Polonia: oltre 4 miliardi di zloty dall’UE per investimenti nei trasporti

Puda: Polonia meglio di Francia e Germania; progetti maturi ed attuati nei tempi previsti.

“La Polonia riceverà oltre 4 miliardi di zloty per investimenti nel settore dei trasporti nell’ambito del Meccanismo per collegare l’Europa (CEF)“.

Ad annunciarlo è stato giovedì Grzegorz Puda, ministro dei Fondi e della Politica regionale.

La Polonia riceverà più del 15% dei fondi di questo concorso europeo per lo sviluppo dei trasporti: quasi 1 miliardo di euro, ovvero più di 4 miliardi di zloty, per la realizzazione di 11 progetti.

Un esempio di investimento che riceverà fondi della dotazione nazionale è il progetto denominato PKP PLK: si tratterà di un progetto che prevede un finanziamento di 362 milioni di euro per i lavori sulle linee passeggeri di base nel voivodato della Slesia.

Il finanziamento da parte della dotazione nazionale riguarda anche il progetto del Porto Centrale per i Trasporti.

Il Ministro Puda ha poi continuato:

“Siamo tra i più efficaci in Europa nell’ottenere fondi europei. La Polonia è un partner sicuro per la Commissione europea che sottolinea che il vincitore nelle competizioni è chi presenta proposte di progetto mature e attua i progetti pianificati nei tempi previsti“.

Secondo il Ministro Puda, l’ammontare dei finanziamenti ricevuti dalla Polonia “è un enorme successo, dato che nel secondo concorso siamo stati notevolmente superiori a grandi paesi europei come Francia e Germania e tra i paesi che hanno presentato una domanda ce ne sono alcuni che non hanno ottenuto quasi nessun finanziamento“.

Polonia: “Germania e Francia sfruttano la guerra in Ucraina per eliminare le votazioni all’unanimità nell’UE”

L’eurodeputato Jacek Saryusz-Wolski mette in guardia dalle sornione strategie Franco-Tedesco

“Berlino e Parigi stanno cercando di usare la guerra in Ucraina al fine di cambiare il sistema dell’Unione Europea e rafforzare la loro posizione e il loro potere“.

A dichiararlo è Jacek Saryusz-Wolski, eurodeputato polacco del partito di PiS.

Le sue parole sono state una reazione al fatto che Germania e Francia hanno vincolato il loro consenso all’allargamento della Comunità all’abolizione del veto nelle votazioni del Consiglio e all’ulteriore centralizzazione del potere nell’Unione.

Continua poi il politico:

“La guerra russa contro l’Ucraina mette all’ordine del giorno la sua ammissione nell’UE con maggiore urgenza di quanto sarebbe stato senza la guerra. A questo punto, Berlino e Parigi vogliono ottenere il meglio per sé, cioè cambiare il sistema dell’Unione. L’idea è quella di creare un superstato dell’UE. Alcuni avranno la possibilità di esprimersi e altri ne saranno privati“.

Saryusz-Wolski sottolinea poi che il piano di Berlino e Parigi prevede nelle proposte massimaliste l’eliminazione del veto ovunque sia ancora in vigore, in 63 casi, e non solo in politica estera, sicurezza e fiscalità.

Inoltre, prevede il trasferimento delle competenze dell‘Unione dal livello degli stati membri a quello dell’Unione in undici settori, tra cui la politica estera, la cultura, la protezione del clima, ecc. Saryusz-Wolski sottolinea che attualmente tutti coloro che non dimostrano entusiasmo per l’idea di un superstato sono soggetti a varie pressioni all’interno dell’Unione.

La Russia venderà la casa di villeggiatura di Zelensky

Nazionalizzata la casa del presidente ucraino sul Mar Nero.
Ricavi destinati alle famiglie dei soldati caduti in guerra.

Esattamente come ricevuto, la Russia ora restituisce.

Non appena è iniziato il conflitto in terra Ucraina, Ue, Nato & Company sono corsi a sequestrare i beni, mobili ed immobili, di proprietà dei cittadini russi presenti sui rispettivi suoli nazionali.

Ora la Russia ha deciso, di conseguenza, di nazionalizzare e vendere la casa di villeggiatura di Zelensky.

Le autorità russe, infatti, hanno recentemente annunciato la nazionalizzazione della casa di villeggiatura sul Mar Nero del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Sergey Aksyonov, attuale Capo della Repubblica di Crimea, ha annunciato il 21 maggio scorso che l’assemblea legislativa locale aveva votato a favore della nazionalizzazione di diversi immobili di proprietà ucraina.

Lo stesso, stando a quanto riportato dal The Telegraph, disse che “La Crimea riacquisterà i diritti su una serie di proprietà“.

Come riporta il The Daily Digest, Askyonov ha aggiunto che tra gli immobili confiscati ci sono un edificio a Simferopol appartenente al Parlamento dei Tartari di Crimea (messo fuori legge da Mosca) e un appartamento di proprietà di Volodymyr e Olena Zelensky.

Come sottolinea il Telegraph, l’assemblea legislativa della Crimea ha approvato la nazionalizzazione di un totale di cinquantasette proprietà appartenenti a “figure politiche e magnati” dell’Ucraina.

“I nemici della Russia non faranno soldi nella Crimea russa“, ha spiegato Aksyonov nella sua registrazione video.

Non ci sono molte informazioni sulla proprietà di Zelensky, ma si sa che è stata acquistata nel 2013 nella città costiera di Livadia sul Mar Nero, secondo quanto riportato dal Telegraph.

Nel 2019, la Reuters riferiva che Olena Zelensky aveva acquistato la proprietà dal magnate Oleksandr Buryak per meno della metà del prezzo di mercato al momento dell’acquisto.

Secondo i dati di Reuters, provenienti da una dichiarazione dei redditi, Olena Zelensky acquistò l’attico composto da tre camere da letto per 163.893 dollari nell’aprile 2013.

Secondo il Telegraph, però, attualmente la proprietà ha un valore stimato di 800.000 di dollari: un bel gruzzolo con cui la Russia intende finanziare la guerra in corso in Ucraina.

“Certo, non è una grande perdita per lui“, ha detto il portavoce dell’assemblea legislativa della Crimea Vladimir Konstantinov, secondo la traduzione dell’agenzia di stampa russa (TASS).

In un’altra intervista rilasciata a Rossiya-24, come riportato dalla TASS, Konstantinov ha detto che tutte le proprietà nazionalizzate sarebbero state vendute per “finanziare l’operazione militare speciale“.

I ricavati andranno anche alle famiglie dei soldati caduti in guerra e a quelle che hanno avuto un familiare chiamato a combattere durante la mobilitazione militare parziale, come riporta il Telegraph.

“La politica avrà un aspetto sociale“, ha dichiarato Konstantinov, il quale ha sottolineato che dall’autunno scorso sono state nazionalizzate in totale 700 proprietà ucraine in Crimea, secondo quanto riportato dalla TASS.

Confagricoltura contro Ue: disparità di trattamento

Dall’Ue più soldi agli agricoltori polacchi che aiuti economici per le alluvioni in Italia.

Confagricoltura contesta la decisione della Commissione europea di prorogare fino al 15 settembre il blocco delle importazioni di grano, mais, colza e semi di girasole dall’Ucraina sul mercato di cinque Stati membri limitrofi: Bulgaria, Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria, dove è consentito esclusivamente il transito dei prodotti verso destinazioni finali nell’Unione o fuori dalla Ue.

Stando a quanto riferisce Il Mattino, Confagricoltura sostiene quanto di seguito:

“Avrebbero dovute essere misure eccezionali e temporanee, ma hanno messo in crisi il regolare funzionamento del mercato unico: per i redditi degli agricoltori nei cinque Stati per l’aumento delle importazioni dall’Ucraina è stato previsto uno stanziamento di oltre 150 milioni di euro. In aggiunta, nel giro di poche settimane, la Commissione ha autorizzato aiuti di Stato per gli agricoltori polacchi per un ammontare di circa 2,7 miliardi di euro. Più di quanto il governo italiano abbia destinato ai primi interventi di soccorso alle popolazioni e al sistema economico per le alluvioni in Emilia-Romagna. Non è assolutamente in discussione il massimo e fermo impegno a sostegno delle esportazioni agroalimentari dell’Ucraina. La critica è all’Esecutivo Ue per la mancata salvaguardia del mercato unico e per la disparità di trattamento tra gli Stati membri. In Italia stiamo registrando un consistente aumento degli arrivi di cereali dal Nord Est europeo, in un contesto di mercato segnato da una contrazione dei prezzi che nel giro di un anno è stata del 40%”.

Tavares: Ue ristabilisca parità con Cina

Il Ceo di Stellantis invita l’Ue a proteggere l’industria europea.
I regolamenti europei favoriscono i cinesi.

Carlos Tavares pensa che sia ragionevole che l’UE protegga l’industria europea dalla concorrenza ed in particolare da quella delle aziende cinesi.

Secondo il numero uno di Stellantis sarebbe auspicabile oltre che ragionevole per garantire una sorta di parità.

Attualmente, secondo il CEO del gruppo automobilistico, i cinesi si trovano in una situazione di privilegio a causa dei regolamenti europei.

Come riporta Motorionline, Tavares ha dichiarato quanto di seguito:

“Servirebbero delle protezioni da parte dell’Ue per l’industria europea dell’auto, almeno in questa fase di transizione“.

Il numero uno di Stellantis ha anche ricordato la recente apertura della prima Gigafactory della sua azienda grazie alla partnership con Total e Mercedes a Douvrin in Francia.

A questa ne seguiranno altre due a Kaiserslautern in Germania e a Termoli in Italia.

Secondo Tavares in questa maniera ha inizio una nuova fase in cui l’obiettivo sarà quello di produrre in Europa il 23% delle celle delle batterie.

Infine il CEO di Stellantis ha parlato di una vera e propria sfida industriale per il suo gruppo che da qui al 2030 lancerà 65 auto elettriche sul mercato.

“È una trasformazione darwiniana”, ha concluso l’amministratore delegato del produttore nato dalla fusione di Fiat Chrysler e PSA Groupe.