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Biden attacca Russia e Cina per le assenze ai vertici

Secondo attacco in pochi giorni.
I due leaders non erano presenti ai vertici sul clima.

Secondo attacco in pochi giorni da parte di Joe Biden verso Xi Jinping e Vladimir Putin.

Il presidente americano ritiene che, per non essersi uniti agli altri capi di Stato al vertice delle Nazioni unite sul clima (la Cop26, a Glasgow), Cina e Russia abbiano commesso un grosso errore, perdendo la loro influenza.

Più precisamente, ha dichiarato a margine del vertice:

Penso che sia stato un grosso errore, francamente. Il resto del mondo guarderà alla Cina e dirà, quale valore aggiunto sta fornendo? Ha perso la capacità di influenzare le persone in tutto il mondo e tutte le persone qui.

E lo stesso vale per la Russia di Putin:

Letteralmente, la tundra sta bruciando. Ha seri problemi climatici e Putin rimane muto sulla sua disponibilità a fare qualsiasi cosa.

Già domenica il presidente a stelle e strisce aveva accusato i due Paesi, insieme all’Arabia Saudita, di aver ostacolato una dichiarazione più forte sui cambiamenti climatici al vertice del G20 tenutosi a Roma.

TV: crollano gli ascolti

In Italia -40% dal prime time.
2,5 milioni di ascolti in meno nella fascia serale.

Crollano gli ascolti televisivi.

Sono 2,5 milioni gli italiani che ad ottobre hanno smesso di guardare la tv nella fascia 20:30-22:30, ovvero il 40% in meno rispetto all’anno scorso.

La media è stata di 23,1 milioni di utenti e rappresenta la soglia più bassa degli ultimi 18 anni.

La perdita è registrata da parte di tutti gli editori, che vedono in diminuzione anche chi investe anche l’intera giornata: 9,5 milioni, 1 milione in meno su ottobre 2020: da questo punto di vista, dal 2010 non si scendeva sotto i 10 milioni.

A rilevarlo sono le elaborazioni dei dati Auditel dello Studio Frasi, che segnalano aumenti solo nei top player del settore: Netflix, Amazon Prime e Disney+.

Che il pubblico abbia cominciato a stufarsi di ciò che si viene trasmesso in TV?

Polonia espulsa dalla Rete Csm europei

La sentenza si aggiunge ad una multa di 1 milione di euro al giorno.
Sempre più tesi i rapporti con l’Ue: è Polexit?

È scontro istituzionale, tra Polonia ed Unione europea.

Il dibattito legislativo che sta tenendo banco da qualche tempo ha visto la Corte Costituzionale polacca esprimersi in favore della sovranità di Varsavia: i giudici costituzionali polacchi, infatti, hanno sostenuto che il diritto nazionale prevale su quello dell’Unione europea.

Orban, il premier ungherese, sostenendo che le istituzioni europee sono obbligate a rispettare le identità nazionali degli Stati membri e che le corti e i tribunali costituzionali hanno il diritto di esaminare la portata e i limiti delle competenze di Bruxelles, si è schierato al fianco di Varsavia dichiarando quanto di seguito:

Il primato del diritto dell’Ue dovrebbe applicarsi solo nelle aree in cui l’Ue ha competenza e il quadro giuridico è stabilito nei trattati istitutivi dell’Ue. La sentenza di Varsavia è frutto della cattiva prassi delle istituzioni europee, che hanno esteso il loro potere in modo strisciante a discapito delle leggi degli Stati membri.

L’Ue, invece, non la pensa così e la Corte di giustizia europea, infatti, ha sentenziato che fino a quando la Polonia non si piegherà agli standard dettati da Bruxelles, dovrà pagare una sanzione pari ad 1 milione di euro al giorno, per non aver sospeso l’applicazione delle disposizioni della normativa nazionale relative, in particolare, alle materie di competenza della Sezione disciplinare della Corte Suprema.

In una nota, la Corte precisa anche:

L’osservanza delle misure cautelari disposte il 14 luglio 2021 è necessaria al fine di evitare un danno grave ed irreparabile all’ordinamento giuridico dell’Unione europea ed ai valori sui quali tale Unione si fonda, in particolare quello dello Stato di diritto.

Per Varsavia si tratta di usurpazione e ricatto; tramite il proprio account twitter, il portavoce del governo polacco Piotr Muller scrive:

L’Unione Europea è una comunità di Stati sovrani governati da regole chiare. Mostrano una chiara divisione delle competenze tra l’Ue e gli Stati membri. La questione della regolamentazione dell’organizzazione della magistratura è di competenza esclusiva degli Stati membri.

La cifra, a prima impatto, sembra importante; ma se andiamo ad analizzare il peso di questa ammenda vediamo che, in realtà, alla Polonia mantenere la propria libertà e la propria sovranità ha un costo davvero irrisorio: il PIL polacco previsto per il 2021 è pari a circa 560 miliardi di euro, quindi la multa equivale allo 0,065% del PIL (come se un cittadino dovesse pagare 1,30 euro netti al giorno su uno stipendio netto di 2.000 euro al mese).

Se, invece, vogliamo guardare le entrate fiscali dello Stato polacco, pari a poco più di 100 miliardi di euro previsti sempre per il 2021, vediamo che la sanzione ammonta allo 0,36% (ovvero una multa equivalente a 7,20 euro al giorno su una busta paga netta di 2.000 euro mensili).

Ma non è tutto. Ieri, riunita in assemblea generale straordinaria a Vilnius, la Rete europea dei Consigli di giustizia ha approvato l‘espulsione del Consiglio nazionale della magistratura polacco.

La proposta di espulsione formulata dal Comitato esecutivo dell’Encj è passata a scrutinio segreto con 86 voti a favore e 6 astenuti, quando la maggioranza richiesta era di 69 voti.

A capo dell’Encj c’è l’italiano Filippo Donati, costituzionalista e professore all’Università di Firenze, eletto in quota M5s nel Consiglio superiore della magistratura nel 2020; mentre il vicepresidente del Csm italiano David Ermini è intervenuto così: “Decisione dolorosa ma inevitabile”.

La missione della rete è di “porsi come collegamento tra le istituzioni europee, le loro politiche e le varie magistrature nazionali, per favorire l’attenzione ai principi di autonomia e di indipendenza del potere giudiziario nell’elaborazione degli strumenti normativi di cooperazione”; la decisione nasce da una proposta del Comitato esecutivo dell’Encj discussa nell’assemblea del 17 settembre scorso in seguito alle polemiche sui giudici polacchi, la cui indipendenza è messa a rischio dalle riforme attuate dal governo nazionalista a Varsavia, come denunciato più volte dalla Commissione Europea senza che il Consiglio Europeo abbia mai preso provvedimenti, tipo l’attuazione dell’articolo 7 del Trattato dell’Unione che sospende i diritti (per esempio di voto) ai paesi che violano i principi dell’Ue.

Siamo ormai avviati verso una Polexit?