Confagricoltura contro Ue: disparità di trattamento

Dall’Ue più soldi agli agricoltori polacchi che aiuti economici per le alluvioni in Italia.

Confagricoltura contesta la decisione della Commissione europea di prorogare fino al 15 settembre il blocco delle importazioni di grano, mais, colza e semi di girasole dall’Ucraina sul mercato di cinque Stati membri limitrofi: Bulgaria, Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria, dove è consentito esclusivamente il transito dei prodotti verso destinazioni finali nell’Unione o fuori dalla Ue.

Stando a quanto riferisce Il Mattino, Confagricoltura sostiene quanto di seguito:

Avrebbero dovute essere misure eccezionali e temporanee, ma hanno messo in crisi il regolare funzionamento del mercato unico: per i redditi degli agricoltori nei cinque Stati per l’aumento delle importazioni dall’Ucraina è stato previsto uno stanziamento di oltre 150 milioni di euro. In aggiunta, nel giro di poche settimane, la Commissione ha autorizzato aiuti di Stato per gli agricoltori polacchi per un ammontare di circa 2,7 miliardi di euro. Più di quanto il governo italiano abbia destinato ai primi interventi di soccorso alle popolazioni e al sistema economico per le alluvioni in Emilia-Romagna. Non è assolutamente in discussione il massimo e fermo impegno a sostegno delle esportazioni agroalimentari dell’Ucraina. La critica è all’Esecutivo Ue per la mancata salvaguardia del mercato unico e per la disparità di trattamento tra gli Stati membri. In Italia stiamo registrando un consistente aumento degli arrivi di cereali dal Nord Est europeo, in un contesto di mercato segnato da una contrazione dei prezzi che nel giro di un anno è stata del 40%”.

Tavares: Ue ristabilisca parità con Cina

Il Ceo di Stellantis invita l’Ue a proteggere l’industria europea.
I regolamenti europei favoriscono i cinesi.

Carlos Tavares pensa che sia ragionevole che l’UE protegga l’industria europea dalla concorrenza ed in particolare da quella delle aziende cinesi.

Secondo il numero uno di Stellantis sarebbe auspicabile oltre che ragionevole per garantire una sorta di parità.

Attualmente, secondo il CEO del gruppo automobilistico, i cinesi si trovano in una situazione di privilegio a causa dei regolamenti europei.

Come riporta Motorionline, Tavares ha dichiarato quanto di seguito:

Servirebbero delle protezioni da parte dell’Ue per l’industria europea dell’auto, almeno in questa fase di transizione“.

Il numero uno di Stellantis ha anche ricordato la recente apertura della prima Gigafactory della sua azienda grazie alla partnership con Total e Mercedes a Douvrin in Francia.

A questa ne seguiranno altre due a Kaiserslautern in Germania e a Termoli in Italia.

Secondo Tavares in questa maniera ha inizio una nuova fase in cui l’obiettivo sarà quello di produrre in Europa il 23% delle celle delle batterie.

Infine il CEO di Stellantis ha parlato di una vera e propria sfida industriale per il suo gruppo che da qui al 2030 lancerà 65 auto elettriche sul mercato.

È una trasformazione darwiniana”, ha concluso l’amministratore delegato del produttore nato dalla fusione di Fiat Chrysler e PSA Groupe.

La Polonia sarà la prossima superpotenza europea?

Fonti diverse, analisi analoghe.
Uscito dalla gabbia del comunismo, il Paese è cresciuto in maniera esponenziale.

La Polonia potrebbe essere la prossima superpotenza europea?

Forse è una previsione azzardata, o quantomeno è presto per dirlo, ma i numeri non sarebbero così lontani dall’ipotesi.

Come riporta il The Daily Digest, infatti, il giornalista Johnson dichiara quanto di seguito:

“Quando ho visitato la Polonia come corrispondente del Telegraph per l’Europa dell’Est nel 1989, le sue città erano squallide, decadenti e circondate da orrendi edifici di epoca comunista. I negozi erano vuoti, le aspettative erano minime e la vita era dura”.

Il giornalista aggiunge, però, che oggi la situazione è molto diversa. Si potrebbe dire drasticamente diversa.

Da quando la Polonia è uscita dal blocco dei Paesi appartenenti all’ex Unione Sovietica, ha vissuto una crescita sbalorditiva sotto tutti i punti di vista.

In pochi anni è passata da Paese del secondo mondo alla fascia dei Paesi considerati sviluppati ed industrializzati, ovvero nella stessa fascia di Italia, Germania, Francia e tutti gli altri Stati che consideriamo primo mondo: l’attuale governo di Diritto e Giustizia (PiS), che è al secondo mandato, lo rivendica come uno dei propri successi più grandi.

La disoccupazione, negli ultimi anni, ha raggiunto i minimi storici facendo invidia a tutto il mondo toccando addirittura punti inferiori al 3%.

Già nel 2014 Il Sole 24 ore dava la Polonia come il miglior Paese al mondo dove investire per rapporto qualità-prezzo nei futuri 5 anni e l’analisi ha trovato conferme con la realtà.

Anche i più sportivi possono ricordare quanto la Polonia si sia evoluta in fretta: già nel 2012, infatti, vinse la “gara” per ospitare i campionati europei di calcio grazie ad un punteggio superiore agli altri Paesi che si erano candidati per ospitarli, tra cui anche l’Italia.

Riprendendo la disamina di Johnson, possiamo leggere ancora:

“Eppure, in nessun altro luogo dell’impero sovietico il potere del popolo ha prevalso in modo così trionfale come in Polonia. La terra delle cause perse è diventata l’avanguardia della libertà e della prosperità”.

Secondo i dati della London School of Economics, l’economia polacca è emersa con forza dalla pandemia di Covid-19, ma non è certo una sorpresa, considerato che il Paese è in costante crescita da molti anni.

Infatti, fino all’insorgere della pandemia, l’economia polacca aveva registrato una crescita costante per 28 anni, come osservava un articolo del Financial Times pubblicato nell’ottobre 2019 in cui si analizzava la situazione finanziaria del Paese subito dopo la rielezione del partito Diritto e Giustizia.

Beata Javorcik, all’epoca capo economista della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, dichiarava “La Polonia è il simbolo di una transizione riuscita” ed aggiunge che nel giro di 30 anni la Polonia è passata dall’essere un Paese con carenze in quasi tutti i settori a uno che stava “entrando nel club dei Paesi ricchi“.

Avvalendosi dei dati elaborati dalla Banca Mondiale, il leader del partito laburista Keir Starmer prevede che la Polonia, con una crescita media annua del 3,6%, supererà la Gran Bretagna entro la fine del decennio, come riportato da Sky News nel febbraio 2023.

Inoltre, i recenti fatti geopolitici hanno spinto la Polonia ad incrementare le proprie forze armate, con l’obiettivo di raggiungere le 300.000 unità entro il 2035, contro le 170.000 della Germania, secondo quanto riportato da Politico.

Legato a quanto sopra, la posizione geografica fa attualmente della Polonia il più importante partner europeo degli Stati Uniti.

Ue-Oms: arriva il Green Pass globale

Ciò che era definito complottismo diventa realtà.
Quando i privati (Oms) decidono per la comunità.

Il passaporto sanitario mondiale non è più una previsione da “complottisti”, ma realtà: ciò che era emergenziale, e che sarebbe quindi dovuto rimanere limitato al periodo pandemico, è diventato effettivamente ordinario, confermando il ruolo delle emergenze nell’accelerare la costruzione di nuovi assetti sociopolitici, sanitari e di sicurezza.

Lo conferma il nuovo accordo appena firmato tra l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) e la Commissione europea che prevede l’adozione del sistema di certificazione digitale Covid19 dell’Ue, il cosiddetto Green Pass, per costituire un sistema di controllo uniforme tra gli Stati membri dell’agenzia che dovrebbe contribuire a facilitare la mobilità globale e a proteggere i cittadini di tutto il mondo dalle minacce sanitarie attuali e future, comprese le pandemie.

La commissione europea e l’Oms hanno annunciato l’avvio di una partnership per sviluppare a livello tecnico, partendo dall’esperienza del Certificato digitale Covid dell’Ue (meglio noto come Green Pass), un sistema globale di certificazioni in campo sanitario con l’obiettivo “di facilitare la mobilità globale e proteggere i cittadini di tutto il mondo dalle minacce sanitarie attuali e future.

Il primo passo della collaborazione inizia dal mese in corso, ovvero giugno 2023, e prevede l’adozione da parte dell’Oms del green pass Covid-19dell’Unione europea.

Come ha evidenziato l’esecutivo Ue, si tratta del “primo tassello della Rete globale di certificazione sanitaria digitale (Gdhcn) dell?oms, che svilupperà un’ampia gamma di prodotti digitali per garantire una salute migliore per tutti”.

L’iniziativa segue l’accordo del 2 dicembre 2022 firmato dalla commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides, e dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, per rafforzare la cooperazione strategica sanitaria globale.

La stessa Kyriakides ha dichiarato quanto di seguito:

La partnership è un passo importante per il piano d’azione digitale della strategia sanitaria globale dell’Ue. Utilizzando le migliori pratiche europee, contribuiamo agli standard sanitari digitali e all’interoperabilità a livello globale”.

Le fa seguito Tedros Adhanom Ghebreyesus:

Basandosi sulla rete di certificazione digitale di grande successo dell’Ue, l’Oms mira a offrire a tutti gli Stati membri dell’Organizzazione sanitaria mondiale l’accesso a uno strumento sanitario digitale open-source, che si basa sui principi di equità, innovazione, trasparenza, protezione dei dati e privacy”.

Si tratta di un progetto che non nasce oggi, ma che i filantropi internazionali, la Commissione europea e il WEF portano avanti da diverso tempo: basti pensare che già nel 2020 Bill Gates aveva lanciato l’ID2020.

Le crisi delle banche private sono nate dal principio basilare che tutela i proprietari, ovvero i privati, delle stesse: privatizzazione degli utile e socializzazione delle perdite.

Lo stesso sta accadendo con le questioni sanitarie: l’Oms è un’organizzazione finanziata quasi completamente da privati, dove Bill Gates ne è il primo finanziatore.

Credete che le loro scelte siano politicamente per la comunità o gestite con le stesso scopo di quelle per il sistema bancario?

Ue: no ai semestri a guida Polacca e Ungherese

Il Parlamento europeo reputa Orban e Morawiecki illiberali.
“Se i Paesi fossero esterni all’Ue, la loro domanda per entrarci non potrebbe essere accettata”.

È a rischio la presidenza semestrale del Parlamento europeo di Ungheria e Polonia.

Il Parlamento europeo, a maggioranza, ha infatti approvato giovedì una mozione che sospende la presidenza semestrale della Ue che spetterebbe all’Ungheria di Orban nella seconda metà del 2024 e alla Polonia di Morawiecki nel primo semestre del 2025.

Perché la sospensione? Perchè si tratta di due Paesi illiberali e continuamente sottoposti a procedure per violazione dello stato di diritto, a partire dall’abolizione dell’indipendenza del potere giudiziario, stando a quanto riporta First Online.

Quei Paesi, scrive invece il politologo della Luiss Sergio Fabbrini su Il Sole 24 ore, “non sono l’Europa e se Ungheria e Polonia fossero Paesi esterni alla Ue e facessero oggi domanda per entrare, essa non potrebbe essere accettata” perché i tratti illiberali dei due regimi sono incompatibili con l’identità democratica dell’Unione europea.

Sarebbe oltremodo rischioso affidare loro la gestione dei delicati dossier della Ue nei semestri di presidenza”, continua Franco Locatelli su First Online.

Naturalmente applicare la delibera del Parlamento europeo sarà tutt’altro che facile.

Nel Governo italiano ci sono forze, come la Lega e Fratelli d’Italia, che hanno votato contro la mozione che esclude Orban e Morawiecki dalla presidenza semestrale Ue.