Coronavirus, Harvard boccia l’Italia. Bene il Veneto.

La rivista della nota università esamina la gestione italiana dell’emergenza: sfortuna, errori e frammentazione.
Bene il Veneto.

l'”Harvard Business Review“, ovvero la rivista della famosissima università americana, ha pubblicato un’analisi inerente a quello che, secondo loro, si può imparare dagli errori dalla gestione italiana nel contrasto al coronavirus.

Dal loro punto di vista, gli studiosi sostengono che ci siano aspetti imputabili alla pura sfortuna, altri invece ad errori e frammentazione della gestione.

Lo studio è reperibile a questo link e, come riportato dall'”HuffPost“, mette in luce come l’Italia non abbia saputo guardare e sfruttare i Paesi che sono stati per primi coinvolti dall’emergenza, Cina su tutti.

Sbagliato, in particolar modo, l’approccio tenuto da alcuni politici che invitavano alle campagne “#abbracciauncinese” oppure agli aperitivi in centro, per poi ritrovarsi positivi al coronavirus come Nicola Zingaretti (approfondimento al link).

Altra considerazione degli studiosi americani, è stata la frammentazione, ovvero il movimento non omogeneo nella gestione dell’emergenza da parte di tutte le regioni.

In questo senso si legge, infatti:

“Il Veneto ha adottato un approccio molto più proattivo al contenimento del virus. La strategia veneta era articolata su più fronti. La meticolosità del metodo veneto, dove sono stati fatti più test, il tracciamento dei contatti è stato più rapido e preciso, gli operatori sanitari sono stati riforniti presto delle protezioni necessarie, ha portato a più risultati.”

Infine, la rivista sottolinea che comunque per avere un quadro chiaro della situazione da poter esaminare concretamente, servirà tempo; addirittura diversi mesi se non anni.

La Parola ai Lettori – Coronavirus, lo staff medico: oggi vi portiamo in prima linea

General Magazine fa un tour tra le corsie degli ospedali con gli occhi di chi ci lavora, e vi racconta com’è.

“E’ nei corridoi degli ospedali, che si capisce davvero cos’è la vita”.

Con queste parole di Andre Agassi vogliamo introdurre il racconto che ci arriva da un gruppo di personale sanitario che, tramite le loro testimonianze, vogliono farvi toccare con mano il “dietro le quinte”.

“Non siamo preparati ad affrontare emergenze di questo genere. Questo è quanto.

E non lo siamo perché, con i tagli fatti alla Sanità negli ultimi anni, sono stati chiusi ospedali, sono stati accorpati reparti, è stato ridimensionato il personale.

Con il taglio del personale si è persa la specializzazione perchè, gioco forza, ci si deve adattare a fare il di tutto un po’; ma se si perde specializzazione, si perde qualità.”

Il personale sanitario che ci scrive ci dà poi altre informazioni.

“Il periodo combacia con il picco stagionale dell’influenza ed il conseguente aumento dei decessi; non possiamo dire che il numero delle vittime sia dovuto esclusivamente al coronavirus ma di sicuro stiamo affrontando un’emergenza con delle armi non adeguate: è un virus più aggressivo che porta le persone ad avere maggior bisogno di ricovero ospedaliero rispetto al solito e, se non possiamo offrire un servizio all’altezza, è normale che le conseguenze diventino tragiche.”

Continuano poi:

“Gli appalti si fanno ogni 3 mesi; con la stessa periodicità cambiano quindi protocolli e presidi e questo porta a problemi come l’incremento del rischio di fare errori da parte degli addetti ai lavori o la mancanza di assitenza per i macchinari.

Lo stesso vale per le agenzie di pulizia: anche in questo caso gli appalti si regolano in base ai minuti da dedicare alla pulizia per ogni singolo letto o ambulatorio e sono sempre meno, ma così facendo si perde qualità sotto il punto di vista igienico della struttura.

Quest’ultimo punto va a sommarsi al problema dell’accorpamento di più reparti in uno, visto inizialmente: il paziente medico si deve “mescolare” con quello chirurgico comportando, specie nei periodi di sovraccarico, il rischio di contagio tra i pazienti di un reparto e l’altro.

Il personale sanitario che ci scrive conclude poi con un grido d’aiuto:

“Non vuole essere una polemica verso nessuno, speriamo solo che questo momento difficile ci serva da lezione per il futuro: si fa presto a dire “affidiamoci alla scienza”, quando negli ospedali non ci sono neanche le mascherine per il personale.”

(Si ringraziano per le testimonianze A.B., C.F. e M.R. che ci scrivono dall’Italia).

Coronavirus e crisi economica, Tringali: “Al diavolo il libero mercato!”

Lo scienziato politico sottolinea come lo Stato debba tornare al centro dell’economia nazionale.
Per uscire dalla crisi serve sovranità: non ci è bastata la lezione?

Il mondo si ferma, c’è qualcosa che cambia.

Cambia un virus, che muta così velocemente da rendere difficilissimo lo studio per una medicina adeguata al contrasto; cambiano, con lui, tutte le nostre abitudini.

Lo stato d’emergenza è stato dichiarato, la quarantena imposta. I limiti delle persone, dettati dal decreto.

Tutti si spaventano per la salute propria e per quella dei propri familiari. Tutti si preoccupano di ciò che verrà dopo.

Sì, perché un dopo arriverà, ne siamo tutti certi, ma con che conseguenze dovremo combattere?

Stiamo assistendo al blocco dell’economia mondiale; partite iva, liberi professionisti, aziende di ogni forma e dimensione: tutti si chiedono “perderemo il lavoro?

Gli Stati stanno mettendo in campo dei pacchetti anti-crisi, con importi e modalità differenti. Basteranno?

Ne abbiamo parlato con il dott. Fabrizio Tringali, scienziato politico, autore del saggio “La trappola dell’euro” e del blog “Badiale&Tringali”, entrambi scritti a quattro mani con il professor Marino Badiale, ordinario di matematica presso l’Università di Torino.

Dott. Tringali, come valuta i pacchetti messi in campo dai vari Paesi?

“Per il momento si tratta prevalentemente di annunci, però alcune indicazioni chiare le possiamo già trarre: ci sono paesi come gli USA e la Gran Bretagna, che si impegnano a sostenere con ogni mezzo la propria economia nazionale. Annunciano stanziamenti di dimensioni storiche, destinati non solo alle imprese, ma anche direttamente ai lavoratori. In Italia si chiude tutto (giustamente) ma a farne le spese sono i lavoratori, i commercianti, i professionisti. Conte si limita a dire genericamente che “Il governo ci sarà”, ma non dice cosa farà concretamente per proteggere gli italiani dalla crisi. Le misure fin qui varate sono una goccia nel mare, così come quelle annunciate per il prossimo futuro. E intanto l’Unione Europea non dà risposte, perché ogni misura solidale è bloccata dai paesi del nord. Il messaggio che ne esce è chiaro: i governi americano e britannico ci sono, quelli italiano ed europeo no.”

Nello Specifico, in Italia, secondo lei di cosa avremmo bisogno?

Di un governo che si assuma la responsabilità di garantire tutto il denaro necessario a rimettere in moto l’economia. In questo momento è impossibile preventivare la cifra, ma di certo si tratta di numeri largamente superiori a quelli di cui sta parlando Conte. Massicci aiuti alle imprese ed ai lavoratori (dipendenti ed autonomi) saranno necessari, ma non basteranno. Il tessuto produttivo farà comunque fatica a riprendersi. Ci saranno licenziamenti. Fra chi non perderà il lavoro, tanti avranno salario decurtato, magari parzialmente integrato con ammortizzatori sociali. Andiamo quindi verso un vistoso calo della domanda. Nel settore privato, fra le imprese che riusciranno a sopravvivere, ben poche saranno quelle disposte ad assumere. Rischiamo una crisi spaventosa. Se ne potrà uscire solo mandando al diavolo l’ideologia del “libero mercato” e riportando lo Stato al posto che gli compete, cioè quello di regolatore dell’economia nazionale.”

Dunque, se capisco bene, dal suo punto di vista serve un piano di assunzioni pubbliche su larga scala. In quali settori?

“Non ci è bastata la lezione per capirlo? Sanità innanzitutto, ed istruzione. E poi investimenti nei trasporti (da Alitalia, al trasporto su rotaia, fino al trasporto pubblico locale). I viaggi da e per l’estero, ma anche i commerci internazionali, saranno difficili. Bisognerà sostenere i produttori locali e il turismo interno.

Avremmo anche bisogno di imparare ad essere disgustati dalla retorica della bontà delle privatizzazioni, e anche dalla caricatura che spesso viene fatta dei lavoratori del settore pubblico, dipinti come privilegiati o nullafacenti. E invece sono medici, infermieri, anestesisti, insegnanti, assistenti sociali. Tutte persone che nella stragrande maggioranza dei casi lavorano moltissimo, a volte rischiando la propria salute, mettendo anima e cuore in servizi fondamentali per noi, per i nostri figli, per i nostri anziani.

Dobbiamo imparare ad odiare questa retorica. Chi si comporta in modo disonesto, una esigua minoranza, va certamente punito, ma dobbiamo recuperare la consapevolezza che i servizi pubblici sono nostra ricchezza, e i lavoratori che li mandano avanti, svolgono un servizio prezioso.

Lo stato può fare moltissimo per frenare la crisi investendo nei servizi pubblici e assumendo, calmierando il tasso di disoccupazione.

E questo è fattibile?

“All’interno dei vincoli europei no. La sospensione del patto di stabilità non è certamente sufficiente. Come dice lo stesso Draghi, i debiti pubblici dovranno necessariamente aumentare in modo importante. Se la UE è una “unione” allora i membri devono accettare di condividere le garanzie sui debiti. E questo deve avvenire senza “condizionalità”, cioè senza imporre agli stati “memorandum” come quelli che hanno distrutto la Grecia. In pratica la Germania dovrebbe accettare di essere garante del debito di tutti, lasciando a ciascun paese la libertà di decidere autonomamente quanto contrarne e come utilizzare il denaro. Impossibile. Se accetteranno forme di apparente solidarietà sarà in cambio di cessioni di sovranità. E la medicina sarà peggiore del male.”

Come dovrebbe agire lo Stato secondo lei?

Dovrebbe fare quello che Conte e Di Maio stanno dicendo, ma che non faranno. Il governo dice che se dalla UE non arriveranno risposte, l’Italia farà da sola. Ma Conte e Di Maio sono figuranti, la loro è solo una sceneggiata mediatica. Alla fine si piegheranno. Mentre invece il governo dovrebbe impegnarsi pubblicamente a difendere ogni posto di lavoro e a varare un piano straordinario di investimenti ed assunzioni. Dovrebbe annunciare che sarà fatto tutto quello che servirà per uscire dalla crisi il prima possibile, proteggendo tutti. Un “whatever it takes” nazionale di portata storica. Ma per farlo dovrebbe disporre della libertà di poter decidere le proprie politiche economiche nazionali. I paesi che hanno la propria moneta e la propria banca centrale possono permetterselo, noi no.

Coronavirus, Montanari: la grande truffa è il vaccino

Cos’è, come funziona, perché siamo in emergenza e cosa c’è veramente dietro.
Stefano Montanari ci spiega il coronavirus a 360°.

Il tema caldo di questo periodo è, sicuramente, il coronavirus.

Un nemico invisibile e subdolo che ha calato il sipario a cielo aperto sul mondo intero.

Abbiamo provato ad immaginare cosa ci possa essere dietro (approfondimento al link), facendo intervenire anche i nostri lettori (approfondimento al link).

Oggi, facciamo intervenire sulla questione uno dei massimi esperti in materia: il dott. Stefano Montanari, nanopatologo, professore presso il Centro Stelior di Ginevra, autore di diversi brevetti nel campo della cardiochirurgia, della chirurgia vascolare, della pneumologia e progettista di sistemi ed apparecchiature per l’elettrofisiologia, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, docente in diversi master nazionali ed internazionali, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche, già consulente per Procure della Repubblica e dell’Osservatorio Militare Italiano. Collabora costantemente in pubblicazioni con la moglie Antonietta Gatti, dal 2012 inserita nella lista dei 32 migliori scienziati al mondo, con la quale sono stati gli scopritori delle malattie e patologie da micro e nanopolveri oltre vent’anni fa.

Dott. Montanari, cos’è il coronavirus che tanto ci sta spaventando?

“È una catena chimica appartenente alla famiglia dei coronavirus, dei quali ce ne sono a migliaia, basti pensare che un banale raffreddore di solito è dovuto ad un coronavirus; è un virus altamente infettivo (quindi contagioso) ma che è solitamente innocuo, tanto da rimanere privo di qualunque sintomatologia nella stragrande maggioranza delle persone (molto probabilmente ora, mentre parliamo, noi stessi abbiamo il coronavirus e così come noi almeno la metà della popolazione italiana, ma non ci fa nulla). Di fatto è un virus influenzale nuovo che ha la peculiarità di attaccare i polmoni ed è per questo motivo che va a colpire in maniera patologica le persone anziane, i fumatori e le persone che hanno già problemi pregressi e che quindi, oltre ad avere determinati problemi, stanno assumendo determinati farmaci, per esempio certi ipertensivi. Parlando in generale, le persone sane non subiscono assolutamente danni da questo virus che, ripeto, sta diventando ubiquo e normalissimo, esattamente come un numero enorme di altri virus.

E dove nasce?

“In merito a questo si è sentito tutto ed il contrario di tutto; quando sento dire che è partito dai pipistrelli o dai serpenti mi viene da ridere e penso che ci manchi solo l’unicorno.

Da dove sia nato non lo so, lo sanno solo in pochi al mondo, ma virus del genere sono molto facili da modificare, pasticciare, modificare in laboratorio…poi magari capita che esca dal laboratorio, per errore o volutamente. Di certo non autonomamente come potrebbe ipotizzare l’ex Ministro della Salute Lorenzin, quando diceva che i virus strisciano e saltellano.”

Dice che è un virus che da solo non dà alcun problema, ma la gente in Italia sta morendo più che in Cina, pensiamo a Bergamo, ad esempio. Se è come dice lei, perché tutti questi morti?

“Guardi, funziona così: riempiamo di vaccini antinfluenzali le persone, soprattutto gli anziani, ed andiamo ad indebolire dei corpi già deboli. Questo perché con il vaccino si va ad iniettare nel corpo il vecchio virus (il fine dovrebbe essere quello di creare gli anticorpi) ma non esistono vaccini per l’influenza e quindi non si fa altro che rendere il corpo più debole e soggetto alla nuova influenza (anche il nuovo coronavirus) ed in più si è iniettato nel corpo il vecchio virus: si ha dunque il totale di due possibili influenze in un corpo già precario. La BBC, l’emittente di stato britannica, ha mandato in onda un servizio in cui dice che chi si è vaccinato contro l’influenza deve restare in isolamento 12 settimane (reperibile al link). Mi pare che già questo possa essere qualcosa su cui meditare. Se prendiamo i numeri ufficiali dell’Istituto Superiore della Sanità, vediamo che i morti “di” coronavirus sono 3 e personalmente avanzo dubbi anche su quei 3; inoltre, se lei ci fa caso, noterà che la mappa dei morti coincide con quella dei vaccini effettuati. Più alta è la densità dei vaccinati e più alta è quella degli infettati dal virus. I dati ufficiali sono chiari: chi muore era affetto da altre patologie potenzialmente mortali e, spesso, più di una. Per questo diciamo che si muore “con” coronavirus e non “di” coronavirus. Infine, sottolineo che il numero di morti, comunque si voglia attribuire la causa senza, peraltro erroneamente, fare differenza tra causa e concausa, è lo stesso che ogni anno abbiamo a causa della normale influenza, a riprova che il coronavirus non ha innalzato il tasso di mortalità.”

Mi faccia capire: se il problema non è il virus in sé in quanto non mortale, allora significa che il problema è la sanità italiana. Capisco bene?

“Esatto! Il problema è che non siamo preparati per un’emergenza polmonare; e non lo siamo perché i nostri politici degli ultimi 10 anni erano a loro volta impreparati. Negli ultimi 10 anni non si è fatto che tagliare sulla sanità riducendo il numero degli ospedali, degli addetti, dei macchinari e delle attrezzature. Ad oggi abbiamo necessità di respiratori e non ne disponiamo. In più tagliamo sull’istruzione, non riuscendo quindi a formare personale medico all’altezza o a trattenerlo in Italia a causa della svalutazione del lavoro e, appunto, non fornendogli il materiale di cui i medici necessitano per fare il loro lavoro. Abbiamo meno di 4 posti di terapia intensiva ogni 1000 abitanti: uno scandalo.

Ci aggiunga, infine, un sistema di corruzione capillare che comporta due problemi: il primo, che un prodotto che normalmente costa 10, in Italia lo si va a pagare 20 usando male quei pochi soldi che ci sono; il secondo, che i medici devono eseguire i diktat del Regime altrimenti vengono radiati dall’ordine con la conseguenza di non poter più esercitare la professione…ma anche loro hanno una famiglia da mantenere.”

Ci sta dicendo che il problema è l’inadeguatezza del sistema sanitario e di chi negli ultimi 10 anni l’ha gestito. Se è così, significa che anche le disposizioni che ci hanno dato a livello di prevenzione sono errate?

“Peggio, spesso sono delle autentiche stupidaggini. Pensi al solo fatto di indossare i guanti: così facendo impediamo ai nostri funghi ed ai nostri batteri “buoni” di entrare in contatto con il virus e combatterlo; con quei guanti zuppi di virus incontrastato, poi, andiamo a toccare vestiti, soldi, superfici, eccetera seminando il virus ovunque. Le mascherine sono inutili perché un virus è capace di entrare in quantità enormi in una cellula, che è grande qualche millesimo di millimetro: si figuri cosa può fare una mascherina per agire su dimensioni del genere: niente!

Ci dicono di stare chiusi in casa quando invece serve uscire perché il sole è indispensabile, ci dà la possibilità di metabolizzare la vitamina D, indispensabile per il nostro sistema immunitario. E il moto, da sempre raccomandato per mantenere un buono stato di salute, viene addirittura vietato per decreto. Insomma, quelle disposizioni preparano l’organismo a ricevere indifeso non solo quel virus ma, di fatto, tantissimi patogeni. Senza poi considerare tutto quello che è inerente alla depressione, all’umore ed alla paura: tutte cose che hanno effetto contrario rispetto a quello che ci serve per far reagire l’organismo. Quando, all’inizio degli anni Settanta, lavorai per un certo periodo in Svezia il primario mi disse: “Vedi, qui muore chi vuole morire e sopravvive chi vuole vivere, e questo fa tanta differenza.”

Facendo un passo indietro e tornando ai vaccini, se ben capisco, quelli influenzali sono una sorta di truffa?

“Non una sorta: un’autentica truffa. Il vaccino può essere definito tale solo per malattie che danno immunità (morbillo, rosolia, varicella, eccetera), non per un raffreddore o un’influenza: sono stato allievo di Luigi Di Bella e lui diceva che un’influenza curata dura sette giorni, una non curata dura una settimana. Se la malattia reale non conferisce immunità, è assurdo sperare che lo possa fare un vaccino che altro non è se non la malattia in forma attenuata.

Ed ancora peggio sono quei vaccini polivalenti resi obbligatori ai bimbi e senza i quali non possono andare a scuola. Se un vaccino fosse tale, cioè prevenisse la malattia, perché preoccuparsi tanto dei bambini che non lo fanno? Chi si vaccina dovrebbe essere al sicuro…ma evidentemente non lo è e si pretende di vaccinare chiunque, al di fuori di ogni controllo, perché ogni vaccinazione praticata significa soldi. Soldi per le case farmaceutiche, e con un valore aggiunto che nessun prodotto al mondo può vantare, giù fino alle elemosine che i medici vergognosamente accettano: qualche euro per ogni iniezione praticata.

Ma le dirò di più: i vaccini sono per legge esenti da qualunque sperimentazione e da almeno 33 anni non vengono nemmeno controllati sul serio; come se non bastasse, i vaccini sono l’unico prodotto al mondo a non avere responsabilità né civile né penale: è vero che se un vaccino crea problemi ad una persona questa viene risarcita, ma a farlo è il Ministero della Salute e non l’imprenditore che ha registrato il vaccino. Aggiunga che chi è nel business dei vaccini non ha nemmeno la seccatura di doversi cercare clienti, perché quelli sono obbligati ad esserlo o, comunque, a fare pubblicità provvede lo stato.”

Se la seguo correttamente, mi viene da pensare che se i vaccini influenzali sono una truffa, un vaccino sul coronavirus potrebbe essere la truffa delle truffe, un affare colossale.

“Certo! A breve uscirà una qualche brodaglia da Israele e/o da qualche grande compagnia farmaceutica e la medesima brodaglia verrà spacciata per il vaccino contro il coronavirus. Definendola tale, visto che l’epidemia è globale, obbligheranno 7 miliardi e mezzo di persone a vaccinarsi: come per tanti altri vaccini, l’imprenditore non dovrà nemmeno perdere tempo a cercare i suoi clienti perché tutti saranno obbligati ad esserlo. La differenza la fanno i numeri.”

Ma allora la pandemia di coronavirus è tutta una montatura? È forse per questo motivo che non hanno chiuse le Borse (approfondimento al link)?

“Una grandissima montatura. Pensi che nel 2017 sono usciti dei bond, ovvero delle obbligazioni, che scommettevano su una curiosa infezione da coronavirus che si sarebbe svolta tra il 2020 ed il 2021: pensi a quanti soldi può aver fatto chi ha scommesso su un evento così apparentemente improbabile come questo.

Poi pensi a quanti soldi perdono in Borsa ogni giorno le aziende. Ma facciamo un esempio pratico: lei ha una pizzeria ma è obbligato a tenerla chiusa e, quindi, non fa reddito; nel frattempo però deve pagare l’affitto, il personale, le bollette, le tasse, un mutuo se ce l’ha, le scorte di cibo scadranno e dovrà ricomprarle nuove. Passa il tempo e di fatto non si sa per quanto andrà avanti la quarantena ma a reti unificate continuano a dirci che la cosa durerà sempre di più (già si parla di ottobre); lei intanto, stando a casa, si deprime ed ha paura. Arriva un bel tipo e si offre di comprarle la pizzeria per 1000 euro: lei ovviamente la venderà subito per togliersi costi e rischi, ritenendo pure l’acquirente un santo.

Lo stesso esempio lo replichi sulle aziende: una volta passata l’epidemia, un ristretto gruppo di persone avrà comprato tutto e lo avrà fatto ad una cifra irrisoria, magari passando pure per santo o per eroe.”

Infine, una domanda un po’ personale: è vero che ha venduto la casa per dare fondi alla ricerca? Ed è vero che le hanno portato via lo strumento essenziale per la ricerca?

“È vero. Ma è altrettanto vero che non lo rifarei, visto il trattamento che ci stanno riservando e che abbiamo appena visto: quel sacrificio la gente non lo merita. Per ciò che riguarda lo strumento, un microscopio elettronico, ce lo portarono via dieci anni fa. La raccolta fondi messa in atto per comprarne uno sta dando risultati deludenti, e anche per questo le dico che la gente non merita niente.”

(Versione polacca a cura di  Magda Żymła al link)
(Versione inglese a cura di Jolanta Micinska – Hercog al link)

Coronavirus, l’Italia sapeva ma non è intervenuta?

L’Italia sapeva e non ha fatto niente?
Si parla di un rapporto dell’intelligence che Conte avrebbe sottovalutato.
Macron nella stessa posizione.

Il governo sapeva ma non ha fatto niente, perché ha sottovalutato il problema.

Questo è quanto riporta “Libero” (reperibile al link), citando a sua volta la “Fox News”; secondo quest’ultima il governo Conte avrebbe ricevuto dei rapporti di intelligence poco dopo lo scoppio dell’epidemia in Cina, ma li avrebbe sottovalutati perché il pensiero regnante era che “il coronavirus fosse un problema cinese e non sarebbe arrivato fin qui”.

La fonte di “Fox News”, a sua volta, sarebbe un esperto di sicurezza che fa base a Roma e che avrebbe ovviamente chiesto di mantenere l’anonimato in quanto non autorizzato a parlare in pubblico della questione.

La cosa troverebbe conferma nella delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (reperibile al link), in cui in estrema sintesi si cita l’allarme lanciato dall’Oms e si decreta lo stato di allarme per l’incolumità pubblica e privata a causa di agenti virali.

Il ritardo dell’introduzione delle misure di sicurezza, poi, confermerebbe il fatto che il governo abbia sottovalutato il problema (approfondimento al link), lanciando campagne come “#abbracciauncinese” piuttosto che invitando le persone ad andare a mangiare nei ristoranti cinesi, in quanto il vero problema era il razzismo e non il virus.

Le stesse accuse arrivano anche a Macron, in Francia, dove l’ex ministra della Sanità Agnès Buzyn, come riportato da “Il Giornale” riprendendo a sua volta “Le Monde” (approfondimento al link) ha dichiarato:

“Avremmo dovuto annullare tutto, le elezioni di domenica sono state una buffonata. Quando ho lasciato il ministero (per la candidatura a sindaca di Parigi) piangevo perché sapevo che l’onda dello tsunami era davanti a noi. L’11 gennaio ho inviato un messaggio al presidente Macron per informarlo del coronavirus. Ora l’ospedale ha bisogno di me. Ci saranno migliaia di morti”.

Se tutti sapevano, perché nessuno ha fatto niente? (approfondimento al link)