Cina: no ad apertura ufficio Nato in Giappone

Il dragone invita i giapponesi alla cautela.
Significherebbe minare fiducia e pace.

La Cina ha criticato il Giappone per la disponibilità a ospitare un ufficio di collegamento della Nato a Tokyo.

Nel farlo, stando a quanto riporta Tgcom24, ha affermato che l’alleanza militare sta interferendo negli affari regionali ed incita allo scontro.

Più precisamente, il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Wang Wenbin ha dichiarato quanto di seguito:

Esortiamo il Giappone a trarre lezioni dalla storia, rimanere impegnato sulla via dello sviluppo pacifico ed evitare di fare cose che potrebbero smantellare la fiducia e influenzare la pace e la stabilita’ in questa regione“.

Crisi del mercato dell’auto

Calano le tedesche, reggono le giapponesi che hanno i componenti per produrre.
In Polonia la Toyota Corolla rimane l’auto preferita, sale Skoda.

Il mercato automobilistico sta vivendo una crisi causata dalla mancanza di componenti necessari per la produzione delle macchine, ma anche dalla crescente inflazione che scoraggia a comprare le auto.

Le aziende asiatiche come Toyota funzionano meglio per via della disponibilità dei componenti.

Come riporta “Polonia Oggi”, i problemi maggiori li stanno adesso affrontando le imprese tedesche.

Nel successo di Toyota si registra che un’auto su 20 è Corolla, che è diventata da molto tempo l’auto preferita dei polacchi e conferma i dati visti pochi giorni fa sulla classifica delle 5 auto più vendute di sempre (approfondimento al link).

Adesso però, il primo posto nelle preferenze è della Skoda Octavia le cui vendite a settembre sono cresciute del 47% rispetto all’anno scorso.

BMW, Mercedes e Audi sono invece i marchi premium preferiti.

Nonostante i gusti dei polacchi, la direzione nella quale va oggi il mercato automobilistico è preoccupante.

Ad agosto il prezzo medio di una nuova macchina è ammontato del 14% di più rispetto all’anno scorso.

Le 5 auto più vendute al mondo

Ecco la classifica delle top 5.
Si misurano le vendite a livello globale fino ad oggi.

Partendo dal basso, al quinto posto si classifica la Honda Civic; prima auto di grande successo di Honda, ha totalizzato oltre 27,5 milioni di unità vendute fino a oggi.

Al quarto posto troviamo la Volkswagen Passat, con oltre 31 milioni di esemplari venduti.

Al terzo posto troviamo un’altra Volkswagen: la Golf.

Le vendite di questo modello sono state di oltre 31 milioni di esemplari.

Sul secondo gradino del podio, invece, si colloca la Ford Serie F, una gamma di pick-up che dal 1947 ad oggi ha accumulato 40,1 milioni di esemplari venduti, quasi tutti negli Stati Uniti ed in Canada.

Sul gradino più alto del podio, infine, troviamo una marca che ha fatto la storia dell’automobile rendendo la sua filosofia celebre e studiate a livello produttivo in tutte le università: la Toyota.

L’auto più venduta di tutti i tempi è, infatti, la Toyota Corolla; vettura compatta e popolare progettata per un mercato globale che dal 1966 a oggi ha conquistato 50,4 milioni di automobilisti in tutto il mondo, ma soprattutto in Giappone, Stati Uniti e Cina.

Tensioni tra Cina e Giappone

Tokyo pronta a schierare missili a lunga gittata.
La Costituzione del dopoguerra però pone limiti.

Il Giappone si arma contro la Cina.

Tokyo sta valutando di posizionare più di mille missili a lungo raggio per rispondere a un eventuale attacco di Pechino.

Si tratta di un aggiornamento delle capacità difensive già esistenti ma che, in questo caso, permetterebbe al Paese del Sol Levante di arrivare fino a 1.000 km di distanza: mentre ora le attuali munizioni possono arrivare solo fino a 100 km (62 miglia).

Le armi, lanciate da navi o aerei, sarebbero di stanza principalmente intorno alle isole meridionali di Nansei, secondo quanto riportato dal quotidiano “Yomiuri” che ha dato la notizia: un punto che darebbe la possibilità di raggiungere le zone costiere della Corea del Nord e della Cina.

Come riporta “Il Messaggero”, minacce di guerra per Tokyo arrivano sì da Pechino ma anche da Pyongyang.

L’obiettivo è quello di ridurre il divario ma c’è un problema: la costituzione pacifista giapponese, formulata subito il dopoguerra, limita la spesa militare al finanziamento di capacità difensive.

Di recente, però, la svolta: dopo lo scoppio del conflitto tra Russia ed Ucraina, il Giappone sta riconsiderando i programmi di spesa.

Il premier Kishida ha ribadito a più riprese di voler aumentare in modo significativo il budget per le spese militari mantenuto vicino a circa l’uno per cento del Pil.

I media locali hanno anche riferito che è probabile che il ministero della Difesa giapponese richiederà 5.500 miliardi di yen (40,2 miliardi di dollari) per il prossimo anno fiscale, in leggero aumento rispetto ai 5.180 miliardi richiesti per l’anno in corso.

Secondo i dati più aggiornati del “White Paper” sulla Difesa a Tokyo, il Giappone spende lo 0,95% del Pil, contro l’1,2% della Cina e il 3,1% degli Stati Uniti.

Biden: creare corridoio per il grano

Le truppe russe bloccano gli sbocchi logistici.
Spedizioni bloccate e scorte che rischiano di diventare vecchie.

Le forze russe al largo del Mar Nero impediscono che le navi cargo partano per esportare nel mondo il grano ucraino.

Si parla, naturalmente, anche di questo, al vertice del Quad di Tokyo, con il presidente americano Joe Biden e i capi di governo di Giappone (Fumio Kishida), India (Narendra Modi) e Australia (il neo primo ministro Anthony Albanese). 

Dichiara Biden

La crisi alimentare globale è aggravata dal fatto che la Russia blocca le esportazioni dei milioni di tonnellate di grano dell’Ucraina… Finché la Russia continuerà la guerra, gli Stati Uniti lavoreranno con i nostri partner per dare una risposta globale a un problema perché può colpire tutte le parti del mondo“.

Il quotidiano inglese “The Times” titola così: “Una ‘coalizione di volenterosi’ mira a rompere il blocco russo in poche settimane, fornendo un ‘corridoio protettivo’ da Odessa attraverso il Bosforo: ecco il piano per salvare il grano ucraino.

Il Regno Unito, ad esempio, sta discutendo con gli alleati sull’invio di navi da guerra nel Mar Nero per proteggere le navi da carico che trasportano grano ucraino.

Ma secondo Kees Huizinga, agricoltore olandese che da 20 anni vive e lavora in Ucraina, bisogna fare alla svelta.

Ci sono ancora 25 milioni di tonnellate di grano e semi oleosi in Ucraina, che è un terzo del raccolto dello scorso anno. Quindi, non solo abbiamo già un enorme problema logistico, ma è ormai tardi, troppo tardi…l’unica possibilità di far uscire il grano dall’Ucraina è attraverso i porti del Mar Nero. Devono essere aperti“.

Anche secondo il coordinatore delle emergenze del Programma Alimentare Mondiale per l’Ucraina, Matthew Hollingworth, non c’è tempo da perdere: il rischio è “un impatto globale devastante che rischierebbe di far precipitare molti Paesi oltre il limite della carestia“.

Conosciuta come il paniere d’Europa, l’Ucraina ha oltre 25 milioni di tonnellate di grano che non possono essere esportate a causa del blocco dei porti del Mar Nero da parte della Russia.

L’Ucraina e la Russia esportano insieme un terzo del grano e dell’orzo mondiali e metà dell’olio di girasole, mentre la Russia è uno dei principali fornitori di fertilizzanti, che hanno subito un’impennata dei prezzi.