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Cronache di una notte senza sonno

Tutto comincia in una notte davanti alla porta dell’autoscuola Manzoni

Ci sono notti che non portano sonno, ma rivelazioni. Notti in cui il silenzio della casa diventa un palcoscenico per i pensieri, e la mente libera da impegni, scadenze e rumori, perché ancora la sveglia era lontana, decide di fare ciò che sa fare meglio: rovistare nei ricordi, accendere immagini, riportare alla luce pezzi di vita che credevamo archiviati. 
Questa è una di quelle notti.

Una notte passata in bianco può produrre effetti che non è scontato siano del tutto negativi.
E infatti, mentre facevo avanti e indietro tra il divano e… il water, passando per un bicchiere pieno d’acqua, ho trovato un po’ di tempo da dedicare alla mia creatività. 

Dopo aver fantasticato, con la rapidità di chi sogna a occhi aperti, su come diventare ricca, bella e intelligente senza il minimo sforzo, ho deciso di tornare con i piedi per terra e dedicarmi a ciò che davvero mi appartiene: raccontare.

Così, nel buio della cucina, con solo il rumore dell’acqua che bolliva nel bollitore e il frigo che ronzava come un vecchio generatore, i miei pensieri hanno iniziato a vagare. 
E si sono fermati lì, in un punto preciso della mia giovinezza: il giorno in cui sono diventata “pilota”. 
Ops… guidatrice. 
Tranquilli, una guidatrice senza danni collaterali, per la precisione.

Era il 3 ottobre 1986. Diciotto anni e un giorno. 
Alle 15:30 in punto varcavo la porta della rinomata autoscuola Manzoni, a poche centinaia di metri da casa mia. 
Non sapevo ancora che quel pomeriggio sarebbe diventato uno di quei ricordi che tornano a bussare quando meno te lo aspetti, come stanotte.

Ogni storia ha un punto di partenza, e il mio viaggio verso la patente comincia proprio qui: una notte insonne, un pensiero che si accende, e una porta dell’autoscuola che si apre. 
Nella prossima puntata entreremo davvero in quel mondo fatto di istruttori improbabili, fogli rosa e sogni di libertà. 
Perché ogni guidatrice nasce due volte: quando compie diciotto anni… e quando incontra il suo primo istruttore.

10 febbraio, un giorno in cui si celebra la memoria di tanti italiani

Come ogni anno, il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo, per commemorare le tante vittime dei massacri delle Foibe.

Come ogni anno, in molte città italiane viene celebrato il Giorno del Ricordo in memoria delle numerose vittime dell’eccidio delle Foibe, una tragedia italiana a cui forse in passato non è stata data la giusta importanza.

Il termine foiba deriva dal nome che viene dato in Venezia Giulia agli inghiottitoi, punti in cui l’acqua si immette nel sottosuolo, tipici della regione carsica. Queste vere e proprie caverne verticali venivano usate dai partigiani comunisti, guidati dal maresciallo Tito, per giustiziare molti italiani, i quali in quel periodo storico vennero condannati a morte con esecuzioni sommarie, da tribunali partigiani improvvisati. Le vittime venivano legate insieme e gettate nelle foibe, spesso ancora vive, oppure in alternativa, venivano prima fucilate sull’orlo delle stesse. Inoltre, molti italiani morirono anche a causa dalle deportazioni nei campi di prigionia jugoslavi.

Una prima fase di violenze si verificarono dopo l’8 settembre 1943 e colpirono soprattutto l’Istria, dove si diffuse un odio generalizzato nei confronti degli italiani. Mentre una seconda fase, la più violenta, avvenne nella primavera del 1945, quando l’esercito partigiano del maresciallo Tito prese il controllo, oltre che dell’Istria, anche delle città di Trieste e Gorizia. Le vittime di quella che fu una vera e propria pulizia etnica non vennero scelte solo tra i rappresentati di quello che era stato il governo fascista o tra gli oppositori politici, ma anche tra persone di spicco della comunità italiana, le quali, in qualche modo, venivano considerate dai partigiani jugoslavi come possibili nemici dello stato comunista jugoslavo, che venne creato di lì a poco.

I numeri relativi a questa terribile pagina storica italiana non sono minimanente trascurabili. Secondo le stime, furono tra i 5.000 ed i 10.000 gli italiani giustiziati, a cui bisogna aggiungere anche tra i 250.000 ed i 350.000 italiani che furono costretti a lasciare le proprie abitazioni in Istria e Dalmazia, evento storico noto come Esodo giuliano-istriano-dalmata.

Il Giorno del Ricordo venne istituito solamente con legge del 30 marzo 2004, appunto per commemorare solennemente, il 10 febbraio di ogni anno, le vittime della tragedia delle Foibe. Per molti anni, quindi, questa tragedia italiana è stata quantomeno ignorata, se non volutamente nascosta, molto probabilmente per motivazioni politiche.

von der Leyen: rinunciare all’unanimità sulla competitività

La presidente della Commissione Europea: se non si trova un accordo tra i 27 Paesi membri, non esitare a passare alla cooperazione rafforzata.

Il nostro obiettivo dovrebbe sempre essere quello di raggiungere un accordo tra tutti i 27 Stati membri. Tuttavia, qualora la mancanza di progressi o di ambizione rischi di compromettere la competitività o la capacità di azione dell’Europa, non dovremmo esitare a ricorrere alle possibilità previste dai trattati in materia di cooperazione rafforzata“.

Lo afferma la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen nella lettera ai leader in vista del Consiglio informale.

Collegare il nostro programma di competitività con la nostra spinta verso l’indipendenza deve essere la nostra missione guida“, ha poi aggiunto come riportato da Ansa.

Ue: prestito da 90 miliardi all’Ucraina ma senza Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca

30 miliardi per finanziare il bilancio ucraino, 60 per acquistare armi.
Il prestito verrà restituito solo se la Russia accetterà di pagare le riparazioni di guerra: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca non partecipano.

I Paesi dell’Ue hanno raggiunto un accordo per emettere un prestito di 90 miliardi di euro al fine di soddisfare le esigenze finanziarie e militari dell’Ucraina per il 2026 ed il 2027.

Di questi, 30 miliardi di euro saranno destinati al finanziamento del bilancio ucraino, mentre i restanti 60 miliardi saranno utilizzati per l’acquisto di armi.

Il programma sarà finanziato tramite debito congiunto ma senza Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca: le tre nazioni, infatti, si sono rifiutate di partecipare all’ennesima donazione di soldi dei contribuenti Ue all’Ucraina.

L’accordo proposto, come riporta Giubbe Rosse, si basa essenzialmente su punto molto debole, per non dire di pura fantasia: Kiev rimborserebbe i fondi solo se la Russia accettasse di pagare le riparazioni di guerra.

Stellantis non fa prezzo in borsa

Il cambio di strategia sull’elettrico costa 22 miliardi di euro.
Il titolo non riesce a scambiare in avvio di contrattazioni e segna un ribasso teorico dell’11,8%.

Stellantis non fa prezzo a Piazza Affari dopo che il gruppo automobilistico ha annunciato un cambio di strategia sull’elettrico che costerà 22 miliardi di oneri, provocando una perdita nel secondo semestre tra i 19 e i 21 miliardi di euro, accompagnata dalla sospensione del dividendo nel 2026 e dall’emissione di 5 miliardi di bond ibridi perpetui non convertibili.

Il titolo, come riporta Ansa, non riesce a scambiare in avvio di contrattazioni e segna un ribasso teorico dell’11,8%.