Bill Gates donerà il 99% del suo patrimonio

Ora la moda è il Giving Pledge: oltre 240 miliardari di 28 Paesi doneranno più del 50% dei propri patrimoni in beneficenza.
Negli ultimi 2 anni la quota ereditata tra miliardari supera quella autoprodotta.

Il mese scorso Bill Gates ha annunciato che avrebbe donato il 99% del suo immenso patrimonio in beneficenza.

Il 99% del suo patrimonio ammonta circa a 200 miliardi di dollari.

L’annuncio è stato fatto ad Addis Abeda dove ha indicato che la donazione sarà per lo sviluppo dell’Africa. Più precisamente, come riporta Il Sole 24 Ore citando la Bbc, il fondatore di Microsoft ha affermato che “liberare il potenziale umano attraverso la salute e l’istruzione, ogni Paese africano dovrebbe intraprendere la strada della prosperità“.

Inoltre, Bill Gates ha anche annunciato la chiusura della Fondazione Gates nel 2045.

Ma Gates non è l’unico. Infatti, secondo Economy, l’ultimo status symbol dell’élite americana è il modo in cui pianificano la successione: l’ultima moda è il Giving Pledge, una rete di oltre 240 miliardari da 28 Paesi che si sono impegnati a devolvere in beneficenza più del 50% del loro patrimonio.

Un dato curioso riportato dal Billionaire Ambitions Report di UBS, dice che da un biennio la quota ereditata tra miliardari supera quella autoprodotta.

Polonia, dichiarazione patrimoniale di Tusk: nessun immobile

Il Premier dichiara 3 pensioni, stipendio, indennità parlamentare, diritti d’autore e risparmi in due valute.
Non dichiara nessun immobile o auto, solo un orologio.

L’ufficio del Sejm polacco (Parlamento) ha pubblicato la dichiarazione patrimoniale del primo ministro Donald Tusk.

Il Primo Ministro riceve tre pensioni, dalla Commissione Europea (quasi 70 mila euro), dall’Istituto delle assicurazioni sociali (ZUS, 133 mila złoty) e dal Belgio (meno di 2.500 euro).

Le entrate supplementari del Primo Ministro provengono dallo stipendio ricevuto dall’Ufficio del Presidente del Consiglio dei Ministri (oltre 280 mila zloty) e dall’indennità parlamentare, che ha superato i 45 mila złoty.

Nella dichiarazione sono state indicate anche entrate provenienti da diritti d’autore, per un valore superiore a 20.000 złoty. Il Primo Ministro ha inoltre dichiarato i risparmi in due valute: 220.000 złoty e 290.000 euro.

Rispetto all’anno scorso, i risparmi in złoty sono aumentati di circa 100.000 złoty. Tusk possiede anche un’assicurazione sulla vita del valore di 300 mila złoty e due altre assicurazioni (sulla vita e sulla sopravvivenza), ciascuna del valore di 70 mila złoty.

Dalla dichiarazione patrimoniale risulta che il politico non possiede né una casa né un appartamento né un’auto, ma solo un orologio (un Grand Seiko GMT). L’immobile di Sopot di proprietà di Donald Tusk, ad esempio, è stato trasferito alla moglie, pertanto non risulta nella documentazione del Sejm.

Il futuro del processo civile e penale da costruire su basi rigorosamente scientifiche

Giuristi e medici legali ne discutono a Modena nel corso del IV Congresso Inter(national) Gruppi SIMLA.

“‘La prova scientifica in ambito giuridico’ è un tema di assoluta centralità per la medicina legale contemporanea, sempre più chiamata a misurarsi con i criteri di verificabilità, riproducibilità e coerenza epistemologica propri del metodo scientifico”. Parole del dott. Lucio Di Mauro, segretario nazionale della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni e delle Scienze Forensi e Criminalistiche, espresse da moderatore nel corso del panel dedicato alla “prova scientifica in ambito giuridico” che si è svolto nell’ambito dei lavori del IV Congresso Inter(national) Gruppi SIMLA che si svolgerà fino a sabato a Modena. Relatori della mattinata la professoressa Donatella Curtotti, il professore Bartolomeo Romano e il magistrato Alberto Cisterna.

“In un’epoca di crescente complessità nella gestione della prova tecnica – ha aggiunto il segretario nazionale SIMLA -, il confronto fra esperti di diversa formazione rappresenta una condizione irrinunciabile per garantire solidità argomentativa e responsabilità istituzionale nell’ambito giudiziario“.

Un tema che ha trovato ampia rispondenza da parte dei giuristi che hanno partecipato all’incontro della mattinata. Il prof. avv. Bartolomeo Romano, Ordinario di Diritto penale nell’Università di Palermo, ha sottolineato che “occorre partire dalla consapevolezza che non vi è più quasi nessuna questione probatoria che possa essere affrontata senza che il diritto si intrecci con le scienze, tra le quali quelle mediche” e che “dunque, il processo, sia quello civile, sia – soprattutto – quello penale, non può fare a meno di indagare su basi rigorosamente scientifiche“. Per l’ordinario di Palermo “l’antico brocardo secondo il quale il giudice sarebbe peritus peritorum scolora quasi del tutto, di fronte alla presenza, sempre più indispensabile, di consulenti tecnici e/o di periti, portatori di conoscenze via via più specialistiche e settoriali“. In questo quadro, per quel che attiene “l’accertamento dell’eventuale responsabilità penale dell’esercente la professione sanitaria, si inserisce la riforma dovuta alla legge 8 marzo 2017, n. 24 (c.d. legge Gelli-Bianco), la quale non solo inserisce nel codice penale l’art. 590-sexies, ma ridefinisce le regole relative alla nomina dei consulenti tecnici d’ufficio e dei periti nei giudizi di responsabilità sanitaria“. Elementi che il professore rimanda a una futura riflessione di tutte le parti in causa: “Su tutti tali aspetti occorrerà riflettere nei Convegni e nelle Riviste scientifiche, a partire dalla Rivista Italiana di Medicina legale e del Diritto in campo sanitario, che ho l’onore di condirigere, nella quale diritto e medicina legale si fondono in un felice connubio di taglio multidisciplinare“.

Un panel che ha arricchito un evento di grande spessore per l’intera comunità scientifica nazionale. “In qualità di Segretario della SIMLA – ha concluso il dott. Di Mauro, desidero inoltre esprimere profonda soddisfazione per la qualità e la continuità del lavoro svolto dai nostri gruppi interdisciplinari, che rappresentano il cuore pulsante della nostra società. È grazie al loro impegno costante, alla pluralità degli approcci e alla condivisione critica delle competenze che SIMLA riesce a porsi oggi come punto di riferimento nazionale e internazionale nel dibattito scientifico, giuridico e bioetico“.

Palestina: gli Usa mettono il veto sul cessate il fuoco

L’Onu chiedeva un cessate il fuoco immediato, la restituzione degli ostaggi e l’accesso umanitario illimitato a Gaza.
Favorevoli 14 membri su 15.

Gli Stati Uniti hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva un cessate il fuoco immediato a Gaza.

14 membri su 15 hanno votato a favore, come riporta Giubbe Rosse.

Tra le altre cose, la risoluzione chiedeva il rilascio degli ostaggi e l’accesso umanitario illimitato a Gaza.

Siria: gli Usa si ritireranno da 7 basi su 8

Barrack: cambiamento segna rifiuto approcci fallimentari di Washington in Siria nell’ultimo secolo.
Le operazioni rimanenti dovrebbero concentrarsi a Hasakah.

Gli Stati Uniti chiuderanno la maggior parte delle loro basi militari in Siria, concentrando le operazioni in un’unica sede, nell’ambito di una revisione politica annunciata dal loro nuovo inviato speciale.

Thomas Barrack, nominato ambasciatore statunitense in Turchia e inviato speciale per la Siria dal presidente Donald Trump il mese scorso, ha affermato che questo cambiamento segna un rifiuto degli approcci fallimentari di Washington in Siria nell’ultimo secolo.

In un’intervista rilasciata lunedì all’emittente turca NTV, Barrack ha affermato che il ritiro delle truppe e la chiusura delle basi riflettono una ricalibrazione strategica. Secondo Al Jazeera, ha dichiarato quanto di seguito:

Quello che posso assicurare è che la nostra attuale politica sulla Siria non sarà minimamente paragonabile a quella degli ultimi 100 anni, perché nessuna di queste ha funzionato“.

Si prevede che le forze statunitensi si ritireranno da sette delle otto basi, comprese quelle nella provincia di Deir Az Zor, nella Siria orientale, mentre le operazioni rimanenti saranno concentrate ad Hasakah, nel nord-est.

Due fonti di sicurezza hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters che il personale e i mezzi militari statunitensi hanno già iniziato a essere trasferiti: “Tutte le truppe verranno ritirate da Deir Az Zor“, ha dichiarato una fonte a Reuters ad aprile.

Un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha successivamente affermato che il numero di truppe sarebbe stato adeguato “se e quando opportuno“, a seconda delle esigenze operative.