Tensioni Serbia-Kosovo: NATO pronta ad intervenire

Lo dichiara Stoltenberg dopo il colloquio con Vucic.
Truppe della missione Kfor già schierate.

La forza di pace della Nato in Kosovo è pronta a intervenire nel caso in cui la stabilità tra Serbia e Kosovo fosse a rischio.

Lo ha dichiarato il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, dopo i colloqui con il presidente serbo Aleksandar Vucic sulle recenti tensioni tra i due paesi dei Balcani occidentali.

I due, come riporta “Reuters”, in una conferenza stampa congiunta con Vucic a Bruxelles hanno dichiarato quanto di seguito:

Sebbene la situazione sul campo sia migliorata, è responsabilità di tutte le parti, in particolare dei funzionari di Belgrado e Pristina, evitare una nuova escalation. Invito tutte le parti a dare prova di moderazione e a evitare la violenza. La Nato continua a monitorare da vicino la situazione sul campo. La nostra missione di pace Kfor rimane focalizzata sul mandato delle Nazioni Unite. Se la stabilità dovesse essere messa a rischio, la Kfor è pronta a intervenire“.

Turchia: diversi Stati Nato vogliono che guerra Russia-Ucraina continui

Cavusoglu: lo vogliono anche Paesi europei, non solo gli Usa.
Il Ministro attacca anche la Grecia e parla del giacimento di gas scoperto.

Diversi Stati della Nato vogliono che il conflitto tra Russia ed Ucraina continui.

Il Ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato martedì che diversi Stati membri dell’Alleanza Atlantica, non solo gli Stati Uniti, vogliono che la guerra tra Russia e Ucraina continui.

C’è chi ha voluto sabotare l’accordo sul grano. Ma non sono gli Stati Uniti:

Il contributo di Washington è stato la rimozione delle restrizioni all’esportazione di fertilizzanti russi, lo sblocco dei porti, (la rimozione delle restrizioni) sulle operazioni bancarie“.

Il ministro degli Esteri turco ha inoltre spiegato, durante un’intervista al canale Haber Global, che 33 navi hanno già lasciato l’Ucraina grazie all’accordo di protezione firmato il mese scorso a Istanbul tra Ucraina, Russia, Turchia e Nazioni Unite.

Nella prima mattinata di martedì, il Ministero della Difesa nazionale ha riferito sul suo account ufficiale di Twitter che un’altra nave era partita dal porto ucraino di Chernomorsk e ha affermato che tre navi provenienti dall’Ucraina e tre dirette in Ucraina sarebbero state ispezionate martedì.

Le navi stanno attraversando il Mar Nero per raggiungere lo stretto del Bosforo in Turchia, dove un centro di coordinamento congiunto a Istanbul, che comprende rappresentanti delle Nazioni Unite, dell’Ucraina, della Russia e della Turchia, sta controllando le navi che entrano in Ucraina per assicurarsi che non trasportino armi o attrezzature da combattimento.

Non solo.

Come riporta “News 360”, il ministro degli Esteri turco ha anche sottolineato durante l’intervista che la Greciaviola i diritti dei cittadini turchi nella Tracia occidentale (parte europea della Turchia)“, così come lo status delle isole del Mediterraneo.

Aggiungendo che la parte turca negli ultimi due anni ha salvato 41.000 persone, Cavusoglu ha dichiarato quanto di seguito:

La Grecia dovrebbe abbandonare queste politiche. Se collaborano, non devono calcolare i loro guadagni e le loro perdite“.

La Grecia ha accusato la Turchia di attività “illegali” di prospezione ed esplorazione di idrocarburi al largo di diverse sue isole. Tuttavia, il governo turco respinge le accuse e sostiene che le acque in cui si sta perforando il gas in via sperimentale appartengono alla piattaforma continentale turca.

Le autorità turche accusano inoltre Atene di condurre manovre militari legate alla NATO e a Paesi terzi sulle isole demilitarizzate, cosa vietata dal Trattato di Losanna del 1923 e dal Trattato di Parigi del 1947. Le autorità greche sostengono che i militari si trovano nell’area per impedire alle navi turche di avvicinarsi alle coste greche.

Cavusoglu ha anche commentato la scoperta di un pozzo di gas vicino all’isola di Cipro (approfondimento al link):

Anche la nostra piattaforma continentale la attraversa. Non permettiamo loro di entrare nella nostra piattaforma continentale in questo modo. La soluzione nel Mediterraneo orientale è un’equa ripartizione delle entrate. Abbiamo fatto le necessarie notifiche sia alle Nazioni Unite che all’Unione Europea su questo tema“.

Suslov: Occidente più stanco della Russia. Voto italiano cambierà conflitto

L’esperto ritiene che l’Ucraina sia ormai in bancarotta e che il voto italiano possa dare un segnale politico.

È deliberatamente una guerra di logoramento, spiega Dmitrij Suslov, direttore del Centro di studi europei e internazionali presso la Scuola superiore di Economia di Mosca, in un’intervista al Corriere della Sera alla vigilia del giorno che segna i sei mesi di invasione russa in Ucraina.

Secondo Suslov, le elezioni italiane possono costituire uno spartiacque anche per il conflitto. 

Il direttore di uno dei think tank di politica estera più vicini al Cremlino mostra grande sicurezza nella strategia russa:

“Il conflitto è diventato una guerra di logoramento. Ma nessuno dei contendenti è ancora sfinito e quando parlo dei contendenti includo l’Occidente collettivo, che fornisce armi e aiuti all’Ucraina. L’opinione prevalente in Russia è che saranno Kiev e i suoi alleati occidentali a entrare per primi in una fase di esaustione. La Russia può permettersi di continuare questo tipo di conflitto e non ci sono segnali di stanchezza. È la ragione per cui la guerra è condotta deliberatamente in modo limitato e a bassa intensità, non c’è aumento delle truppe impiegate o nella scala delle operazioni militari”. Mosca può andare avanti “ancora a lungo, tanto più che l’Occidente ha raggiunto il limite della sua capacità di pressione. È molto improbabile cioè che ci saranno nuove e più severe sanzioni contro la Russia, semplicemente perché i Paesi occidentali non possono permetterselo. Mosca si è già più o meno adeguata all’attuale livello di misure punitive, considerato ormai la nuova normalità. Grazie alle nuove regole di esportazione e ai flussi finanziari verso Cina, India, Turchia, Africa, possiamo far fronte alla situazione attuale sul piano militare e economico”.

A sbloccare questa situazione, però, secondo Suslov, possono intervenire nuovi importanti fattori; uno economico:

L’Ucraina è finanziariamente in bancarotta, la sua economia in ginocchio, le sue infrastrutture distrutte. E non ha risorse: Kiev deve scegliere se usare il carburante per i carri armati o per riscaldare le case. Intanto in Europa nessun Paese ha più sistemi d’arma da inviare all’Ucraina, quelle promesse dalla Germania non sono ancora state prodotte, la crisi energetica incombe”

Uno politico, che può arrivare dall’Italia:

Stando ai sondaggi il centro destra guidato da Fratelli d’Italia dovrebbe vincere le elezioni e probabilmente il nuovo governo aggiusterà l’approccio alla guerra e ai rapporti con Mosca. E questo potrebbe fare da laboratorio per altri Paesi dell’Ue, anche in conseguenza dell’aggravamento della crisi sociale ed economica in Europa. Ma guardando anche all’America, alle elezioni di midterm, dove i repubblicani appaiono in testa, c’è una probabilità crescente che la posizione dell’Occidente collettivo cambierà sia sull’appoggio militare che sulle sanzioni. Potrebbe accadere all’inizio del prossimo anno, in gennaio o febbraio.

Tensioni tra Cina e Giappone

Tokyo pronta a schierare missili a lunga gittata.
La Costituzione del dopoguerra però pone limiti.

Il Giappone si arma contro la Cina.

Tokyo sta valutando di posizionare più di mille missili a lungo raggio per rispondere a un eventuale attacco di Pechino.

Si tratta di un aggiornamento delle capacità difensive già esistenti ma che, in questo caso, permetterebbe al Paese del Sol Levante di arrivare fino a 1.000 km di distanza: mentre ora le attuali munizioni possono arrivare solo fino a 100 km (62 miglia).

Le armi, lanciate da navi o aerei, sarebbero di stanza principalmente intorno alle isole meridionali di Nansei, secondo quanto riportato dal quotidiano “Yomiuri” che ha dato la notizia: un punto che darebbe la possibilità di raggiungere le zone costiere della Corea del Nord e della Cina.

Come riporta “Il Messaggero”, minacce di guerra per Tokyo arrivano sì da Pechino ma anche da Pyongyang.

L’obiettivo è quello di ridurre il divario ma c’è un problema: la costituzione pacifista giapponese, formulata subito il dopoguerra, limita la spesa militare al finanziamento di capacità difensive.

Di recente, però, la svolta: dopo lo scoppio del conflitto tra Russia ed Ucraina, il Giappone sta riconsiderando i programmi di spesa.

Il premier Kishida ha ribadito a più riprese di voler aumentare in modo significativo il budget per le spese militari mantenuto vicino a circa l’uno per cento del Pil.

I media locali hanno anche riferito che è probabile che il ministero della Difesa giapponese richiederà 5.500 miliardi di yen (40,2 miliardi di dollari) per il prossimo anno fiscale, in leggero aumento rispetto ai 5.180 miliardi richiesti per l’anno in corso.

Secondo i dati più aggiornati del “White Paper” sulla Difesa a Tokyo, il Giappone spende lo 0,95% del Pil, contro l’1,2% della Cina e il 3,1% degli Stati Uniti.

Erdogan a Leopoli: incontri con Zelensky e Guterres

Primo incontro per le relazioni bilaterali Ankara-Kiev.
A seguire il trilaterale con il Segretario generale dell’Onu.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è arrivato a Leopoli per un incontro con l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky ed il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

Lo rende noto “Anadolu“, riportato da “Ansa”; prima di un colloquio con Zelensky dove verranno affrontate le relazioni bilaterali AnkaraKiev, Erdogan deporrà una corona di fiori al cimitero storico di Lychakiv.

Dopo il bilaterale tra i presidenti di Turchia e Ucraina, Guterres avrà un incontro trilaterale con Erdogan e Zelensky e successivamente è prevista una conferenza stampa congiunta.

Si tratta del primo faccia a faccia tra Erdogan e Zelensky da quando la Russia ha invaso l’Ucraina.