Stellantis: licenziamenti di massa in Polonia

Prevista una riduzione di 700 dipendenti.
Il sindacato: l’annuncio dell’abbandono dei motori a combustione ha influito negativamente sui volumi.

Lo stabilimento Stellantis di Tychy (in Polonia) ha annunciato un piano di licenziamenti collettivi che interesserà oltre 300 dipendenti.

I sindacati avvertono tuttavia che la portata effettiva della riduzione del personale potrebbe essere molto più ampia: considerando anche i lavoratori assunti indirettamente tramite agenzie e quelli con contratti a tempo determinato, il numero delle persone che potrebbero perdere il lavoro supera le 700 unità.

Lunedì, i sindacati attivi nello stabilimento FCA Poland di Tychy, appartenente al gruppo Stellantis, hanno ricevuto una lettera ufficiale che comunica l’intenzione dell’azienda di procedere a licenziamenti collettivi.

La riduzione dei posti di lavoro dovrebbe interessare 320 dipendenti, sia operai sia impiegati. Secondo il documento visionato dal portale noweinfo.pl, i licenziamenti dovrebbero essere attuati al termine di tutte le procedure previste dalla legge, entro e non oltre il 30 aprile 2026.

Il datore di lavoro ha inoltre prospettato la possibilità di aderire a un Programma di Dimissioni Volontarie, che prevede, tra l’altro, indennità superiori a quelle stabilite dalla normativa vigente.

Un incontro tra la direzione e i sindacati su questo tema è previsto per mercoledì 14 gennaio, come riporta Polonia Oggi. L’autenticità della lettera è stata confermata da Bolesław Klimczak, presidente del sindacato Metalowcy presso FCA Poland.

Tra le principali cause dei licenziamenti, la direzione dello stabilimento indica il persistente calo della domanda delle automobili prodotte e la mancanza di prospettive di miglioramento del mercato automobilistico nel prossimo futuro.

Attualmente nello stabilimento di Tychy lavorano 2.378 persone, di cui 2.087 operai e 391 impiegati. Secondo i sindacati, il numero effettivo di persone che perderanno il lavoro potrebbe arrivare a circa 740. Ai licenziamenti collettivi annunciati vanno infatti aggiunti i lavoratori il cui contratto a tempo determinato scadrà senza rinnovo, nonché quelli assunti tramite agenzie di lavoro interinale.

L’energia è molto costosa e lo stabilimento ne consuma grandi quantità. Questo si riflette inevitabilmente sull’aumento dei prezzi delle automobili prodotte e sul conseguente calo della domanda“, spiega Bolesław Klimczak. A suo avviso, anche l’annuncio del graduale abbandono dei veicoli con motore a combustione interna ha influito negativamente sulle decisioni d’acquisto dei clienti.

Le auto elettriche risultano infatti più costose, aumentando l’incertezza dei consumatori. La produzione nello stabilimento FCA Poland di Tychy si concentra attualmente principalmente su due modelli: Jeep Avenger e Alfa Romeo Junior.

L’impianto produce inoltre veicoli moderni con motorizzazione ibrida, come la Fiat 600. A seguito dei cambiamenti previsti, il numero dei dipendenti dello stabilimento dovrebbe ridursi da circa 2.300 a 1.600 persone, con un impatto significativo sia sul mercato del lavoro locale sia sul futuro dello stabilimento di Tychy.

Fallisce Arthur Bus, produttore di autobus ad idrogeno

L’azienda tedesca progettava uno stabilimento di 10mila metri quadrati in Polonia.
La città di Lublino doveva ricevere 20 autobus ma ne sono stati prodotti solo 3.

Arthur Bus, produttore tedesco specializzato nei sistemi di trazione a idrogeno, avrebbe dovuto dare un forte impulso allo sviluppo del trasporto a zero emissioni in Polonia.

L’azienda progettava la costruzione a Lublino di un moderno stabilimento di 10 mila m² e la produzione di autobus a idrogeno destinati alla rete di trasporto locale.

Tuttavia, come riporta Polonia Oggi, martedì il Tribunale distrettuale Lublin-Est ha registrato la procedura fallimentare della società, congelando di fatto il progetto e mettendo in dubbio il futuro dei lavoratori e dell’intera iniziativa. Il fallimento rappresenta per la città una doppia perdita.

Da un lato è stato bloccato lo sviluppo degli stabilimenti e la creazione di nuovi posti di lavoro; dall’altro, gli attuali dipendenti non hanno ricevuto gli stipendi di ottobre e alcuni non riescono nemmeno a ottenere i certificati di lavoro.

Anche il Comune di Lublino si trova in una situazione difficile, poiché nel quadro del progetto con Arthur Bus avrebbe dovuto ricevere 20 autobus a idrogeno finanziati dal Fondo Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e la Gestione delle Risorse Idriche entro marzo 2026.

Finora nello stabilimento di Lublino sono stati realizzati solo 3 autobus, poi consegnati a Świdnik. Nel frattempo la società ha registrato perdite crescenti, da 6,6 milioni di złoty nel 2023 a 19 milioni nel 2024, e i profitti attesi dallo sviluppo del mercato non si sono materializzati.

Il fallimento di Arthur Bus rappresenta un duro colpo per la città e per i piani di sviluppo del trasporto a idrogeno in Polonia.

Matrimoni dello stesso sesso, Tusk (Polonia): l’Ue non può imporci nulla

Due uomini polacchi sposati in Germania sono tornati in Polonia chiedendo il riconoscimento del matrimonio.
La Corte europea: Stati membri devono riconoscere i matrimoni stipulati in un altro Paese.
Tusk: Ue non può costringerci a qualcosa a riguardo.

Il Primo Ministro della Polonia, Donald Tusk, ha commentato la recente decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che impone il riconoscimento dei matrimoni tra cittadini dello stesso sesso stipulati legalmente negli altri paesi membri.

Si tratta del caso dei due uomini polacchi che si sono sposati nel 2018 in Germania, il cui matrimonio non è stato riconosciuto dopo il ritorno in Polonia.

L’altro ieri, il 25 novembre, la CGUE ha stabilito che gli stati membri non sono tenuti a legalizzare tali matrimoni, ma devono riconoscere quegli stipulati in un altro paese membro.

Tusk ha ammesso che “il tema ha causato tante emozioni, non solo nella Polonia”, ma afferma che “non è che l’UE possa costringerci a qualcosa a riguardo”.

Ha ricordato gli attuali lavori sull’istituzione delle leggi che riguarderanno la situazione delle coppie dello stesso sesso, poi affermando che la questione sarà risolta “nel modo indicato dalla maggioranza dei polacchi”.

Ha detto che “le sentenze delle corti europee saranno rispettate; quindi, gli emigranti che tornano qui saranno trattati con il massimo rispetto, ma nello stesso tempo in linea con le leggi polacche”.

Ha sottolineato, come riporta Polonia Oggi, l’importanza del diritto nazionale e che si deve applicarlo dove è necessario.

A metà ottobre è stato presentato il progetto di legge sullo “statuto della persona più vicina” (status osoby najbliższej), stabilito in cooperazione del Partito Popolare (la PSL) e la Nuova Sinistra.

La legge regola, tra l’altro, i rapporti patrimoniali, diritti all’alloggio e alimenti, nonché l’accesso alle informazioni medici.

Il progetto esclude “le questioni delicate”, ovvero l’istituzione del matrimonio e le questioni relative ai figli.

Polonia: furto record di 150 tonnellate di patate

Erano state scaricate in un campo in attesa di essere lavorate in una distilleria.
Nei social network si è sparsa la voce che potevano essere prese gratis: le persone sono arrivate con trattori e rimorchi; dopo il weekend il proprietario ha scoperto che le patate erano sparite.

Come riporta il quotidiano Fakt citato da Polonia Oggi, sabato 11 ottobre in un campo a Dąbrowica sono apparse 150 tonnellate di patate.

Sui social media si è rapidamente diffusa la voce che si potessero prendere gratuitamente: gli abitanti del posto sono arrivati con rimorchi, carriole e sacchi, senza chiedere ulteriori spiegazioni.

Dopo il fine settimana, il proprietario delle patate ha scoperto che la sua merce era completamente scomparsa nel giro di pochi giorni.

Sebbene molte persone pensassero che le patate fossero disponibili gratuitamente, in realtà si trattava di merce appartenente al proprietario di una distilleria vicina; Piotr Gryta, a cui appartenevano le patate, ha infatti spiegato che dovevano essere destinate alla produzione industriale.

Delle 150 tonnellate di patate, sono rimasti solo dei residui e le tracce delle ruote.

Abbiamo acquistato la merce giovedì. Venerdì l’abbiamo pagata. È arrivata quel giorno e l’abbiamo scaricata nel campo, perché non avevamo dove conservarla. La produzione doveva iniziare solo tra qualche giorno”, ha dichiarato Piotr Gryta in un’intervista a Fakt.

Non si trattava di una distribuzione gratuita. È stato un furto vero e proprio”, ha ammesso apertamente l’agricoltore, che gestisce da 25 anni un’azienda di trasformazione.

Nel giro di un attimo, durante il fine settimana, sono scomparsi ben sei camion TIR, in totale 150 tonnellate di patate, che dovevano essere destinate alla trasformazione nella distilleria situata a poche centinaia di metri dal campo dove erano state stoccate.

L’imprenditore, in un’intervista a TVN24, ha ammesso di essere distrutto. Ha spiegato di non vivere nei dintorni e che nel fine settimana aveva un evento familiare.

Ha confessato che nemmeno nei peggiori incubi si sarebbe aspettato una situazione simile. “Per ognuno le cose hanno un diverso valore, per me era il valore della merce destinata alla lavorazione. Sul campo c’erano 150 tonnellate di patate”, ha spiegato l’agricoltore.

Secondo quanto riportato dai media locali, alcune persone si erano recate nel campo prendendo uno o due sacchi, mentre altre sono arrivate con trattori e rimorchi, caricando intere tonnellate di patate.

Quando la vicenda assurda e drammatica per l’agricoltore ha iniziato a fare scalpore, una parte delle persone ha deciso di restituire la merce.

Gryta ha dichiarato di non avere alcun risentimento verso le persone che hanno restituito le patate, ma nel caso di chi le ha portate via in grandi quantità, considera l’azione deliberata.

Piotr Gryta ha annunciato che non intende lasciare la questione irrisolta: “Se qualcuno ha preso le patate, che si faccia avanti e le restituisca. In caso contrario, sarò costretto a segnalare la vicenda alla procura. Era la mia merce. Legale, pagata. Quello che è successo è semplicemente incredibile”.

In un colloquio con TVN24, l’agricoltore ha aggiunto: “Spero che le persone che erano lì vengano da me, chiariscano la situazione e che possiamo risolvere tutto in modo amichevole. Se così non sarà, la questione potrebbe finire in procura”.

Polonia: no alla ricollocazione forzata dei migranti

Il Presidente polacco manda una lettera a Ursula von der Leyen: ci rifiutiamo di implementare il Patto sulle Migrazioni e l’Asilo.
I cittadini non vogliono migranti illegali: questione di sicurezza.

Il Presidente Karol Nawrocki ha inviato una lettera alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, in cui ha espresso la sua ferma opposizione a qualsiasi azione dell’Unione Europea volta a dislocare in Polonia migranti illegali.

Nel testo ha ricordato la decisione di Angela Merkel del 2015, che ha portato a un massiccio afflusso di migranti in Europa occidentale.

Il Presidente ha sottolineato che da oltre 4 anni la frontiera orientale della Polonia è sottoposta a una pressione migratoria gestita dal regime russo con l’aiuto delle autorità bielorusse, e che la Polonia sostiene costi enormi per la protezione della frontiera e l’assistenza ai rifugiati di guerra provenienti dall’Ucraina.

Come riporta Polonia Oggi, ha sottolineato che nel paese rimangono ancora circa un milione di ucraini ai quali i polacchi hanno offerto sostegno nonostante non ci fosse l’obbligo di “solidarietà forzata.

Nawrocki ha ammesso che l’immigrazione illegale è un problema che l’Europa deve affrontare, ma ha ritenuto cha la rilocazione forzata dei migranti nei paesi dell’Europa centro-orientale non sia la soluzione giusta.

Ancora, ha sottolineato che la maggior parte dei polacchi si oppone a tali azioni e che la sua priorità è la sicurezza dei cittadini. Ha annunciato il suo rifiuto di implementare il Patto sulle Migrazioni e l’Asilo, dichiarando al contempo la sua volontà di collaborare in materia di protezione delle frontiere, azioni operative comuni, scambio di informazioni e supporto tecnico.

La lettera del presidente arriva due giorni prima della marcia contro l’immigrazione illegale organizzata da PiS a Varsavia, durante la quale parlerà Jarosław Kaczyński.