“Non è difficile diventare padre.
Essere padre: questo è difficile”.
(Wilhelm Busch)
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“Non è difficile diventare padre.
Essere padre: questo è difficile”.
(Wilhelm Busch)
La maggior parte dei licenziamenti avverrà in Germania.
Colpito principalmente il settore automazione, poi quello delle soluzioni di ricarica.
Anche Siemens avvia i licenziamenti.
Più precisamente, come riporta LaPresse.it, taglierà più di 6.000 posti di lavoro in tutto il mondo.
Di questi, la maggior parte, tra i 2.660 e i 2.850, saranno in Germania; ad essere particolarmente colpito è il settore dell’automazione e, in misura minore, quello delle soluzioni di ricarica.
A livello globale, 5.600 dei 68.000 posti di lavoro nel settore dell’automazione industriale saranno tagliati mentre altri 450 posti di lavoro andranno persi nel settore delle soluzioni di ricarica per veicoli elettrici.
L’azienda ha presentato ai rappresentanti dei dipendenti i piani per aumentare ulteriormente la propria competitività globale.
I piani riguardano le unità nel settore dell’automazione presso Digital industries e il settore della ricarica dei veicoli elettrici presso Smart infrastructure.
La nota del gruppo recito quanto di seguito:
“Le mutate condizioni nei mercati chiave hanno reso necessari adeguamenti della capacità in entrambi i casi. Per due anni, il mercato tedesco, in particolare, è stato in calo. Di conseguenza, le capacità in Germania dovranno essere adeguate; i licenziamenti correlati alle operazioni in Germania sono esclusi. L’obiettivo è rafforzare la futura competitività delle attività interessate e consentire investimenti nei mercati in crescita. Nonostante gli adeguamenti pianificati, l’organico totale di Siemens in Germania tenderà a rimanere stabile a causa delle assunzioni in altre aree in crescita“.
L’annuncio della Siemens segue quello di altre grandi aziende tedesche in crisi come Volkswagen, ThyssenKrupp, Bosch, Audi e Basf.
Siemens è una multinazionale tedesca fondata nel 1847, è attiva nei settori della tecnologia, della mobilità, dei servizi ed ha la sua sede a Monaco di Baviera ma è presente con diversi uffici in circa 200 Paesi a livello globale.
Gli italiani pro Ucraina passano dal 57% al 32%.
Ecco le percentuali dei cittadini e all’interno dei partiti.
Sarà la paura che il ReArmEu pesi su pensioni e sanità, o l’abitudine alle notizie di droni, bombe e missili su Kiev piuttosto che Gaza, sarà che i cittadini hanno iniziato ad informarsi più a fondo sulle questioni, fatto sta che gli italiani dalla parte dell’Ucraina sono molti meno rispetto all’inizio della guerra: erano il 57% a marzo 2022, sono il 32% oggi.
Lo certifica l’ultima sondaggio realizzato da Ipsos per Il Corriere della Sera, che svela anche la posizione degli italiani rispetto al piano di riarmo annunciato da Ursula von der Leyen.
Rispetto al conflitto in Ucraina:
In questi anni la percentuale di italiani pro Mosca è sempre oscillata tra il 5% e il 10% della popolazione. Oggi, poco più di un italiano su dieci (quindi più del 10%) sostiene che Vladimir Putin abbia ragione riecheggiando la teoria di Donald Trump secondo cui “l’Ucraina non avrebbe dovuto iniziare la guerra“.
Come riporta Adnkronos, emergono poi grandi differenze tra gli elettori a seconda dell’orientamento politico. Sostengono la causa di Kiev:
Tra gli elettori del Carroccio, i sostenitori di Mosca sono il 21%, più di quelli che appoggiano la causa ucraina.
Infine, solo il 28% è favorevole al ReArmEu, il 39% è contrario, mentre il 33% si astiene da esprimere un’opinione a riguardo.
I più contrari sono gli elettori leghisti (56%), mentre quelli di FdI (48%) e Pd (46%) sono più o meno 1 su 2.
Spaccati gli elettori di Forza Italia (36% contrari, 35% favorevoli, il restante 29% non si esprime).
La metà degli elettori M5s è contrario al piano di riarmo anche se sorprende il 30% degli elettori pentastellati favorevoli al ReArm Europe.
Interessati gli stabilimenti di Ingolstadt e Neckarsulm.
I risparmi saranno investiti in intelligenza artificiale ed elettrico.
Audi ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede il taglio di 7.500 posti di lavoro entro il 2029, con l’obiettivo di rendere più rapide, produttive e flessibili le attività negli stabilimenti di Ingolstadt e Neckarsulm.
La casa automobilistica tedesca prevede che questa operazione porterà a risparmi superiori a 1 miliardo di euro all’anno, come riporta motor1,com.
Parallelamente, Audi investirà 8 miliardi di euro nei suoi impianti in Germania entro la fine del decennio.
Ad Ingolstadt verrà poi prodotto un nuovo modello elettrico di fascia d’ingresso, forse una nuova Q2 e-tron, mentre lo stabilimento di Neckarsulm sarà preparato per la digitalizzazione e l’integrazione dell’intelligenza artificiale.
Inoltre, l’azienda creerà un fondo da 250 milioni di euro per sviluppare nuove piattaforme produttive dedicate ai futuri veicoli elettrici.