JTI acquisterà 8.000 kg di tabacco italiano nei prossimi 3 anni

Il Sottosegretario La Pietra: comparto tabacchicolo italiano è un’eccellenza.
Ellena (Jti): volgiamo offrire stabilità e prospettiva al comparto.

Un ordine di acquisto fino a ottomila chilogrammi di tabacco italiano nei prossimi tre anni.

È l’accordo fra il ministero dell’Agricoltura e di Jti (Japan Tobacco International), fra i maggiori produttori di tabacco e prodotti di vaping in tutto il mondo, con brand come Winston e Ploom.

Con questo nuovo accordo – ha detto Didier Ellena, presidente e amministratore delegato di Jti Italia, che investe nel Paese da più di vent’anni – vogliamo offrire stabilità e prospettiva al comparto, rafforzando la capacità di pianificare investimenti di lungo periodo e garantendo solidità economica alle imprese e ai lavoratori in esse impiegate. Crediamo che il dialogo aperto e concreto tra industria e istituzioni sia la chiave per garantire un futuro d’eccellenza per tutta la filiera. In questo senso, l’Italia rappresenta un esempio di equilibrio e pragmatismo. Confidiamo che lo stesso approccio possa essere adottato anche in futuro, di fronte alle prossime sfide regolatorie che si presenteranno a livello europeo“.

Il sottosegretario del ministero dell’Agricoltura, Patrizio La Pietra, come riporta Il Sole 24 Ore, ha sottolineato che “il comparto tabacchicolo rappresenta un’eccellenza italiana, che necessita oggi di strumenti nuovi per affrontare un contesto sempre più competitivo. Innovazione, valorizzazione delle competenze e investimenti mirati sono le leve attraverso le quali garantire stabilità e prospettive di crescita a un settore che coinvolge centinaia di aziende e migliaia di lavoratori” e, quindi, l’accordo rappresenta “un passo importante in questa direzione. Si tratta di un impegno concreto per rafforzare la filiera nazionale, sostenere le imprese e creare le condizioni per uno sviluppo continuo e duraturo“.

Il ministero “continuerà a lavorare al fianco degli operatori del settore per favorire un modello produttivo competitivo, capace di coniugare tradizione, qualità e innovazione tecnologica“.

Trump: la Russia sta facendo concessioni sull’Ucraina

Il presidente americano: Mosca collabora per la pace.
Poi aggiunge: Kiev è contenta del piano.

I russi stanno facendo concessioni per arrivare alla fine del conflitto in Ucraina“.

Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, annunciando che l’inviato speciale Usa Steve Witkoff incontrerà il presidente russo Vladimir Putin a Mosca la prossima settimana.

Inoltre, come riporta Ansa, Trump ha detto che “il piano iniziale di 28 punti per mettere fine al conflitto in Ucraina era solo una mappa” e che “dopo le modifiche Kiev è contenta“.

Poi ha concluso: “Non c’è alcuna deadline per raggiungere un accordo sul conflitto in Ucraina, stiamo facendo progressi“.

Taiwan non considera un’opzione il ritorno alla Cina

Telefonata tra XI Jinping e Trump: il tema è un elemento chiave dell’ordine mondiale.
Cho Jung-tai: siamo pienamente sovrani ed indipendenti.

Taiwan respinge le rivendicazioni del presidente Xi Jinping illustrate nella sua telefonata di ieri con l’omologo americano Donald Trump, in merito al ritorno dell’isola a Pechino come “un elemento chiave dell’ordine internazionale del secondo dopoguerra“.

Il premier taiwanese Cho Jung-tai, nel resoconto dei media locali poi ripresi da Ansa, ha osservato che “dobbiamo sottolineare ancora una volta che la Repubblica di Cina (il nome ufficiale di Taiwan, ndr) è un Paese pienamente sovrano e indipendente“.

Pertanto, ha aggiunto Cho, “per i 23 milioni di abitanti della nostra nazione, il ‘ritorno’ non è un’opzione, questo è molto chiaro“.

Campari mette in vendita i marchi Averna, Braulio e mirto Zedda Piras

Insieme i 3 marchi generano un fatturato annuo di circa 80 milioni.
Saranno venduti anche altri marchi, concentrandosi solo sulla crescita dei più noti tra i 72 totali.

Piace a Piazza Affari l’idea di Campari di alleggerire il portafoglio-brand: la borsa stamane premia il titolo del player internazionale nel campo degli spirits con un rialzo del 2,24% a 5,65% (in un mercato in generale in calo sull’effetto dello stacco cedole) dopo le indiscrezioni che riguardano altre cessioni: ora è la volta dei suoi amari storici Averna, Braulio e mirto Zedda Piras, come riportato dal Corriere e sulla scia del piano anticipato a First Online dal Presidente Luca Garavoglia.

Il nuovo corso strategico della Campari, guidato da gennaio dall’Ad Simon Hunt, vuole intatti puntare sulla crescita organica e sulle dismissioni del 9% dei marchi meno profittevoli, vale a dire circa 30 brand per poter ridurre il debito e accrescere la redditività. Invece i driver della nuova strategia resteranno i marchi più conosciuti e cioè Campari, Aperol, Espolon, Wild Turkey e Courvoisier. “Nessun gruppo — ha detto il manager allo Strategy Day di inizio novembre — può d’altronde sostenere la crescita di 72 brand

Ad aprire le danze delle dismissioni è stata all’inizio di novembre la vendita di Cinzano alla famiglia Caffo, che produce il famoso Amaro del Capo, accanto alla cessione di Tannico e del sito australiano di Derrimut.

prossimi brand sulla rampa di lancio potrebbero essere altri brand internazionali più piccoli e meno strategici, probabilmente partendo da Brasile e Jamaica e poi dal resto del Sud America.

Nell’insieme i tre marchi generano un fatturato annuo attorno agli 80 milioni e potrebbero attrarre l’interesse di fondi e gruppi industriali, ha scritto il Corriere sabato.

Sul mercato si fanno i nomi del gruppo Montenegro della famiglia Seragnoli, che già possiede Amaro Montenegro, Select aperitivo, Vecchia Romagna, Rosso Antico; dell’Illva Saronno che già produce, oltre al noto Amaro, anche il Rabarbaro Zucca; di Fratelli Branca Distillerie e, infine, del gruppo Lucano 1894 di Matera.

I tre amari sarebbero però al vaglio anche del gruppo NewPrinces di Angelo Mastrolia che, di recente, ha comprato da Diageo lo storico sito produttivo ex Cinzano in provincia di Cuneo.

EssilorLuxottica pronta a rilevare tra il 5% ed il 10% del Gruppo Armani

Il testamento di Giorgio Armani: possibile vendita solo a Lvmh, EssilorLuxottica o L’Orèale e al massimo fino al 15% nei primi 3 anni.

Inizia a delinearsi il futuro di Armani senza Giorgio Armani? La maison resterà sotto controllo italiano? I rumor circolati nelle ultime ore – e subito ripresi dalle agenzie internazionali – sembrano andare proprio in questa direzione.

EssilorLuxottica sarebbe pronta a giocare un ruolo nel riassetto del gruppo Armani, destinato ad avviarsi entro la fine del 2026. Secondo Il Sole 24 Ore, il gruppo guidato da Francesco Milleri avrebbe già fatto sapere alla Fondazione Armani e agli eredi dello stilista scomparso lo scorso 4 settembre di essere disponibile a valutare e sostenere la riorganizzazione azionaria così come delineata dal fondatore.

L’idea sarebbe quella di proporsi come “corner investor”, con la possibilità di rilevare una quota compresa tra il 5% e il 10% del capitale, senza però assumere ruoli attivi né sedere in consiglio di amministrazione. Interpellato da MFF nelle prime ore della mattina, EssilorLuxottica non ha voluto rilasciare commenti. 

Il testamento di Giorgio Armani, scomparso a settembre a 91 anni, ha aperto la strada a una possibile cessione. Il fondatore, come riporta Milano Finanza, ha previsto che gli eredi possano vendere una quota iniziale del 15% della società a uno dei tre acquirenti indicati: Lvmh, EssilorLuxottica o L’Oréal, oppure a un player di livello equivalente, entro 18 mesi.

L’acquirente, una volta entrato, avrebbe poi la possibilità di salire fino alla maggioranza dopo tre anni. In alternativa, la strada resta quella della quotazione in Borsa.