Abbattuto il Jet di Prigozhin: morto il capo della Wagner

Abbattuto dalla contraerea russa tra Mosca e San Pietroburgo.
Wagner: “Conseguenze disastrose”.

Il jet privato di Evgheni Prigozhin, capo della Wagner, è stato abbattuto dalla contraerea russa e si è schiantato mentre era in volo tra Mosca e San Pietroburgo, nella regione di Tver.

A riportarlo, via Telegram, il canale “Zona grigia” legato al gruppo di mercenari, poi ripreso da Il Riformista.

Al momento non ci sono informazioni ufficiali sull’accaduto, ma secondo l’agenzia Tass tutte le dieci persone a bordo sono morte. Tra loro ci sarebbe lo stesso Prigozhin.

Stando a quanto riporta Adnkronos, per l’ufficialità si aspettano gli esami del Dna.

L’aereo su cui viaggiava Prigozhin è precipitato a due mesi esatti dalla tentata marcia su Mosca che Putin definì “una pugnalata alle spalle“. 

Il gruppo di militari mercenari del Wagner, scrivono:

Le persone che hanno dato l’ordine non hanno capito affatto lo stato d’animo dell’esercito e il morale. Che questo sia un insegnamento per tutti. Bisogna sempre arrivare fino in fondo”.

Questo, forse, riferendosi alla rinuncia del leader della Wagner di arrivare fino a Mosca nel giugno scorso.

Lukashenko: riprendere i rapporti con la Polonia

Il leader della Bielorussia dà l’ordine al suo governo: “siamo vicini e i vicini non si scelgono”.

Il leader bielorusso Alexander Lukashenko ha dichiarato di aver ordinato al suo governo di “contattare” la vicina Polonia, affermando di essere pronto a parlare mentre aumentano le tensioni di confine tra il paese polacco, membro della Nato e dell’Ue, e l’alleato di Mosca.

Più precisamente, stando a quanto riporta Ansa citando l’agenzia di stampa statale Belta, Lukashenko avrebbe dichiarato quanto di seguito:

Dobbiamo parlare con i polacchi. Ho ordinato al primo ministro di contattarli. Siamo vicini e non si scelgono i propri vicini“.

Gran Bretagna: sanzioni ad aziende turche, svizzere e arabe

Causa le forniture di componenti per uso militare alla Russia.
Rafforzate le sanzioni a Iran e Bielorussia.

Il governo britannico di Rishi Sunak ha annunciato nuove sanzioni contro l’asserita fornitura di componenti per uso militare alla Russia, nell’ambito di un’iniziativa definita dal ministro degli Esteri, James Cleverly, “senza precedenti” nei confronti della macchina bellica “di Vladimir Putin“.

Lo riporta Ansa citando il Foreign Office in una nota e precisando che le misure riguardano altri 22 soggetti fra società e individui, comprese due aziende turche, una svizzera ed una di Dubai (Emirati Arabi Uniti, o Eau).

Inoltre, la Gran Bretagna ha rafforzato le sanzioni contro Iran e Bielorussia, sotto tiro da tempo per la cooperazione militare con Mosca.

Mosca: pronti alla missione lunare dopo 50 anni

Verrà analizzato il suolo lunare.
Gli scienziati puntano a trovare ghiaccio.

Mosca ha annunciato che si prepara a lanciare la sua prima missione lunare in poco meno di mezzo secolo, la prima missione russa di questo tipo dopo la caduta dell’Urss.

Il veicolo di atterraggio Luna-25 dovrebbe decollare dal cosmodromo di Vostochny nelle prime ore dell’11 agosto con un razzo vettore Soyuz-2.1b, fa sapere l’agenzia spaziale russa Roscosmos, ripresa da Interfax, aggiungendo che “il veicolo spaziale testerà la tecnologia di atterraggio, estrarrà e analizzerà il suolo lunare e condurrà ricerche estese, anche sullo strato superiore di regolite sulla superficie vicino al Polo Sud lunare e sull’esosfera lunare“.

La Reuters, citato poi da Ansa, scrive sul suo sito web che “il polo sud” lunare “è una destinazione preziosa perché gli scienziati ritengono che possa contenere quantità significative di ghiaccio che potrebbero essere utilizzate per estrarre carburante e ossigeno, oltre che per l’acqua potabile“.

Dopo l’inizo del conflitto tra Russia ed Ucraina, l’Agenzia spaziale europea (Esa) ha annunciato che non avrebbe cooperato con la Russia per questa missione lunare e per le successive.

L’Islanda chiude l’ambasciata a Mosca

Reykjavik chiarisce che non si tratta di rottura diplomatica.
Qui si erano incontrati Reagan e Gorbaciov nel 1986.

L’Islanda ha deciso di chiudere la sua ambasciata a Mosca a causa del conflitto in Ucraina: il paese nordico è il primo in Europa a fare un passo del genere dall’inizio della guerra.

Tuttavia, Reykjavik chiarisce in una nota che non si tratta di una rottura delle relazioni diplomatiche:

Non appena le condizioni lo consentiranno, l’Islanda darà la priorità alla ripresa delle attività dell’ambasciata islandese a Mosca“.

I primi di giugno, il ministro degli Esteri islandese Thordis Gylfadottir aveva giudicato che “la situazione attuale” non consentisse alla rappresentanza diplomatica “di operare in Russia”.

Il giorno dopo l’annuncio di giugno, Mosca aveva denunciato “un’azione anti-russa” e aveva promesso di rispondere, con il ministro degli Esteri russo che aveva dichiarato quanto di seguito:

Terremo conto di questa decisione ostile quando stabiliremo le nostre relazioni con l’Islanda in futuro“.

Come riporta AGI, il paese nordico di 375.000 abitanti ha un’ambasciata a Mosca dal 1944, escluso il periodo 1951-53.

L’Islanda era stata un luogo simbolico di incontro Est-Ovest alla fine della Guerra Fredda, con un vertice nel 1986 tra il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e il capo di stato sovietico Mikhail Gorbaciov.