioattiva, trattata dalla centrale di Fukushima.

La Corea del Sud, tramite il suo presidente Moon Jae-in, ha impugnato la decisione al tribunale internazionale del diritto del mare; portando il caso al tribunale di Amburgo, la Corea del Sud mira a sospendere l’iniziativa annunciata dal governo di Tokyo che ha innescato forte opposizione e indignazione nel Paese.

Moon Jae-in, nel frattempo, ha incontrato l’ambasciatore nipponico Koichi Aiboshi, al quale ha espresso “grande preoccupazione”.

Ma anche l’Italia è interessata al tema. La Coldiretti, infatti, sui dati Istat relativi al 2020 che vedono arrivare in Italia oltre 21 milioni di kg di pesce (tra pesci, crostacei e molluschi) dalle acque del Giappone, oltre che 18 milioni di kg dalla Cina ed altri 3,3 milioni di kg dalla Corea, ha dichiarato quanto di seguito:

E’ devastante la decisione del Giappone, che ha pesanti ripercussioni dal punto di vista ambientale, economico e sanitario a livello globale, sulla quale devono intervenire le istituzioni internazionali.