Gentiloni: fondi green per Ilva possono arrivare, ma bilancio limitato

Il Commissario agli Affari Esteri ritiene possibile la destinazione di fondi green all’Ilva. Tuttavia il bilancio è limitato perché l’Italia paga più di quanto riceve.

Intervistato a margine del World Economic Forum, l’ex presidente del Consiglio ed attuale Commissario agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, ha detto che per l’Ilva ci sono possibilità di ricevere i fondi green previsti dal piano Ue per la transizione energetica; questo perché l’acciaio è un settore che ha certamente bisogno di essere reso più compatibile con l’ambiente.

Più nel dettaglio, le sue parole sono state le seguenti:

Certamente dai fondi europei e da eventuali cofinanziamenti degli Stati può venire un contributo alla soluzione dei problemi dell’Ilva, che poi deve venire anche dal mantenimento degli impegni presi da ArcelorMittal”.

Poi, però, Gentiloni precisa anche che i fondi scarseggiano e bisogna puntare sul fatto che facciano da moltiplicatore ed attraggono gli investimenti privati:

I fondi che arrivano dalla Ue sono limitati, il bilancio è limitato, ma possono fare da moltiplicatore sia di cofinanziamenti pubblici degli Stati sia di ulteriori investimenti privati”.

Perché i fondi sono limitati? Perché l’Italia per i fondi green, e più in generale trovandosi nella situazione di Paese finanziatore netto, versa all’Ue più di quanto riceve.

Nello specifico, per la rivoluzione green riceverà dall’Ue 364 milioni di euro a fronte di un versamento di 900 (approfondimento al link).

Germania: protesta contro l’obbligo di scontrino

La legge è del 2016 ma le proteste tedesche l’hanno sempre fatta slittare.
Rimandata di altri 8 mesi l’entrata in vigore dell’obbligo di scontrino.

In Germania, dal primo gennaio 2020 è entrato in vigore l’obbligo di scontrino.

La Germania è il secondo Paese per evasione fiscale, proprio dopo l’Italia; per questo motivo il governo ha deciso di introdurre il “Kassengesetz”, ovvero la legge che impone l’obbligo di scontrino ed il controllo elettronico dei registratori di cassa, che fino a pochi giorni fa non era obbligatorio.

Più precisamente, la legge tedesca è stata approvata nel 2016 per essere stata poi continuamente rinviata. Oggi le proteste dei rivenditori non si sono fermate, tanto da aver ottenuto un ulteriore posticipo su eventuali multe, che inizieranno da settembre 2020.

La motivazione starebbe nel fatto che sostituire i registratori di cassa costi troppo, e che di fatto il problema legato all’evasione sia da cercare altrove e non nei piccoli commercianti o negli artigiani.

La protesta ha inoltre preso una piega creativa: una pasticceria di Moosinning ha creato dei krapfen, tipici dolci del carnevale bavarese, collocandoci sulla glassa uno scontrino da 2,20 Euro fatto in pasta di zucchero (quindi commestibile) e li ha chiamati “Kassenbonkrapfen“, cioè krapfen-ricevuta.

Intervistata, la dipendente Nicole Heibig ha dichiarato:

Non pensavamo che l’idea sarebbe andata così bene, le vendite di krapfen sono quadruplicate”.

Ovviamente più per quanto scritto sopra che per la protesta creativa, Il governo tedesco ha dovuto accettare un ulteriore posticipo di 8 mesi sull’entrata in vigore della legge.

Vedremo Tra 8 mesi come si evolverà il braccio di ferro.

La finanza influenza ancora la politica: Gabriel nel consiglio di sorveglianza di DB

Altro caso di sliding doors: dopo il passaggio di Barroso da presidente della Commissione Europea alla Goldman Sachs, Sigmar Gabriel passa dal governo tedesco alla Deutsche Bank.
E’ la finanza ad influenzare la politica e non il contrario.

È successo e si ripete.

Altro caso di sliding doors tra politica e finanza dopo quello di Josè Manuel Barroso; dopo dieci anni alla guida della Commissione Europea, Barroso aveva infatti accettato la proposta di Goldman Sachs e ne era diventato il presidente non esecutivo per l’Europa ed advisor.

Ora è il turno di Sigmar Gabriel, ex ministro degli Esteri, dell’Economia e dell’Ambiente del governo tedesco e sostenitore dei forti legami europei e transatlantici, che ha accettato di diventare membro di sorveglianza di Deutsche Bank.

La proposta di Gabriel, proveniente dal Partito socialdemocratico (Spd), è arrivata dal presidente di Deutsche Bank, Paul Achietner, dopo che la nomina di Juerg Zeltner è stata rifiutati dai regolatori a causa di un conflitto di interessi.

Può essere visto come un tentativo da parte della banca di riallacciare i rapporti con Berlino dopo i danni dovuti alla crisi finanziaria globale che ha messo in discussione lo stato di salute della banca, creando pressioni per fusioni e ristrutturazioni, tra sanzioni per riciclaggio di denaro e altri scandali.

Di fatto, benché lecito e legale, siamo di fronte ad un altro episodio di promiscuità tra politica e finanza, dove indubbiamente si sono invertiti i ruoli ed è la seconda a condizionare la prima.

Coronavirus contagia anche il petrolio: prezzo in calo

Si aggrava la situazione in Cina inerente al Coronavirus.
Cresce il numero delle città isolate, tanto da far calare il prezzo del petrolio.

Dopo i recenti rialzi dovuti allo scontro tra Usa ed Iran (approfondimento al link), al blocco del flusso di greggio dalla Bielorussia verso la Germania (approfondimento al link) ed alla chiusura di due importanti stabilimenti petroliferi in Libia (approfondimento al link), l’oro nero cala nel mercato. La causa trova radici nel Coronavirus, che in Cina sta paralizzando la circolazione di intere provincie.

Il virus, che sta bloccando ogni forma di trasporto pubblico in 18 città cinesi, ha inoltre spinto Pechino e Macao ad annullare il capodanno ed ogni evento pubblico (approfondimento al link). La situazione è talmente grave che la Cina ha dichiarato che costruirà un ospedale dedicato al Coronavirus in soli 10 giorni (su Twitter girano video fatti dagli staff medici degli ospedali di Wuhan in cui si dice che la provincia è stata totalmente isolata al fine di impedire il diffondersi del virus, il quale sarebbe già mutato, e che il governo non rifornisce nuovi medicinali proprio perché è vietata ogni forma di trasporto in entrata ed uscita).

La Cina è infatti il secondo consumatore mondiale di petrolio ed il blocco della logistica in entrata ed in uscita ha un impatto notevole sul prezzo di mercato petrolifero.

Ora il prezzo del petrolio sta scivolando sotto la soglia dei 62 dollari al barile (61,84). Il greggio Usa ha perso lo 0,29% posizionandosi a 55,43 dollari al barile.

Per correre ai ripari, l’Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries) sta pensando di prolungare i tagli alla produzione, riducendone l’offerta così da fa stabilizzare il prezzo sul mercato.

A conferma di questa tesi arriva l’ultimo rapporto settimanale dell’Eia, in cui si evidenzia che le scorte di greggio sono scese di 405.000 barili nella settimana fino al 17 gennaio.

Grom punta sui vasetti al supermercato: chiuse 7 gelaterie

La Grom cambia strategia: chiude 7 gelaterie (il 15% del totale) e punta sui vasetti per supermercati.

Grom, la catena di gelaterie nata a Torino creata da Federico Grom e Guido Martinetti, cambia strategia.

Dopo essere entrata anche a Palazzo Chigi grazie all’allora premier Matteo Renzi che, per rispondere ad una vignetta dell’Economist, decise di mangiarsi un gelato in mondovisione, si sposterà dalle gelaterie ai supermercati.

L’azienda ha infatti deciso di puntare sui vasetti per i supermercati e sulle vaschette per i bar.

La scelta è dovuta alla revisione del business che Unilever sta apportando a marchi come Algida e Magnum; più precisamente, i titolari hanno dichiarato quanto di seguito:

Quella in rampa di lancio è una strategia multicanale a supporto del piano di crescita del brand per assecondare l’evoluzione del modello di business degli ultimi anni e che tiene conto di nuove opportunità, di nuovi canali e di nuovi modelli di acquisto e consumo: alle gelaterie Grom affianca il canale “on the go” con smart format come chioschi o biciclette gelato, la GDO, i bar ed il canale direct to consumer”.

Ancora incerto, invece, il future dei fondatori che dopo la cessione avvenuta nell’autunno del 2015, col nuovo modello di business, devono già rinunciare al motto originale “gelato come una volta”.

La nuova strategie prevede la chiusura di sette punti vendita su un totale di 46 (ovvero il 15%): Udine, Modena, Mestre, Alessandria, Treviso, Varese ed addirittura Torino, dove vi era la location originale.