Rischio conflitto Russia-Usa: si va verso la guerra nucleare?

Secondo Mosca, Washnington non rispetta il “New Start” ed ha dato il via ad una guerra ibrida.

La Russia fa ancora tremare il mondo.

Il ministero degli Esteri di Mosca, in un comunicato, respinge le accuse degli Stati Uniti di non rispettare il New Start, ovvero l’unico trattato bilaterale sulla riduzione delle armi nucleari ancora in vigore, e parla apertamente della possibilità di una guerra tra i due Paesi.

Guerra che potrebbe diventare un conflitto mondiale nucleare, che sarebbe una catastrofe per il mondo intero, come riporta Leggo.

Gli Usa, dicono da Mosca, hanno dato il via a “una guerra ibrida totale contro la Russia che porta con sé il rischio reale di uno scontro militare diretto tra le due potenze nucleari”.

Il ministero degli Esteri russo denuncia “la linea aggressiva di Washington con l’obiettivo dichiarato apertamente di infliggere una ‘sconfitta strategica’ alla Russia in Ucraina, dove vengono pompate armi in volumi crescenti e istruttori/mercenari/militari degli Usa e di altri Paesi della Nato vengono inviati”.

Tutto ciò, si aggiunge nella nota, “rende impossibile continuare con il ‘business as usual’” perché in questo scenario le richieste di Washington di procedere a ispezioni nelle strutture militari strategiche russe sono “ciniche”.

Tanto più, afferma ancora il ministero degli Esteri, che “il regime di Kiev ha cercato di attaccare” tali strutture “con l’evidente assistenza tecnico-militare e di intelligence degli Stati Uniti”.

Il comunicato conclude riaffermando tuttavia “l’incrollabile impegno” della Russia ad osservare il New Start come “un importante strumento per il mantenimento della sicurezza e stabilità internazionale”.

Ucraina: Usa offrono a Mosca 20% territorio per pace

Usa offre parte dell’Ucraina ma prepara altri aiuti militari.
Zelensky chiede sanzioni più rapide e spinge per adesione all’Ue.

La guerra in Ucraina giunge al 344esimo giorno e gli Usa fanno una cosa che si contraddice da sola, se vera.

Da un lato offrono il 20% del territorio ucraino alla Russia per fermare la guerra, dall’altro preparano altri ingenti pacchetti di aiuti militari per l’Ucraina.

Secondo il quotidiano svizzero-tedesco Nzz, infatti, il direttore della Cia William Burns avrebbe offerto al presidente russo il 20% del territorio ucraino per porre fine alla guerra, ma gli Usa intanto preparano oltre 2 miliardi di dollari di aiuti militari, che includeranno per la prima volta i razzi a lungo raggio Glsdb, anche se non i più temibili Atacms.

Nel frattempo, l’Ue vola a Kiev per il vertice con l’Ucraina e Zelensky va avanti per l’adesione del suo Paese all’Ue puntando anche alla NATO.

Il tutto, mente il Ministro della Difesa russo dichiara che “Putin non attaccherà mai la Nato” nonostante secondo il ministro russo Lavrov, con le nuove armi l’Occidente fornirà “anche militari” a Kiev.

Sul fronte energetico, ancora, Ursula von der Leyen sostiene che la Russiaperde 160 milioni di euro al giorno a causa del price cap sul pretrolio“.

Infine, Zelensky invita l’Ue ad adottare “più rapidamente” nuove sanzioni contro la RussiaMosca risponde con un “Nuove armi a Kiev? Adegueremo il potenziale militare“.

Carri armati Leopard: no di Berlino all’Ucraina

Insiste la Polonia che potrebbe ignorare la Germania ed esportare i propri.
Prevista una forte azione di Mosca nei prossimi mesi.

Carri armati Leopard: l’Ucraina afferma di averne un urgente bisogno.

Ecco perché la Germania può porre il veto alla loro riesportazione, anche se la Polonia ha suggerito che potrebbe semplicemente ignorare la Germania ed esportare i suoi Leopard a prescindere.

Poiché i carri armati sono stati forniti ai paesi con licenze di esportazione, la Germania può porre il veto alla loro riesportazione.

Ma la posizione di Berlino è conflittuale: sebbene la Germania abbia fornito una grande quantità di attrezzature all’Ucraina, ha anche lottato con la sua tradizione di antimilitarismo post-seconda guerra mondiale.

Come riporta Quotidiano.net, la fornitura dei principali carri armati era stata considerata problematica a causa delle loro capacità offensive molto più evidenti. L’Ucraina afferma di avere un urgente bisogno di armature più pesanti nella sua guerra contro l’offensiva della Russia e Kiev ha una disponibilità limitata di carri armati, la maggior parte dei quali di epoca sovietica o post-sovietica.

Oltre a sottolineare la convinzione che Mosca intenda lanciare una nuova e significativa offensiva nei prossimi mesi, Kiev e molti dei suoi alleati ritengono che la guerra finirà più rapidamente se la Russia sarà sconfitta sul campo di battaglia nelle controffensive ucraine per riprendersi territorio occupato dai russi.

L’ampia disponibilità di Leopard, anche nella vicina Polonia che vuole fornirli all’Ucraina, li rende appetibili e adatti per Kiev: l’Ucraina ha suggerito di aver bisogno di 300 carri armati, mentre gli analisti occidentali ritengono che 100 potrebbero probabilmente spostare l’equilibrio della guerra.

La resistenza della Germania viene subito sfruttata da uno dei canali Telegram vicini al Gruppo Wagner che posta una foto del cancelliere tedesco Olaf Scholz sotto la scritta “Eroi dell’operazione Z” (l’operazione speciale in Ucraina), alludendo alla resistenza di Berlino ad inviare i tank Leopard tedeschi in Ucraina.

E sotto: “I Paesi che appoggiano l’Ucraina non sono riusciti a convenire su una posizione unica sulle forniture di carri armati a Kiev“, una citazione delle parole pronunciate ieri dal ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius.

In attesa del via libera tedesco alla fornitura dei Leopard 2, i soldati ucraini cominceranno ad addestrarsi all’uso di questi tank in Polonia, come ha annunciato il ministro della Difesa ucraino, Oleksii Reznikov, a Voice of America:

I paesi che già hanno i Leopard possono iniziare missioni di addestramento per i nostri equipaggi di tank. Partiremo da questo e poi andremo avanti. Spero che la Germania segua il suo processo decisionale, conduca le sue consultazioni interne e arrivi alla decisione di trasferire i carri armati. Sono ottimista, perché il primo passo è stato fatto. Cominceremo i programmi di addestramento per i nostri equipaggi di tank sui Leopard 2“.

L’addestramento fin d’ora potrà accelerare dei tempi dell’utilizzo sul campo di questi carri armati quando il governo tedesco darà l’autorizzazione.

Si dimette il consigliere di Zelenski

La decisione dopo aver suggerito che la granata su Dnipro è stata abbattuta dall’Ucraina.
Peskov: Mosca non attacca mai obiettivi civili.

Il consigliere presidenziale ucraino Oleksiy Arestovich ha annunciato le sue dimissioni.

Il tutto, come riporta News 360, è accaduto martedì dopo aver suggerito che la granata che ha colpito un edificio residenziale nella città di Dnipro era stata abbattuta dai sistemi di difesa aerea dell’Ucraina, un’affermazione che ha descritto come “un errore fondamentale”.

Più precisamente, dal suo account Facebook, dopo aver riconosciuto un “grave errore” nelle sue dichiarazioni, ha dichiarato:

Ho scritto una lettera di dimissioni. Voglio mostrare un esempio di comportamento civile. Un errore fondamentale, le dimissioni. Mi scuso sinceramente con le vittime e le loro famiglie, con i residenti di Dnipro e con tutti coloro che sono stati profondamente feriti da una versione prematura ed errata del motivo dell’attacco missilistico russo contro un edificio residenziale“.

Inoltre, ha aggiunto che le sue parole “non hanno causato alcuna conseguenza legale o reputazionale per l’Ucraina” e si è rammaricato che “coloro che hanno usato questo argomento hanno obiettivi specifici. Mosca cerca di indebolire l’influenza informativa dell’Ucraina, anche sui russi“.

L’attacco all’edificio ha provocato la morte di 44 persone, ha confermato martedì il Servizio di Emergenza Statale (SES), precisando che le operazioni di ricerca e soccorso nell’area sono state completate.

L’Ucraina ha citato il bombardamento come esempio degli abusi commessi dalla Russia durante il conflitto, e anche i suoi principali partner internazionali hanno condiviso il suo rammarico.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha invece negato lunedì che il crollo sia dovuto a un missile russo, affermando che Mosca non attacca mai obiettivi civili.

Moldova al gelo: chiesti nuovi fondi all’Occidente

Gazprom ha dimezzato le esportazioni di gas e Kiev non può più garantire energia.
Prezzi del gas a +600%.

I Paesi e le organizzazioni finanziarie che partecipano alla piattaforma internazionale a sostegno della Moldova voluta da Germania, Francia e Romania, si incontrano per la terza volta nel momento in cui l’ex repubblica sovietica guarda con seria preoccupazione alle conseguenze energetiche della guerra in Ucraina.

All’orizzonte c’è il rischio di lasciare al freddo oltre 2,6 milioni e mezzo di persone; la ministra degli Esteri Catherine Colonna ha dichiarato quanto di seguito:

Ci stiamo concentrando innanzitutto sull’ emergenza a breve termine: aiutare la Moldavia e la sua popolazione a superare questo inverno. Il secondo obiettivo di questa conferenza, e dei suoi incontro precedenti, è quello di fornire assistenza alla Moldova nel lungo periodo, sostenendo il suo programma di riforme economiche, il suo percorso verso l’Unione Europea“.

Come riporta “Euronews“, la società russa Gazprom ha dimezzato le esportazioni di gas a Chișinău e le importazioni di energia dall’Ucraina che coprivano il 30% del fabbisogno nazionale prima della guerra non possono essere più garantite da Kiev.

Con capacità di stoccaggio pari a zero, Chisinau ha bisogno di 1 miliardo di euro in più per coprire i costi energetici di quest’inverno. 

All’inizio dell’emergenza, quando anche i separatisti filorussi della Transnistria hanno interrotto le forniture dalla centrale termica della regione che forniva il 70% dell’energia necessaria a livello nazionale, il governo moldavo si è rivolto alla Romania per acquistare gas a basso costo.

Le esportazioni di Bucharest rappresentano oltre l’80% del fabbisogno del Paese, che tuttavia rimane estremamente vulnerabile sul piano energetico e rischia di rimanere senza gas ed elettricità quest’inverno, con un aumento dei prezzi del gas del 600% nell’ultimo anno.

Nicu Popescu ha dichiarato quanto di seguito:

Tutto l’aiuto che stiamo ricevendo è un investimento nella nostra stabilità comune in Moldavia, ma anche nel resto d’Europa.

Dopo le conferenze di Berlino a marzo e di Bucharest a luglio, a Parigi i 35 Paesi, per lo più occidentali, e 15 istituzioni internazionali che appartengono alla conferenza lavorano per garantire al governo moldavo aiuti concreti.