La Spagna vieta il green pass: limita libertà individuali

Arriva anche la decisione della Galizia, ultima rimasta ad usare il certificato.
Il tribunale ha ritenuto irregolare l’operato del governo.

La giustizia della Galizia.

Il tribunale regionale galiziano, ultima regione spagnola in cui il green pass era ancora un valido requisito per accedere a bar e ristoranti, ha dichiarato lo strumento non valido.

Ora tutta la Spagna è allineata sull’invalidità del green pass; nello specifico, la sede giudiziaria responsabile della decisione, stando a quanto riportato su Ansa, spiega in un comunicato di aver adottato questa risoluzione in seguito ad irregolarità di procedura da parte del governo della Galizia.

I giudici, infatti, ritengono che il governo non abbia sottoposto correttamente alla valutazione dell’autorità giudiziaria l’ordinanza del 22 luglio scorso in cui introduceva il green pass obbligatorio in zone ad alto rischio di contagio.

Il tribunale doveva emettere la sentenza in quanto si tratta di una misura limitativa di diritti individuali ed ora, proprio a causa di queste irregolarità riscontrate, il requisito del green pass obbligatorio in determinate circostanze è da considerarsi “privo di vigenza”.

Green pass, Giovannini: in corso valutazione per estensione ai lavoratori

Ministri e presidenza del Consiglio impegnati sul tema.
Vaccinare di più per rendere sicuri i mezzi pubblici.

(Foto da internet)

È in corso la valutazione del green pass per entrare al lavoro.

Intervenuto su Repubblica, il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, ha dichiarato quanto di seguito:

Il green pass per i lavoratori è un aspetto delicato su cui sono ancora in corso valutazioni da parte dei ministri competenti e della presidenza del Consiglio.”

Lo stesso ministro ha poi continuato toccando il tema della vaccinazione con riferimento ai trasporti pubblici:

È necessario aumentare la quota di vaccinati così che tutti coloro che utilizzano i mezzi pubblici potranno essere e si potranno sentire più sicuri.

Vaccino ai minori: la volontà dell’adolescente prevale sui genitori

Interviene il Comitato di bioetica in merito ai disaccordi.
Priorità alla corretta informazione, ma serve analisi rischi-benefici.

(Foto da internet)

Il vaccino non è, almeno per il momento, obbligatorio.

Ciò detto, dato però che la vaccinazione interessa anche i minorenni, ci troviamo davanti ad un altro problema: cosa fare se la volontà dell’adolescente diverge da quella dei genitori?

Il tema è estremamente delicato ed ha provato a fare chiarezza il Comitato nazionale di bioetica che, evidenziando prima di tutto la necessità di fornire un’informazione accurata sia per adulti che per ragazzi (in questo secondo caso, potrebbe giocare un ruolo fondamentale la scuola), stando a quanto riportato da Il Sole 24 Ore ha precisato quanto di seguito:

Nell’eventualità in cui la volontà del grande minore di vaccinarsi fosse in contrasto con quella dei genitori, si ritiene che l’adolescente debba essere ascoltato da personale medico con competenze pediatriche e che la sua volontà debba prevalere, in quanto coincide con il migliore interesse della sua salute psico-fisica e della salute pubblica.

Non solo. Lo stesso Comitato specifica inoltre che per gli adolescenti con patologie e rientranti nelle categorie identificate dal ministero della Salute (in una lista aggiornata), per le quali la vaccinazione è raccomandata “emerge in forma ancora più pressante l’obbligo dei genitori (rappresentanti legali) di garantire ai propri figli il miglior interesse; è importante ricorrere al comitato di etica clinica o ad uno spazio etico e, come extrema ratio, al giudice tutelare”.

Nel documento redatto dal presidente Lorenzo d’Avack e dalla vicepresidente vicaria Laura Palazzani, si legge anche che:

Il Comitato ritiene importante e auspicabile che l’adolescente sia informato che la vaccinazione è nell’interesse della sua salute, della salute delle persone prossime e della salute pubblica. In ultimo appare comunque corretto, dal punto di vista bioetico, non procedere all’obbligo di vaccinare in mancanza di una legge, ma porre in essere misure atte a salvaguardare la salute pubblica.

Il Comitato, dunque, ritiene fondamentale la vaccinazione sia dal punto di vista della salvaguardia della salute degli adolescenti sia per contenere l’espansione del virus in un’ottica di salute pubblica.

Come già anticipato, l’indicazione proveniente dallo stesso è quella di puntare sulla comunicazione:

Si evidenzia l’importanza dell’informazione rivolta ai genitori, che dovrà essere calibrata in base all’età dell’adolescente, con particolare attenzione al bilanciamento di rischi e benefici, diverso rispetto agli adulti e agli anziani. L’informazione deve essere rivolta anche agli adolescenti, auspicabilmente mediante un foglio informativo prima del vaccino, affinché possano partecipare in modo consapevole. Tale informazione deve essere accompagnata da azioni di sensibilizzazione e di educazione dei genitori e degli insegnanti, con attivazione di specifiche iniziative nella scuola.

Il problema, quindi, torna ancora una volta al punto di partenza: per decidere serve un’analisi rischi-benefici che, ad oggi, nessuno ha perché è impossibile avere dei risultati a lungo termine su un vaccino sperimentale testato forse meno di un anno e con una tecnologia, quella a mRNA, che viene usata.

Infine, c’è anche chi già ribatte al Comitato nazionale di bioetica, sostenendo che il parere espresso confluisce nella propaganda mediatica, dato che la questione è già regolata per legge in modo da non lasciare spazi di discussione in quanto la patria potestà spetta ai genitori.

Non viene, invece, affrontato il tema inerente al caso in cui i due genitori siano di parere opposto.

Migranti: 6 su 10 rifiutano di vaccinarsi

Più propensi al siero i migranti asiatici, meno quelli africani.
Gli sbarchi proseguono senza sosta e potrebbero minare le misure anti-Covid.

(Foto da internet)

Il 60% dei migranti rifiuta di vaccinarsi.

È quanto emerge dall’indagine condotta a maggio da “Tavolo Asilo e Immigrazione” e “Tavolo Immigrazione e Salute”, più precisamente dal “Dossier Covid-19: indagine sulla disponibilità a vaccinarsi contro il Covid-19 da parte delle persone ospitate nei centri/strutture di accoglienza in Italia”, che vede anche la partecipazione dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità).

Hanno preso parte al sondaggio soprattutto maschi (71% del totale) e perlopiù di provenienza africana (69,7%, subsahariani nel 63,8% dei casi); seguono gli asiatici (19,2% – prevalentemente Pakistan e Bangladesh), gli albanesi (3,3%) ed i rumeni (0,6%).

I dati evidenziano che il 40,9% è disponibile a vaccinarsi, mente il 37% rifiuta di farlo ed il 20,1% non vuole procedere all’inoculazione esprimendo dubbi. Tra loro, i più disponibili a farsi vaccinare sono le persone provenienti dall’Asia (64,3%) mentre i contrari sono principalmente di provenienza africana, i quali argomentano la loro posizione come di seguito:

  1. Il vaccino può essere pericoloso (46%);
  2. Non ho fiducia negli operatori sanitari e nelle informazioni che ci danno (15,3%);
  3. Il vaccino non è obbligatorio, quindi non serve (11,9%);
  4. Il Covid non è pericoloso (9,1%);
  5. Ho già avuto il Covid (2,8%).

Come è possibile vedere dal cruscotto del Ministero dell’Interno, gli sbarchi continuano senza sosta, con Lampedusa che è al collasso. Un altro problema è che molti sbarchi avvengono di notte ed in zone difficili da tenere sotto controllo, con la conseguenza che questi migranti poi fuggono comportando problemi di sia di sicurezza che sanitari.

Se consideriamo anche solo quelli intercettati dalle autorità locali, vediamo che i numeri sono talmente elevati da causare comunque problemi di assembramenti ed affollamenti.

Proprio recentemente sono stati riscontrati 51 positivi al Covid e, per loro, è stata disposta una nave per la quarantena.

Sul tema è intervenuto, su Libero, anche il segretario del sindacato di Polizia Coisp Domenico Pianese:

Il rischio di nuovi focolai Covid è sempre più probabile.

Pfizer e Moderna aumentano i prezzi dei vaccini

Sale il prezzo per il mercato europeo negli ultimi accordi firmati con l’Ue.
Silenzio stampa dalle case farmaceutiche.

Sale il costo dei vaccini.

Stando a quanto riporta Reuters, che a sua volta cita il Financial Times, il nuovo prezzo per i vaccini contro il Covid-19 prodotti da Pfizer e Moderna e stipulati negli ultimi accordi con l’Ue è aumentato.

Più precisamente, il vaccino Pfizer è passato da un costo unitario di 15,50 euro agli attuali 19,50 euro con un aumento netto di 4 euro che corrisponde al 25,80%, mentre quello prodotto da Moderna è passato dai 19 euro a dose agli attuali 25,50 dollari (ovvero circa 21,50 euro).

Il prezzo del vaccino Moderna sarebbe costato 28,50 dollari a dose (all’incirca 24,00 euro) ma, grazie al volume ordinato, il prezzo unitario è stato ridotto.

Il Financial Times cita alcuni passaggi del contratto ed un funzionario a conoscenza della situazione.

Per quanto riguarda le case farmaceutiche, invece, nessun commento. Se per Moderna non è stato immediatamente possibile avere un commento, Pfizer si è barricata dietro questioni di riservatezza:

Al di là del contratto o dei contratti redatti pubblicati dalla Ce (Commissione europea), il contenuto rimane riservato e quindi non commenteremo.