Ceto medio italiano: il 45% ha ridotto i consumi, il 51% spinge i figli ad andare all’estero

Più delle metà crede i propri figli staranno peggio.
Più dell’80% denuncia che il merito non viene riconosciuto.

Colpito dal fisco, escluso dal welfare, ignorato nei riconoscimenti. Eppure, è un ceto medio che resiste: investe nei figli, tiene in piedi famiglie e territori con una generosità silenziosa.

Ma quanto può sopportare ancora? Come riporta Il Sole 24 Ore, senza girarci troppo intorno il ceto medio vive un paradosso insostenibile: “È il punto di tenuta del Paese. È troppo ricco per ricevere aiuti, troppo povero per costruire futuro“, ha aggiunto Cuzzilla, appena confermato alla guida della Cida.

Due italiani su tre si sentono ceto medio, ma più della metà teme che i propri figli staranno peggio. Più di otto su dieci non vedono riconosciuto il valore delle proprie competenze nel reddito. E oltre il 70% chiede meno tasse sui redditi lordi.

La contraddizione centrale che emerge dal rapporto è questa: il ceto medio italiano non si definisce attraverso il reddito, ma attraverso l’identità culturale.

Il 66% degli italiani si riconosce nel ceto medio, e per oltre il 90% ciò che conta davvero è il sapere, il livello di istruzione, le competenze acquisite. Ma questi valori non trovano più riscontro nella realtà economica. L’82% degli italiani che si autodefinisce di ceto medio denuncia che il merito non viene riconosciuto, che il capitale culturale non si traduce in una giusta retribuzione. È qui che si apre una frattura decisiva: tra capitale umano e capitale economico. E quando il riconoscimento non arriva, il motore si spegne: ciò che era spinta verso l’alto diventa semplice sopravvivenza.

Il 50% dei genitori appartenenti al cuore produttivo del Paese ritiene che i figli staranno economicamente peggio, e il 51% auspica che cerchino opportunità all’estero, segnando il sorpasso definitivo del “mito dell’altrove” sul sogno di mobilità sociale interna. Nonostante ciò, il ceto medio continua a investire: il 67% delle famiglie di ceto medio con figli conviventi sostiene spese straordinarie per garantire un futuro ai figli, mentre oltre il 41% aiuta economicamente figli e nipoti, confermandosi come primo ammortizzatore sociale del Paese.

Tra i pensionati della fascia di riferimento del rapporto, il 47% aiuta regolarmente figli o nipoti, e il 66% ha finanziato o finanzierà almeno una spesa straordinaria.

Questa “generosità silenziosa” è sempre più sotto pressione. Solo il 52% si sente protetto da reti di welfare; gli altri oscillano tra ansia, incertezza e vera e propria insicurezza. E il risparmio, da sempre uno dei tratti distintivi del ceto medio, si erode: il 46% ha ridotto la capacità di accantonare risorse, e il 44% prevede un peggioramento nei prossimi tre anni.

Quando la fiducia nel futuro si incrina, cresce il bisogno di protezione: ma è proprio qui che il sistema mostra le sue crepe più profonde.

Lavoro: ecco le innovazioni IA delle imprese Univendita per la consultazione del ministero

L’associazione: per lo sviluppo serve dare accesso facilitato a fondi pubblici, crediti d’imposta, agevolazioni fiscali, voucher e contributi a fondo perduto, incentivi e coinvolgimento del sistema bancario.

Applicativi come chatbot e assistenti virtuali utili ad accorciare e ottimizzare i tempi di lavoro, rinvenendo, sulla base di domande anche molto dettagliate, i prodotti dai cataloghi in modo da poter fornire ai clienti risposte adeguate e soddisfacenti in tempi brevi. Oppure soluzioni per realizzare piani di lavoro estremamente personalizzati e ancora strumenti per rapidi approfondimenti tecnici e normativi.

Sono queste le innovazioni che alcune delle aziende associate a Univendita-Confcommercio, la principale sigla italiana della vendita diretta a domicilio, hanno presentato nell’ambito della consultazione pubblica sulle Linee guida per l’implementazione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, promossa dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Secondo Univendita, gli algoritmi dell’Ia generativa devono puntare “alla crescita, alla competitività da coniugare con inclusività, equità e rispetto della centralità dell’uomo”.

Per Ciro Sinatra, presidente dell’associazione, “è essenziale garantire che questi sistemi siano spiegabili e tracciabili. Ci sono degli obblighi da rispettare nei confronti dei consumatori e dei lavoratori, anche considerando che le nostre imprese non utilizzano l’intelligenza artificiale per la valutazione e l’organizzazione del lavoro. Tuttavia, l’introduzione dell’Ia nell’impegno quotidiano contribuisce a rafforzare le competenze digitali e le soft skills. Attenzione però alle criticità – ha proseguito Sinatra –, a partire dal divario digitale che può riguardare i territori meno connessi o i venditori più anziani”. 

Infine, le richieste dell’associazione: accesso facilitato a fondi pubblici per le Pmi della vendita diretta; crediti di imposta e agevolazioni fiscali; voucher e contributi a fondo perduto; incentivi ad accesso collettivo per progetti congiunti tra imprese, aggregazioni o reti d’impresa; infine, il coinvolgimento del sistema bancario con convenzioni di microfinanza garantita e prestiti agevolati, con un fondo di garanzia per la digitalizzazione.

L’esercito israeliano apre il fuco contro i delegati europei

Presenti anche rappresentanti di alcune nazioni arabe.
Italia e Francia convocano gli ambasciatori israeliani.

Una delegazione straniera a Jenin, in Cisgiordania, composta da funzionari di Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Norvegia, Italia e Canada è caduta sotto il fuoco dell’esercito israeliano.

Tra la delegazione, come riporta Giubbe Rosse, erano presenti anche rappresentanti di alcune nazioni arabe.

Le IDF affermano che la delegazione diplomatica europea ha deviato dal percorso concordato ed è entrata in un’area il cui accesso è vietato.

Non sono segnalati feriti, ma il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha incaricato il Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri di convocare l’ambasciatore israeliano a Roma per “chiarimenti ufficiali” in merito all’attacco ai diplomatici.

Lo stesso ha fatto Jean-Noël Barrot, Ministro degli Affari Esteri francese.

Oms: approvato l’accordo pandemico globale

124 gli Stati favorevoli; Italia ed altri 10 Paesi astenuti.
L’accordo è giuridicamente vincolante ma soggetto a ratifica.

L’Accordo Pandemico Globale dell’Oms è stato approvato durante l’Assemblea Mondiale della Sanità a Ginevra.

Il trattato, giuridicamente vincolante ma soggetto a ratifica, mira a rafforzare la cooperazione internazionale per prevenire e gestire future pandemie, senza imporre misure specifiche come lockdown o obblighi vaccinali.

A favore hanno votato 124 Stati, mentre l’Italia si è astenuta insieme ad altri dieci Paesi, tra cui Russia, Iran, Polonia, Israele e Slovacchia.

L’astensione italiana è stata motivata principalmente dalla volontà di tutelare la sovranità nazionale e da questioni tecniche ancora aperte, come dichiarato dal ministro della Salute Orazio Schillaci.

La scelta di astenersi ha suscitato critiche da parte dell’opposizione italiana, che l’ha definita una scelta antiscientifica ed isolazionista.

Bauli acquisisce Olivieri 1882

L’azienda di Verona acquista l’80% di quella di Arzignano (Vicenza).
La Olivieri 1882 ha chiuso il 2024 con utile di circa 6 milioni (+50%).

Una operazione che “rappresenta un investimento strategico rilevante, coerente con i nostri obiettivi di crescita a lungo termine. È il risultato di un’attenta analisi delle opportunità di mercato e delle sinergie industriali che questa acquisizione può generare: l’impegno economico riflette la nostra convinzione nel valore del progetto e la volontà di rafforzare ulteriormente la nostra posizione nel settore, creando le condizioni per uno sviluppo duraturo e responsabile”.

Parole di Fabio di Giammarco, ceo del Gruppo Bauli che ieri ha annunciato l’acquisizione di una quota di maggioranza, pari all’80%, di Olivieri 1882, storico laboratorio di pasticceria artigianale fondato nel 1882 ad Arzignano (Vicenza).

Un’unione, come riporta Il Sole 24 Ore, fondata su valori comuni: qualità assoluta, rispetto per la tradizione e visione internazionale. da un lato Bauli, azienda italiana leader nel settore dolciario fondata nel 1922 a Verona come piccola pasticceria artigianale. È il principale operatore a livello nazionale nel segmento ricorrenze dove detiene oltre un terzo del mercato a Natale e a Pasqua: circa 1.300 dipendenti nel mondo e sette siti produttivi, di cui sei in Italia. Dall’altro lato Olivieri 1882, che dei grandi lievitati ha fatto la propria centralità e identità.

Olivieri 1882 continuerà a operare in piena autonomia, mantenendo identità, team e libertà creativa.

Guidata oggi da Nicola e Andrea Olivieri, quinta generazione della famiglia, Olivieri 1882 ha conquistato negli anni una posizione di rilievo nella produzione dei grandi lievitati artigianali, simbolo di eleganza italiana e innovazione del gusto. I punti di forza sono l’anima artigianale e un processo produttivo certificato dall’Università di Padova, che consente di gestire alti volumi senza compromettere la qualità dei prodotti, insieme alla cultura digitale.

Nicola Olivieri, ceo di Olivieri 1882, ha commentato come di seguito:

L’ingresso di Bauli nel capitale di Olivieri 1882 rappresenta una scelta strategica e di visione. Abbiamo scelto Bauli perché partner con un eccellente centro di ricerca e sviluppo e un know-how organizzativo internazionale, oltre che realtà storica e leader di mercato. Questa combinazione ci offre una struttura in grado di portare l’eccellenza artigianale italiana a un livello ancora più alto, accelerando il nostro percorso di espansione globale. Continueremo a guidare l’azienda, in piena coerenza con i valori e la qualità che ci hanno sempre distinti”.

Olivieri 1882 ha chiuso l’anno fiscale al 31 dicembre 2024 con ricavi pari a 5,8 milioni di euro, in crescita di oltre il 50% rispetto all’esercizio 2023. Anche l’Ebitda registra una crescita significativa, passando da 0,8 a 1,4 milioni di euro.