Germania: non vogliamo ridiscutere target climatici del 2035

Giegold lo dichiara al Consiglio Ue.
Poi aggiunge: con Urso colloquio amichevole ma non nello stesso spirito.

La Germania non vuole indebolire le regole climatiche, per noi gli obiettivi climatici sono fondamentali e vediamo già un pericolo che l’industria Ue non regga la competizione con veicoli elettrici provenienti da altrove. Il nostro obiettivo non è mettere in discussione l’uscita dal motore endotermico nel 2035 e non chiediamo nuovi biocarburanti, che non sono climaticamente neutrali”.

Così il segretario di Stato tedesco agli Affari economici, Sven Giegold, arrivando al Consiglio Ue Competitività.

Come riporta Ansa, Giegold ha poi aggiunto: “Con il ministro Urso abbiamo avuto un colloquio amichevole ma non nello stesso spirito, non vogliamo ridiscutere il target del 2035“.

Stellantis alla ricerca di un nuovo Ceo

La notizia fa salire le azioni.
De Meo potrebbe essere il nome scelto per rimpiazzare il criticato Tavares.

Stellantis alla caccia di un nuovo Ceo.

La società ha iniziato la ricerca per la successione dell’amministratore delegato Carlos Tavares, il cui contratto termina nel 2026.

Dopo l’annuncio le azioni Stellantis sono salite in Borsa.

Lo ha rivelato Bloomberg, citando alcune fonti vicine al dossier secondo le quali non ci sarebbero però piani per un immediato cambio alla leadership e lo stesso Tavares sarà incluso nel processo di ricerca dell’azienda italo-francese.

Nonostante si tratti di un “normale processo di successione”, come precisato da Stellantis, la notizia fa rumore, anche perché arriva in un periodo in cui Tavares è molto sotto pressione a causa della performance deludente in Nord America.

Negli Usa, infatti, le vendite sono rallentate, diversi manager hanno lasciato la società e i sindacati – soprattutto il potentissimo Uaw – sono nuovamente sul piede di guerra: il cda di Stellantis si riunirà il 9 e il 10 ottobre negli Usa per valutare i piani da attuare per rilanciare le attività nell’area, riferiscono ancora le stesse fonti all’agenzia statunitense.

Nel frattempo anche in Italia la situazione è tutt’altro che tranquilla, con il Governo che continua a chiedere aumenti alla produzione negli impianti del Paese e i sindacati che dovrebbero annunciare oggi, martedì 24 settembre, una mobilitazione collettiva contro il gruppo e si avviano verso lo sciopero.

Tavares, 66 anni, è stato uno degli artefici della fusione tra Fca e Psa che ha dato vita a Stellantis e nel corso del suo mandato da amministratore delegato ha seguito un rigoroso percorso di riduzione dei costi e sta provando a far fronte all’indebolimento della domanda di auto elettriche intensificato dalla concorrenza dei produttori cinesi.

Pochi giorni fa lo stesso manager ha ammesso di aver fatto cose impopolari negli ultimi anni per evitare di trovarci nella situazione in cui si trova oggi Volkswagen”, ha detto l’ad a margine dell’inaugurazione del nuovo hub globale dei veicoli commerciali presso il Mirafiori Automotive Park 2030 di Torino.

Lo stesso Tavares ha dichiarato quanto di seguito:

Stiamo lavorando molto duramente per evitare la situazione di Volkswagen e il futuro dirà se saremo in grado di evitare alcuni problemi o no. È troppo presto per dirlo oggi, dipende da molti fattori, dai consumatori, da quanto riusciremo a ridurre i costi, dipende dalla volontà dei Paesi europei di supportare i consumatori nell’acquisto di veicoli elettrici”.

Il nome papabile per sostituire il critica Ceo uscente parrebbe essere quello di Luca De Meo, attuale Amministratore delegato di Renault.

Una nuova figura in forza al personale sanitario

Costantino (Aris): «Un nuovo profilo certamente utile, ma occorrono ben altre misure strutturali per poter offrire cure e assistenza di qualità»

Una figura “ibrida” che, oltre a comprendere le mansioni proprie dell’operatore sociosanitario, dovrà svolgere anche alcune attività attribuite all’infermiere, riferendo direttamente a quest’ultimo. Queste le caratteristiche più rilevanti dell’assistente infermiere, un nuovo profilo che potrebbe affacciarsi nel panorama sanitario nazionale, e di cui si discuterà nei prossimi giorni in sede di Conferenza Stato Regioni.

«In un momento storico come quello attuale – afferma Giovanni Costantinoresponsabile delle relazioni sindacali dell’Aris – caratterizzato da una crescente carenza di personale sanitario, l’introduzione di una figura assistenziale intermedia tra l’infermiere e l’operatore sociosanitario potrebbe certamente rappresentare uno strumento importante e quantomai utile». Si tratta di un profilo da molto tempo richiesto dalle associazioni di categoria e già oggetto di lavori preparatori (in precedenza il profilo era genericamente denominato “XX”).

«Nella bozza in circolazione, però – sottolinea Costantino – sebbene alcune richieste delle associazioni di categoria (tra cui l’Aris) siano state accolte, vi sono ancora importanti margini di miglioramento»«Sarebbe importante – continua – che il decreto prevenisse in origine il rischio di conflittualità e di cortocircuiti organizzativi, chiarendo meglio sia il grado di responsabilità che la nuova figura dovrà rivestire, unitamente agli eventuali profili assicurativi, sia le modalità di coordinamento degli assistenti con il personale sanitario, soprattutto nel contesto domiciliare».

Secondo il giuslavorista, è inoltre necessario auspicarsi che si evitino disallineamenti tra le diverse regioni, anche per ciò che attiene alle regole in materia di accreditamento e di oneri per la riqualificazione del personale, questo al fine di consentire alle parti sociali di inquadrare correttamente la nuova figura all’interno dei CCNL.

«La nuova figura – conclude Giovanni Costantino – in alcuni ambiti operativi potrà effettivamente tamponare l’attuale situazione di carenza di personale. Non bisogna però farsi illusioni. L’effettiva risoluzione della problematica richiederà ben altre misure strutturali per rendere nuovamente attrattive le professioni sanitarie. È a rischio, infatti, la possibilità stessa di continuare a offrire cure e assistenza di qualità».

Montezemolo critica Stellantis: produzioni delocalizzate e marchi venduti

Il manager: in Italia solo fabbriche vuote e cassa integrazione; ne risente tutta la filiera.
Poi aggiunge: Lancia poteva essere la BMW italiana.

Luca Cordero di Montezemolo non ha certo bisogno di presentazioni: per lungo tempo ai vertici della FIAT e di Maserati, ha guidato anche la Ferrari; inoltre, il manager italiano è stato pure al timone di Confindustria.

Montezemolo più volte si è detto dispiaciuto della situazione del settore automotive italiano e, adesso, torna a dire la sua su quello che sta succedendo oggi, in occasione della mostra dedicata a Vincenzo Lancia, presso il parco Amilcare Merlo di Confindustria Cuneo.

Come riporta HDblog.it, Montezemolo infila una serie di critiche su come si è evoluta Stellantis; il manager italiano si è detto infatti molto triste dato che l’Italia non ha più di fatto una produzione di auto:

L’Italia non ha più una produzione di automobili: FIAT non c’è più, Maserati non c’è quasi più e così Lancia e Magneti Marelli e Comau. Tutti marchi ex italiani, venduti ad azionisti esteri”.

Inoltre, Montezemolo aggiunge anche che in Italia abbiamo solamente fabbriche vuote e cassa integrazione: “C’è da indignarsi, ma sento solamente un silenzio assordante”.

Non mancano critiche nemmeno agli industriali “timidi” di fronte a quella che per i sindacati è una fuga strategica dall’Italia imposta dal numero uno di Stellantis, Carlos Tavares:

Il marchio Lancia si produce ancora ma all’estero, forse in Spagna, sicuramente non più nel nostro Paese. Persino la Fiat Seicento, simbolo della nostra industria nel dopoguerra è prodotta in Polonia”.

E parlando proprio della Lancia, con un po’ di nostalgia ricordando i modelli del passato e le vittorie nel motorsport, Montezemolo sottolinea che Lancia poteva diventare la BMW italiana.

Il manager parla poi di una stagione drammatica di deindustrializzazione, ricordando come in Piemonte che ha una grande tradizione del settore auto, oggi si produca essenzialmente solo la FIAT 500e e un modello Maserati, ma solamente con numeri bassissimi: una situazione che ha pure precise conseguenze per la filiera automotive.

Groupon Italia chiude: a casa 33 dipendenti

141 milioni di euro di debiti col fisco italiano.
Ricevuto l’avviso di accertamento, il gruppo ha deciso di chiudere.

Groupon deve 141 milioni di euro al fisco italiano: lo afferma l’Agenzia delle Entrate, al lordo di sanzioni e interessi maturati sino ad oggi per il mancato versamento delle imposte.

Come risposta arriva l’annuncio da parte del gruppo americano di uscire dal mercato italiano, lasciando a piedi 33 dipendenti per la chiusura degli uffici di Milano.

La decisione, come riporta HDblog.it, è stata presa dalla società di Chicago dopo aver appreso che la sede italiana aveva ricevuto un avviso di accertamento del fisco da 28 milioni di euro, il secondo nel giro di poco tempo che si somma a quello ancor più corposo da 110 milioni di euro che era già stato notificato in precedenza.