Musk: “In futuro non ci sarà nessun lavoro”

Beni e servizi saranno forniti dai robot.
Gli Stati dovranno elargire un “reddito universale elevato”.

Elon Musk ha detto ciò in occasione di VivaTech 2024, la fiera dedicata alla tecnologia a Parigi a cui ha partecipato in collegamento video.

Più nel dettaglio, come riporta Motorionline, il proprietario di Tesla e X ha dichiarato quanto di seguito:

Nessuno di noi avrà un lavoro quando l’intelligenza artificiale si evolverà e crescerà. Se vorrete potrete lavorare un po’ come hobby. L’intelligenza artificiale e i robot forniranno tutti i beni e i servizi necessari”.

Il CEO di Tesla ha definito l’intelligenza artificiale “la sua più grande paura”, il CEO di Space X ha dichiarato che invece la sua “più grande speranza è Marte” e che intende inviare persone su Marte “probabilmente entro 10 anni, ma forse anche tra i sette e gli otto anni”.

Secondo Elon Musk quando nessuno o quasi avrà più un lavoro sarà necessario prevedere un “universal high income”, un reddito universale elevato che sarebbe distribuito direttamente dai governi a tutti i cittadini. Durante la conferenza, Musk ha menzionato i romanzi di Ian Banks, descrivendola come una visione utopica e drammatizzata di una comunità gestita dalla tecnologia moderna, e l’ha definita la rappresentazione più autentica e “la migliore visione di una futura intelligenza artificiale”.

Ha poi riflettuto se gli esseri umani possano essere soddisfatti di una vita senza lavoro e carriera, sottolineando: “Se i computer e i robot possono fare tutto meglio di noi, la nostra vita avrà ancora un qualche significato?” Nonostante ciò, l’imprenditore statunitense ha espresso la convinzione che “forse c’è ancora un ruolo per gli esseri umani in questo, nel senso che possiamo dare un significato all’intelligenza artificiale”. Infine, ha lanciato un severo avvertimento ai genitori riguardo all’uso della tecnologia da parte dei figli, consigliando di limitare il tempo che questi trascorrono sui social media.

FederTerziario sull’IA: “Dalle pmi la via per coniugare produttività e occupazione ma serve personale qualificato”

Un’impresa su due tra quelle che hanno preso in considerazione l’utilizzo di tecnologie di IA si ferma per mancanza di competenze.
Le infrastrutture digitali possono aiutare anche nella prevenzione degli incidenti sul lavoro, ma servono personale qualificato e investimenti.

Le medie e piccole imprese, adeguatamente supportate da formazione e investimenti, possono ancora fornire un approccio all’IA che sia in grado di tutelare lavoro e produttività, altrimenti le nuove tecnologie rischiano di avere un impatto negativo sull’occupazione: secondo uno studio dell’FMI per la metà dei posti di lavoro esposti (il 60% del totale) potrebbe portare a conseguenze negative per assunzioni e salari.

Le piccole e medie imprese possono costituire un importante valore guida per l’integrazione dell’intelligenza artificiale nel mercato del lavoro che, seppur potendo agire in termini di miglioramento della produttività, deve sempre fare riferimento alla presenza di un lavoratore – spiega Nicola Patrizi, presidente FederTerziario – e, in questo senso, è indispensabile considerare la centralità della formazione per affrontare questa nuova sfida”.

Si tratta ancora di scenari e prospettive di medio-lungo periodo che però cominciano a pretendere una attenta riflessione: in Italia, secondo i dati Istat, il 5% di imprese con 10 addetti e più utilizzano tecnologie di IA, contro la media dell’8% nell’Ue27. Nel dettaglio sono soprattutto le grandi imprese (24% del totale) a utilizzare almeno una tecnologia di IA, mentre è più basso il dato delle aziende con 50-99 addetti che si fermano al 5,6%, peraltro in controtendenza (9,4% nel 2022).

A preoccupare è la mancanza di competenze che incide anche sul futuro dell’applicazione dell’intelligenza artificiale e sul ruolo che potrebbe avere nel
mondo del lavoro e della sicurezza. Dice l’Istat che tra i principali ostacoli all’applicazione dell’IA, considerando le imprese che hanno preso in considerazione l’utilizzo di tecnologie senza averle ancora avviate (4,4% in totale, 15,4% tra le grandi), c’è, al primo posto, la mancanza di competenze (55,1%).

Il sistema non produce personale qualificato per le imprese – prosegue il presidente Patrizi – e lo dicono le richieste delle imprese che ricercano profili adeguati a ricoprire i posti che impongono le nuove sfide, tra cui l’IA e non solo. L’Italia si trova nella morsa della denatalizzazione, con una previsione di circa 8 milioni di persone in meno entro il 2050, e un capitale umano ridotto che, conseguentemente, dobbiamo cercare di valorizzare al massimo. Per farlo serve una strategia con politiche attive del lavoro in grado di formare i nuovi lavoratori ma anche coloro che rischiano di uscire dal mercato a seguito delle transizioni in atto”.

Uno degli aspetti che potrà combinare competenze e potenzialità dell’IA è costituito dalla sicurezza sul lavoro, considerando che nel 2023 sono state ancora più di un migliaio le denunce di incidenti mortali sul posto di lavoro registrate dall’Inail.

Ne ha parlato, in uno degli appuntamenti FederTerziario, Riccardo D’Angelo, esperto strumenti di intelligenza artificiale volti a prevenire gli infortuni su luoghi di lavoro.

L’intelligenza artificiale, percepita in questo momento dall’opinione pubblica come qualcosa di invasivo, di pericoloso, può contribuire a evitare gli incidenti sul lavoro – spiega D’Angelo -. Lasciando per un momento da parte i temi legati alla privacy del singolo lavoratore, esiste la possibilità di vedere in tempo reale chi, come e quando sta effettuando delle attività potenzialmente pericolose, non indossando ad esempio i dispositivi di protezione. Crediamo che questo tipo di infrastrutture digitali possano aiutare a prevenire in maniera significativa gli incidenti sul lavoro”.

Faggin: Nessuna IA potrà mai sostituire l’uomo

Lectio del fisico vicentino a Bologna.
Considerato il padre del microprocessore e degli schermi touch.

Nemmeno la forma più evoluta di intelligenza artificiale potrà mai sostituire l’uomo. Perché nell’essere umano esiste qualcosa di irriducibile al sapere delle macchine: la coscienza di sé, il libero arbitrio, il dubbio, i sentimenti“.

Parola di Federico Faggin, fisico, inventore e imprenditore, “papà” del microprocessore e della tecnologia degli schermi “touch”, che oggi a Bologna davanti a mille studenti, in presenza e collegati, ha tenuto una lezione magistrale di riflessione sulle sfide e le opportunità dell’intelligenza artificiale.

Spiega ancora Faggin, come riporta Ansa:

Ci viene raccontato che l’intelligenza artificiale potrà superare quella umana. Non è possibile a meno che non lo si acconsenta in modo passivo. Per evitare questo rischio e far sì che l’IA venga utilizzata per il bene comune e non per scopi di potere, occorre consapevolezza critica e, dunque, un dialogo ancora più serrato attraverso la fisica quantistica“.

Dopo aver ripercorso le tappe salienti della sua vita professionale, lo scienziato italo-americano – nato in provincia di Vicenza ma da tempo residente nella Silicon Valley – ha sottolineato:

Per anni ho inutilmente cercato di capire come la coscienza potesse sorgere da segnali elettrici o biochimici e ho constatato che, invariabilmente, i segnali elettrici possono solo produrre altri segnali elettrici o altre conseguenze fisiche come forza o movimento, ma mai sensazioni e sentimenti, che sono qualitativamente diversi. È la coscienza che capisce la situazione e che fa la differenza tra un robot e un essere umano. In una macchina non c’è alcuna ‘pausa di riflessione’ tra i simboli e l’azione, perché il significato dei simboli, il dubbio e il libero arbitrio esistono solo nella coscienza di un sé, ma non in un meccanismo”.

L’incontro è stato organizzato dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, rivolto a 35 scuole secondarie di secondo grado di tutte le province della Regione.

Davos, Schwab: non serviranno più le elezioni, ci penserà l’AI

Secondo il fondatore del WEF, l’intelligenza artificiale eleggerà i governi perchè ha potere predittivo.
Vi fidereste?

Le elezioni non serviranno più.

Parola di Kaus Schwab, fondatore e presidente del WEF (World Economic Forum), che si tiene ogni anno a Davos.

Secondo quanto dichiara lo stesso Schwab durante il forum, infatti, ci penserà l’intelligenza artificiale ad eleggere i governi.

Più precisamente, Schwab sostiene che ora la tecnologia, e le tecnologie digitali, abbiano principalmente un potere analitico; in futuro, invece, entreremo in un potere predittivo. Quindi, significa che non sarà nemmeno più necessario tenere le elezioni perchè puoi già prevedere cosa succede e quale sarà il risultato.

Nonostante la fondazione non abbia fini di lucro, Jacques Attali in un’intervista al quotidiano La Liberté ha detto di credere che “Davos sia un’operazione commerciale molto efficiente in cui bisogna pagare molti soldi per partecipare“.

Nel 2015, inoltre, il WEF è stato formalmente riconosciuto dal governo svizzero come “organismo internazionale.

E voi, vi fidereste dell’intelligenza artificiale nell’elezione dei governi? O la reputate un modo decisamente più facile di manipolare le scelte rispetto al già manipolabile sistema attuale?

Intelligenza artificiale: Musk lancia la nuova start-up

Dopo aver fatto giocare una scimmia con il computer, apre xAI.
Sfida a Open Ai, Google e Microsoft.

Il proprietario di TwitterElon Musk, ha annunciato il lancio della sua nuova società, xAI, che sarà dedicata all’intelligenza artificiale.

Come riporta Rai News, con questa nuova società Musk intende competere con i leader dell’Ia come OpenAi, Microsoft e Google nella corsa per elaborare un computer che potrebbe svolgere più compiti rispetto agli umani.

Musk ha parlato di xAI per mesi e a marzo ha registrato una nuova società con quel nome in Nevada.

Stando a quanto riferisce il Washington Post, ha presentato un team di 11 dipendenti, provenienti da OpenAiGoogle e dall’Università di Toronto, un centro di ricerca accademica sull’Ia.

Il proprietario di Tesla non è nuovo nel campo dell’intelligenza artificiale: tramite il lavoro svolta dall’altra sua start-up Neuralink era già riuscito a far giocare una scimmia con il computer (approfondimento al link)