Scontro Usa-Iran: la posizione di Israele

Sullo scontro tra Usa ed Iran interviene anche Israele che, per bocca del premier Netanyahu, non lascia dubbi sulla sua posizione.

Sulla questione relativa allo scontro tra Usa ed Iran (approfondimento al link) è intervenuto anche Israele.

Il Paese del premier Benyamin Netanyahu, dopo le minacce ricevute in seguito all’uccisione del generale Qassem Soleimani (approfondimento al link), ha dichiarato per bocca dello stesso premier:

Noi teniamo duro di fronte a chi vorrebbe annientarci. Chiunque cercherà di colpirci riceverà a sua volta un colpo estremamente potente. È stato il responsabile della morte di numerosissimi innocenti, contribuendo a destabilizzare diversi Paesi”.

Infine, Netanyahu ha concluso il suo discorso con una netta presa di posizione, ribadendo quanto già sostenuto in modo ancora più chiaro ed inequivocabile:

Israele si schiera completamente dalla parte degli Stati Uniti”.

Via all’operazione “Soleimani martire”: l’Iran attacca le basi Usa

Partita l’operazione “Soleimani martire” per le rappresaglie iraniane. Rohuani: “Non è ancora abbastanza: vi taglieremo le gambe”.

Inizia l’operazione “Soleimani martire”.

L’Iran ha dato il via alle rappresaglie, all’uno e venti di notte ora locale, attaccando le basi americane di al-Asad e di Erbil con almeno 35 razzi tra cruise e missili balistici. Il corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha infatti annunciato da Teheran che “la feroce vendetta” (intesa per l’uccisione del generale Soleimani, approfondimento al link) è iniziata ed il primo attacco si è concluso con successo.

In particolar modo la base di al-Asad sarebbe stata “completamente distrutta”.

Nelle basi erano presenti militari di tutta la coalizione, compresi quelli di nazionalità italiana che, secondo le fonti ANSA, si sarebbero rifugiati in un apposito bunker. Sotto questo punto di vista, la Germania avrebbe già iniziato a togliere i propri militari dall’Iraq (approfondimento al link).

Subito dopo l’attacco iraniano, si sono registrati caccia Usa in volo sulla Siria e caccia iraniani nello spazio aereo iraniano.

La tv di stato iraniana ritiene ci sia stata anche una seconda ondata di attacchi ma le notizie, forse volutamente, rimangono incerte ed offuscate. Anche in merito al numero di eventuali morti e feriti, mentre la Cnn escludeva la presenza di entrambi, altre fonti parlavano di 80 morti.

Nel frattempo, a Washington, su ordine del segretario di Stato Mike Pompeo e del numero uno del Pentagono Mark Esper, si è riunito il consiglio per la sicurezza nazionale.

Di contro, le Guardie Rivoluzionarie minacciano “azioni ancor più devastanti” nel caso in cui l’America dovesse rispondere a questi attacchi, dichiarando quanto di seguito:

Se l’Iran dovesse essere attaccato sul suo territorio, Dubai, Haifa e Tel Aviv verranno colpite in un terzo round di attacchi da parte dell’Iran”.

Dal suo profilo twitter, il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif definisce quanto accaduto come “misure proporzionate di legittima difesa nel rispetto dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite”, sottolineando che l’Irannon vuole la guerra né l’escalation, ma si difenderà da ogni aggressione”.

Infine, il presidente iraniano Hassan Rohuani, intervenuto dopo l’attacco, ha rilasciato parole durissime:

Non è ancora abbastanza: vi taglieremo le gambe“.

Brexit: Von Der Leyen vola a Londra

Ursula Von Der Leyen vola a Londra da Boris Johnson: va delineato il quadro della situazione Brexit.

Brexit entro il 31 gennaio e accordi in merito ai rapporti bilaterali entro il 31 dicembre 2020; questo il piano.

Ecco perché Ursula Von Der Leyen, oggi mercoledì 8 gennaio, volerà a Londra dal premier britannico Boris Johnson. L’ordine al punto del giorno dell’agenda, stando alle dichiarazioni del portavoce della presidente della Commissione europea, è quello di “delineare il quadro della situazione”.

Per aprire un negoziato un negoziato sulle future relazioni, continua il portavoce, “serve un mandato del Consiglio europeo, dunque non si andrà nei dettagli”, ma nel frattempo si vuole appunto sondare il terreno.

Dopo l’incontro con Boris Johnson, la Von Der Leyen terrà anche un discorso alla London School of Economics (LSE).

La Germania riduce le truppe in Iraq

La Germania toglie il 25% delle proprie truppe dall’Iraq spostandole in Giordania e Kuwait.

In attesa di capire l’evolversi della situazione dopo la morte di Qassam Soleimani ordinata dal presidente americano Donald Trump (approfondimento al link) e dopo che il Parlamento iracheno ha votato domenica scorsa una risoluzione in cui invita il Governo a ottenere il ritiro delle truppe straniere dal Paese, la Germania si muove d’anticipo ed opta per riduzione delle proprie forze armate in Iraq.

Il governo tedesco, infatti, ha deciso ricollocare 30 dei 120 militari presenti in Iraq (ovvero il 25% del totale) ed impegnati in operazioni di addestramento delle forze di sicurezza irachene, in Giordania ed in Kuwait.

La milizia tedesca che verrà mobilitata era situata a Baghdad e Taji (città che si trova pochi km a nord della capitale irachena), mentre i restanti 90 soldati stazioneranno nella regione curda (a nord dell’Iraq).

Da Berlino, il governo assicura che le truppe spostate ritorneranno in sede nel caso in cui riprendano le missioni di addestramento ed il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, in un’intervista rilasciata alla Zdf ha dichiarato di essere preoccupato di un possibile ritorno in auge dello Stato Islamico.

Nel frattempo, il ministro dell’Interno ha detto alla Cnn di aver innalzato il livello di allerta di sicurezza e che le nuove linee guide per assicurare la protezione dei siti americani sono state prontamente inviate ai 16 land. Le stesse misure di sicurezza, stando a quanto riferisce il Times of Israel, sono state applicate anche ai siti israeliani.

Dal punto di vista dei risvolti economici, invece, sono intervenuti Marcel Fratzscher e Gabriel Felbermayr, rispettivamente presidenti di “DIW” (Berlino) e “IFW” (Kiel), due dei principali istituti tedeschi di ricerca economica. Secondo loro l’economia tedesca dovrà affrontare ulteriori difficoltà se le tensioni in Medio Oriente continueranno a peggiorare, in quanto il rischio è dovuto soprattutto all’elevata dipendenza dalle esportazioni delle società tedesche.

Più nel dettaglio, Fratzscher ha dichiarato alla Dpa:

In questi tempi di enorme incertezza, un conflitto in Medio Oriente sarebbe l’ultima cosa che l’economia potrebbe sopportare”.

Mentre Felbermayr sostiene quanto di seguito:

Queste crisi aumentano l’incertezza politica e sono, quindi, un altro fattore che pesa sull’economia mondiale; alla luce dei crescenti rischi geopolitici, la Germania farebbe bene a prepararsi a scenari difficili rafforzando le forze della propria dinamica economica”.

Report Eurasia 2020: lo scenario che verrà

L’Agi ha ricevuto copia del report Eurasia 2020, che fa una previsione sullo scenario che verrà.

L’Agi ha ricevuto una copia del report Eurasia 2020, emessa annualmente dalla società di analisi del politologo americano Ian Bremmer.

Il report esamina i dieci “maggiori rischi” che caratterizzeranno l’anno a livello globale. Lo stesso Bremmer, con riferimento allo scontro tra Usa ed Iran, dichiara:

Non è il rischio più alto per il 2020 per la presenza di una grande pressione contro la guerra. L’Iran è un convinto avversario degli americani ma consapevole della forza militare degli Usa. Teheran ha inoltre una storia di rinunce davanti alla minaccia di un Paese più forte”.

Inoltre, continua l’analisi del report, il presidente americano Donald Trump vorrà evitare il rischio di esporsi troppo a livello militare per non avere una ricaduta dal punto di vista elettorale per le prossime elezioni.

Ciò nonostante, il rapporto tra i due Paesi sarà, secondo Bremmer, “mortale e destabilizzante” sotto un profilo geopolitico: l’Iran continuerà a colpire le petroliere nel Golfo e porterà avanti attacchi cyber contro cittadini e aziende degli Stati Uniti e i loro alleati.

Infine, il report conclude indicando i risvolti economici che vanno ad influenzare il costo del petrolio e l’evolversi della situazione dal punto di vista degli asset di influenza:

La situazione porterà ad un rincaro medio di 5-10 dollari al barile del petrolio e ad una volatilità crescente. Aumentano le possibilità che i soldati americani vengano espulsi dall’Iraq. Mentre gli Usa perderanno molto, l’Iran sarà solo un vincitore relativo. Vladimir Putin, invece, ha già vinto, avendo accresciuto la sua influenza in Medio Oriente“.