Hantavirus in crociera: 23 passeggeri spariti. Allarme alle frontiere

Si tratta di virus Andes, l’unico che si trasmette da uomo a uomo.
L’ottavo contagiato trasportato a Zurigo e l’incredibile scomparsa di 23 passeggeri: scenario e gestione fanno pensare a un nuovo Covid.

Non ci sono italiani a bordo della nave da crociera colpita dall’Hantavirus. Ma il ministero della Salute ha allertato gli uffici di frontiera ed è in costante contatto con le autorità internazionali per capire come si sta evolvendo il focolaio.

Un paio di giorni fa il presidente delle Canarie respingeva l’arrivo della nave, sostenendo che “non sappiamo a cosa andiamo incontro“.

Precauzioni dovute, soprattutto da quando il ministero della Salute sudafricano e l’Agenzia di Ginevra hanno sciolto le riserve sul ceppo dell’epidemia: si tratta del virus Andes, il più virulento nonché l’unico dei 24 rilevati nell’uomo in grado di passare da persona a persona.

È proprio questo che si vuole evitare: il contagio uomo-uomo. Un’impresa estremamente delicata e per vari motivi: a cominciare dai 23 passeggeri della nave che, dopo dieci giorni dal primo decesso, sono sbarcati a terra sull’isola di Sant’Elena, come riporta Il Giornale. Così adesso è lecito chiedersi come si a stato possibile e perché nessuno abbia controllato.

Questa «falla» potrebbe avere conseguenze a catena, soprattutto se si considera che uno di quei turisti è l’ottavo contagiato, ora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Zurigo.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) specifica che non è nemmeno ipotizzabile un paragone con il Covid e sta coordinando un «tracciamento dei contatti internazionali» per verificare lo stato di salute dei «fuggitivi». «I passeggeri sbarcati dalla nave sono stati informati del (primo) caso di hantavirus dagli operatori della nave ed è stato chiesto loro di segnalare qualsiasi segno o sintomo» ha detto il portavoce Oms.

«In collaborazione con le autorità nazionali e gli operatori della nave, i nostri team hanno stilato un elenco di chi si trovava in ogni luogo e in quale momento, al fine di garantire che qualsiasi potenziale esposizione sia documentata e che le persone possano ricevere assistenza se presentano sintomi. Questo tracciamento dei contatti aiuta anche a contenere ogni possibile diffusione» ha concluso l’Oms.

C’è poi il caso del passeggero, deceduto, salito brevemente a bordo di un volo Klm da Johannesburg ai Paesi Bassi lo scorso 25 aprile. L’uomo, che già presentava qualche sintomo, fu fatto scendere dall’aereo prima del decollo. «A causa delle condizioni del passeggero in quel momento, l’equipaggio ha deciso di non consentirgli di viaggiare» ha affermato Klm, riferendosi al volo KL592. Ma non è escluso che abbia potuto contagiare qualcuno.

Nel frattempo è stato chiarito come il virus letale sia «salito a bordo» della nave, che ora è al largo di Capoverde ma che, entro sabato, dovrebbe arrivare a Tenerife. L’Hantavirus sarebbe stato contratto dopo un’escursione di birdwatching da una coppia olandese in una discarica a Ushuaia, in Argentina. Qui i due turisti di 69 anni, i primi a morire, sarebbero entrati in contatto con i topi infetti. Al momento, il rischio per la popolazione generale in Europa derivante da questa epidemia è considerato molto basso, conferma l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che spiega: «La maggior parte degli Hantavirus non si trasmette da persona a persona. L’eccezione è il virus Andes». Ma, specifica l’Ecdc, «si trasmette in genere attraverso un contatto stretto e prolungato».

Nonostante le smentite e le rassicurazioni, l’incredibile scomparsa di 23 passeggeri, la gestione della persona fatta salire in aereo, la dislocazione delle persone in diversi continenti, l’origine e la tipologia del contagio rendono lo scenario come l’aspettativa di un nuovo Covid; e già si comincia chiedersi se è tutto voluto date le grottesche circostanze.