Greenpeace: dalla guerra extraprofitto di 25 miliardi per i petrolieri

Giannì: 25 miliardi di extra profitti solo a marzo in Europa. I petrolieri giovano di queste guerre e il Decreto bollette li aiuta disincentivando le energie rinnovabili.

Il nuovo Decreto bollette “destabilizza il quadro normativo e disincentiva gli investimenti in energie rinnovabili, che servono per uscire dalla crisi. I petrolieri sono molto contenti di queste guerre, Greenpeace ha stimato che, solo il mese di marzo in Europa, le compagnie petrolifere hanno guadagnato 25 miliardi di extra profitti in più rispetto alla media dei due mesi precedenti“.

Lo ha detto Alessandro Giannì, responsabile delle relazioni istituzionali scientifiche di Greenpeace Italia, alla trasmissione Ecoagenda su Teleambiente, come riporta Ansa.

Ue ai governi: prepararsi a prolungate interruzioni sui mercati energetici

Il commissario Ue all’energia: prepararsi tempestivamente a prolungate interruzioni. Ridurre i consumi e promuovere misure alternative.

I Paesi Ue dovrebbero “prepararsi tempestivamente” a “un’interruzione potenzialmente prolungata” delle forniture energetiche dovuta alla crisi in Medio Oriente.

Questo l’avvertimento che il commissario Ue all’energia, Dan Jorgensen, ha lanciato in una lettera ai 27 ministri dell’energia, scoraggiando l’adozione di “misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue“.

La lettera, datata 30 marzo e ripresa da Ansa, è stata inviata alle capitali in vista della riunione straordinaria che i ministri terranno nel pomeriggio in videoconferenza.

Il commissario invita i ministri a promuovere misure di risparmio della domanda di petrolio, in particolare nei trasporti, nonché “a valutare la possibilità di aumentare l’utilizzo dei biocarburanti, che potrebbero contribuire a sostituire i prodotti petroliferi fossili e ad alleviare la pressione sul mercato“.

Venezuela: settore petrolifero e del gas sarà completamente privato

Machado: Abbiamo riconosciuto l’importanza dell’amministrazione statunitense per sbloccare la situazione. Ora trasparenza per creare fiducia a lungo termine negli investimenti.

Il ruolo del governo venezuelano nel settore dell’energia “cambierà, si farà da parte e aprirà la strada affinché il settore petrolifero e del gas diventi completamente privato“.

Lo ha detto la leader dell’opposizione venezuelana, Maria Corina Machado, parlando al panel sul futuro del Venezuela organizzato a CeraWeek, in corso a Houston.

Dal 3 gennaio sono stati compiuti passi importanti. Abbiamo riconosciuto l’importanza dell’amministrazione statunitense per sbloccare la situazione. Ciò che verrà dopo dovrà essere trasparente, per creare fiducia a lungo termine negli investimenti“, ha evidenziato Machado come riportato da Tgcom24, ribadendo come la priorità principale sia “sviluppare un’architettura legale, fiscale e contrattuale che protegga il capitale nel corso dei decenni“.

Il Vietnam vieta la benzina tradizionale dal 1 giugno

Si punta a rivitalizzare la produzione interna di etanolo, abbassare le emissioni di CO2 e ridurre la dipendenza esterna della benzina tradizionale.

Dal prossimo 1° giugno il Vietnam vieterà la vendita di benzina tradizionale senza componente biologica, rendendo obbligatorio l’uso esclusivo di carburanti miscelati con bioetanolo.

Lo ha annunciato il Ministero dell’Industria e del commercio vietnamita, come riferito da Tuoi Tre News e poi ripreso da Ansa.

Sul mercato resteranno soltanto due prodotti: l’E5 RON92, con il 5% di etanolo, e l’E10 RON95, con il 10%.

Per i veicoli più datati non compatibili con le nuove miscele sono previste soluzioni transitorie fino al 2030.

Secondo le autorità, l’adozione diffusa dell’E10 consentirebbe di ridurre il consumo di benzina fossile di circa un milione di metri cubi all’anno e di tagliare le emissioni di CO2 di circa 2,5 milioni di tonnellate annue.

La misura punta anche a rivitalizzare la produzione interna di etanolo e a stabilizzare il mercato agricolo interno, creando uno sbocco costante per la manioca, di cui il Vietnam esporta circa cinque milioni di tonnellate annue in Cina, con prezzi spesso volatili.

Infine, diversi analisti sottolineano come lo sviluppo dei biocarburanti contribuisca a ridurre la dipendenza del paese dalle importazioni di petrolio, per il 30% ancora provenienti dall’estero, e in particolare dal Medio Oriente.

AIE: a causa del conflitto circa 10 milioni di barili in meno al giorno

Cala circa il 10% della domanda mondiale tra produzione e blocchi.
L’Agenzia internazionale per l’energia: è la più grande interruzione nella storia del mercato petrolifero globale.

La guerra in Medio Oriente sta causando la “più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale“, costringendo i produttori di petrolio del Golfo a tagliare la produzione.

Lo indica l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) che, come riporta Ansa, nel suo ultimo report mensile riferisce che la produzione di greggio è attualmente in calo di almeno 8 milioni di barili al giorno, con ulteriori 2 milioni di barili al giorno bloccati relativi ai prodotti petroliferi, inclusi i condensati, un volume pari a quasi il 10% della domanda mondiale.