Agricoltori polacchi in protesta verso la capitale

Due richieste: ritiro delle politiche green europee e fine delle agevolazioni per i prodotti ucraini.
“Pochi giorni e la merce non arriverà più ai negozi”.

Dopo le forti manifestazioni avvenute in Germania che hanno bloccato il Paese per una settimana (approfondimento al link), anche agli agricoltori italiani, francesi e spagnoli si erano uniti alle contestazioni (approfondimento al link).

Il fronte comune è contro le fallimentari politiche europee decise da Bruxelles ed ora si aggiunge anche la Polonia.

Come riporta Polonia Oggi, infatti, proseguono le proteste degli agricoltori polacchi, con oltre 250 blocchi stradali in tutto il Paese.

Nella giornata di ieri hanno indetto un’altra protesta, prevista per il 20 febbraio, che hanno definito una “marcia sulla capitale”.

Secondo notizie non ufficiali, anche i centri di vendita al dettaglio (Biedronka, Lidl, Auchan, Carrefour) saranno oggetto di blocchi.

Un agricoltore al portale Wirtualna Polska ha dichairato:

Bastano pochi giorni e la merce non arriverà più ai negozi”.

Gli agricoltori hanno due richieste principali: il ritiro del Green Deal dell’UE e la reintroduzione delle tariffe sui prodotti agricoli provenienti dall’Ucraina.

Israele vieta ingresso a funzionaria italiana Onu

Il motivo poggia su affermazioni ritenute “oltraggiose”.
La funzionaria aveva parlato di “oppressione israeliana”.

Israele ha deciso di negare l’ingresso nel Paese a Francesca Albanese, inviata del consiglio dei diritti umani dell’Onu.

La decisione, hanno fatto sapere i ministeri degli Esteri e degli Interni, è legata “alle sue oltraggiose affermazioni”.

Stando a quanto riporta Ansa, le sue parole sarebbero state le seguenti:

Le vittime del massacro del 7 ottobre non sono state uccise per la loro ebraicità ma in risposta all’oppressione israeliana“.

Italia: si cerca una seconda casa automobilistica

Bassi rendimenti e pochi investimenti in Italia.
Aiuti pubblici da decenni ma sede fiscale e produzione trasferiti all’estero.

Stellantis, forse per la prima volta sin dai tempi FIAT, potrebbe avere un competitor in Italia.

Il gruppo non riesce a rendere quanto dovrebbe rispetto alla concorrenza, non investe quanto serve in Italia ed assorbe aiuti pubblici dalla notte dei tempi (con FIAT) salvo poi trasferire sede fiscale e produzioni all’estero.

Non è una novità, infatti, che dopo aver spostato le sedi amministrative e fiscali tra Londra ed Amsterdam, anche le produzioni stiano sempre più migrando verso Paesi esteri ed addirittura extra-europei come, ad esempio, l’Algeria (approfondimento al link).

Questo non andrebbe molto bene al governo ed ora quei tempi, pare, stiano per finire. O almeno è quanto si desume dalle parole del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Come riporta Ansa, infatti, il ministro ha dichiarato quanto di seguito

Ho preso il dossier automotive fin dall’inizio della legislatura, ora vedo che anche gli esperti di economia, gli opinionisti e certamente i sindacati ritengono giusta questa valutazione. Siamo in campo e abbiamo contatti, interlocuzioni, ormai da almeno 8-9 mesi con alcune case automobilistiche che potrebbero nei loro progetti di sviluppo internazionale, che riguardano l’Europa, insediarsi anche in Italia. Il nostro progetto sull’automotive è chiaro: riteniamo che per sostenere la nostra importante filiera dell’indotto, la vera nostra grande forza fatta da una pluralità di imprese, è necessario un mercato interno che produca almeno 1,3 milioni veicoli: questo è l’obiettivo che ci poniamo da qui a qualche anno per garantire nella transizione energetica verso l’elettrico che l’indotto possa sostenere i livelli produttivi e occupazionali. Vogliamo aprire il mercato ad altri produttori e quindi sappiamo che accanto a Stellantis, che è una importante multinazionale che deve investire nel nostro Paese in modelli innovativi, in ricerca e nell’elettrico per l’auto del futuro, sarà necessario comunque un’altra casa automobilistica: questo percorso non si inventa in pochi mesi, siamo al lavoro per una seconda casa automobilistica da 8 mesi circa e pensiamo che l’obiettivo si possa raggiungere in un tempo congruo. Una volta l’Italia aveva due case automobilistiche, poi fu venduta l’Alfa Romeo – ha proseguito – ma invece di vederla a un partner internazionale, l’allora sinistra al governo, che aveva anche la presidenza dell’Iri, preferì venderla al produttore locale, chiudendo il mercato. Noi invece vogliamo aprire il mercato“.

FederTerziario: confermati Patrizi presidente e Franco segretario generale

Il Congresso Confederale ha eletto anche il nuovo vicepresidente Maurizio Renna.
FederTerziario chiude un quinquennio di grandi risultati e si prepara a un futuro da protagonista ai tavoli governativi su PNRR e temi strategici per il Paese

Un’elezione nel segno della continuità del lavoro svolto con prospettiva sugli importanti appuntamenti che attendono l’Italia nei prossimi cinque anni. Si è tenuto stamattina, a Roma, il Congresso Confederale di FederTerziario che ha festeggiato i trent’anni dalla sua costituzione rinnovando tutti gli organi confederali. La Confederazione nasce in Veneto nel 1993 e, dopo pochi anni, per l’iniziativa di un gruppo di professionisti pugliesi inizia a ramificarsi anche nel meridione. Oggi, con oltre 80mila associati, è un autorevole riferimento nei tavoli istituzionali delle micro, piccole e medie imprese del Paese.

Nicola Patrizi, che vanta una consolidata esperienza nell’attività di consulenza per le imprese con specializzazioni nelle politiche di coesione, è stato confermato presidente, carica che ricopre dal 2018. Riconfermato anche il segretario generale Alessandro Franco, esperto di contrattazione collettiva e politiche sindacali. Il Congresso ha eletto il nuovo vicepresidenteMaurizio Renna, dottore commercialista, già presidente di FederTerziario Lecce.

Si chiude un quinquennio di grande crescita per FederTerziario, scandito da un costante supporto alle oltre 80mila micro, piccole e medie imprese distribuite su tutto il territorio nazionale, nove federazioni di categoria, e oltre 80 sedi territoriali che costituiscono le antenne per intercettare le esigenze del tessuto produttivo. Una storia suggellata da numeri di rilievo sul fronte dei CCNL (23 in settori economici strategici per il Paese) e da una costante attenzione al tema della formazione, al lifelong learnig e allo sviluppo sostenibile. Il prossimo quinquennio vedrà la Confederazione impegnata su alcuni dei temi più delicati che riguardano il Paese, tra cui anche l’impegno per superare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro già avviato con un’innovativa best practice nel settore turistico e in procinto di essere estesa ad altri settori economici.

Ci aspettano altri cinque anni – spiega Nicola Patrizi – e le sfide saranno ancora più importanti perché ci troviamo di fronte a un’accelerazione senza precedenti tra la gestione dell’intelligenza artificiale e un mercato del lavoro ormai sempre più complesso. Come FederTerziario la nostra priorità sarà anche quella di promuovere l’innovazione per le imprese e di guidare i nostri associati in questo percorso difficile e ricco di opportunità. Sentiamo questa responsabilità della riconferma, anche considerando il peso di una storia importante che impone un ringraziamento a una persona come Francesco Franco che ha avuto l’intuizione e la credibilità per poter creare questa macchina che noi continuiamo a condurre grazie a quella esperienza”.

Negli ultimi mesi, tra i diversi tavoli governativi a cui FederTerziario ha partecipato da protagonista sul fronte della sicurezza, dell’istruzione, della formazione e del lavoro, hanno assunto particolare rilievo anche gli incontri della Cabina di Regia per il PNRR con l’obiettivo di contribuire alle politiche di investimento e sviluppo e dare voce alle PMI e alle microimprese.

Sono felice di aver ricevuto nuovamente la fiducia dei delegati regionali e provinciali – evidenzia Alessandro Franco – e sento la responsabilità di questo rinnovato incarico. Come FederTerziario continueremo a lavorare per portare alla ribalta del dibattito politico le peculiarità e le esigenze delle aziende che rappresentiamo e che negli ultimi quarant’anni sono state spesso poco considerate dal legislatore. Siamo forti di una diffusione sempre più capillare e di adesioni che dimostrano come il percorso intrapreso abbia dato dei risultati, pertanto ci prepariamo a questo prossimo quinquennio con la consapevolezza che la nostra missione di rappresentanza si dovrà certamente misurare anche con le grandi sfide del futuro tra IA e responsabilità sociale”.

FederTerziario ha lavorato per supportare le aziende a migliorare il clima aziendale ed i processi interni di compartecipazione, anche tramite la costituzione dell’Organismo Paritetico Formasicuro e degli Enti Bilaterali Enbisit, Ebintur e il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa, Previlavoro Italia. Inoltre, grazie alle numerose convenzioni sottoscritte, continua a garantire alle imprese associate la fruizione dei servizi necessari allo svolgimento dell’attività d’impresa o all’adeguamento a specifiche normative, attivando sportelli operativi per assisterle nell’individuazione di strumenti di finanza agevolata e di accesso facilitato al credito.

“Pur venendo da diversi anni di lavoro in FederTerziario – spiega Maurizio Renna -, sono lusingato dal ricoprire una carica istituzionale all’interno dell’Ufficio di Presidenza della Confederazione. Spero di poter portare la mia esperienza in ambito associativo, la mia professionalità e le mie conoscenze da dottore commercialista anche per costruire delle proposte a livello istituzionale, soprattutto in questo momento che vede nell’agenda politica una particolare attenzione alla riforma fiscale”.

Fitto al convegno FederTerziario: “PNRR fondamentale per digitalizzazione e transizione energetica piccole e medie imprese”

Convegno promosso da FederTerziario: le imprese più piccole valgono il 97,4% del tessuto produttivo nazionale.
Ricetta per lo sviluppo: ‘small first’, progetti regionali calibrati sul fabbisogno e crescita capitale umano locale.

Il PNRR sarà fondamentale anche per supportare le micro, piccole e medie imprese nei processi di digitalizzazione e di transizione energetica. È quanto emerge dalle parole del Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNNR, Raffaele Fitto, impegnato a Bruxelles in vista di un importante Consiglio europeo, in un videomessaggio inviato al convegno La rappresentanza delle micro e piccole imprese e il ruolo delle associazioni” promosso da FederTerziario con il patrocino di FondItalia che si è tenuto oggi all’Ara Pacis.

Il richiamo principale – sottolinea il Ministro per gli Affari Europei – è rivolto al piano nazionale di ripresa e resilienza, uno strumento fondamentale per il nostro Paese che ci impegna fortemente sulla prospettiva futura per la grande dimensione finanziaria che lo caratterizza e perché gran parte di queste risorse non sono a fondo perduto, ma gravano sul futuro del nostro Paese. Il piano nasce infatti per assicurare la ripresa ma soprattutto la resilienza. Quindi è necessario avere la capacità di immaginare, sul fronte della spesa, una scelta che sia di qualità e che accompagni una crescita indispensabile per poter rientrare da questo debito che costituisce uno degli elementi di principale riflessione nell’ambito dellattuazione”. Poi il focus sulla fase di rimodulazione avviata nei mesi scorsi con la “ridefinizione di oltre 21 miliardi di euro dal punto di vista finanziario” e anche “degli obiettivi del Piano”. Si tratta di “unazione che abbiamo realizzato già nella fase iniziale sia per quanto riguarda la terza e la quarta rata”, spiega il Ministro Fitto, che sono “due rate che il nostro Governo ha ottenuto incassando appunto l’importo a noi assegnato e abbiamo già presentato la richiesta di pagamento per la quinta rata, avendo già raggiunto tutti gli obiettivi”. La fase dell’attuazione sarà fondamentale per il mondo delle imprese: “La revisione – aggiunge – prevede un importante intervento indirizzato verso il mondo delle imprese e, in particolare, su quei temi che sono collegati anche alle transizioni necessarie per creare le condizioni per innovare e rafforzare le nostre aziende, sul fronte della digitalizzazione e della politica della transizione energetica”. Aspetti che riguardano da vicino, dichiara il Ministro degli Affari europei, le grandi e medie aziende ma anche le realtà di piccola dimensione. Considerazioni che trovano conferma nel costante confronto avviato: “Nella cabina di regia ridefinita a inizio legislatura con il primo decreto PNRR abbiamo coinvolto direttamente le organizzazioni di categoria e le parti sociali per un confronto anche sulle scelte che portiamo avanti” e quindi “la fase di attuazione del PNRR è anche una verifica costante e quotidiana dell’attuazione e della realizzazione del piano”.

Il futuro del Paese passerà dalla capacità di attuare gli interventi del PNRR e della Politica di Coesione e dai processi di formazione e istruzione nell’ottica di un mercato del lavoro caratterizzato dalla “transizione delle competenze” nel quadro di un adeguamento della rappresentatività che metta al centro delle politiche pubbliche le micro, piccole e medie imprese che costituiscono il 97,4% del tessuto produttivo nazionale. L’eventosi è sviluppato in due panel dedicati all’evoluzione del mercato del lavoro e rappresentanza delle imprese minori e nuova governance politiche di coesione e opportunità per le imprese alla presenza di attori istituzionali, esponenti governativi e parlamentari di primo piano.

Abbiamo voluto offrire una lettura coordinata dell’attuale momento con vista sui prossimi anni – evidenzia Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario -, ragionando sulla necessità di combinare il ruolo dell’associazione, anche dal punto di vista delle relazioni industriali, con gli aspetti attuativi delle politiche economiche del governo, toccando anche il ruolo della Zona Economica Sociale che sarà una grande opportunità per le imprese. Servirà una Pubblica Amministrazione efficiente e capace, in grado di intercettare tempistiche ed esigenze anche nell’ottica del PNRR e delle Politiche di Coesione, perché si dovranno trasformare queste opportunità in risultati effettivi, a fronte di sfide ormai irrinunciabili a partire da un mercato del lavoro che richiede nuove professionalità ancora da formare e i dipendenti da aggiornare”.

Ad aprire l’evento, l’intervento di Alessandro Franco, segretario generale di FederTerziario, per evidenziare, nell’ambito del grande tema della rappresentatività, come, nel corso degli ultimi trent’anni, “il legislatore e la prassi amministrativa abbiano utilizzato norme e circolari – ben 14 – per orientare l’applicazione dei CCNL ad un unico e solo sistema che ha soddisfatto le esigenze delle grandi aziende con sistemi di relazioni industriali ‘su misura’, che rinviano ai ‘contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative’. Il criterio cosiddetto della maggiore rappresentatività comparata non ha evidentemente funzionato, generando oltre un migliaio di CCNL, il doppio rispetto al 2012, con oltre la metà di lavoratori (54%) a cui sono applicati, secondo il CNEL, dei contratti scaduti. “Occorre guardare – prosegue Alessandro Franco – alla qualità e al contenuto della contrattazione collettiva anche perché i sistemi di rappresentanza delle imprese ‘minori’, almeno considerate tali in quanto poste ai margini del dibattito e dell’agenda politica negli ultimi decenni, vanno invece supportati e tutelati”.  

La sfida che una Confederazione come FederTerziario ha già attivato da anni è proprio quella di ricalibrare il peso specifico delle imprese nell’ambito delle decisioni politiche, procedendo parallelamente in un accompagnamento quotidiano perché non tutti gli strumenti contrattuali si possono adattare a un tessuto così ampio e variegato che invece necessita di un’attenzione precisa. “Le piccole e piccolissime imprese – sottolinea Maurizio Sacconi, già Ministro del Lavoro –, che costituiscono grande parte del flessibile tessuto produttivo italiano, hanno bisogno di una rappresentanza che affermi nelle politiche pubbliche il criterio ‘small first’. Regole e servizi statuali corrispondenti alla microdimensione risultano nondimeno utili alla grande impresa mentre non vale il contrario. Poi, attraverso strumenti sussidiari come gli enti bilaterali, le parti rappresentative delle piccole imprese e dei lavoratori possono aggiungere servizi utili anche alla coesione sociale”.

Imprese che proprio nel territorio dovranno rintracciare quel supporto logistico e strutturale necessario alla crescita. E sul fronte delle opportunità concesse alle Regioni, bisognerà operare con una strategia precisa. “Nei molti studi sullargomento – precisa a titolo personale Renato Loiero, Consigliere per il bilancio del Presidente del Consiglio dei Ministri – è stato approfondito come lefficacia delle politiche di coesione dipenda sia dallammontare delle risorse e dal numero di progetti finanziabili, ma anche e soprattutto dalla qualità dei progetti promossi sulla base di un adeguato fabbisogno, e da un contesto istituzionale e territoriale ben allineato e con una attività regolatoria e organizzativa efficaci e stabili nel tempo, da cui ne potrà discendere una governance anche duratura. Le infrastrutture e la logistica, il capitale umano e i settori emergenti (energia, sanità…) sono i fattori che determinano le potenzialità di un territorio”. Inoltre, aggiunge il Consigliere Loiero, se da un lato è “opportuno investire in settori complementari rispetto ai punti di forza di unarea, daltro canto è necessario favorire nelle regioni la formazione di un capitale territoriale che funga da volano ad un processo di crescita endogena di lungo periodo”. 

Ed è anche in questo passaggio che tornano in gioco gli organismi datoriali, proprio nell’ottica di arricchire il capitale umano, contribuendo alla messa in campo di una strategia unitaria dei processi di istruzione e formazione per preparare lavoratori adeguati a un mercato del lavoro sempre più dominato da nuove professionalità e con richiesta di competenze in crescita. “Alle associazioni datoriali – aggiunge Egidio Sangue, direttore di FondItalia – va riconosciuto anche il merito di promuovere, con grande forza ed in maniera spesso esclusiva, la formazione e l’aggiornamento di tanti lavoratori ogni anno per tramite dei Fondi Interprofessionali”. A questo proposito, proprio FondItalia, promosso da FederTerziario, nel 2023 “ha consentito – prosegue Sangue – la realizzazione di percorsi formativi per oltre 34 mila lavoratori provenienti, per l’80%, da medie, piccole e micro imprese, proprio grazie al lavoro costante delle reti di rappresentanza che si sono fatte carico, in maniera capillare, di raccoglierne le esigenze, animarne la domanda, rappresentandole spesso anche in contesti di mercato ed istituzionali.  Evidenza che ha rafforzato nuovamente la nostra già profonda convinzione che le associazioni datoriali debbano rappresentare uno dei pilastri fondamentali – insieme ai Fondi, le rappresentanze dei lavoratori e gli interlocutori istituzionali – per un efficace e fattivo sistema per le politiche attive”.