Tringali: “Mes, rischi superano i vantaggi. Italia non aderirà”

Non c’è più l’obbligo di firmare un memorandum con la Troika ma i burocrati possono verificare se lo Stato risponde ai parametri e in caso contrario intervenire sulle politiche economiche.

Tanti annunci, pochi fatti. È la sintesi dell’operato in risposta all’emergenza da coronavirus delle autorità sia in Europa – con Recovery Fund, Sure, Bei e Mes – sia in Italia. Da un lato il premier Giuseppe Conte ed il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri prima fanno annunci televisivi da centinaia di miliardi di euro mentre le aziende devono ancora vedere la cassa integrazione, poi finiscono con il chiedere “atti d’amore” alle banche che, al netto dei circa 6,5 miliardi concessi a FCA, si sostanziano in un nulla di fatto.

Dall’altro l’Unione Europea che, in un momento che necessita di risposte rapide ed efficaci, non fa che ritrovarsi una volta al mese per non decidere nulla e rimandare il tutto al meeting successivo. Si veda quanto emerso dall’ultimo Consiglio europeo, in cui il Presidente Charles Michel ha detto che a luglio si cominceranno i negoziati seri. Come se finora si fosse perso tempo.

Si parla di Sure e aiuti dalla Bei, che però ancora non partono perché mancano le garanzie. Si parla di Mes con un tasso di interesse agevolato. Ma al contempo introduce un creditore privilegiato, alzando il costo degli interessi per la collocazione dei Titoli di Stato. Si parla di Recovery Fund, ma se il funzionamento per l’allocazione dei fondi è quello standard, significa che un Paese finanziatore netto come l’Italia finirebbe per versare più soldi di quanti ne riceverebbe.

Di tutto questo ha parlato in un’intervista con Wall Street Cina il dott. Fabrizio Tringali, scienziato politico e autore dei saggi “La trappola dell’euro”, “Liberiamoci dall’euro, per un’altra Europa”, oltre che del blog “Badiale&Tringali”, tutte opere scritte a quattro mani con il professor Marino Badiale, ordinario di matematica presso l’Università di Torino

Dott. Tringali, qual è il suo punto di vista sull’operato del governo italiano per la gestione del covid19?

“Parliamo della gestione della crisi economica, non di quella sanitaria. Su questo fronte, quello che il governo sta facendo non si avvicina nemmeno lontanamente a quanto sarebbe necessario. Aziende e lavoratori autonomi hanno subìto perdite ingenti, ma gli interventi messi in campo dall’esecutivo sono minimali. Peraltro, data la portata mondiale della crisi, non si può certo pensare che qualche incentivo, o la cassa integrazione, possano bastare a scongiurare il rischio di chiusura per tante attività. Ed è ovvio che più persone perderanno il lavoro, e più uscire dalla crisi diventerà arduo.

“Bisogna evitare la disoccupazione: è necessario un piano di investimenti e assunzioni nel pubblico impiego, a iniziare dai settori della sanità e della scuola, ed un piano di abbassamento dell’età per la pensione. “Quota 100” non solo va mantenuta, ma va progressivamente abbassata. Tutto il contrario di quello che la UE ci raccomanda di fare.”

E in merito a quello europeo, invece, cosa ne pensa?

“Ancora una volta l’Unione Europea ha mostrato apertamente il suo volto disgustoso. Del resto lo ha sempre fatto. La crudele indifferenza verso le sofferenze e le difficoltà della popolazione, che i governanti e i tecnocrati europei hanno mostrato durante la crisi greca, è la stessa che oggi esprimono nelle trattative sugli strumenti anticrisi da mettere in campo. Solo un ingenuo può credere ai proclami di facciata sulla “solidarietà europea”, che è una cosa che semplicemente non esiste. Come non esiste finanziamento senza condizionalità. Chi lo afferma mente, ed è quindi un farabutto, oppure non sa di cosa parla, che è anche peggio.”


È favorevole a Mes e Recovery Fund?

“Innanzitutto bisogna dire che sicuramente l’Unione Europea non darà vita a nessuno strumento efficace per uscire dalla crisi. Non lo farà per il semplice fatto che non può farlo. Ricordiamoci che l’Unione Europea non è altro che un insieme di regole architettate per permeare di liberismo ogni settore della vita economica e sociale. Per sua natura, quindi, non può favorire “solidarietà”, cioè trasferimenti da stati più ricchi a quelli in difficoltà, così come non può suggerire di rafforzare il settore pubblico o di abbassare le soglie per la pensione (e infatti fa il contrario).

Ovviamente qualcosa si inventeranno, per dare ai paesi un po’ di respiro e per salvare la faccia, ma sempre con l’obiettivo di erodere la sovranità degli stati ed imporre le famigerate “riforme”. Il MES viene presentato come privo di condizionalità, perché è stato effettivamente tolto l’obbligo di firmare un “memorandum” con la Troika. Ma resta l’“Early Warning System” tramite il quale i burocrati del MES possono verificare se lo Stato in questione risponde ai loro parametri. E in caso contrario attivare gli organi europei perché intervengano sulle politiche economiche.

Il Recovery Fund ancora non sappiamo come funzionerà, però sappiamo che il suo utilizzo sarà collegato all’imposizione delle “riforme” che ogni stato deve attuare sulla base delle raccomandazioni UE. E sapete cosa raccomanda la UE all’Italia? Nella relazione dello scorso febbraio, la Commissione Europea ci raccomanda di diminuire la spesa pubblica, anche a livello regionale e comunale (quindi ulteriori tagli ai servizi sanitari, educativi etc.).

Ci chiede di diminuire la spesa previdenziale, aumentando l’età per la pensione; definisce ingiustificata l’assenza di tassazione sulla prima casa, suggerendo di reintrodurla, avendo cura di rivedere al rialzo le rendite catastali. Queste cose sono scritte nero su bianco, nei documenti pubblici che si possono facilmente trovare nei siti istituzionali.”

Cosa intende?

“Se le persone leggessero un poco di più i documenti ufficiali della UE e meno le schifezze scritte dalla maggioranza dei media, penso che l’idea di uscire dall’Unione Europea vedrebbe crescere enormemente i consensi. Ecco, per esempio, il documento ufficiale che contiene quanto ho citato prima.”

Perché, secondo lei, il governo italiano è l’unico a spingere così fortemente per il Mes mentre nessun altro lo vuole?

Nessuno vuole il Mes perché i rischi della sua adozione superano largamente i vantaggi. In Italia, il suo utilizzo o meno ha un significato più politico che economico. Sappiamo che il Movimento 5 stelle ha lungamente osteggiato questo strumento, quindi il suo utilizzo, per il PD, sancirebbe la propria supremazia sull’alleato di governo, almeno in campo economico.”

“Tuttavia ritengo che sia più probabile che la questione Mes venga politicamente utilizzata in modo diverso. Nelle attuali trattative europee, il governo cederà su molte richieste dei paesi del nord. Ma continuerà a mantenere la scelta di non aderire al Mes. In questo modo il movimento 5 stelle proverà a far credere al proprio elettorato di aver rispettato gli impegni presi.”

(L’intervista è stata originariamente pubblicata su “Wall Street Cina“, che ringraziamo).

Coronavirus e crisi economica, Tringali: “Al diavolo il libero mercato!”

Lo scienziato politico sottolinea come lo Stato debba tornare al centro dell’economia nazionale.
Per uscire dalla crisi serve sovranità: non ci è bastata la lezione?

Il mondo si ferma, c’è qualcosa che cambia.

Cambia un virus, che muta così velocemente da rendere difficilissimo lo studio per una medicina adeguata al contrasto; cambiano, con lui, tutte le nostre abitudini.

Lo stato d’emergenza è stato dichiarato, la quarantena imposta. I limiti delle persone, dettati dal decreto.

Tutti si spaventano per la salute propria e per quella dei propri familiari. Tutti si preoccupano di ciò che verrà dopo.

Sì, perché un dopo arriverà, ne siamo tutti certi, ma con che conseguenze dovremo combattere?

Stiamo assistendo al blocco dell’economia mondiale; partite iva, liberi professionisti, aziende di ogni forma e dimensione: tutti si chiedono “perderemo il lavoro?

Gli Stati stanno mettendo in campo dei pacchetti anti-crisi, con importi e modalità differenti. Basteranno?

Ne abbiamo parlato con il dott. Fabrizio Tringali, scienziato politico, autore del saggio “La trappola dell’euro” e del blog “Badiale&Tringali”, entrambi scritti a quattro mani con il professor Marino Badiale, ordinario di matematica presso l’Università di Torino.

Dott. Tringali, come valuta i pacchetti messi in campo dai vari Paesi?

“Per il momento si tratta prevalentemente di annunci, però alcune indicazioni chiare le possiamo già trarre: ci sono paesi come gli USA e la Gran Bretagna, che si impegnano a sostenere con ogni mezzo la propria economia nazionale. Annunciano stanziamenti di dimensioni storiche, destinati non solo alle imprese, ma anche direttamente ai lavoratori. In Italia si chiude tutto (giustamente) ma a farne le spese sono i lavoratori, i commercianti, i professionisti. Conte si limita a dire genericamente che “Il governo ci sarà”, ma non dice cosa farà concretamente per proteggere gli italiani dalla crisi. Le misure fin qui varate sono una goccia nel mare, così come quelle annunciate per il prossimo futuro. E intanto l’Unione Europea non dà risposte, perché ogni misura solidale è bloccata dai paesi del nord. Il messaggio che ne esce è chiaro: i governi americano e britannico ci sono, quelli italiano ed europeo no.”

Nello Specifico, in Italia, secondo lei di cosa avremmo bisogno?

Di un governo che si assuma la responsabilità di garantire tutto il denaro necessario a rimettere in moto l’economia. In questo momento è impossibile preventivare la cifra, ma di certo si tratta di numeri largamente superiori a quelli di cui sta parlando Conte. Massicci aiuti alle imprese ed ai lavoratori (dipendenti ed autonomi) saranno necessari, ma non basteranno. Il tessuto produttivo farà comunque fatica a riprendersi. Ci saranno licenziamenti. Fra chi non perderà il lavoro, tanti avranno salario decurtato, magari parzialmente integrato con ammortizzatori sociali. Andiamo quindi verso un vistoso calo della domanda. Nel settore privato, fra le imprese che riusciranno a sopravvivere, ben poche saranno quelle disposte ad assumere. Rischiamo una crisi spaventosa. Se ne potrà uscire solo mandando al diavolo l’ideologia del “libero mercato” e riportando lo Stato al posto che gli compete, cioè quello di regolatore dell’economia nazionale.”

Dunque, se capisco bene, dal suo punto di vista serve un piano di assunzioni pubbliche su larga scala. In quali settori?

“Non ci è bastata la lezione per capirlo? Sanità innanzitutto, ed istruzione. E poi investimenti nei trasporti (da Alitalia, al trasporto su rotaia, fino al trasporto pubblico locale). I viaggi da e per l’estero, ma anche i commerci internazionali, saranno difficili. Bisognerà sostenere i produttori locali e il turismo interno.

Avremmo anche bisogno di imparare ad essere disgustati dalla retorica della bontà delle privatizzazioni, e anche dalla caricatura che spesso viene fatta dei lavoratori del settore pubblico, dipinti come privilegiati o nullafacenti. E invece sono medici, infermieri, anestesisti, insegnanti, assistenti sociali. Tutte persone che nella stragrande maggioranza dei casi lavorano moltissimo, a volte rischiando la propria salute, mettendo anima e cuore in servizi fondamentali per noi, per i nostri figli, per i nostri anziani.

Dobbiamo imparare ad odiare questa retorica. Chi si comporta in modo disonesto, una esigua minoranza, va certamente punito, ma dobbiamo recuperare la consapevolezza che i servizi pubblici sono nostra ricchezza, e i lavoratori che li mandano avanti, svolgono un servizio prezioso.

Lo stato può fare moltissimo per frenare la crisi investendo nei servizi pubblici e assumendo, calmierando il tasso di disoccupazione.

E questo è fattibile?

“All’interno dei vincoli europei no. La sospensione del patto di stabilità non è certamente sufficiente. Come dice lo stesso Draghi, i debiti pubblici dovranno necessariamente aumentare in modo importante. Se la UE è una “unione” allora i membri devono accettare di condividere le garanzie sui debiti. E questo deve avvenire senza “condizionalità”, cioè senza imporre agli stati “memorandum” come quelli che hanno distrutto la Grecia. In pratica la Germania dovrebbe accettare di essere garante del debito di tutti, lasciando a ciascun paese la libertà di decidere autonomamente quanto contrarne e come utilizzare il denaro. Impossibile. Se accetteranno forme di apparente solidarietà sarà in cambio di cessioni di sovranità. E la medicina sarà peggiore del male.”

Come dovrebbe agire lo Stato secondo lei?

Dovrebbe fare quello che Conte e Di Maio stanno dicendo, ma che non faranno. Il governo dice che se dalla UE non arriveranno risposte, l’Italia farà da sola. Ma Conte e Di Maio sono figuranti, la loro è solo una sceneggiata mediatica. Alla fine si piegheranno. Mentre invece il governo dovrebbe impegnarsi pubblicamente a difendere ogni posto di lavoro e a varare un piano straordinario di investimenti ed assunzioni. Dovrebbe annunciare che sarà fatto tutto quello che servirà per uscire dalla crisi il prima possibile, proteggendo tutti. Un “whatever it takes” nazionale di portata storica. Ma per farlo dovrebbe disporre della libertà di poter decidere le proprie politiche economiche nazionali. I paesi che hanno la propria moneta e la propria banca centrale possono permetterselo, noi no.