Civili uccisi: Israele esprime rammarico

Israele prima bombarda indiscriminatamente, poi si scusa.
Bombardato il campo profughi di al-Maghazi la vigilia di Natale.

Israele ha espresso oggi rammarico per l’uccisione di civili innocenti avvenuta nel bombardamento del 24 dicembre nel campo profughi palestinese al-Maghazi, nel settore centrale di Gaza.

Lo ha riferito la radio pubblica Kan, citando l’esercito.

Come riporta l‘Ansa, un portavoce militare ha affermato quanto di seguito:

Quel giorno aerei da combattimento hanno attaccato due obiettivi vicini fra loro in cui operavano attivisti di Hamas“.

Malgrado le precauzioni adottate, ha aggiunto il portavoce, da una indagine è emerso poi che sono stati colpiti anche edifici vicini agli obiettivi, concludendo come di seguito:

Cosa che a quanto pare ha provocato la morte inaspettata di civili non coinvolti“.

Israele è già al centro delle critiche per come sta conducendo i suoi attacchi: la critica più grande è arrivata addirittura dagli Usa, cosa che fa ancora più clamore dato che il Paese a stelle e strisce è uno storico alleato di Israele, in cui si sosteneva che lo Stato di Netanyahu fosse impegnato in bombardamenti indiscriminati (usando in circa il 50% dei casi bombe non di precisione) con il conseguente forte rischio di incrementare vertiginosamente le vittimi civili (approfondimento al link).

Sono diversi i Paesi a non digerire la strategia offensiva di Israele ed il rischio di un’escalation sempre più estesa sale ogni giorno di più.

La Russa vende il suv di Berlusconi

Berlusconi comprò la Uaz Patriot per una scommessa con Putin.
Pagata 13.500 euro, il Cavaliere la regalò poi a La Russa.

Che fine ha fatto il suv ‘Uaz Patriot’ di Silvio Berlusconi?

Da anni se ne erano perse le tracce ma, come riporta Adnkronos, la jeep italo-russa fa capolino nella ultima dichiarazione dei redditi di Ignazio La Russa, quella presentata il 12 dicembre scorso.

Carte alla mano, infatti, si scopre che nel ‘portafoglio’ dell’attuale presidente del Senato c’è una ‘autovettura Uaz di cavalli fiscali 22‘, immatricolata nel 2010, ma risulta ‘venduta‘.

L’ex ministro della Difesa, raccontano, ha deciso di cederla perché non la utilizzava più, soprattutto per la mancanza di pezzi di ricambio.

Il veicolo ha una storia particolare. Si tratta, infatti, di una scommessa persa da Silvio Berlusconi 13 anni fa.

Nel gennaio 2010 il Cavaliere, alla guida del suo quarto governo, si era impegnato con Vladimir Putin a comprare il primo esemplare (un 2300 diesel dotato di tutti gli optional e frutto di una collaborazione con la Fiat) uscito dallo stabilimento di Vladivostok se questo fosse stato completato, a tempo di record, entro la fine del 2009.

Il capo del Cremlino la spuntò e il leader azzurro pagò pegno acquistando il ‘Patriot‘ collaudato e consegnato personalmente dallo ‘zar‘. Un modello grigio chiaro metallizzato, ‘dedicato’ al presidente del Consiglio italiano, con tanto di numero ‘001’ sulla targhetta e motore Iveco.

Il presidente di Forza Italia lo acquistò per 13 mila 500 euro (con uno sconto di circa il 10% sul prezzo di listino) per poi regalarlo all’allora ministro della Difesa, La Russa ancora prima della presentazione ufficiale nel cortile di palazzo Chigi, il 23 aprile del 2010, giusto 24 ore dopo il ‘Che fai mi cacci?‘ di finiana memoria alla infuocata direzione nazionale del Pdl all’Auditorium della Conciliazione, che sancì la rottura del Popolo della libertà.

Stamattina ho parlato di questo con La Russa, il quale mi ha detto che aveva intenzione di comprare un suv. Allora, in diretta, gliela ho regalata“.

Dono accettato dall’ex colonnello di An che decise di devolvere in beneficenza l’equivalente valore in denaro:

Guiderò personalmente il suv italo-russo sulle colline dell’Etna o del Monte Rosa, dove trascorro qualche giorno delle mie vacanze estive e natalizie“.

Polonia: boom di consenso a centrali nucleari

89,9% i favorevoli.
Sicurezza energetica del Paese e cambiamento climatico le principali ragioni.

L’89,9% degli intervistati nel sondaggio commissionato dal Ministero del Clima e dell’Ambiente esprime il sostegno per la costruzione delle centrali nucleari in Polonia.

Il 76,6% sostiene anche la collocazione di una tale centrale nelle immediate vicinanze della loro abitazione (aumento del 5% rispetto all’anno scorso).

Stando a quanto riporta Polonia Oggi, sono i risultati migliori da quando sono iniziati i sondaggi sul tema.

I sostenitori delle centrali nucleari sono più spesso le persone all’età di 15-39 e 60-75 anni, e quelle che vivono nelle grandi città.

L’87,3% degli intervistati considera le centrali nucleari un buon modo di combattere il cambiamento climatico, mentre secondo il 91,5% le centrali aumentano la sicurezza energetica del paese.

Polonia: Presidente mette veto a legge bilancio nuovo governo

Duda: inaccettabile finanziare i media pubblici attraverso la legge.
Tusk: è una vergonga.

Andrzej Duda, il Presidente della Repubblica polacca, ha annunciato di aver posto il veto alla legge di bilancio.

La legge è di natura ausiliaria e ha lo scopo di facilitare l’adozione del bilancio e l’attuazione di tutti i compiti del budget statale.

Include, tra l’altro, aumenti per gli insegnanti ed una sovvenzione di 2,9 miliardi di zloty per i media pubblici.

Secondo Duda il disegno di legge viola la Costituzione ed i principi di uno Stato di diritto democratico.

Come riporta Polonia Oggi, ha informato che dopo Natale presenterà immediatamente al Sejm una sua bozza, relativa, tra l’altro, agli aumenti per gli insegnanti e alle restanti spese previste dalla legge intorno al bilancio.

Secondo il Presidente, il tentativo di finanziare i media pubblici attraverso la legge è inaccettabile.

Donald Tusk, leader della nuova coalizione di governo, da parte sua ha risposto che questa decisione è una vergogna.

La decisione del Presidente è stata ampiamente ripresa anche dai media stranieri, con Bloomberg che considera il passo di Duda come una “escalation di tensioni” e Politico che scrive del “conflitto più forte finora“. Deutsche Welle, invece, sostiene che durante il giuramento del governo “il presidente si è dimostrato conciliante“.

Giornalisti di altre riviste, come ad esempio Die Zeit, hanno invece dichiarato di non comprendere bene le intenzioni di Andrzej Duda.

Etiopia ufficialmente in default

Alto indebitamento estero e bassissime riserve valutarie.
Fondi speculativi alla finestra.

È scattato ufficialmente il default per l’Etiopia dopo il mancato pagamento della cedola semestrale da 33 milioni di dollari.

La scadenza era avvenuta in data 11 dicembre, ma l’Eurobond in questione (ISIN: XS1151974877) prevedeva un periodo di garanzia di 14 giorni. Pertanto, l’ultimo giorno per evitare l’evento creditizio è stato ieri 26 dicembre, anche se venerdì 22 era stato l’ultimo lavorativo entro cui provvedere al pagamento, come riporta InvestireOggi.

Il titolo è di 1 miliardo di dollari, stacca cedola su base annuale del 6,625% e teoricamente dovrebbe essere rimborsato a fine 2024.

Già S&P aveva declassato l’Etiopia al rating SD, ossia a Default Selettivo, prevedendo che il governo non avrebbe onorato il debito.

Esso stesso, in effetti, aveva annunciato prima del giorno 11 che non avrebbe effettuato il pagamento a causa delle basse riserve valutarie e della fragile posizione esterna del Paese.

L’Etiopia è il secondo stato africano più popoloso dopo la Nigeria e il terzo ad essere andato in default nel continente dopo Zambia e Ghana in era Covid.

Il suo debito pubblico risulta relativamente basso in rapporto al PIL (32% a fine 2022), ma non ci sono risorse per servirlo.

Il debito estero è elevato e le riserve valutarie bassissime, a causa di una bilancia dei pagamenti in forte deficit.

L’economia etiope, dunque, non è competitiva, per cui non attira capitali esteri e né riesce ad esportare in misura superiore alla quantità di merci e servizi importati.

C’è da dire che l’Eurobond 2024 ha segnato un balzo da meno di 59 a 67 centesimi in appena una settimana.

Il rendimento lordo alla scadenza supera attualmente il 63%, anche se dopo il default le negoziazioni saranno verosimilmente sospese sulle piattaforme internazionali.

Il boom non è del tutto irrazionale.: già con il mancato pagamento della cedola il governo aveva proposto uno schema di rinegoziazione prevedente l’ammortizzazione del capitale tra il 2028 e il 2032, il taglio della cedola al 5,50% e la sua corresponsione per metà nel quinquennio indicato.

I creditori stanno scommettendo, quindi, sulla capacità dell’Etiopia di giungere presto alla ristrutturazione del debito, anche grazie all’adesione al “Common Framework“, l’iniziativa del G20 che punta ad affiancare il Club di Parigi nella risoluzione delle controversie tra paesi emergenti e creditori.

D’altra parte, i prezzi dell’Eurobond sono già bassi da allettare i fondi speculativi.