Senato: voto esteso ai diciottenni

Arriva il sì alla riforma dell’art.58 della Costituzione.
Circa 4 milioni di elettori in più.

(Foto da internet)

Ieri, a Palazzo Madama, è arrivato il sì definitivo alla riforma dell’articolo 58 della Costituzione: ora il voto per il Senato sarà esteso a tutti coloro che avranno compiuto 18 anni.

La precedente soglia era fissata a 25 anni e la modifica è stata approvata con 178 voti favorevoli, 15 contrari e 30 astenuti, appartenenti a Forza Italia.

Questo comporta che, dalle prossime elezioni, ci saranno circa 4 milioni in più di aventi diritto al voto per il Senato.

Il Presidente della Repubblica potrà promulgare il nuovo articolo 58 fra 3 mesi, durante i quali potrà essere richiesto il referendum confermativo, dato che la Camera in data 9 giugno aveva approvato il ddl senza raggiungere il quorum dei due terzi.

Anche tra i partiti favorevoli, però, si sono alzate delle voci di malcontento evidenziando le differenze tra Camera e Senato: nonostante la stessa durata del mandato, se per essere eletti come deputati bisogna avere almeno 25 anni, per essere eletti come senatori bisogna averne compiuti almeno 40.

Marcia dei taleban su Kabul dopo ritiro Nato

Disertano i commando americani; polizia e militari passano dalla parte degli insorti.
I taleban impongono un governo parallelo: vicino il ritorno ad un narco-Stato.

Il ritiro delle truppe Nato dall’Afghanistan si è appena concluso (approfondimento al link) e già i taleban hanno raddoppiato i distretti che controllano.

Italia e Germania avevano ritirato i loro soldati in prima battuti, seguiti poi dagli Usa che hanno accelerato il ritiro sotto l’ordine del presidente Biden. Questo ha dato strada libera ai taleban che, dopo aver già messo a ferro e fuoco le province di Baghlan e Badakhshan, si sono imposti anche nei due distretti della provincia di Kapisa e puntano verso Faizabad con Kunduz ormai pronta a capitolare.

La capitale Kabul dista solo 65 chilometri ed in brevissimo tempo i taleban sono passati dal controllare 73 distretti ad amministrarne oltre 160 sui 407 totali, con altri 157 ormai prossimi a passare sotto il loro controllo.

Hanno disertato anche i “commando” addestrati dagli americani. Non solo: polizia e soldati passano, armi n pugno, dalla parte degli insorti.

Senza uomini sul campo non ci sarà più intelligence accurata, sostiene il Direttore della Cia William Burns:

La capacità di contrastare le minacce si ridurrà.

Nel giro di un anno i campi di oppio sono aumentati del 37% ed ora ricoprono una superficie pari a 224mila ettari: primo segnalo che l’Afghanistan stia tornando ad esse un narco-Stato.

Afghanistan: ritiro delle truppe Nato

Dopo 20 anni le truppe lasciano la strategica base aerea di Bagram.
Italia e Germania hanno già ritirato le loro, Biden anticipa il calendario.

Anche le ultime truppe Nato stanno lasciando la base aerea di Bagram, strategica in Afghanistan.

Dopo che Italia, tra l’altro impegnata nel lasciare anche la base aerea di Al Minhad negli Emirati Arabi Uniti (approfondimento al link), e Germania avevano già ritirato le loro, ora arriva anche il ritiro delle truppe americane con il presidente Biden che anticipa lo sgombero rispetto a quanto previsto da calendario.

L’aeroporto passa sotto il controllo delle forze afgane dopo 20 anni di presenza Nato ed il Paese sembra essere diviso in due tra contenti scontenti: c’è chi lamenta un deterioramento della situazione sul terreno e parla di incertezze per il futuro, mentre altri si dicono soddisfatti della partenza delle truppe occidentali.

Non manca, ovviamente, chi sta a metà mostrando pro e contro:

La loro presenza portava anche lavoro. In tanti adesso si ritrovano senza più niente.

Come segnala Euronews, vi è però un crescente numero di violenze talebane che potrebbe far peggiorare la situazione del Paese aumentando il caos interno.

Mediaset come Fiat: sede legale in Olanda

Voto favorevole dell’assemblea al 95,57%.
Residenza fiscale e amministrazione centrale rimarranno in Italia.

Con una presenza pari all’81,81% del capitale, l’assemblea ha espresso un voto favorevole pari al 95,57% al trasferimento della sede legale di Mediaset in Olanda.

Esattamente come fatto da Fiat (ora FCA) qualche anno fa, anche Mediaset trasloca e porta la sede legale nei Paesi Bassi.

Le parole del presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, sono state le seguenti:

Con assoluta convinzione e determinazione, abbiamo cercato di portare avanti il progetto MFE e siamo pronti per iniziare questo nuovo percorso europeo. La scelta dell’Olanda come sede legale è volta a collocare la sede della società in una giurisdizione che, per diversi motivi, risulta ideale allo scopo di un consolidamento su scala pan-europea come dimostrano i numerosi trasferimenti proprio in Olanda della sede di molti gruppi, anche italiani, a vocazione internazionale.

In una nota la società ci tiene a precisare che la sede fiscale e l’amministrazione centrale rimarranno comunque in Italia; le azioni continueranno ad essere quotate sulla Borsa Italiana ed i soci che non hanno concorso all’approvazione possono esercitare diritto di recesso ottenendo un controvalore di 2,18 euro per azione rispetto ai 2,868 euro dell’attuale prezzo di Borsa, considerando però che il valore sarà ridotto in virtù del dividendo da 30 centesimi per azione approvato oggi dall’assemblea e che sarà messo in pagamento il 21 luglio prossimo.

Mediaset, dopo anni di liti presso i tribunali di tutta Europa, il 3 maggio ha siglato un’intesa che prevederà l’uscita graduale in 5 anni di Vivendi dal capitale Mediaset e un concreto patto di non belligeranza.

Il nuovo Cda Mediaset sarà composto dai seguenti nomi: Fedele Confalonieri (presidente), Pier Silvio Berlusconi, Marco Giordani, Gina Nieri, Niccolo’ Querci, Stefano Sala, Marina Berlusconi, Danilo Pellegrino, Carlo Secchi, Marina Brogi, Alessandra Piccinino, Stefania Bariatti (tratti dalla lista di maggioranza presentata dall’azionista di Fininvest) e da Giulio Gallazzi, Costanza Esclapon de Villeneuve, Raffaele Cappiello (della lista di minoranza dei fondi).

Emirati Arabi Uniti: via l’Italia dalla base militare di Al Minhad

Scelta legato all’embargo sulle armi imposto dal Governo Conte bis.
A rischio migliaia di posti di lavoro.

Sono sempre più insistenti le voci inerenti ad uno sfratto da parte degli Emirati Arabi Uniti nei confronti dell’Italia dalla base di Al Minhad.

Più precisamente, stando a quanto riportano gli analisti di Banca Akros, il tempo concesso ad aerei e personale italiano per sgomberare la base militare strategica scadrebbe il 2 luglio e le motivazioni troverebbero radici nell’embargo sulle armi imposta da Roma a gennaio di quest’anno, quando al governo c’erano il Pd ed il Movimento 5 Stelle sotto la guida di Giuseppe Conte.

I broker, nella loro disamina, aggiungono che Luigi Di Maio, in qualità di ministro degli Esteri, si prese il merito dell’embargo definendolo un “chiaro messaggio di pace inviato dal nostro Paese” e aggiungendo che “il rispetto dei diritti umani è un impegno per noi obbligatorio“.

È in corso un tentativo di intermediazione ma le speranze sembrano veramente deboli; sarebbe un brutto colpo perdere la presenza nella base. Infatti, spiegano ancora i broker:

La base di Al Minhad a Dubai è stata cruciale per l’Italia da quando si è insediata nel 2015 per preparare i voli verso l’Iraq e come scalo sulla rotta verso le basi italiane in Afghanistan.

Il mercato della Difesa in Medio Oriente vale circa 100 miliardi di dollari ed il cliente principale dell’Italia è il Qatar: perdere quell’indotto significherebbe perdere anche migliaia di posti di lavoro.