Auto blu: a palazzo Chigi solo Made in Italy

Alfa Romeo Giulia al posto dell’Audi per la rappresentanza.
Via le Ford Focus, al loro posto le Fiat Tipo.

Continua la svolta Made in Italy del governo Meloni.

Dopo aver sostituito l’Audi con l’Alfa Romeo Giulia come auto di rappresentanza (approfondimento al link), per le auto blu ecco la decisione del governo di sostituire sei Ford Focus con altrettante Fiat Tipo.

Si tratta di una scelta di identità, un simbolo. Un messaggio che è arrivato forte e chiaro fin dall’inizio, quando il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha raggiunto il Quirinale a bordo di una Fiat 500 L.

In un’occasione è stata poi utilizzata anche un’Audi, è vero, ma per quanto concerne la vettura tedesca va ricordato che si trattava di un lascito dei precedenti governi.

Ferrero supera Zuckerberg

Nutella vale più di Facebook.
L’italiano supera l’americano nella classifica dei 500 uomini più ricchi del mondo.

L’imprenditore italiano supero quello statunitense.

Giovanni Ferrero, proprietario del gruppo Ferrero, ha superato Mark Zuckerberg nella lista delle 500 persone più ricche del mondo.

Le finanze dei colossi Big Tech Usa vanno a picco e i magnati diventano meno ricchi: i dati di ottobre sono significativi soprattutto per Meta.

Dopo anni di successi strepitosi in Borsa col marchio Facebook è arrivato il crollo verticale a Wall Street col nuovo nome: -69,34% nell’ultimo anno, esattamente da quando Facebook si chiama Meta e Mark Zuckerberg ha puntato sul futuro del Metaverso.

A guidare le vendite del titolo: l’inflazione, il calo dei consumi, i timori geopolitici, l’aumento dei tassi. 

Quello che sta succedendo, in sostanza, è che un’era decennale di crescita vertiginosa nella pubblicità sui social si è interrotta bruscamente.

Inoltre, un lunghissimo periodo  di crescita vertiginosa nella pubblicità sui social si è interrotta drasticamente.

Ora Giovanni Ferrero, che controlla il Gruppo di famiglia che produce anche la Nutella ed è il secondo produttore di cioccolato al mondo, ha superato Mark Zuckerberg nella classifica dei 500 uomini più ricchi della terra, secondo il Bloomberg Billionaires Index

I conti dell’azienda con sede ad Alba, in Italia, che vende cioccolatini Ferrero Rocher, Nutella, mentine Tic Tac e altri dolci in più di 170 paesi, vanno a gonfie vele.

Ferrero è il 25esimo paperone per ricchezza con un patrimonio di 38,9 miliardi di dollari

In Slovenia l’energia costa 5 volte meno che in Italia

0,12 euro al kilowattora.
Attrazione per molti imprenditori.

Sempre più imprenditori italiana guardano con interesse alla Slovenia.

Il motivo? Dai nostri “vicini di casa”  la crisi energetica non esiste: se da noi, infatti, un kilowattora di energia costa circa 50 centesimi, in Slovenia il prezzo è appena di 12 centesimi.

Circa cinque volte in meno. Come riporta “Tgcom24”, a spiegare a “Quarta Repubblica” il perché di tutta questa differenza è Jurij Giacomelli, economista dell’Università di Lubiana:

In Slovenia c’è la centrale nucleare di  Krško che è una fonte stabile di approvvigionamento energetico“.

L’energia nucleare, in Slovenia, riesce a soddisfare un terzo del fabbisogno energetico del Paese: grazie a un solo reattore, la centrale di Krško può produrre 5.200 giga wattora all’anno.

Costruito nel 1981, l’impianto dista 190 kilometri da Trieste ed ha a disposizione una rete di cavi ad alta tensione che raggiungono il confine italiano.

Tuttavia, il legame tra la centrale è l’Italia non è soltanto geografico: Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, insieme ad altri soci ha offerto alla Slovenia la possibilità di finanziare la costruzione in tre anni di un secondo reattore nella centrale di Krško in cambio di energia a prezzi vantaggiosi.

Gozzi dichiara quanto di seguito:

Questa spesa da 400 milioni di euro ci consentirebbe nei prossimi quindici anni di avere nel nostro portafoglio energetico un’energia a prezzi calmierati e decarbonizzati“. 

Accordo Erdogan-Putin: Turchia hub per esportazione gas

Possibili rincari per l’Ue: per l’immagine, ci rimettono i cittadini.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha confermato un accordo con il suo omologo russo, Vladimir Putin, in base al quale la Turchia diventerà un hub per la ridistribuzione del gas russo a Paesi terzi, come i due leader hanno discusso in un recente incontro.

Creeremo un nodo qui con il gas della Russia“, ha annunciato Erdogan in un discorso ai membri del suo partito ad Ankara.

Secondo l’agenzia di stampa Anatolia, Putin ha anche affermato che, una volta che l’iniziativa andrà avanti, “l’Europa potrà ottenere il suo gas naturale dalla Turchia“.

Erdogan ha affermato che la Turchia non ha il “problema” di cui soffrono altre economie, in un contesto di emergenza energetica con problemi di approvvigionamento e prezzi elevati, dovuti principalmente all’offensiva militare della Russia in Ucraina.

Putin ed Erdogan si sono incontrati la scorsa settimana in Kazakistan a margine di un forum regionale e già dopo questo incontro entrambe le parti avevano manifestato la volontà di raggiungere un accordo.

Il presidente turco ha suggerito la regione della Tracia orientale sul Mar Nero come l’area più favorevole per il nuovo nodo.

Questa provincia è già servita dal Turkstream, che Putin sostiene essere attualmente il gasdotto più affidabile per le esportazioni, anche se Mosca ha recentemente denunciato un presunto tentativo di sabotaggio che ha portato all’arresto di diverse persone.

La strategia di Draghi, per dare l’immagine che l’Italia non comprava più il gas dalla Russia, era quello di comprarlo da altri Paesi.

Così facendo, figura che i principali fornitori di gas siano Paesi come l’Algeria o altri; in realtà, però, questi Stati comprano il gas dalla Russia per poi rivenderlo all’Italia applicando un rincaro del prezzo.

Alla fine dei conti, quindi, la Russia non cala le proprie esportazioni ed il costo delle strategie politiche, utili al solo fine di pulirsi l’immagine, ricade sui consumatori (ovvero cittadini ed aziende).

Lo stesso vale per le forniture dell’Ue. L’accordo tra Turchia e Russia non fa altro che spingere la situazione attuale in questo senso.

Putin: niente forniture a chi applica il price cap

La strategia si rivela l’ennesimo clamoroso autogoal europeo.
Con la Cina che blocca il gas liquefatto l’Ue è sempre più in crisi.

Price cap, no gas.

Questa è la posizione di Putin che, confermando l’ennesimo clamoroso autogoal dell’Ue a livello strategico, come riportato da “Reuters” ha dichiarato quanto di seguito:

La Russia non fornirà energia ai Paesi che impongono tetti ai prezzi, a chi gioca sporco e ricatta senza vergogna, la Russia non pagherà di tasca sua per il benessere di altri e non agirà contro i suoi interessi“.

L’intervento è stato al forum della “Settimana dell’energia” a Mosca e le sue dichiarazioni, sommate alla recente decisione della Cina di non vendere il gas naturale liquefatto al fine di tutelare i propri cittadini per l’inverno che sta per arrivare (approfondimento al link).

Restano ancora incomprensibili i motivi che hanno spinto l’Ue ad applicare la strategia del price cap (ovvero porre un tetto al prezzo di acquisto) per il gas russo; il perché lo spiega in estrema sintesi il nostro vignettista Alfio Krancic con la sua vignetta.