Duma: possiamo riprenderci l’Alaska

L’annuncio arriva dallo speaker Volodin.
Medvedev: assurdi tentativi di tribunali contro Russia: Usa ha fatto morti come nazismo.

L’Alaska è della Russia e possiamo riprendercela.

Così è intervenuto lo speaker della Duma (il Parlamento di Mosca), Vyacheslav Volodin, precisando quanto di seguito:

Si ricordino che l’Alaska è nostra, possiamo riprendercela. L’Alaska è della Russia. Gli Stati Uniti dovrebbero sempre ricordarlo. Prima che si impadroniscano delle nostre risorse all’estero, devono ricordare che anche noi abbiamo qualcosa da riprenderci.

Stando a quanto riportato l’emittente Hromadske, le dichiarazioni sull’Alaska si agganciano a quelle sull’Ucraina, che anch’essa apparterrebbe alla Russia.

La Russia ha colonizzato l’Alaska e vi stabilì vari insediamenti fino a quando gli Stati Uniti non l’acquisirono da Mosca nel 1867 per 7,2 milioni di dollari.

Volodin ha anche aggiunto che “la Russia non interferisce negli affari americani, ma i politici americani hanno incolpato la Russia per tutto ciò che sta accadendo nel paese“.

Non solo. Anche Dmitry Medvedev, attualmente vicesegretario del Consiglio di sicurezza russo, ha fatto accenno all’escalation nucleare definendo “assurdo qualsiasi tentativo di creare tribunali o corti per la cosiddetta indagine sulle azioni della Russia“.

Per l’ex premier russo “l’idea di punire il Paese che ha il più grande potenziale nucleare è di per sé assurda. E minaccia potenzialmente l’esistenza dell’umanità”.

Ha poi proseguito facendo un lungo elenco di aggressioni militari da parte degli Stati Uniti a partire dalla Seconda guerra mondiale:

“Quale tribunale ha condannato il mare di sangue versato dagli Stati Uniti lì (inteso in Vietnam) e altrove? Nessuno. Il numero delle vittime della politica di Washington “è paragonabile alle vittime del regime nazista.

Ucraina: nuove armi Usa per continuare la guerra

Kiev punta alla riconquista della Crimea e del Donbass.
Il ministro Reznikov spiega il piano alla Cnn.

Nuove armi Usa per continuare la guerra.

Questo, infatti, è il piano che Ucraina e Nato stanno portando avanti contro la Russia.

Stando a quanto ha dichiarato il ministro dell’interno ucraino Oleksiy Reznikov alla Cnn e poi riportato da Ansa, le nuove armi statunitensi aiuteranno l’Ucraina a riconquistare i territori occupati dalla Russia, tra cui la Crimea e il Donbass:

Libereremo tutti i nostri territori, tutti, compresa la Crimea; la Crimea è un obiettivo strategico per l’Ucraina perché è territorio ucraino. Ma ci muoveremo passo dopo passo“.

Reznikov ha inoltre spiegato che il primo passo sarà la stabilizzazione della situazione, mentre la seconda fase sarà spingere fuori i russi.

Nella terza fase, invece, si discuterà con i partner su “come liberare i territori, compresa la Crimea“, ha concluso Reznikov.

Twitter: bloccato l’account di Rogozin

Il blocco dopo le frasi del presidente di Roscosmos sull’Ucraina.
Lui si difende: “se non obbedisco, non rimuoveranno il blocco”.

Twitter ha bloccato l’account del presidente d’Agenzia spaziale russa Roscosmos, Dmytro Rogozin.

Il blocco è avvenuto dopo la pubblicazione delle frasi sull’Ucraina che definiscono il Paese “una minaccia esistenziale per la Russia” chiedendo letteralmente di porre fine agli ucraini “una volta e per sempre“.

A riportarlo è “Ansa”, che a sua volta cita l’Ukranska Pravda riprendendo il post di Rogozin su Telegram; il presidente di Roscosmos, da parte sua, dichiara quanto di seguito:

Mi hanno chiesto di rimuovere il post, se non obbedisco, non rimuoveranno il blocco dall’account dove ho più di 808mila iscritti. Non ritengo sbagliato il mio messaggio. Lo ritengo assolutamente vero. Non premerò il pulsante cancella. Sfortunatamente, Twitter è diventato una discarica, una piattaforma per estremisti e portavoce della propaganda anti-russa“.

Biden: creare corridoio per il grano

Le truppe russe bloccano gli sbocchi logistici.
Spedizioni bloccate e scorte che rischiano di diventare vecchie.

Le forze russe al largo del Mar Nero impediscono che le navi cargo partano per esportare nel mondo il grano ucraino.

Si parla, naturalmente, anche di questo, al vertice del Quad di Tokyo, con il presidente americano Joe Biden e i capi di governo di Giappone (Fumio Kishida), India (Narendra Modi) e Australia (il neo primo ministro Anthony Albanese). 

Dichiara Biden

La crisi alimentare globale è aggravata dal fatto che la Russia blocca le esportazioni dei milioni di tonnellate di grano dell’Ucraina… Finché la Russia continuerà la guerra, gli Stati Uniti lavoreranno con i nostri partner per dare una risposta globale a un problema perché può colpire tutte le parti del mondo“.

Il quotidiano inglese “The Times” titola così: “Una ‘coalizione di volenterosi’ mira a rompere il blocco russo in poche settimane, fornendo un ‘corridoio protettivo’ da Odessa attraverso il Bosforo: ecco il piano per salvare il grano ucraino.

Il Regno Unito, ad esempio, sta discutendo con gli alleati sull’invio di navi da guerra nel Mar Nero per proteggere le navi da carico che trasportano grano ucraino.

Ma secondo Kees Huizinga, agricoltore olandese che da 20 anni vive e lavora in Ucraina, bisogna fare alla svelta.

Ci sono ancora 25 milioni di tonnellate di grano e semi oleosi in Ucraina, che è un terzo del raccolto dello scorso anno. Quindi, non solo abbiamo già un enorme problema logistico, ma è ormai tardi, troppo tardi…l’unica possibilità di far uscire il grano dall’Ucraina è attraverso i porti del Mar Nero. Devono essere aperti“.

Anche secondo il coordinatore delle emergenze del Programma Alimentare Mondiale per l’Ucraina, Matthew Hollingworth, non c’è tempo da perdere: il rischio è “un impatto globale devastante che rischierebbe di far precipitare molti Paesi oltre il limite della carestia“.

Conosciuta come il paniere d’Europa, l’Ucraina ha oltre 25 milioni di tonnellate di grano che non possono essere esportate a causa del blocco dei porti del Mar Nero da parte della Russia.

L’Ucraina e la Russia esportano insieme un terzo del grano e dell’orzo mondiali e metà dell’olio di girasole, mentre la Russia è uno dei principali fornitori di fertilizzanti, che hanno subito un’impennata dei prezzi.