Patto di Malta: la Polonia dice no alle quote. Parole di Conte solo propaganda

La Polonia dice no alla redistribuzione dei migranti e fa crollare le belle parole di Conte.
Intanto la Germania ci rimanda indietro i migranti via autobus.

No alle quote di redistribuzione.

Questa è la dichiarazione della Polonia, arrivata tramite le parole dell’ambasciatrice polacca a Roma Anna Maria Anders, in merito al Patto di Malta, prevedente appunto che gli sbarchi vengano ripartiti nei Paesi membri dell’Ue.

Come riportano “La Stampa” ed “Il Giornale”, infatti, le parole della nuova ambasciatrice sarebbero state le seguenti:

L’Ue vuole la redistribuzione, ma noi non cambiamo il nostro punto di vista. Varsavia fa già tantissimo. In Polonia ci sono due milioni di ucraini di cui tanti fuggiti da zone di guerra. E si integrano bene, condividono in parte la lingua, le tradizioni, la cultura“.

È chiaro dunque che la Polonia si chiami fuori dalla politica sui flussi migratori che vorrebbe l’Europa; la diplomatica Anders, inoltre, aggiunge:

Il ruolo del cristianesimo è un collante della nazione polacca. E questo deve essere rispettato. Per quasi mezzo secolo non abbiamo avuto la possibilità di mostrare le nostre bandiere, di manifestare liberamente, di cantare i nostri slogan e l’inno. Ora abbiamo la libertà di farlo e non è possibile essere liquidati come nazionalisti solo perché sveliamo con orgoglio la nostra identità“.

La forte riconferma del governo polacco uscente avvenuto il 13 ottobre di quest’anno, fa sì che la linea della Polonia sulla gestione dei flussi migratori sia trasparente e priva di sorprese; il Paese potrebbe incorrere in sanzioni economiche, cosa che però non pare preoccupare più di troppo il governo polacco che in tal caso potrebbe semplicemente stampare qualche Zloty in più, non dovendo chiedere alcuna autorizzazione a Francoforte o Bruxelles sulle politiche monetarie data la sovranità della moneta.

Infine, Anna Maria Anders viene intervistata anche sul nuovo governo italiano, il governo giallorosso.

Qui, l’ambasciatrice rimane assolutamente sobria nei commenti, limitandosi a quanto di seguito:

L’Italia è il nostro terzo partner economico in Europa, ci sono mille industrie che investono in Polonia; il nuovo governo italiano resta un punto interrogativo, vedremo fra sei mesi e valuteremo”.

Le parole del premier italiano Conte, dunque, risultano buone solo ai fini di campagna elettorale, visto che non tutti i Paesi intendono aderire alla redistribuzione dei migranti e visto, dopo le dichiarazioni di facciata, la Germania sta spedendo migranti in Italia tramite autobus.

(Foto da “stopcensura.info”)

Essilor Luxottica truffata in Thailandia: -2% in Borsa

Essilor Luxottica ha dichiarato di aver subìto frodi da alcuni suoi dipendenti in Thailandia: il titolo ha perso il 2% in Borsa.

Ieri lunedì 30 dicembre, prima dell’apertura della Borsa, è arrivata la nota da parte del colosso italo-francese:

Essilor Luxottica comunica che la controllata Essilor International ha recentemente accertato attività finanziarie fraudolente in uno dei suoi stabilimenti in Thailandia”.

Più nel dettaglio, il gruppo dell’occhialeria ha dichiarato di aver subìto, per mano di alcuni dipendenti (ora già ex dipendenti in quanto immediatamente licenziati), una truffa che si sostanzia nel pagamento in cash a dei finti fornitori.

Mentre il gruppo ha sporto denuncia in Thailandia ed in altre giurisdizioni, all’annuncio dell’accaduto il titolo ha perso il 2% in Borsa sia sul mercato di Parigi che su quello di Milano.

Da parte sua, oltre ad aver appunto già avviato le pratiche legali, Essilor Luxottica sta attivando controlli di verifica ed implementazione delle procedure interne in tutto il mondo, al fine di rafforzare i protocolli di sicurezza esistenti.

Tesorerie dei Comuni: l’Abi attacca Poste Italiane

L’Abi attacca Poste Italiane: non ha la licenza bancaria e fa concorrenza sleale nella gestione delle Tesorerie dei Comuni.

È noto che non si siano mai piaciuti, ma ora l’astio si fa più intenso.

Le banche non hanno mai visto di buon occhio l’espansione del BancoPosta ed ora il mondo bancario si sente minacciato anche sul fronte inerente alla gestione delle Tesorerie dei Comuni che abbiano meno di 5mila abitanti.

Il Presidente dell’Abi (Associazione bancaria italiana), Antonio Patuelli, ha infatti sostanzialmente dichiarato guerra aperta a Poste Italiane, sostenendo che quest’ultima operi senza licenzia bancaria; questo permetterebbe, infatti, al gruppo delle Poste di fare concorrenza diretta agli Istituti bancari, godendo però della posizione di dover pagare meno oneri.

Tramite il proprio amministratore delegato Matteo Del Fante, Poste Italiane ha replicato come di seguito all’accusa di Patuelli:

“Il territorio ha bisogno di questo tipo di iniziative. La posizione di Poste è molto chiara: se il territorio ha bisogno di noi mettiamo a disposizione i nostri servizi, se non ha bisogno non ci saremo. Noi siamo molto vigilati da Bankitalia, abbiamo la licenza bancaria ma siamo una cosa diversa”

A sua volta, ha voluto però replicare anche Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi:

“La differenza tra soggetti che hanno la piena licenza bancaria (come le banche) e soggetti che non la hanno o a cui si applicano normative speciali (come bancoposta) non è formalistica ma di sostanza. Dal possesso della piena licenza bancaria derivano una serie di maggiori potenzialità, oneri e complessità organizzative e di reporting che rendono la competizione non livellata”.

Sulla questione sono intervenuti anche i sindacati del settore del credito; schieratisi dalla parte dell’Abi, hanno di fatto chiesto a Del Fante, come rappresentante di Poste Italiane, di avere coerenza tra la natura della società ed il contratto che utilizza. Più precisamente, Lando Maria Sileoni, segretario della Fabi, ha sostenuto che “se BancoPosta è davvero una banca, allora applichi il contratto collettivo nazionale di lavoro ai suoi dipendenti e si ponga, a tutti i livelli, su un piano di gioco livellato rispetto alle banche tradizionali”.