Polonia: stop agli aiuti militari all’Ucraina

L’annuncio polacco dopo la reazione ucraina sul grano.
Nel frattempo anche i cittadini Usa sono stufi di supportare l’Ucraina.

Le parole del primo ministro polacco Mateusz Morawiecki irrompono provocando un terremoto politico tra Kiev e Varsavia.

La Polonia, infatti, a detta del premier non fornirà più aiuti militari all’Ucraina se non quelli già precedentemente concordati.

Per giustificare una presa di posizione rivoluzionaria per il migliore alleato di Volodymyr Zelensky in Europa, come riporta Il Riformista, Morawiecki è ricorso a quello che da sempre è l’incubo strategico del Paese: un’eventuale aggressione russa.

Scenario per il quale Varsavia, a detta del capo del governo, ha bisogno di pensare al proprio arsenale.

Questa la versione ufficiale, ovviamente; ma è altamente probabile, per non dire sicuro, che Varsavia non abbia gradito la reazione di Kiev che l’ha citata, insieme ad Ungheria e Slovacchia, all’Organizzazione Mondiale del Commercio per aver semplicemente difeso gli interessinazionali sul grano.

L’Ucraina, per bocca del Vice Ministro dell’Agricoltura Taras Kaczka, aveva inoltre aggiunto che avrebbe posto l’embargo su frutta e verdura provenienti dalla Polonia (approfondimento al link).

Dopo quanto fatto dalla Polonia per aiutare l’Ucraina, questo è il “ringraziamento” ricevuto per la sola necessità di difendere prima gli interessi nazionali.

Nel frattempo, l’ultimo sondaggio della Cnn mostra come anche i cittadini americani si stiano stufando di supportare l’Ucraina nella sua guerra con stanziamenti e finanziamenti (approfondimento al link): un esito che sta creando dei seri grattacapi al presidente Biden.

Migranti: ecco chi dice “No”

Francia, Austria e Polonia si oppongono in prima linea.
“Pronti ad aiutare l’Italia, ma non sul nostro territorio nazionale”.

Porta aperta alla collaborazione, priorità a tutte quelle soluzioni che consentano di arginare le partenze, protezione dei confini esteri dell’Unione europea ma un netto no all’accoglienza dei migranti di Lampedusa. Nessuna redistribuzione di chi arriva.

Insomma, la solidarietà europea non batte un colpo e gli Stati blindano le frontiere:

Siamo pronti ad aiutare l’Italia, ma non sul nostro territorio nazionale”.

Le stesse frontiere che l’Ue tanto disprezza ma che poi rivendica contro la Russia penalizzando anche i normali cittadni e le attività economiche (approfondimento al link).

Nel giorno in cui il governo italiano ha varato ulteriori misure in materia di gestione dei flussi migratori, con la realizzazione di nuovi Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e la modifica del termine di trattenimento di chi entra illegalmente in Italia, innalzato a 18 mesi, limite massimo consentito dalle attuali normative europee, il ministro dell’Interno francese Gerald Darmanin ha raggiunto Roma per incontrare al Viminale l’omologo italiano, Matteo Piantedosi.

Al termine del faccia a faccia, il ministro francese ha delineato quella che è la posizione di Parigi, e lo ha fatto pubblicando un post su X:

La Francia è al fianco dell’Italia nella lotta ferma contro l’immigrazione irregolare. La soluzione non può che essere europea. Ci stiamo lavorando su richiesta di Emmanuel Macron”.

Un bel giro di parole che in realtà si riassume nel secco “No” in cui Darmanin precisava un paia di giorni fa, sostenendo più precisamente che “la Francia non può accogliere” e “bisogna rimandare indietro” (approfondimento al link).

Ma la Francia non è l’unica a non dirsi disponibile ad accogliere le persone provenienti dall’isola italiana.

A dire no all’ipotesi di accogliere migranti provenienti dall’Italia, come riporta Il Sole 24 Ore, è stata anche l’Austria con Vienna che ha anche rafforzato i controlli ai confini.

Il nodo, insomma, è sempre lo stesso: i Paesi del Nord accusano Roma di non rispettare le regole sui movimenti secondari, mentre l’Italia pretende di non essere l’unico approdo per i migranti in arrivo.

Il blocco delle partenze, in questo senso, si presenta come l’unica mediazione politicamente percorribile.

Berlino e Parigi si dicono pronte a collaborare su un maggiore controllo aereo e navale delle frontiere esterne; l’Ue sottolinea di essere “disponibile ad esplorare l’ipotesi”, anche se la “decisione spetta agli Stati”.

Intanto la Lega attacca:

La decisione di Vienna di rafforzare i controlli ai mezzi provenienti dall’Italia è uno schiaffo alla solidarietà europea invocata ieri a Lampedusa ed un’offesa grave alle forze dell’ordine ed ai volontari italiani impegnati a difendere i confini europei da anni. Controlli che rischiano di rendere ancora più grave la situazione del traffico al Brennero, ostacolato da divieti illegittimi e discriminatori. Se Vienna vuole ergersi a paladina della legalità europea in materia di migrazione dovrebbe mandare mezzi e uomini a dare manforte sul Mediterraneo. Troppo facile costruire fortini sulle Alpi, punendo lavoratori come gli autotrasportatori e i turisti, mentre l’Italia combatte gli scafisti”.

A Francia ed Austria si aggiunge anche la Polonia: Varsavia si oppone a qualsiasi proposta di redistribuzione dell’accoglienza.

Il primo ministro, Mateusz Morawiecki, ha scritto su Twitter quanto di seguito:

La Polonia non sarà spezzata! Non faremo entrare nessuno! Le donne e i bambini polacchi saranno al sicuro. Donald Tusk e il suo partito Piattaforma civica volevano farli entrare. Lo hanno fatto una volta e lo rifaranno”.

Ue: divieto di ingresso per auto con targhe russe

Vietato l’ingresso per tutti i tipi di veicoli ed indipendentemente dalla nazionalità del proprietario.
L’Ue ora riscopre i tanto odiati confini, mentre dal Mediterraneo entra la qualunque.

Le auto con targa russa non potranno più entrare nei confini dell’Unione europea.

Sabato scorso al valico di frontiera con la Bielorussia a Terespol si è tenuta una conferenza stampa con la partecipazione del Ministro degli Affari Interni e dell’Amministrazione (MSWiA) Mariusz Kamiński ed alla conferenza, come riporta Polonia Oggi, è stato annunciato il divieto di ingresso in Polonia, in quanto confine dell’Ue, per le macchine registrate in Russia.

Ciò significa che nessuna macchina registrata in Russia potrà entrare nel territorio dello stato polacco e, quindi, nei confini dell’Ue.

Questo vale per tutte le macchine, sia quelle commerciali che quelle private, indipendentemente dal fatto che il proprietario dell’auto sia russo o di altra nazionalità.

L’introduzione del divieto è legata alla pubblicazione delle direttive della Commissione Europea sul divieto di ingresso nell’Unione Europea per le macchine registrate in Russia.

Il divieto è entrato in vigore sabato scorso a mezzanotte ed è valido da ieri.

Di colpo l’Ue, che tanto predica la rimozione dei confini etichettandoli come populismo, ci tiene ad alzare i muri contro la Russia, mentre nel mar Mediterraneo stanno entrando immigrati irregolari senza sosta.

Migranti, Darmanin: “Francia non può accogliere, rimandare indietro”

“Non deve passare il messaggio che qualunque cosa accada, sono benvenuti nei nostri Paesi”.
Lega: Basta chiacchiere, servono fatti concreti.

Il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, si recherà a Roma per discutere di cooperazione europea in merito all’afflusso dei migranti a Lampedusa.

Nel frattempo, come riporta RaiNews, la sua presenza è stata anticipata da parole che stanno scaldando il clima politico: ”La Francia non accoglierà” i migranti arrivati a Lampedusa, ha detto il ministro ai media francesi.

Più nel dettaglio, le parole di Darmanin ai media Europe1/Cnews sono state le seguenti:

Dal nostro punto di vista, da quello che sappiamo delle autorità italiane, molti (dei migranti, ndr) devono essere rimandati nei loro paesi di origine, perché ancora una volta mi risulta che su circa 8.000 o 9.000 persone arrivate, ci sono molte persone che provengono da paesi che non conoscono persecuzioni politiche, né dal Camerun, né dalla Costa d’Avorio, né ovviamente dal Gambia, quindi nemmeno in Tunisia. E quindi queste persone, ovviamente, devono tornare nel loro Paese, la Francia deve aiutarle a tornare. Quello che vogliamo dire ai nostri amici italiani, che credo siano in totale accordo con noi, è che dobbiamo proteggere le frontiere esterne dell’Unione Europea, aiutarli in questo e soprattutto guardare subito alle richieste di asilo. E quando le persone non hanno diritto all’asilo, vanno rimandate immediatamente nel loro paese. A Lampedusa le cose stanno diventando molto difficili, per questo dobbiamo aiutare i nostri amici italiani. Ma non può trasmettere alle persone che vengono sul nostro territorio il messaggio che, qualunque cosa accada, sono benvenute nei nostri paesi. Vengono accolti solo se le regole previsto dalle regole del diritto d’asilo, se vengono perseguitati. Ma se si tratta solo di immigrazione irregolare, no, la Francia non può accoglierli come gli altri Paesi. Su richiesta del presidente (Emmanuel Macron) andrò a Roma questo pomeriggio“.

In una nota diramata poco dopo queste esternazioni, la Lega ha risposto:

Basta chiacchiere, gli Italiani si aspettano e si meritano dalla Francia e dall’Europa dei fatti concreti!“.

Polonia: ultimatum sulle importazioni di grano dall’Ucraina

La Polonia insiste sul no al grano ucraino: la priorità è proteggere il mercato e gli interessi nazionali.

Il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha dichiarato di aver inviato un ultimatum alla Commissione Europea con la richiesta di estendere il divieto di importazione di grano dall’Ucraina dopo il 15 settembre.

Il tema non è nuovo e l’obiettivo è quello di creare buone condizioni per gli agricoltori polacchi (approfondimento al link), nonostante poi la Lituania avesse aperto la porta al grano ucraino (approfondimento al link).

Il Consiglio dei Ministri ha adottato una risoluzione che prevede l’estensione delle misure preventive sulle importazioni di grano, mais, semi di colza e girasole dall’Ucraina e l’adozione di misure immediate per sviluppare soluzioni che consentano ai produttori locali in Polonia e nell’UE di operare in modo stabile ed efficiente.

Come riporta Polonia Oggi, il Governo non accetta il fatto che il grano ucraino destabilizzi il mercato agricolo nazionale.

All’inizio di maggio la Commissione europea ha introdotto un divieto sulle importazioni dall’Ucraina di prodotti destinati a Bulgaria, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia.

Il divieto è durato inizialmente fino al 5 giugno ed è stato poi esteso al 15 settembre.

Bloomberg osserva che Varsavia ha peggiorato le sue relazioni sia con Bruxelles che con Kiev.

Vale la pena notare che il divieto non significa nessun transito di grano attraverso la Polonia.

Il primo ministro ucraino Denys Shmyhal ha assicurato che Kievnon ha intenzione di danneggiare gli agricoltori polacchi“, ma “in caso di violazione del diritto commerciale nell’interesse del populismo politico pre-elettorale, l’Ucraina sarà costretta a chiedere un arbitrato all’OMC“.